CONA…ti (parte prima)

[Qualche giorno fa Sandrine Bakayoko, 25 anni, ivoriana, sviene nel bagno all’interno dell’ ‘hub’ per migranti di Conetta di Cona. Da giorni denuncia di star male, ma non vengono attivati soccorsi se non dopo lo svenimento. Muore in ambulanza.

La notizia che però rimbalza di lì a poco sui media mainstream non riguarda la sua morte, ma la rivolta dei migranti reclusi nella tendopoli. I titoli riportano i consueti cliché: gli immigrati violenti che sequestrano gli operatori e distruggono il centro (versioni smentite dagli stessi poliziotti intervenuti).
Solo poche testate si soffermano sui motivi della protesta, sulle condizioni di vita in quel posto dimenticato da dio.

Quello che segue è il rapporto della Campagna LasciateCIEntrare e Melting Pot Europa, che hanno visitato la tendopoli il 10 giugno 2016.

C’è un passaggio di questo rapporto particolarmente importante: “Uno dei migranti ospiti non appena si allontana il mediatore ci dice ‘io ho qualcosa da dirvi’, e dopo alcuni minuti si riavvicina a noi e ci dice che da diversi giorni lui sta molto male e chiede delle medicine che non gli vengono date e che non gli è permesso nemmeno di comprarle da solo. ‘Ogni giorno mi dicono domani te le portiamo, non preoccuparti ma io sto ancora aspettando’.” E’ successa la stessa cosa anche a Sandrine ? ]

Centro per migranti di Cona (Ve): 620 persone in mezzo al nulla

Campagna LasciateCIEntrare – Cona (Ve), 10 giugno 2016
Delegazione costituita da Yasmine Accardo (Ass. Garibaldi 101), Stefano Bleggi, Davide Carnemolla, Samanta Di Fazio, Sara Monaci (Progetto Melting Pot Europa).

La Tendopoli di Conetta, centro di accoglienza per migranti si trova nel nulla. Un nulla che ha molteplici aspetti.
Dopo aver attraversato centri scarsamente abitati, dove le persone si recano per lo più per riposare o dormire dopo aver lavorato altrove durante la giornata, arriviamo a Conetta.
Non ci sono bar, non c’è un piccolo spaccio per alimenti. Una piazzetta spoglia e disadorna circondata da case colorate. Dove appena arrivati si ferma accanto a noi una macchina che ci seguirà per tutta la giornata: la digos.
Sicuramente luogo in cui recuperare le forze, ma certamente non un luogo in cui si potrebbe mai pensare ad un’inclusione sociale.
Gli stessi migranti che incontriamo prima di entrare al centro preferiscono restare all’interno. “Fuori non c’è niente”. Nei mesi precedenti pare che, siccome la zona è “cavalcata” da un fortissimo vento, la tendostruttura issata per “accogliere” i migranti si sia sollevata. Si è dovuto intervenire poi rigettandone le basi.

Camminiamo lungo una strada sterrata, dove alla fine ci accoglie il cancello dell’ex caserma e le telecamere di sorveglianza. Qui ci attende il coordinatore organizzativo di Ecofficina, Simone Borile, insieme alla moglie (e Presidente di Ecofficina), Sara Felpati, a due rappresentanti della Prefettura (incluso il viceprefetto) e ad un’assistente sociale.
Ecofficina è una cooperativa sorta nel 2011, come gruppo dedicato alla gestione dei rifiuti e dalla fine di marzo del 2014 entrata in ambito accoglienza.
Con questo passaggio “il suo valore di produzione è passato dagli iniziali 114 mila euro a un milione e 145 mila” (fonte: Finanzaonline; articolo di Andrea Priante del 4 aprile 2016). Al momento i suoi responsabili sono indagati dalla Procura di Padova per reati di truffa aggravata e falsità materiale nell’ambito dell’accoglienza dei richiedenti asilo.
In Veneto gestiscono diverse strutture: oltre il centro di Cona, anche gli “hub” di Bagnoli e della Prandina a Padova e alcuni centri SPRAR per un totale che supera i 1200 richiedenti asilo accolti (la maggior parte dei quali nei tre mega-centri di Cona, Bagnoli e della Prandina).

