Cristalli sognanti, buio in sala e altro

Questo breve saggio su cinema e fantascienza sarà inserito dalla Cineteca Sarda nel catalogo della rassegna che si apre venerdì. Per saperne di più  Il cinema di fantascienza. Dai classici alla rivoluzione di “2001: odissea nello spazio”. Cagliari, Cineteca Sarda, dal 17 febbraio al 30 marzo 2012 (di Andrea Mameli).
La signorina fantascienza e il signor cinema si sono a lungo corteggiati, hanno di certo convissuto (more uxorio) con tutte le complicazioni del caso e di recente hanno tentato – con esiti altalenanti ma tendenzialmente disastrosi – un rapporto a tre con il giovane Effetti Speciali. Mi si chiede di raccontare come e quando sbocciò l’amore ma di fermarmi alla fine degli anni ’60. Perché questo limite visto che la storia recente della strana coppia meriterebbe uno sguardo? Voi malignamente penserete che la Cineteca Sarda da 40 anni non ha più avuto una lira (né un euro, in seguito) e dunque non ha potuto comprare o affittare film dopo il 22 dicembre ’69. Non è così e infatti ci sarà un secondo ciclo. Magari non ce lo meritiamo ma noi bipedi della specie pretesa sapiens possiamo star tranquilli: checché dica certa fantascienza cupa (e quest’anno i maya holliwoodizzati) il mondo non finirà di botto. Cinema e letteratura possono continuare a giocare fra loro. E noi a fare i guardoni.
Due o tre cose che so di lui
Se frequentate la Cineteca Sarda qualcosa di film probabilmente sapete. Posso dunque ricordare solo per brevissimi cenni la storia del signor cinema. Stiamo parlando, è bene dirlo subito, di un tipo losco del quale si ignora persino la data di nascita precisa (chi dice: 14 ottobre 1888, chi 19 marzo 1895) ma si sa quando e dove vi fu la prima prestazione a pagamento: a Parigi, città assai peccaminosa, il 28 dicembre 1895. Pedofilia pura. Si racconta che il bebè fosse stato trovato all’uscita di una fabbrica o all’arrivo di un treno. Se il piccolino ebbe una madre il suo nome resta ignoto. Di certo ebbe due padri, i fratelli Lumière, che però riposero così poca fiducia nello strano figlio da abbandonarlo quasi subito per dedicarsi ad altro. Gli storici giurano che i due sciagurati affermarono: «il cinema non ha futuro». Quando si dice l’occhio lungo.
Il piccolo fu così choccato da quei padri inaffidabili e dalle folle di guardoni-spettatori che, per lungo tempo, non disse una parola. Come ben sapeva uno zio (Thomas Edison) il cinema poteva parlare. Non volle: forse vittima di cattivi consigli, scelse il silenzio; una protesta, come nel romanzo «Il tamburo di latta». Fra il 1895 e il 1927 quello strano ragazzo “muto” crebbe in compagnia di «Femmine folli», di un «Monello» e di «Freaks», con l’occasionale presenza di una famiglia cosmopolita (lo zio russo Potiomkin, la dannunziana nonna Cabiria e tre inquietanti cugini tedeschi M, Nosferatu e Caligari). Quando parlò, l’ancor giovane cinema lo fece per fingersi un «cantante di jazz»: musica selvaggia, da negracci. Insomma un bordello totale. Eppure lui (il cinema) ebbe momenti serissimi e persino mistici. Addirittura – forse per un voto o per autopunirsi –  a lungo, sino alla fine degli anni ’30, vestì solo in bianco-nero. La leggenda vuole che il cinema, finalmente vistosi («Come in uno specchio») con tutti i colori dell’arcobaleno, esclamasse «E ora Via col vento». In effetti da allora nessuno lo ha potuto fermare, neppure il famoso killer Alain Resnais che pure tentò di ucciderlo «L’anno scorso a Marienbad» o l’alleanza Oriente-Occidente dei 14 super-eroi (7 samurai e altrettanti magnifici statunitensi).
