Come perdere la casa: quattro storie a Imola e dintorni

di Daniele Barbieri (*)

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Si scrive sfratto. O magari morosità. Una secca definizione per tante storie molto diverse fra loro, con persone che dietro quella parola scompaiono. Ho provato a ritrovare alcuni di quei volti, raccogliendo 4 storie a Imola e dintorni.

La famiglia di “Mario” (i nomi sono fittizi) viene sfrattata a Massalombarda. In questi giorni lui dorme in macchina mentre il resto della famiglia è temporaneamente ospite dei servizi. La decisione di separare i maschi adulti da donne e bambini è, come si vedrà, una costante: una decisione discutibile, tanto più venendo da istituzioni italiane dove trionfa la retorica della “famiglia”. D’estate il nucleo familiare di Mario si ricongiunge perché amici marocchini di Imola che vanno in vacanza gentilmente lasciano loro la casa. Fra i due Comuni – cioè Massalombarda e Imola – funziona il classico scaricabarile. Da qui a fine ottobre la famiglia di Mario, cioè la moglie e due minori, sarà in una “struttura” a Lugo (pagata dai servizi sociali) mentre lui dorme in automobile con il figlio che fra poco compirà 20 anni.

Questa vicenda, come molte altre, si intreccia con il lavoro nero: che ci sia (per gli immigrati come per gli italiani) tutti lo sanno ma poi spesso nelle istituzioni ci si comporta come se il “sommerso” non esistesse. Mario lavorava in nero e per questo non ha il diritto di entrare nelle graduatorie per le case popolari pur avendo una famiglia numerosa. Da qualche giorno ha un contratto regolare e potrà fare domanda ma, come si vedrà nella scheda, le case popolari a Imola comunque oggi non sono abbastanza per soddisfare tutte le richieste.

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La seconda storia riguarda la famiglia di “Massimo”. Stava comprando casa a Imola e aveva già pagato oltre la metà del mutuo ma ha perso il lavoro. Non è più in grado di pagare le rate. La banca non gli viene incontro in alcun modo e rivende (a un prezzo stracciato) quella casa ad altri. Si dirà che “funziona così” ma in altri Paesi sono previste agenzie statali o comunali che in casi del genere intervengono per cercare una soluzione. Alla famiglia di Massimo i servizi offrono sistemazioni provvisorie in case lontane da Imola, in particolare a Sassoleone. Però lui non ha la macchina. Somo ancora nellacasa… che però non è più loro: lo sfratto incombe.
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La terza storia riguarda la famiglia sotto sfratto di “Marcello” che lavora come badante part-time. Sua moglie è incinta e una bimba ha solo tre anni. Marcello ora è senza casa: lavora ma non ha l’automobile e dunque fatica a vedere i suoi familiari che sono in un hotel a Castel Del Rio ma devono essere spostati in una camera più bagno a Toscanella. La storia di Marcello è quella di tanti migranti che dovrebbero ormai essere considerati italiani per anzianità, per lavoro e per tasse pagate: viveva a Castel San Pietro da oltre 14 anni ma le istituzioni, nonostante le promesse del vicesindaco, per lui nulla hanno trovato.

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La quarta storia è quella della famiglia di “Michele” con tre figli piccoli. Lo sfratto si trascina da un anno, con un rinvio dopo l’altro grazie alla presenza dello Sportello Antisfratto che continua a incalzare i servizi nella ricerca di altre soluzioni. Michele lavorava a Erica, una cooperativa bolognese di facchinaggio che è fallita. Ora sta cercando di aprire un negozio o una bancarella: non è facile…

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Altre storie riguardano famiglie (anche in case popolari) di Imola e dintorni che dovrebbero andar via dalle loro abitazioni perché l’Asl le ritiene «anti igieniche»: in teoria è sacrosanto portare via bambini dalle case dove hanno preso l’asma, in pratica metterli in strada non sembra una gran soluzione. Ma di questo magari si racconterà un’altra volta.

In situazioni già complesse e dolorose – come quelle in cui si perde prima il lavoro e poi la casa – logica vorrebbe che la famiglia restasse il più unita possibile. Come si è visto, i servizi non si muovono nella direzione di tutelare gli affetti, le necessità educative, il rispetto della dignità. A discolpa dei servizi tre elementi: dispongono di pochi soldi, tanto più che gli sfratti aumentano; gran parte di quei (miseri) finanziamenti sono vincolati all’assistenza di donne e minori (dunque per luoghi nei quali non è permesso ospitare uomini anche se si tratta del padre dei bimbi); infine i servizi operano in solitudine perché “la politica” – imolese ma anche nazionale – non ha affrontato seriamente la questione delle case popolari e neppure ora sembra troppo preoccuparsi degli sfratti che si moltiplicano.

Sfrattati e “morosi” sono soltanto migranti come nelle 4 storie qui riassunte? No, ovviamente e anche a Imola sempre più si registrano vicende drammatiche, pur se raramente arrivano alla “pubblica opinione”. Spesso però le famiglie italiane hanno intorno una più vasta rete familiare e/o amicale che consente di assorbire almeno in parte la perdita della casa (che spesso segue un licenziamento). Ed è proprio per questa assenza di “rete” che i nuclei familiari dei migranti finiscono più spesso in strada.

