Covid o no passeggiare è una follia?

66esima puntata dell’«Angelo custode» ovvero le riflessioni – fra Natale e Salvini, fra Perugia e Boal – di ANGELO MADDALENA per il lunedì della bottega

Passeggiate non familiari…

Passeggiare non è scontato, anche se è per digerire! Qualche sera fa camminavo vicino casa mia e una macchina della Finanza mi si è accostata: uno dei due “guardiani” mi ha chiesto se stavo andando a casa. Gli ho risposto che la mia casa era nel senso contrario, anche se lì vicino. Mi ha chiesto dove stessi andando: «una passeggiata digestiva» e lui: «Ah va bene, va bene». E sono andati via. L’ho raccontato ad alcune persone e mi hanno detto che se erano loro i finanzieri sarebbero stati più rigidi. Paulo Freire lo spiegava bene: «Se i sud americani hanno i poliziotti dietro la porta, gli europei il poliziotto ce l’hanno in testa». Lo diceva negli anni ’70 più o meno; figuriamoci a che livello siamo arrivati adesso, con l’effetto amplificato e complicato dall’emergenza contagi.

Un’altra sera ho fatto una passeggiata con una vicina di casa. Lei abita da sola e facendo un lavoro (non molto oberante) a pochi metri da casa mi ha detto semplicemente che grazie a me aveva riscoperto il piacere della passeggiata digestiva o comunque “inutile”, cioè tanto per il piacere di camminare. Mi ha anche fatto notare che lei stessa come altre persone di Perugia se non c’è un bar aperto o un punto di ritrovo – dove si vedono spesso con amici – non escono di casa… neanche per una breve passeggiata digestiva o comunque “spensierata”.

Il mio monologo «Poveri e pazzi» inizia proprio dicendo questo: solo i poveri e i matti ormai passeggiano. Nel senso che se uno cammina da solo, in una città, in un paese o in una strada di campagna, spesso viene preso per folle.

Poi c’è l’elemento della “povertà”. Una volta un ragazzo che reputo sensibile e intelligente mi disse che pensava io avessi difficoltà per campare. Allora gli ho chiesto se lo pensava perché non ho un lavoro fisso da dipendente salariato, in quanto artista, o perché non avevo una casa (in quel periodo abitavo temporaneamente in un bellissimo posto sotto un campanile con vista lago!). Ma lui mi spiazzò rispondendo: «No, perché non hai uno smartphone e neanche un’automobile!». Questo per dire cosa c’è sotto la coltre della “normalità” e che il virus sta contribuendo a scoprire, se solo lo vogliamo… Perché invece spesso viene più facile accodarsi alle battute alla Salvini: tipo che il Governo sta distruggendo le famiglie perché per le vacanze di Natale non ci si potrà spostare. Io non sono d’accordo pienamente con questi provvedimenti però non nel senso di Salvini. Credo ci siano altre cose da curare, oltre che il tentativo di soffocare la vita per curarla; penso che certi provvedimenti siano sensati in certi momenti.

Ma voglio andare oltre: a me va bene “sminuire” le feste di Natale. Lo dico chiaramente (presumo sia per tanti così): le feste di Natale in famiglia spesso – se non c’è un’armonia di fondo e una serenità coltivata – sono esasperazioni di situazioni malcelate, di ipocrisia devastante e quant’altro. Ne dico un’altra che farà sorridere: quando avevo 17 anni mi venne la febbre nei giorni di Natale e fui felice di sottrarmi ai rituali paesani/familiari parecchio pesanti, non solo per il pancreas e la milza!

Detto questo (e sto seguendo la scia di Pasolini e altri) ritengo che la maggior parte delle famiglie dovrebbe fare un’esame di coscienza analizzando i danni del principio paterno o patriarcale perché – checchè ne dica Salvini – non è fuori dall’orizzonte comune la consapevolezza che la famiglia, come dice il personaggio del romanzo Dinddra di Girolamo Santocono, «è una malattia». Purtroppo la falsità e il rifiuto di elaborare questa “malattia” portano a diverse conseguenze fino all’esplosione dei conflitti e delle relazioni, quando non portano all’implosione (che è peggio!). Forse questo tempo di “lontananza”, come tutti i periodi di astinenza, può aiutare a riscoprire… le passeggiate non familiari!

Nelle immagini due fra le tante passeggiate proposte da Claude Monet e da Marc Chagall.

QUESTO APPUNTAMENTO

Mi piace il torrente – di idee, contraddizioni, pensieri, persone, incontri di viaggio, dubbi, autopromozioni, storie, provocazioni – che attraversa gli scritti di Angelo Maddalena. Così gli ho proposto un “lunedì… dell’Angelo” per aprire la settimana bottegarda. Siccome una congiura famiglia-anagrafe-fato gli ha imposto il nome di Angelo mi piace pensare che in qualche modo possa fare l’angelo custode della nuova (laica) settimana. Perciò ci rivediamo qui – scsp: salvo catastrofi sempre possibili – fra 168 ore circa che poi sarebbero 7 giorni. [db]

 

Redazione
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2 commenti

  • Mi pare che Angelo abbia ragione su tutto: passeggiare, il poliziotto nella nostra testa (Boal), ipocrisia e Natale.
    Taaaaaanti anni Ray Bradbury scrisse un racconto dove la polizia fermava un uomo gravemente sospetto: era un pedone. Cosa poteva spingerlo a camminare se non un intento criminoso? Ci siamo vicini o forse già dentro.
    Sull’ipocrisia nel/del Natale mi è capitato – qui in “bottega” – nel 2011 di dialogare con Donata Frigerio (lei è credente, io pagano o forse animista). Ricordavo fra l’altro che l’ipocrisia dei media arriva al punto di nascondere le statistiche pur di far credere che nelle “feste” siamo tutti più buoni. E raccontavo, fra l’altro, di una mia inchiestina (con Riccardo Mancini) nelle strutture ospedaliere: risultava che nei giorni delle feste “comandate” sono molti più del solito i bambini picchiati e le donne vittime di violenza. Chi volesse leggere quel dialogo lo trova qui: http://www.labottegadelbarbieri.org/natale-amore-e-odio

  • Le passeggiate, le lunghe camminate, in prevalenza solitarie (ma non sempre), costituiscono per me un’ antidoto gratuito alla palestra o al nuoto e un modo efficace per conoscere parti magari non distanti da casa ma mai viste e, come dire, assaporate…

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