Breve viaggio nell’impossibile
Ebbe invece una madre, Mary Shelley, e forse un padre (il dottor Frankenstein suppongo) la piccola fantascienza, ultimagenita della famiglia Fantastico. Concepita in una notte ovviamente buia e tempestosa, tra molti fulmini, la bimba fu mostrata in società solo l’11 marzo 1818. «Da paura» dissero i maligni vedendola. Fece vita ritirata e poche uscite sin quasi alla fine del secolo quando – soprattutto per opera di due parenti assai logorroici (l’inglese Wells e l’italo-francese Verne) – si cominciò a parlare molto di lei. Ma sino a che non incontrò il cinema, quella strana signorina comparve solo nella carta stampata, roba per pochi. Per fortuna negli Usa le straordinarie avventure di Science Fiction (così la chiamarono laggiù) finirono su carta pulp – in “polpa di legno” – cioè a basso costo e, almeno lì, in molti si appassionarono. Il merito o la colpa fu di un lussemburghese (perché stupirvi? se il Lussemburgo esiste qualcuno vi nasce) che si trapiantò negli Stati Uniti, tal Hugo Gernsback che dagli anni ’20 diresse riviste dedicate alla sua amata. Era ovvio che il mal-nato cinema e la fantascienza, concepita in mezzo a una tempesta, fossero destinati a incontrarsi. Sul loro lungo e assai controverso amore la Cineteca Sarda ha recuperato testimonianze rare e interessanti che questa rassegna propone e delle quali si dirà qualcosa (quasi nulla, sto bluffando) nei paragrafi successivi.
Attenzione, scegli il tuo percorso
Dobbiamo informare chi legge che questo è un (breve) saggio-game e funziona perciò come un book-game. Detto rozzamente: potete saltare di qua e di là. Dunque se vi interessa un discorso più serio sulla fantascienza leggete il successivo paragrafo, altrimenti saltatelo. Se siete indecise o indecisi vi consiglio di usare un sistema probabilistico, ottimo nel caso di alternative assolutamente non compatibili, che privilegia due opzioni-base: insomma tirate in aria una moneta.
Un attimo però prima di cercare in tasca l’euro: la fantascienza in Italia (per ragioni complesse a riassumere) è disprezzata: tocca perciò chiarire la sua importanza se siete nati in codesto stivale o nelle isole più o meno annesse. Se invece avete i natali (ed eventuali pasque) altrove, probabilmente potete saltare il paragrafo seguente senza troppi danni.
La tanto deprecata fantascienza
Noi esseri umani siamo divisi fra paure e desideri. Non è questa la sede per tentare di capire come mai in certe persone (o in certi periodi storici) prevalgano le une o gli altri. Di certo le curiosità verso il nuovo e il terrore verso ciò che non conosciamo spesso convivono o si alternano anche in ognuno di noi oltre che nell’immaginario collettivo. Se il XX secolo (così lo nominiamo in questa parte del mondo) è quello nel quale trionfano S&t – la scienza e la sua cuginetta tecnologia – allora la letteratura detta fantascienza è un ottimo punto d’osservazione per esaminare desideri e paure che si legano all’irrompere  di S&t nelle nostre esistenze, resistenze e desistenze.
E’ stato il Novecento (e dintorni) un secolo di sogni e di incubi, come prima nessun altro. Portò più guerre  ma anche più diritti, scolarizzazione ed emancipazione ma pure nuove tecniche per manipolare le masse. Nel passaggio fra ‘800 e ‘900 quasi in ogni ambiente si nutriva fiducia nella S&t. Nel dopo-Darwin andava in crisi l’idea che la nostra evoluzione dipendesse da disegni divini: l’umanità tornava padrona del proprio destino e con S&t molto, se non tutto, si poteva conquistare. Gli ottimisti vedevano all’orizzonte il paradiso in terra; i pessimisti (o quelli che avevano molto da perdere da un nuovo ordine sociale) annunciavano catastrofi e/o punizioni celesti contro le folle “bestiali” o le “razze scimmiesche” pronte a scatenarsi. Nell’immaginario (fantascienza e sue propaggini) si trovano tracce evidenti dell’idea di una scienza liberatrice. Poi arriva quel pazzesco macello chiamato prima guerra mondiale e 20 anni dopo un seguito ancora più orribile: S&t da un lato stanno sconfiggendo malattie, dando a molte/i luce e calore ma dall’altro ci donano armi mortali, i gas di Auschwitz, i funghi di guerra (solo Hiroshima e Nagasaki) e quelli di pace (molti di più a partire da Three Mile Island e Chernobyl).