Parliamo comunque di migranti in Italia da molti anni – anche 16 e 21 anni, in due dei casi citati – cioè persone che hanno pagato molte tasse e che in busta paga hanno le trattenute sulle “case popolari” (una buona idea che, come si sa, è rimasta sulla carta perché quei soldi quasi mai sono stati spesi dai vari governi nell’edilizia pubblica). Se anche non li si vuole considerare italiani per anzianità o perché i figli nascono e crescono qui, almeno bisognerà chiedersi se in cambio di quei soldi dati allo Stato italiano hanno qualche diritto.

SCHEDA: LE CASE POPOLARI A IMOLA

Da poco c’è a Imola un nuovo regolamento per le case popolari e in autunno ci sarà un bando: fra le novità positive c’è il punteggio più alto previsto per la «morosità incolpevole» (in parole povere chi non riesce a pagare più l’affitto perché ha perso il lavoro); negativo è che non vi sia modo di accedere per chi non ha reddito. Imola ha 100 alloggi popolari vuoti ma in pratica solamente 9 possono essere sistemati subito mentre altri 44 appartamenti per essere utilizzati richiedono interventi per cifre dai 4 ai 30 mila euro. Ma le spese di poche migliaia di euro – dice il buon senso – sono quelle per lavori che molte famiglie potrebbero fare da sole, magari in cambio di un rimborso da scalare sull’affitto per i mesi necessari. Si chiama «auto-recupero» ed è una soluzione regolamentata e praticata in alcune città italiane ed europee; in passato ha consentito di salvare parte del centro storico bolognese senza “deportare” gli abitanti. Ma finora a Imola questa possibilità non ha ricevuto attenzione nelle istituzioni.

In un comunicato (che riassumo) lo «sportello antisfratto» – nato nel marzo 2014 – dà queste valutazioni sull’attuale situazione: «A Imola ci sono oltre 100 alloggi di case popolari lasciate vuote. In un momento in cui l’emergenza abitativa coinvolge sempre più persone e famiglie rimaste senza lavoro o in condizioni di vita precarie, è scandaloso vedere alloggi inutilizzati. Il Comune sostiene di avere impegnato negli ultimi anni oltre 600.000 euro per il ripristino di case popolari inutilizzate. Peccato che tali fondi siano stati recuperati proprio dalla svendita di altre case popolari, con un meccanismo di impoverimento del patrimonio complessivo: un po’ come rattoppare i buchi di un vestito strappando pezzi dello stesso per fare le toppe. A breve dovrebbero essere recuperati, principalmente grazie a fondi statali, 9 di questi appartamenti, ma altri 44 – tutto sommato in buone condizioni rimarranno vuoti! Ci chiediamo perché a parole la maggioranza in Consiglio Comunale ha deliberato in aprile di considerare l’emergenza abitativa una priorità, mentre nei fatti non ha effettuato nessun reale investimento, limitandosi a racimolare i fondi concessi dal governo o a svendere il proprio patrimonio senza accorgersi che ciò aggraverà ulteriormente il problema abitativo in futuro. Occorrerebbe invece intervenire con investimenti diretti per ripristinare anche quei 44 alloggi che richiedono costi più che accessibili per un’amministrazione comunale realmente intenzionata a cercare soluzioni al problema casa, o per aumentare il numero di case popolari, già chiaramente insufficienti sin dall’ultima graduatoria di accesso stilata nel 2013, con un numero irrisorio di assegnazioni rispetto alle ben 500 richieste».

(*) Ripreso da «Leggi la notizia», giornale on line di Imola. Le immagini e le lettere che accompagnano questa inchiesta sono di bambine/i che hanno preso parte a un laboratorio di scrittura e disegno sul tema della casa presso lo Sportello Antisfratto di Imola, che ringrazio.

 

redaz
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

3 commenti

  • bozidar stanisic

    non mi va a dire: povera gente, anche se l’atributo è di quei veri, —issimi
    per il dramma del diventare ultimi ed emarginati.
    mi va a dire che solo gli zombi della grande politica (idiotica) e delle amministrazioni
    comunali ‘manja, manja’ si sono moltiplicati e si muovono con gli occhiali
    da ciechi – e son guidati dalla logica ‘meno vedo, meglio ci sto”, intanto
    alla fine dell’anno per la mia ‘opera’ mi spetta il premio.
    e non solo loro – pure il cittadino cumune passa con gli stessi occhiali sul naso
    e volta la testa da chi dorme in macchina.
    siamo da dickens?
    certamente, e ci saremo finchè burocrati senza cuore, nè ragione sociale
    non vedranno molti cittadini a protestare.

  • Bravo Daniele, un bellissimo articolo che dimostra quanto sia predominante la demagogia razzista e legaiola anche in molti ambienti vicini al centro-sinistra

  • Sportello Antisfratto di Imola

    Nel ringraziarti per l’articolo, aggiorno tutti/e sulla situazione di una delle famiglie di cui racconti, ovvero quando le politiche sociali di un comune si fondano sullo sperare che degli amici ti ospitino in casa loro…
    Riporto il comunicato diffuso oggi.

