Cronovisione e dintorni

Il tempo è una freccia, un cerchio, una vite, una cinepresa o un’illusione?

di Fabrizio “Astrofilosofo” Melodia

fabriziomel-cronovis

Il viaggio nel tempo è sempre stato un sogno inconscio dell’umanità, dagli antichi racconti dell’Odissea omerica, dove il crononauta viaggia fra un’isola e l’altra, cercando la via per il ritorno circolare del tempo, fino ai moderni viaggi nella storia dove gli archeologi affondano nel terreno alla ricerca di indizi e visioni di un’epoca all’apparenza trascorsa.

Comprendere e dominare il tempo è uno dei desideri della scienza moderna, in quanto dominarlo significa comprendere gli oscuri meccanismi della vita e della morte, della distruzione e della rigenerazione della natura; in sostanza comprendere realmente il nostro posto nell’universo e il cammino della Storia nel suo insieme.

Il tempo della Storia non è altro che quello personale sommato e unito a tutti i “Tempi Soggettivi” delle entità che abitano dentro di esso, che vivono nel tempo e spesso si dimenticano di tirare le somme, siano esse in termini di qualità che di quantità puramente matematica.

Comprendere l’andamento del Tempo della Storia equivale dunque a capire l’andamento dei tempi per gli Esseri Viventi in ogni loro espressione personale?O invece comprendere il Tempo Soggettivo corrisponde a poter capire l’andamento della Storia e quindi indirizzare gli avvenimenti?

Difficile ma non impossibile. Anche in questo caso ci viene in aiuto la fantascienza ma, prima ancora, la fantomatica Para Scienza, ovvero la scienza fuori dai canali ufficiali, con tutti i rischi di ciarlataneria che ben sappiamo ma ogni tanto anche con “eresie” interessanti.

In questa scienza parallela, s’incrocia la via di padre Pellegrino Ernetti (1924–1994) già monaco benedettino della diocesi di Venezia, conosciuto come potente esorcista, laureato in fisica, appassionato di elettronica, di musica antica e, come se non bastasse, anche filosofo: in lui la passione per la Storia e l’elettronica diede origine a ricerche su una specie di televisore in grado di captare le onde provenienti dal passato. Tale macchinario si basava sul famoso principio delle stringhe e della relatività di Albert Einstein, la famosa velocità della luce come costante finita, e sul terzo principio della termodinamica per cui in natura niente si crea e niente si distrugge ma tutto si trasforma.

Padre Ernetti affermava: «L’intera elaborazione si basa su un principio di fisica accettato da tutti, secondo il quale le onde sonore e visive, una volta emesse, non si distruggono ma si trasformano e restano eterne e onnipotenti, quindi possono essere ricostruite come ogni energia, in quanto esse stesse energia».

Dunque tale televisore avrebbe solo captato le onde indistruttibili provenienti dal nostro passato, permettendo a Ernetti di compiere i viaggi nel tempo stando comodamente seduto in poltrona.

Pellegrino – nome in tema – Ernetti affermò che, per la prima trasmissione cioè per regolare il macchinario, si indirizzò verso una data facilmente verificabile, ovvero quella di uno dei più noti discorsi di Benito Mussolini.

Dopo il successo – dice lui – dell’impresa, fece seguito una nuova esplorazione fino a sintonizzare la macchina sul discorso di Napoleone Bonaparte, nell’atto della cessione della Serenissima Repubblica di Venezia alle mani “rapaci” degli austriaci. Il culmine dell’indagine temporale arrivò sintonizzando l’apparecchio ai tempi dell’antica Roma, con scene dal mercato ortofrutticolo di Traiano e un discorso ben noto di Marco Tullio Cicerone, ovvero il famoso “Quosque tandem Catilina” del 63 avanti Cristo, per assistere alla meravigliosa arte oratoria di Cicerone, dalla calibrata gestualità, unita a una sapiente intonazione e alla passione infusa.

Ernetti avrebbe anche assistito in diretta – nel 169 aC – a una rappresentazione della tragedia «Tieste» del poeta latino Ennio, andata definitivamente perduta nel corso dei secoli: un evento tale doveva avere una pronta trascrizione dall’appassionato “spettatore temporale”.

Il culmine del dramma e l’apice dello spettacolo è, Ernetti dixit, la visione della crocifissione di Gesù, che lui afferma di avere interamente filmata: dal tradimento di Giuda fino alla camminata sul Golgota e alla morte del “figlio di dio”. Di grande rilevanza tragica la foto che padre Ernetti avrebbe scattato al momento della morte di Gesù, rivelatasi però – dopo un’accurata analisi – un falso grossolano: l’immagine altro non era che quella di una scultura del Cristo in croce nel santuario dell’Amore Misericordioso di Collevalenza, nei pressi di Todi.

L’inganno di «Tieste» fu smascherato dalla latinista Katherine Owen Eldred, la quale scoprì l’inganno del monaco malandrino con una semplice analisi linguistica. Il tapino aveva infatti usato parole di un latino di circa 250 anni più vecchio di quello in cui la tragedia sarebbe stata scritta; inoltre i frammenti conosciuti costituivano il 65 per cento dello scritto. Ernetti inscenò dunque una gigantesca truffa al solo scopo di ottenere finanziamenti per dedicarsi a tali ricerche? Potrebbe essere… oppure no se preferite credere a un mistero irrisolto.