Fra i successi di S&T  (fin sulla Luna ma anche alla conquista dello spazio interno, si chiami essa scoperta dell’inconscio o magari Dna) e i suoi crimini, il ‘900 è passato. Degli  incubi e delle speranze intorno a S&t la fantascienza è stato uno specchio, talora fedele e talaltra ambiguo. Letteratura popolare e un po’ stramba: bisogna fare i conti con pazzi, architetti, operai, poeti, grandi visionari quasi analfabeti o magari scintillanti scritture in trame “da ragionieri”. A lungo sono quasi solo maschi a scrivere (e leggere) di science fiction ma negli anni ’70 le donne – l’altra metà della galassia – ci regalerà un altro sguardo, ancora più mondi da esplorare.
Una delle profonde, forse inconsapevoli, visioni della science fiction matura è che probabilmente non ci aspetta “la città delle scienze” ma un tecno-vudù: cioè S&t invadono le nostre vite mentre noi (grazie anche alla scuola) restiamo analfabeti; dunque viviamo in un tecno-vudù, in una magia dove usiamo (o subiamo) S&t eppure la maggior parte di noi non ne comprende le regole di base. Vi sembra una previsione poco fondata?
La fantascienza ovviamente fa i conti con le scienze hard (fisica e biologia in testa) e con quelle soft (psicologia, antropologia, sociologia). Non c’è qui lo spazio per approfondire ma se vi capiterà di leggere  “il meglio” – Asimov, Ballard, Dick, Ursula Le Guin, Sturgeon, certi romanzi di Valerio Evangelisti e ora Robert Sawyer – sarà evidente che esistono molte varianti della science fiction. («Vi capiterà di leggere» è una frase ingannevole: anche «1984» e «Le cosmicomiche» sono fantascienza pur se in Italia non vengono “imbarattolati” con questa etichetta; dunque avete già letto fantascienza anche se non la chiamate così).
Oggi che il pensiero dominante propone un “presente acchiappa-tutto” e immutabile, senza radici nel passato e senza speranze di costruire futuri, la migliore fantascienza è una lettura quasi indispensabile per togliere i paraocchi… dal cervello.
Quando fs e cinema si incontrano
Buio in sala. Torniamo insomma al nitrato d’argento. Prendiamo qui in esame i film dove in qualche modo la fantascienza ha un ruolo rilevante. Vediamo in dettaglio gli anni ’50 e ’60 che sono un periodo di grande espansione per il cinema come per la science fiction.
Nel decennio Cinquanta c’è una cinquina notevole: due film del 1951 cioè «La cosa di un altro mondo» e «Ultimatum alla terra»; ancora due nel 1956 «Il pianeta proibito» e «L’invasione degli ultracorpi»; nel 1959 «L’ultima spiaggia». Ci sarebbe anche «Blob» (del 1958) ma è una schifezza, meritevole di memoria solo per aver ispirato uno dei più geniali programmi televisivi. Gran successo di pubblico per «La guerra dei mondi» (del 1953) e soprattutto per «Godzilla» con i suoi tanti cuginetti (significativi sociologicamente, e in certo senso divertenti, ma cinematograficamente nulli).
Più complesso e ricco il decennio successivo. Nel 1960 c’è «Il villaggio dei dannati»: non un grandissimo film ma apre il filone dei bambini inquietanti, dei nostri figli come alieni. L’anno dopo l’inglese Losey propone «Hallucination» (noto anche con il titolo «La fossa») e nel ’62 arriva «Va e uccidi» (che sarà ripreso nel 2004 in «The Manchiurian Candidate»). Nel 1964 arriva «Il dottor Stranamore»: siete pregati perciò di alzarvi un attimo in piedi, grazie. Nel 1965 tre significativi film europei: gli italiani «Terrore nello spazio» e «La decima vittima» (di Elio Petri, però un’occasione persa perché il racconto che lo ispirò era splendido mentre il film è mediocre) ma soprattutto il frullato dello chef Godard «Agente Lemmy Caution, missione Alphaville». L’anno dopo tocca a un altro grande francese con «Fahrenheit 451». Il 1968 la palla torna a rimbalzare dalle parti di Hollywood: «I due mondi di Charly» ma soprattutto «Il pianeta delle scimmie» e – siete pregati di alzarvi nuovamente in piedi – «2001, odissea nello spazio».