    SIETE SOTTO SFRATTO? “CHIEDETE AGLI AMICI” LA RISPOSTA DI VISANI
    L’emergenza abitativa è al centro delle dinamiche politiche nazionali e locali, Imola non fa eccezione. Chi si trova in situazioni di precarietà economica, in particolar modo legata alla perdita del lavoro, è costretto a dover affrontare il disagio di non avere certezze nemmeno per un diritto fondamentale, che dovrebbe essere garantito a tutte e tutti: la casa. Che si tratti di singoli oppure di nuclei familiari, la situazione che si viene a creare è sempre la stessa, ed è quella di un enorme vuoto attorno.
    Chi dovrebbe garantire il sostegno adeguato affinché tutte le persone possano avere una vita dignitosa?
    Lo Sportello Antisfratto di Imola l’ha chiesto al vicesindaco e assessore alle politiche sociali Visani. La risposta è stata sinceramente sconcertante.
    Abbiamo posto all’attenzione di Visani la situazione di una famiglia con figli piccoli che, come tante altre, vive un momento estremamente difficile legato, naturalmente, alla perdita del lavoro. Questa famiglia ha deciso di lottare e con la solidarietà dello Sportello Antisfratto è riuscita a rinviare per un certo periodo di tempo lo sfratto per morosità incolpevole. Il contesto però è sempre più pressante. A causa delle politiche sociali attualmente in uso, i servizi sociali non vanno oltre la proposta della divisione del nucleo familiare, che più che una proposta è un ricatto inaccettabile a cui loro si sono opposti.
    La divisione del nucleo implica che mamma e figli minori finiscano parcheggiati in struttura, cosa che comporta un ingente investimento di risorse economiche pubbliche (sebbene Visani dica di non conoscerne l’entità) e il babbo resti senza fissa dimora. Per lui l’unica soluzione proposta per non finire per strada sarebbe quella di appoggiarsi alla rete amicale.
    Ci sorge qualche dubbio: non è meglio investire le risorse a disposizione per preservare la stabilità dei singoli e delle famiglie, creando percorsi costruttivi che garantiscano diritto e dignità a tutte le persone? Chissà, magari costa anche meno.
    Secondo la logica di Visani, chi non ha amici o parenti in grado di fornire un sostegno concreto a tempo non definito, finisce quindi per strada. È questo l’obiettivo dell’assessore alle politiche sociali? E quando ci sarà un senzatetto in più daremo la “colpa” a lui o a quei politici che non hanno fatto nulla per evitarlo e che magari poi parlano di combattere il “degrado”?
    Com’è possibile che singole persone, parenti o amici, debbano trovare le risorse e le energie per essere garanti dei diritti di chi è loro caro, sostituendosi a delle istituzioni incompetenti? Non siamo già visibilmente stremati e umiliati dalle politiche di austerità, dalla disoccupazione, dalle difficoltà quotidiane e dal pagamento di tasse che dovrebbero essere investite per il benessere collettivo?
    È con questa consapevolezza che le famiglie che fanno parte dello Sportello Antisfratto hanno deciso di lottare chiedendo alla rete amicale solo una cosa: di lottare insieme a loro perché a chiunque sia garantita una casa e una vita dignitosa!
    A questa manifestazione di incapacità politica fa eco il presidente del Tribunale dei minori di Bologna, Giuseppe Spadaro, che ha di recente affermato: “il nucleo familiare deve restare il più unito possibile. E questo vuol dire una cosa molto semplice: che il minore deve restare con tutti e due i suoi genitori”, affermazione condivisa anche dalla Giunta del Comune di Bologna, che certo non brilla per le politiche abitative, e che ha sottolineato l’importanza di mantenere l’integrità della famiglia anche dopo uno sfratto.
    Non stiamo parlando di beneficienza né di parassiti sociali, non c’è nulla di cui sentirsi grati: le Istituzioni Pubbliche, Comune compreso, devono intervenire davanti a chiunque necessiti di tutela e sostegno, altrimenti viene meno il significato stesso di stato sociale a cui le stesse istituzioni si rifanno (almeno in campagna elettorale).
    La dignità individuale, l’integrità della famiglia e il diritto alla casa, non sono questioni negoziabili, ma bisogni essenziali!
    È urgente un intervento radicale nelle politiche abitative e sociali della città di Imola, con una ridefinizione delle modalità di intervento dei servizi sociali, l’investimento diretto di risorse per il recupero, l’autorecupero e l’ampliamento del patrimonio delle case popolari, e l’introduzione di una moratoria sugli sfratti da applicare nell’attesa che vengano adottate misure realmente efficaci per risolvere le situazioni di emergenza in corso.
    E’ ora che le chiacchere e i consigli di chiedere aiuto agli amici lascino spazio a interventi reali a sostegno delle persone.
    Sportello Antisfratto di Imola

    Ps: sentendo voci di cambi ed avvicendamenti in Giunta, ci auguriamo che la delega alle politiche sociali sia assegnata a una persona più competente e interessata alla questione

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