Com’è stretto Marte-dì, com’è grande

1) gli invasi fan sapere che tutto va benino; 2) «Astronave mercenaria» di Resnick; 3) la fisica di Carlo Rovelli; 4) Due link ricordando Antonio Caronia; 5) Caccia ai pianeti extrasolari

 

1 –

Slitta di una settimana la nuova puntata della saga dei «cyborghesi» mentre le interviste spasariane continuano a invadere il Marte-dì sul blog e l’astrofiloso raddoppia. Felice il popolo invaso da alieni così saggi (altro che le clarkiane «guide del tramonto») perchè finalmente si riposa.

2 –

«Ci sono uno zilione di specie, senzienti o meno nell’universo» si legge (pag 59, se ci tenete a saperlo) in «Astronave mercenaria» di Mike Resnick del 2007 (Urania 1614: in edicola per tutto il mese a 4,90 euri per 278 pagine; traduzione di Fabio Feminò). E a questo zilione «Dio ha dato unghie e denti» ma «solo una manciata ha un cervello, mi sembrerebbe un crimine non usarlo». Mentre meditate se la razza umana fa parte della “manciata” o no, consiglio alla vostra anima avventurosa-giovanilista di non perdere questo Resnick, terzo della saga. Un libro «mercenario» certo: dove tutto è superficiale ma anche divertente e non privo di arguzia. Tutti i personaggi – dal comandante Cole alla piratessa Val al sedicente Davide Copperfield – sono degni di nota. Vale anche per loro la frase: «Ormai sono passati tanti anni da non sapere nemmeno chi siano i cattivi». Però è bello sapere che incontreremo un paio di razze «con il senso dell’umorismo», dote che nell’universo sembra ancor più rara dell’intelligenza. E a un certo punto irrompe «vero jazz suonato da un complesso umano», scusate se è poco. Ha la struttura di un romanzo ma in realtà sono avventure più o meno lunghe cucite insieme con maestria. Ottima fantascienza “d’avventura” anni d’oro, riverniciata per i tecnogiorni nostri. A completare questo Urania la seconda parte del dossier «Se solo non dovessimo morire» del bravo Fabio Feminò. A febbraio in edicola troveremo l’antologia di Brian W. Aldiss «Supertoys che durano tutta l’estate» e (versione Millemondi) «Il viaggio di Tuf», per raccogliere uno dei cicli di George R. R. Martin oltreché la parte conclusiva del «Demon» di John Varley.

3 –

«Abbiamo cento miliardi di neuroni nel nostro cervello, tanti quante le stelle di una galassia, e un numero ancora più astronomico di legami e combinazioni in cui questi possono trovarsi. Di tutto questo non siamo coscienti. Noi siamo il processo formato da questa complessità, non quel poco di cui siamo coscienti. […] Quanto è specificamente umano non rappresenta la nostra separazione dalla natura, è la nostra natura. E’ una forma che la natura ha preso qui sul nostro pianeta, nel gioco infinito delle sue combinazioni, dell’influenzarsi e scambiarsi correlazioni e informazione tra le sue parti. Chissà quante e quali altre straordinarie complessità, in forme forse addirittura impossibili da immaginare per noi, esistono negli sterminati spazi del cosmo […] Ma immersi in questa natura che ci ha fatto e che ci porta, non siamo esseri senza casa, sospesi fra due mondi, parti solo in parte della natura, con la nostalgia di qualcosa d’altro. No: siamo a casa. La natura è la nostra casa e nella natura siamo a casa. Questo mondo strano, variopinto e stupefacente che esploriamo, dove lo spazio si sgrana, il tempo non esiste e le cose possono non essere in alcun luogo, non è qualcosa che ci allontana da noi: è solo ciò che la nostra naturale curiosità ci mostra della nostra casa. Della trama di cui siamo fatti noi stessi. Noi siamo fatti della stessa polvere di stelle di cui sono fatte le cose e sia quando siamo immersi nel dolore sia quando ridiamo e risplende la gioia non facciamo che essere quello che non possiamo che essere: una parte del nostro mondo. […] Qui, sul bordo di quello che sappiamo, a contatto con l’oceano di quanto non sappiamo, brillano il mistero del mondo, la bellezza del mondo, e ci lasciano senza fiato». Ripresa da Carlo Rovelli, «Sette brevi lezioni di fisica» (Adelphi, 2014). E io per questa citazione (fra Marte-dì e no?) ringrazio Beppe Pavan.

4 –

Sempre un po’ in ritardo (mi devono aver dato un orologio squagliato, forse alla Salvador Dalì) ringrazio Giuliano Spagnul che mi segnalo la trascrizione di una conferenza di Antonio Caronia su P. K. Dick e un suo articolo sulla storia della fanzine «Un’ambigua utopia». Ecco qua:

http://un-ambigua-utopia.blogspot.it/2014/12/antonio-caronia-quando-i-marziani.html 

http://una-stanza-per-philip-k-dick.blogspot.it/2014/11/antonio-caronia-feticcio-e-mondo.html

5 –

«La caccia ai pianeti extrasolari si arricchisce di un nuovo progetto».

Un progetto dedicato ai pianeti che passano davanti alla loro stella madre e per questo fanno registrare una leggera attenuazione della sua luce. Obiettivo del progetto Next-Generation Transit Survey (NGTS) sono i pianeti delle dimensioni di Nettuno: diametro da 2 a 8 volte quello della Terra. Il telescopio è quello europeo (ESO) del Cerro Paranal, una montagna alta 2635 metri nel deserto di Atacama in Cile. Se volete saperne di più andate su «Linguaggio macchina» (che è uno dei nostri link fissi) ma forse non dovreste farlo di martedì.

 

danieleB
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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