Ci sarebbero anche due opere dell’inglese Peter Watkins. «The War Game» è un docu-film, molto crudo, sulla terza guerra mondiale. Nel 1964 la Bbc decise di non mandarlo in onda e così, fra le polemiche, l’anno dopo girò un po’ nelle sale: la coraggiosa Rai lo acquistò subito… per mai trasmetterlo (come per «Il leone del deserto» e altri film o documentari politicamente scomodi). La seconda opera di Watkins è «Privilege», fanta-sociologia graffiante nelle intenzioni ma poco efficace nella resa. Prima di Petri, un altro italiano scomodò la fantascienza, nel 1963, come pretesto per la critica sociale: «Omicron» di Gregoretti parte benino e finisce malissimo.
Per quel che riguarda l’animazione merita un cenno il raffinato «La diabolica invenzione» del cecoslovacco Karel Zemam, ingiustamente dimenticato da molti e invece ricordato qui alla Cineteca Sarda.
Se vi piacciono le etichette larghe anche «Gli uccelli» e «Il signore delle mosche» (entrambi del 1963) potrebbero dirsi film fantascientifici.
Considero invece fantascienza per ragazzi, dunque divertenti e nulla più, film degli anni ’60 come «Viaggio allucinante» dove pure mise mano ai testi Isaac Asimov, «Conto alla rovescia» di sua maestà Altman e «Barbarella» che allora parve molto sexi. Significativo invece, memorabile per molti aspetti, «La notte dei morti viventi» ma è horror, dunque un altro genere.
Vedendo la maggioranza di questi film già potete capire la varietà di temi e di stili della fs cinematografica. Non pensiate però che la fantascienza letteraria scorra in parallelo: c’è molto (anzi: moooooooooooooolto) di più. Lo dico, lo sottoscrivo e son disposto a giurarlo. Perché il cinema  non riesca a raggiungere l’orgasmo con la fantascienza è un discorso troppo complesso da affrontare qui.
Leggermente diverso sarebbe il discorso se si ragionasse dei rapporti tra fantascienza e tv: almeno tre volte nel ventennio ’50-’70 vanno segnalate serie televisive di qualità che sono state più vicine del cinema alla complessità della fantascienza letteraria con notevole influenza sull’immaginario collettivo: mi riferisco naturalmente ai vari cicli di «Ai confini della realtà», di «Star Trek» negli Usa e ai pochi episodi de «Il prigioniero» (di produzione inglese).
Conclusioni? Non scherziamo
Non mi pare il luogo per lanciarmi in un’analisi approfondita dei rapporti tra gli anni d’oro della fantascienza e il cinema prima che fosse “usurpato” dalla tv. Se posso però fare il Saviano (senza Fazio e senza scorta) e giocare alle liste di «Vieni via con me», direi che sono almeno 20 – a esser molto severo – i libri di science fiction che hanno segnato gli anni ’50-’60 di fronte a un misero quartetto (a esser buono un quintetto) di film nello stesso periodo: in primo luogo «2001» e, un gradino sotto, «Il dottor Stranamore», «L’invasione degli ultracorpi» e «Il pianeta delle scimmie» più il non capolavoro ma quasi («Fahrenheit 451») di un genio del cinema.  Sono opinioni naturalmente. Il mio mestiere d’altronde non è il critico o il (re)-censore ma il cercatore: di cristalli sognanti, di ambigue utopie, di penultime verità, di metalli urlanti e umanoidi associati, di visioni pericolose.
Bibliografia minima
Se dovete inaugurare un settore della biblioteca intorno ai rapporti fra cinema e fantascienza tenetevi larghi. Ma se avete poco spazio vi consiglierei di recuperare il  passionale e pionieristico (1978) «Guida al fantacinema» di Danilo Arona e poi di saltare subito sul pignolo-enciclopedico con i 10 volumi (più uno con la filmografia completa) di «Storia del cinema di fantascienza», usciti – fra il 1999 e il 2001 – a firma di Claudia e Giovanni Mongini. Per chi invece conosce la science fiction sia cartacea che in pellicola è molto interessante il saggio «Mondi paralleli» ovvero «Storie di fantascienza dal libro al film» uscito l’anno scorso a cura di Roberto Chiavini, Gian Filippo Pizzo e Michele Tetro.

Redazione
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