Perchè le stelle?

Appunti tra scienze e fantascienze di (ordine alfabetico per cognomi) Daniele Barbieri e Andrea Mameli: una sorta di lezione a Cagliari il 12 novembre 2011 al festival scienza (nell’Exma). Ovviamente questa è solo una scaletta…

Perchè le stelle? Almeno 5 motivi ci spingono prima a guardare lassù (curiosità; romanticismo-poesia-amore; desiderio di conquista; andare altrove cioè migrare per star meglio; di recente la consapevolezza che le risorse del pianeta Terra si stanno esaurendo) poi a desiderare, progettare, tentare di volare in cielo e oltre il cielo verso le stelle, su altri pianeti.

A che punto siamo?

Luna sì, Marte no.

Un brevissimo riassunto del già fatto e poi Andrea Mameli vi dirà cosa si sta facendo. Un po’ dopo Icaro, le mongolfiere, i fratelli Wright (e nei sogni Jules Verne, Superman ecc) Gagarin vola, la Luna viene calpestata se non conquistata, lassù volano satelliti artificiali e stazioni spaziali.

Io sono molto diviso (insomma faccio a botte con me stesso) se sia giusto spendere tutti questi soldi per lo spazio. Tanti “pro” e tanti “contro”. Se volete ne discutiamo insieme.

Passo alla fantascienza che amo – secondo me è un’utilissima palestra per pensare – ma sia chiaro non è scienza. Dovrei usare il plurale (fanta-scienze e scienze) ma ne parliamo un’altra volta.

Ricordate? Andiamo nello spazio per 5 motivi. Per quanto riguarda le ultime tre  ragioni (conquista, migrare e risorse finite sulla Terra) qui vicino – cioè nel sistema solare – non c’è trippa per gatti, insomma sappiamo giù che non troveremo quel che vorremmo. Bisogna andare può lontano. Si può? Quanto tempo ci vuole? Con gli attuali mezzi (cioè alla massima velocità possibile oggi) per arrivare in una zona “interessante” occorre un centinaio di anni. In questa prospettiva vediamo alcuni scenari della fantascienza che però anche gli scienziati considerano, almeno in parte, interessanti.

1 – il viaggio non è lungo se ci muoviamo alla velocità della luce o anche più in fretta (la Gelmini ovviamente è esclusa)

2- oppure l’equipaggio dorme (ibernazione)

3 – oppure è un’astronave-mondo o (“generazionale”) cioè si viaggia per 100 anni ma in un posto così grande che si potrebbe pensare di essere sempre a studiare, lavorare, giocare nella propria città.

In ogni caso, quando si arriva, troveremo un pianeta identico alla Terra? Altamente improbabile dicono gli scienziati. Immaginiamo allora che la Terra sia tale per 1000 caratteristiche. Noi terrestri possiamo vivere  tranquilli su un pianeta 714 (cioè con solo 714 di quelle caratteristiche) o su un 904 rispetto a Terra-1000? No, ci occorre un pianeta 999 o 998, quasi identico al nostro. In caso contrario:

A – ci toccherà adattarci, magari modificando – se sarà possibile – i nostri corpi con l’ingegneria genetica;

B – possiamo vivere sotto cupole (complicato e noioso);

C – si può tentare di “terra-formare” quel mondo ovvero adattarlo a noi: un’opera gigantesca e ovviamente mai tentata sinora.

Può anche darsi che prima di decidere se quel pianeta ci piace e/o come modificarlo,arrivati in zona troviamo su una simbolica porta il cartello: “fuori da qui, terrestri di merda”. Che si fa?

Oppure che troviamo sull’uscio un cartello del tutto incomprensibile; non abbiamo la lapide di Rosetta… ci sarà scritto “benvenuti” oppure “go home”? Che si fa? Questo del veramente alieno è un tema affascinante che da solo porterebbe via giornate intere. Ma il mio tempo è quasi finito e chiudo riassumendovi alcuni romanzi e racconti (di Philip Dick, Ursula Le Guin, ecc) che ruotano intorno a questi temi.

La parola ad Andrea Mameli. Poi, se vi va, discussione.

NOTA (STONATA)
Con molta fatica – e qualche aiuto – ecco la scaletta di Mameli…. per andare avanti cliccate (un classico) su ogni immagine sino ai due missil-portanti. Per ogni spiegazione ulteriore sono qui (db)

danieleB
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

Un commento

  • Agli interrogativi sollevati da Daniele ho provato a inserire alcune note storiche illustrate (illustrate nella presentazione pdf) sulla genesi della corsa allo spazio.

    In particolare l’opera di Konstantin Ėduardovič Ciolkovskij, nato nel 1857 quindi un secolo prima dello Sputnik, e autore nel 1903 (alcuni mesi prima del famoso volo dei fratelli Wright) di un saggio (“L’esplorazione dello Spazio cosmico per mezzo di motori a reazione”) che è alla base delle tecnologie
    missilistiche. In particolare la formula del razzo la dobbiamo proprio a Ciolkovskij.

    E domani? Il futuro è fatto di sonde automatiche per vedere meglio cos’abbiamo intorno e per cercare la vita altrove. Alcuni vorrebbero ritornare sulla Luna. Altri puntano verso Marte. Di sicuro ci sono già le prime proposte, anche queste ampiamente previste dalla fantascienza, di turismo spaziale…

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