Dalle parti dell’8/lotto marzo

un percorso di pensieri – suggerito da Bianca Menichelli – con Margaret Atwood, Silvia Bre, Rosana Crispim da Costa, Olympe de Gouges, Nadia Fusini, Margherita Guidacci, Fatima Na’ut, Arinda Ojeda Aravena e Wislawa Szymborska   

Da molti anni, l’8 marzo è il giorno in cui vi è una particolare attenzione per il “pianeta donna”.

Per tante di noi, al contrario, sono 365 i giorni dell’anno in cui le nostre azioni, il nostro impegno restano pratica costante per promuovere scelte e comportamenti che affermino la dignità delle persone, il diritto a una convivenza civile e al rispetto reciproco nella vita di ogni giorno.

Siamo consapevoli che essere donne non è ancora fonte di gioia collettiva, di serene aspettative, di reciproca confidenza, di scambio culturale fra generazioni e di costruttive relazioni fra generi.

Ogni giorno dell’anno ci auguriamo che sia il primo nel quale “condizione femminile” non sia più sinonimo di discriminazione o, peggio ancora, di schiavitù e di morte, ma di naturale condivisione e affermazione di diritti. Nel frattempo, tutte continuiamo a portare tra le persone riflessioni, idee, condizioni di vita, speranze….

Questo è quanto scrivevo nel 2009, per la presentazione di un progetto sulla “Giornata internazionale della Donna”. Non è successo granché. In compenso, la giornata dell’8 marzo è per (quasi) tutti la “Festa della Donna” e si può sempre contare sulla serata in pizzeria con le amiche.

Bianca

 

Wislawa Szymborska da “La gioia di scrivere” Adelphi edizioni, 2009

Ballata

E’ la ballata su una ammazzata

che d’un tratto si è alzata.

Scritta in modo veritiero,

sulla carta per intero.

Tutto accadde a finestra spalancata,

e la lampada splendeva.

Chi voleva, vedeva.

Quando l’uscio si richiuse

e l’assassino corse giù,

lei si alzò come i vivi

risvegliati dal silenzio.

Si è alzata, muove il capo

e con occhi di diamante

guarda attenta da ogni parte.

Non si leva su nell’aria,

ma calpesta il pavimento,

un assito scricchiolante.

Le tracce dell’assassino

tutte brucia nel camino.

Foto e spago dal cassetto,

fino all’ultimo pezzetto.

Non è stata strangolata.

Né uno sparo l’ha ammazzata.

Ma una morte invisibile.

Può dar segni d’esser viva,

piangere per inezie,

spaventarsi e poi gridare

per un topo.

Tante sono

le fragilità e sciocchezze

che è facile contraffare.

Lei si è alzata, come ci si alza.

Lei cammina, come si cammina.

Canta anche e si pettina i capelli,

che crescono.

 

Nadia Fusini da “La bocca più di tutto mi piaceva”, Donzelli ed., 1996

Di ogni cosa mi piace l’ossatura … Da tutto vorrei estrarre la forma, il disegno, l’essenza. L’essenza non è la carne, è l’anima.

L’anima di un burattino è il filo di ferro; così l’anima io la stringo tra i denti.

Se cammino sento di reggere a denti stretti la vita; sento che la vita è un filo impalpabile che mi anima, la mia forza è tutta concentrata in quel punto dove nella bocca stringo tra i denti il filo tenue della mia vita.

E’ uno sforzo tremendo che nessuno comprende.

Io mi alzo, io studio, cammino, sempre sull’orlo dello sfinimento.

Sono un’acrobata, potrei cadere in ogni istante; ma non per debolezza, piuttosto perché la mia forza è così concentrata che al primo movimento falso il filo potrebbe spezzarsi.

Margherita Guidacci da “Nerosuite”, Neri Pozza, 1970

Non voglio

Tutti i vostri strumenti hanno nomi bizzarri

e difficili, ma io vedo chiaro

e so che in fondo sono solamente

metri e gessetti con cui misurate

e segnate – segnate e misurate

senza stancarvi.

Sfilate spilli di tra le labbra, come una sarta:

me li appuntate sull’anima

e dite: “Qui faremo un bell’orlo.

Dopo starai tanto meglio.”

Io non voglio che mi tagliate un pezzo d’anima!

Se ne ho troppa per entrare nel vostro mondo,

ebbene, non voglio entrarci.

Sono un poeta: una farfalla, un essere

delicato, con ali.

Se le strappate, mi torcerò sulla terra,

ma non per questo potrò diventare

una lieta e disciplinata formica.

 

Margaret Atwood da “Microfiction”, Ponte alle Grazie, 2006

E’ successo qualcosa

E’ successo qualcosa. Ma come? E’ stato di punto in bianco o ci si è avvicinato di soppiatto e ce ne siamo accorti solo ora?

Sono le fanciulle, le fanciulle giovani e graziose. Una volta cantavano come sirene, metà donne e metà pesci, tutte melodie briose, dolci e liquide, melodie modulate, ma ormai sono state private delle melodie, sebbene le loro bocche continuino ad aprirsi e a chiudersi come prima.

Hanno tagliato loro la lingua?

Questo vale anche per le grida dei bambini, i pianti ai funerali, le urla che un tempo si levavano, soprattutto di notte, dai pazzi, da chi veniva torturato.

Succede lo stesso con gli uccelli: volano come prima, distendono le piume come prima, con il capo gettato all’indietro, il becco spalancato, ma sono muti. Sono muti o ammutoliti?

Chi ha trafficato con un gran tappeto di neve invisibile che annulla ogni suono?

Ascolta: le foglie non frusciano più, il vento non sospira più, i nostri cuori non battono più. Sono precipitati nel silenzio.

Precipitati, come si precipita a terra.

O siamo stati noi a precipitare?

Forse non è il mondo che è muto, ma noi che siamo sordi.

Quale membrana ci isola dalla musica che un tempo accompagnava le nostre danze?

Perché non sentiamo?

Olympe de Gouges da “Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina”, 1791

Articolo 1

La Donna nasce libera e ha gli stessi diritti dell’uomo.

Le distinzioni sociali non possono essere fondate che sull’interesse comune.

 

Arinda Ojeda Aravena da “La mia ribellione è vivere”, trad. Anna Bognolo, 1988

Tre

Passo a passo, pietra a pietra

andiamo costruendo sogni

andiamo facendo edifici

pieni di speranze nuove.

Passo a passo, pietra a pietra

andiamo irrigando deserti

di ferro, cemento e sabbia,

andiamo abbattendo porte,

andiamo tagliando catene.

Passo a passo, pietra a pietra

andiamo limando asprezze

andiamo seminando la terra,

perché camminando unite

abbiamo tutta la forza

per metterci di fronte al mondo

e cambiare la vita intera.

 

Silvia Bre da “Le barricate misteriose” Giulio Einaudi Editore, 2001

da Il parco

I

Io vado destinata a un sentimento

che ha la forma del parco che ora vedo

e ciò che vedo è il viale in cui l’inverno

è rami, pietra, acque, tramontana,

e passi di una donna che cammina.

Ma per come procede e come leva

lo sguardo secolare sulle foglie,

lei è la specie, a lei torna la rima

nella quale riposa il mondo intero –

così la qualità del giorno vaga

continuamente tra le parole e il cielo.

da Alzare vele

E’ mestiere del vento alzare vele –

ma noi possiamo scegliere il colore,

il loro verso, la gioia di resistere e che muove

dell’albero maestro – fermo,

con le radici nel bene della terra –

e che ci porta vivi

in pochi amici, come dopo una guerra.

Fatima Na’ut da “Non ho peccato abbastanza”, Piccola Biblioteca Oscar, 2011

Angelo

Mi stupisco di non essere morta oggi

nonostante questa mattina abbia deciso di stringere la mano

a tutti coloro che hanno gettato terra nel mio bicchiere

a tutti coloro che hanno liberato le cavallette

per mangiarsi il mio polso fratturato,

quindi

non è stato l’angelo della morte a sollevare il velo all’alba.

e’ stato l’angelo della poesia.

 

Rosana Crispim da Costa da “Il mio corpo traduce molte lingue”, Fara Editore, 1998

Oggi mi sveglio presto

Oggi mi sveglio presto;

in questi anni rifugiata

dentro un mondo tutto mio,

sapevo solo di dover respirare,

ma l’aria era sempre la stessa.

Oggi mi sveglio presto;

perché sento che l’anima

brucia dentro di me;

il mio grido soffocato

non riesce a rimanere prigioniero.

Oggi mi sveglio presto;

libero tutte le catena

anche se la fatica è grande,

volo verso la luminosità

fino a cancellare l’assenza.

Oggi mi sveglio presto;

faccio le valigie del passato

e le spedisco senza indirizzo,

rifaccio le stanze della mia vita

dipingendo una casa senza confini.

 

Arinda Ojeda Aravena da “La mia ribellione è vivere”, trad. Anna Bognolo, 1988

Cinque

Non ci toglieranno

il nostro sabba

sorelle,

lo avremo …

e danzeremo

e berremo

fino ad ubriacarci di risa,

soddisfatte le nostre speranze,

realizzati alcuni

dei nostri sogni,

rinnovate le forze per proseguire

fino alla conquista totale

del mondo nuovo.

Ci troveremo sorelle,

ci prenderemo per mano

e saremo noi

a decidere quando

intraprendere il volo.

Arderanno i falò,

riposeranno le nostre scope

e resteremo rauche

dal parlare e parlare

come nei nostri vecchi riti.

Sì sorelle, è sicuro.

Avremo il nostro sabba

lo avremo.

 

L’IMMAGINE DI QUESTO POST E’ RIPRESA DAL BLOG DELL’ASSOCIAZIONE “TRAMA DI TERRE”

redaz
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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