Passando alla fantascienza letteraria eccoci a Isaac Asimov con il racconto «Cronoscopio» (“The Dead Past”, 1956), citato ampiamente dal buon Dibbì nell’agitata lettura «Prima che il tempo finisca» [NOTA 1]. Si narra dell’invenzione “clandestina” di un visualizzatore temporale – dopo che la ricerca in quel campo era stata soppressa – a opera di un fisico e di uno storico, il quale voleva scoprire se i Cartaginesi fossero così feroci come la Storia, scritta dai loro nemici Romani, aveva tramandato. Non rivelerò il finale: andatevi a leggere il racconto oppure in-seguite il suddetto Dibbì nelle sue “esibizioni”. [NOTA 2]

Asimov aveva già narrato della possibilità di vedere (e manipolare) altre epoche nel suo romanzo «La fine dell’eternità» (“The End of Eternity”) del 1955. Di certo non fu il primo a immaginare tale tecnologia immaginaria. Il primo lampante esempio di cronovisore appare nel racconto «L’historioscope» di Eugène Mouton, nella raccolta «Fantaisies» – del 1883 – dove un normale telescopio elettrico viene utilizzato per visualizzare il passato.

Nel 1947, T. L. Sherred scrive il distopico romanzo «D come Diamoci Dentro» in cui, a dispetto del nome, viene seriamente creato un cronovisore grazie alla geniale intraprendenza di un poveraccio, che lo usa per realizzare documentari storici di grande rilevanza. Tale invenzione viene commercializzata dal solito affarista senza scrupoli che ne decreta la rovina, in quanto arriva a proiettare al cinema i realistici eventi della corruzione del potere politico, causando dapprima il crollo del governo e successivamente una guerra nucleare d’inaudita potenza.

Per il racconto «L’occhio privato» (“Private Eye”) del 1949, Henry Kuttner e C. L. Moore – scrivendo con lo pseudonimo collettivo di Lewis Padgett – descrivono una società in cui l’uso del cronovisore rende praticamente impossibile commettere omicidi. Ci sarebbe da discutere sulla legalità di prevenire i delitti piuttosto che punire i colpevoli ma tant’è, la società sembra funzionare, con la sicurezza ai massimi livelli e la privacy ai minimi storici. La scappatoia è costituita per i casi di semi infermità mentale, su cui il racconto si sviluppa con magistrale abilità. Il racconto è stato trasposto dalla BBC1 nell’episodio «The Eye» della serie tv antologica di fantascienza «Out of the Unknown» (stagione 2, episodio 7) purtroppo mai trasmessa in Italia e di cui parlerò in “bottega” quanto prima.

Nel racconto «Previdenza» (“Paycheck”) del 1953 di Philip K. Dick, la Rethrick Constructions ingaggia un ingegnere elettronico per costruire una macchina che possa vedere nel futuro. A lavoro finito, la memoria dell’uomo viene cancellata ed egli si scopre indagato dalla polizia segreta. Il racconto è stato liberamente adattato nel film «Paycheck» del 2003, con Ben Affleck in stato di grazia e la brava Uma Thurman.

Anche Damon Knight ci regala il suo apparecchio che permette di vedere qualsiasi momento nel tempo nel racconto «Ti vedo» (“I see you”, 1976) mentre John Varley nel romanzo «Millennium» (1976) parla di un portale dimensionale che permette al di vedere nel tempo tranne quando s’incappa in un paradosso, dando in questo modo immagini completamente sfocate … per la sovrapposizione dei possibili futuri.

Arthur C. Clarke e Stephen M. Baxter nel romanzo «La luce del passato» (“The Light of Other Days”, 2000) descrivono una tecnologia in grado di percepire i corpuscoli di luce subnucleari, i quali viaggiano nel tempo a velocità iperluce, permettendo dunque la cronovisione, e dando ai suoi operatori la possibilità di visualizzare gli avvenimenti umani inclusa la fatidica crocifissione di Cristo. Mentre nel racconto «Custer’s Angel» (2003) di Adrienne Gormley la cronivisione è consentita attraverso una frattura temporale che il protagonista usa per studiare le storie riguardanti l’uccisore del tenente colonnello Custer. Il romanzo «ZigZag» (2006) di José Carlos Somoza invece descrive una tecnologia basata sulla teoria delle stringhe che rende possibile produrre immagini fotografiche degli eventi passati.

Ecco come la fantascienza ci aiuta a comprendere che lo studio del Tempo non è fine a se stesso ma corrisponde alla necessità reale dell’essere umano di studiare e comprendere i grandi processi che guidano alla sviluppo della Storia, potendola osservare in prima persona, con piglio scientifico. In tal modo lo studio della Storia non sarebbe statistico, un “potrebbe essere”, ma avrebbe la precisione di uno studio in laboratorio, con la riproducibilità degli avvenimenti e relativo esame di cause ed effetti.

L’umanità potrebbe capire in cosa ha sbagliato fino ad ora e correggere la strada, prima che sia troppo tardi. O verificare che… non ha altre possibilità oppure commercializzare queste scoperte al miglior offerente. Alla fine dipende sempre da noi, come per tutto. Scienza o fantascienza che sia.

NOTA 1 – Se non sapete di cosa si parla, andate sopra la testata della “bottega” e cliccate su «Due proposte di scena».

NOTA 2- A proposito di tempo, chi rimette (?) l’orologio (?) con la “bottega” si stupirà assai di trovare Melodia questo Marte-dì alle 7 invece che alle 12. Non preoccupatevi: è un semplice scambio concordato non il frutto di una crono-congiura.

L'astrofilosofo
Fabrizio Melodia,
Laureato in filosofia a Cà Foscari con una tesi di laurea su Star Trek, si dice che abbia perso qualche rotella nel teletrasporto ma non si ricorda in quale. Scrive poesie, racconti, articoli e chi più ne ha più ne metta. Ha il cervello bacato del Dottor Who e la saggezza filosofica di Spock. E' il solo, unico, brevettato, Astrofilosofo di quartiere periferico extragalattico, per gli amici... Fabry.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.