Il Centro di Cona non è un CAS, non è un CARA, non è un hub.
E’ un luogo “temporaneo emergenziale” che sopperisce alla mancata accoglienza dei comuni veneti, i cui sindaci rifiutano di accogliere richiedenti asilo. Al momento sono ospitate circa 620 persone, di almeno 25 nazionalità differenti.
L’agibilità della tendopoli è stata regolarmente acquisita tramite parere dell’ASL che il giorno 1 aprile 2016 ha inviato la sua relazione spiegando che la struttura può ospitare 540 persone, considerando che, come ci dice lo stesso Simone Borile, per ogni persona bastano 3,50 metri quadrati e occorre che vi sia un bagno e una doccia ogni 12 persone.
Al momento non siamo riusciti a reperire il documento ufficiale dell’ASL ed è nostra intenzione farne richiesta e chiarire come si sia potuta dichiarare “idonea” una struttura che presenta gravi situazioni di sovraffollamento e una totale mancanza di privacy (senza considerare il fatto che al momento vi sono almeno 80 persone in più rispetto alle 540 presenti al momento della visita dell’ASL).
Ci sono due grandi tendostrutture in due aree separate, adibite a dormitorio.
Altri due caseggiati in muratura zeppi di letti a castello. Container con docce e bagni.
Tutto ripulito per oggi. Ce ne accorgiamo da alcuni dettagli: operatori guantati che si affrettano a ripulire e togliere i segni di un lavoro fatto per l’occasione.
E ce lo dicono alcuni dei richiedenti asilo (nei rari momenti in cui riusciamo ad interagire con loro senza che le nostre “guide” ci mettano fretta o ci portino subito con loro per proseguire il giro del centro). “Stanno pulendo perchè oggi ci siete voi, fanno sempre così quando ci sono delle persone esterne che entrano”, ci dicono diversi richiedenti asilo amareggiati.
Prima del tendone vi è l’infermeria con annessa area quarantena, almeno così ci dice il coordinatore.
Un folto gruppo di migranti si trova seduto in attesa all’esterno dell’infermeria dove pare oggi si facciano le vaccinazioni. Uno dei migranti con cui riusciamo a parlare con un attimo di privacy ci dice “non c’è nessuna vaccinazione oggi. Tutto falso”.
Effettivamente uno degli operatori ci dichiara, durante la passeggiata in questo girone infernale, che le vaccinazioni si fanno sempre all’esterno, dove i migranti vengono accompagnati grazie ad un pulmino messo a disposizione dalla stessa Ecofficina.

Nel tendone al centro dell’area si tiene un concerto di lezioni di italiano: “io ho, tu hai…”, in perfetto stile teatrino per ospiti.
In questa zona incontriamo circa 5 giovani migranti due dei quali appaiono veramente piccoli. Spieghiamo loro che i minori di 18 anni hanno diritto a stare in luoghi idonei e a ricevere un’accoglienza di tipo diverso. Soprattutto sottolineiamo che la dichiarazione falsa iniziale non è perseguita e che sono in tempo per dire eventualmente la loro vera età.
Dalle informazioni da noi raccolte risulta che ogni settimana sottopongono circa 25 persone alla radiografia del polso.
Probabilmente, l’interesse dell’ente gestore non è capire realmente chi è minore per garantire un’accoglienza idonea e di conseguenza l’esame del polso (ricordiamo comunque che numerosi studi e sentenze lo hanno definito non attendibile) viene richiesto solo per coloro che si dichiarano minori.

Ce ne andiamo continuando il nostro “tour”, ci accorgiamo che uno dei mediatori prima del nostro arrivo ci indica e dice ad alcuni richiedenti asilo che noi siamo “carabinieri”.
Uno scherzo o un avvertimento? Così riceviamo alcuni sguardi di sospetto.
E sempre lo stesso mediatore in un paio di occasioni ci “anticipa” andando a parlare con i migranti e dissuadendoli dal parlare con noi o dal dirci le criticità di quel posto.
Uno dei migranti ospiti non appena si allontana il mediatore ci dice “io ho qualcosa da dirvi”, e dopo alcuni minuti si riavvicina a noi e ci dice che da diversi giorni lui sta molto male e chiede delle medicine che non gli vengono date e che non gli è permesso nemmeno di comprarle da solo. “Ogni giorno mi dicono domani te le portiamo, non preoccuparti ma io sto ancora aspettando”.
Alcuni migranti poco dopo si avvicinano a noi e ci dicono che stanno lì da quasi un anno e che è un posto terribile. Al momento stanno scaricando terra, attività che svolgono volontariamente. Dal momento che il mediatore ci dice che “li aiutano a trovare collocazioni lavorative”, chiediamo se in tanto tempo abbiano mai avuto contatti in questi termini. “No. Quando mai??”. A lavorare volontariamente per tagliare l’erba anche altri 4 ragazzi.

Alcune scavatrici tutt’intorno sono in piena attività per risistemare ed ampliare il sistema fognario. Quindi è un campo permanente? Che sostenibilità ha questo posto? Com’è possibile che l’ASL abbia dato agibilità per 540 persone? Agibilità forse valida per centri temporanei dove la permanenza prevista è di pochi giorni, non per persone che vi dimorano stabilmente per mesi e, come abbiamo avuto modo di verificare da alcune testimonianze raccolte, anche per quasi un anno (ci sono persone presenti qui dallo scorso luglio o agosto). Questa è di fatto al momento una struttura permanente che non garantisce alcun processo di inclusione sociale e nemmeno la normale dignità di accoglienza cui hanno diritto i richiedenti asilo. (Continua)

alexik

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.