Dalle pagine spuntano i fior

dan

di Daniela Pia

Sono arrivata in aula, forse ero pronta a  regalare un’emozione, magari ancora più pronta a riceverne, assieme alla bellezza del silenzio, preludio dell’ascolto. Così ho iniziato, accompagnata da un religioso silenzio,  a leggere il cap. 5 di “Quelli dalle labbra bianche”. Una madre che annuncia al proprio figlio che per lui la guerra sul fronte russo è finita. Figlio unico di madre vedova. Glielo ha comunicato il distretto militare e lei lo scrive al figlio al fronte, nel caposaldo tre linea K. Sarà quella lettera, strappata dal vento a spingere Sciarlò a rincorrerla e a finire falciato dalle mitragliatrici russe.

Leggevo, e mentre i compagni di Sciarlò assistevano alla sepoltura del loro amico, nel boschetto di betulle, e ripensavano alla meraviglia della loro terra, all’ armonia della luce …. la voce mi si è fatta roca e mi sono scese le lacrime ho chiesto scusa e ho ripreso con qualche difficoltà ma ho concluso. Non ho aggiunto nulla e li ho lasciati un attimo per andare a prendere i registro da aggiornare.

Siccome che sono cecata, al mio rientro non ho visto subito la bottigliette di plastica dell’acqua, posizionata all’ angolo della cattedra.

Vi era infilata una rosa, bianca, fatta con un fazzolettino di carta. Perfetta. Ho ringraziato e per fortuna è suonata la campana.

Il perché non lo so ma io non sono abituata a queste regalie, la dolcezza mi colpisce come un pugno nello sterno, mi chiude la gola e mi fa sgorgare le lacrime. Non sempre sia inteso. Ma a volte è disarmante, mi lascia indifesa, senza schermo.

Ecco, ho raccontato questo per dire, a costo di sembrare una brutta pagina del libro cuore, che questi momenti delle mie lezioni. Rari, ma non unici, valgono qualsiasi valutazione, economica e di carriera. Non li scambierei con alcuna prebenda, con nessuna lode. Che se le tenga i MIUR, chiedo solo che mi faccia lavorare con ciò di cui abbisognano i/le mie/i  ragazzi/e; che non ho più tempo nemmeno per correggere i compiti. Sono sempre a scuola. A fare la burocrate. A  discutere del sesso degli angeli di cui i ragionieri del Ministero si gloriano. Tutto il tempo lo vorrei dedicare a questi/e figli/e, raccontare loro i ” prati di asfodeli e di ferule dei salti di Oddorai, le vigne sassose dei salti di Caràde, i campi di grano dei salti di Biduvè, gli orti a secco e i fichidindia intorno alla casa delle Fontane Rosse. Le querce contorte e sanguinanti dei salti di Ucanèle, le tanche di mirto e di lentischio dei salti di Ovorèi. I pascoli verdi di Soliàna.” Vorrei poter usare le pagine di un libro, virtuale o cartaceo, per riconciliare questa generazione di tasti e tastiere con l’orizzonte quello  che si trova dentro e fuori,  di loro e di noi tutti. In fondo, lo so, avrei dovuto fare il contadino. Seminare mi piace e l’attesa mi sta diventando amica. Quando spunta una rosa di carta il raccolto si fa promessa.

Daniela Pia
Sarda sono, fatta di pagine e di penna. Insegno e imparo. Cammino all' alba, in campagna, in compagnia di cani randagi. Ho superato le cinquanta primavere. Veglio e ora, come diceva Pavese :"In sostanza chiedo un letargo, un anestetico, la certezza di essere ben nascosto. Non chiedo la pace nel mondo, chiedo la mia".

8 commenti

  • Che bello.. Grazie!
    Siamo contadini, coltiviamo promesse.

    Per questo insegniamo.

  • gianfanco frisciotti

    amare il proprio lavoro è una fortuna da tenersi cara.

  • Svolgere un lavoro che si ama è qualcosa che dobbiamo ricominciare a considerare un nostro diritto, non una fortuna. Dobbiamo tornare a rivendicarlo, questo diritto!
    http://www.labottegadelbarbieri.org/sulla-felicita/

  • pierpaolo piludu

    Grazie Daniela. Spero continui a lungo a regalare e a ricevere in dono rose dai tuoi studenti.
    Manco a farlo apposta, appena finito di leggere questo tuo bel racconto, ho ricevuto un messaggio da Maria Paola Masala che mi diceva che domani uscirà un suo articolo su L’Unione Sarda sul documentario che Marco Gallus ha realizzato sulla vita, le opere e le invettive di Frantziscu Cicitu Masala. Mi sono permesso di invitarla a leggere “Dalle pagine spuntano i fior”…
    Un abbraccio

    • Grazie Pierpaolo, io credo che ” fra storia e autobiografia” in appendice a “Quelli dalle labbra bianche” dovrebbe essere diffuso capillarmente, nelle scuole e in ogni luogo della nostra isola: una lucida analisi della nostra regione su cui , soprattutto oggi, riflettere.

  • Giuseppe Romano

    Grazie Daniela per la tua testimonianza. Ancora oggi, nel nostro mondo, dove tutto o quasi è “tecnologico” la Parola, scritta e letta, è fondamentale per uscire dal proprio piccolo mondo ( anche scolastico) che ci circonda.

  • Grazie Daniela perché le lacrime che sono sgorgate silenziose mentre ti leggevo, mi hanno riportato al bello del nostro lavoro, a quando, dal pantano quotidiano, ho visto spuntare gemme di umana dolcezza da giovani visi a volte nascosti dietro maschere di cartone, pronte a sciogliersi per una parola o un gesto offerto loro, con l’onestà di chi è consapevole di avere davanti a se l’incognita intimità di giovani vite.

Rispondi a Daniela Pia Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *