Covid-19: no alle assoluzioni preventive

di Vito Totire (*)

EPIDEMIA COVID-19: no alla “absolutio precox”

Rimbalza ancora una volta sulla stampa quotidiana (Il resto del Carlino, quotidiano di Bologna, 26 agosto2020) la notizia di 20 fascicoli aperti, contro ignoti, per l’ipotesi di omicidio colposo; sarebbero tutti relativi ad eventi accaduti nella case di riposo di Bologna e – in buona parte – oggetto di segnalazioni da parte di familiari.

Nessuno ha citato gli esposti da noi inviati alla Procura della repubblica per due decessi che potrebbero essere stati covid-correlati, a carico di due persone detenute nel carcere di Bologna.

Abbiamo già in passato criticato il tono e il contenuto delle dichiarazioni del procuratore Amato che descrivevano la apertura dei fascicoli come una sorta di “pro-forma” che dovrebbe preludere alla loro prossima e certa chiusura con un non luogo a procedere. Il tutto argomentato con la presunta natura di imprevedibilità della epidemia e ineluttabilità dei suoi effetti. Una posizione, a dir poco, ottocentesca:

ha fatto da sfondo a queste prese di posizione la reiterata istanza di alcuni avvocati tesa alla costituzione di inquietanti scudi penali (ex-Ilva docet?). Depenalizzare l’omicidio colposo? E perché non anche la lesione colposa?

La stessa mancata individuazione – a tutt’oggi – di indagati pare inquietante; è così difficile identificare i responsabili della sicurezza per i lavoratori e gli utenti? eppure non abbiamo a che fare con cliniche clandestine!

A parte il nostro programma di lavoro – che include l’incarico al nostro avvocato a fare emergere l’iter delle nostre denunce, di cui nessuno parla (due per il carcere di Bologna e una per il decesso di una lavoratrice in una casa di riposo di Modena) – facciamo appello agli estensori delle altre denunce a coordinarci fra potenziali parti civili sia per seguire insieme i procedimenti giudiziari, sia per l’annunciata commissione di inchiesta regionale che non si può delegare ai gruppi consiliari.

Riteniamo le numerose esternazioni del Procuratore capo Amato incongrue e prive di fondamento a fronte dell’evidenza dei fatti materiali che depongono per gravi ritardi e omissioni nella adozione delle più elementari e semplici misure di prevenzione del “rischio biologico” occupazionale e paralavorativo.

La discrepanza di opinioni tra noi e la Procura è del tutto legittima ma può e deve essere affrontata dando seguito alle indagini, alla individuazione delle posizioni di garanzia, alla raccolta di dati e testimonianze evitando “assoluzioni precoci”.

Dobbiamo rompere il clima di riservatezza che fino ad ora datori di lavoro, Inail e Ausl hanno preteso di imporre, con particolare virulenza (da parte della Ausl) per la situazione epidemiologica nel carcere di Bologna della quale – è sintomatico – noi comuni mortali abbiamo saputo meno di quanto si sia potuto sapere per le carceri egiziane e nordafricane (leggi Jeune Afrique e Internazionale).

Non deleghiamo alla Procura ma “affianchiamo” piuttosto la procura con una indagine popolare dal basso.

Bologna, 26.8.2020

(*) Vito Totire è portavoce della «Rete per l’ecologia sociale»

LE IMMAGINI – di MASSIMO GOLFIERI – SONO SCELTE DALLA REDAZIONE DELLA “BOTTEGA”

 

La Bottega del Barbieri

Un commento

  • Cristina Stevanoni

    Sono molto d’accordo. Non possiamo creare altre zone franche, altri ambiti d’impunità, con la scusa d’un male, invero terribile. Il virus, l’abbiamo imparato, segue una sua logica crudele, ma non disdegna di seguire la nostra, quando gli serva. Gli vanno altrettanto bene la nostra scempiaggine, la trascuratezza, l’indifferenza, l’insipienza, l’ignoranza, l’eterna divisione del mondo in potenti e impotenti, in grandi e piccoli, sommersi e salvati.

Rispondi a Cristina Stevanoni Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *