Daniela Zedda e la Sardegna oltre il mare

«Le radici sono tanto più importanti quanto più si trasformano in liane» (Maria Paola Masala)

di Andrea Mameli (*)
Inizia con la scienza aldilàdelmare il libro di Daniela Zedda presentato il 19 gennaio a Cagliari.
Un libro che racconta storie di «Sardi legati alla loro terra, ma contenti di essere dove sono, anche quando sognano di tornare» – scrive bene Maria Paola Masala – e descrive movimenti «dal villaggio al mondo: per dimostrare che l’identità è un valore positivo se la si declina al plurale (e perciò occasione per essere migliori) e ribadire che le radici sono tanto più importanti quanto più si trasformano in liane».
Per gentile concessione dell’autrice pubblico anche qui  5 delle 88 fotografie pubblicate nel libro: un volume estremamente curato, nella qualità della stampa, nel tipo di carta, nella disposizione delle foto e nella scelta dello sfondo, che alterna bianco e nero. Daniela Zedda collabora con il quotidiano «L’Unione Sarda» dal 1983 e le sue fotografie sono state pubblicate anche in altre testate giornalistiche («Il Corriere della Sera», «Il Sole 24 ore», «La Repubblica», «L’Espresso», «il manifesto», «Musica Jazz», «Gioia», «Le Monde» eccetera).
La prima foto del libro ritrae Francesco Muntoni, docente di Neurologia pediatrica a Londra, accanto al modello del Dna realizzato da Seymourpowell nella galleria «Who I am?» del sempre incantevole Science Museum. In alto l’inquietante domanda «Will you be the first person to live for 1000 years», in basso il modello della doppia elica a significare l’enorme varietà e complessità della sequenza genica umana. Una collocazione perfetta e una foto spettacolare per un uomo che ha dedicato la sua vita allo studio delle malattie neurodegenerative. Ho avuto la fortuna di conoscere Muntoni nel 2007 (quando stavo scrivendo «Scienziati di ventura», insieme a Mauro Scanu) e conservo un ottimo ricordo.

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La foto che mi ha colpito di più, di questo grande lavoro di Daniela (il libro ha 200 pagine e la mostra – aperta fino al 26 gennaio nei locali del liceo artistico di Cagliari – riproduce una selezione degli scatti stampati su carta di grande formato) è quella che ritrae Assunta Patteri, nata a Orgosolo, accanto alle vacche dell’azienda in provincia di Parma in cui lavora. Mi ha colpito perché Daniela Zedda mi ha abituato a fotografie in cui il soggetto, uomini e donne, viene circondato da forme artificiali: statue, architetture, frutti del design e della tecnologia. Assunta Patteri invece è circondata da animali e la frisona più vicina le lecca la mano: un comportamento che, nei mammiferi, ha il significato di inserimento nel gruppo.

patteri

 

 

 

 

 

 

 

 

Daniela Zedda ha spiegato che spesso ha dovuto girare per ore alla ricerca di luoghi e contesti adatti alla realizzazione delle foto. Ma immagino che per il ritratto di Ignazio Sanzone, nato a Cagliari e ora meccanico della Ferrari F 1 a Maranello, le cose possono essere andate diversamente.

Daniela avrà girato intorno alla monoposto e alla fine lo spazio adatto sarà riuscito a trovarlo fra lo specchietto sinistro e la presa d’aria posteriore, quindi nella zona destinata al pilota. Una promozione sul campo per una delle persone che rendono questo tipo di veicoli estremamente affidabili e potenti.

sanzone

«La cosa che mi diverte di più – ha spiegato Daniela Zedda il 19 gennaio – è stravolgere i luoghi e le situazioni». Forse la ricerca delle contraddizioni tra le forme trova in questo ritratto di Maria Grazia Gianninchedda una delle combinazioni meglio riuscite, con quelle ombre verticali, quei mattoni a taglio orizzontale, quelle sbarre insieme verticali e orizzontali. E prorio queste sbarre accostate alla figura del presidente della Fondazione Basaglia, nemico delle sbarre per eccellenza, conferiscono ulteriori valori simbolici.

giannichedda

 

 

 

 

 

 

 

 

 

«Per me – ha spiegato Daniela Zedda a conclusione della presentazione del libro – non esiste la fotogenia: quando si viene male in foto la colpa è del fotografo. Per ottenere ottimi risultati devo riequilibrare le asimmetrie, comprimendo l’inquadratura se ho un teleobiettivo, oppure giocando con le inclinazioni»,

Nel ritratto di Ilio Mannucci Pacini, nato a Cagliari, magistrato a Milano la statua della Giustizia di Attilio Selva, con la corona a sette punte e la spada di bronzo è andata a riempire uno dei tre riquadri in cui è suddiviso il panorama fotografico.

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«In queste foto – ha spiegato Daniela Zedda, rispondendo alle domande di Simonetta Fiori – gli elementi comuni sono due. L’appartenenza al mare, e da qui il titolo del libro. E il fatto che queste persone sono stimate e affermate nel luogo in cui vivono».

Un libro come questo non può reggersi solo sulle foto. E non bastano didascalie generiche e poco curate o, peggio, di scarso spessore. Ecco perché il lavoro di scrittura di Maria Paola Masala si rivela determinante per dare a questo volume una dignità e un valore che a mio avviso potranno superare la prova del tempo. E forse proprio per questo le parole più belle, secondo me, sono le ultime, quelle che Maria Paola Masala ha dedicato a Paolo Piras un giornalista (ottimo, aggiungo io) della Rai. Anche perché forse rappresentano, se sostituiamo alla parola notizia la parola fotografia, il riassunto del libro: «Sporcarsi le mani con la materia di cui è fatta la notizia». Che non significa prevaricare, diventare protagonisti, ma partecipare, provare emozioni e trasmetterle.

(*) Ripreso da «Linguaggio macchina» (che è sempre linkato in questo blog e che vi consiglio) del 21 gennaio 2014. A proposito qui sotto c’è un’altra fotografia: non una foto di Daniela Zedda ma … Daniela Zedda in foto. (db)

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