Diego Fusaro e cazziolatori in genere

Il successo del dire nulla ma in quel modo pretenzioso (nè di destra nè di sinistra) che i talkshow amano: la 146a volta di «Ci manca(va) un Venerdì» del quasi instancabile Fabrizio “Astrofilosofo” Melodia

«Dio è morto nell’ordine della società di mercato. In essa, tutto diventa merce, tutto si converte in valore di scambio». Vuol dire? Assolutamente niente. È solo il testo di un tweet pubblicato, giorni fa, da Diego Fusaro: il sedicente filosofo attiene alla categoria dei mitomani che ce la fanno. A furia di supercazzole, si è assicurato la presenza fissa nei talkshow, poderosi servizi di costume nei quali racconta le sue rarissime performance sessuali, e un’attività pubblicistica di livello «che spazia dall’erotismo nella famiglia a poderosi saggi contro l’Euro, l’Europa e credo anche contro l’Eurospin» tuona sul quotidiano «La Repubblica» il giornalista Luca Bottura, al quale sono quagliati i gironi (educatamente parlando).

Fusaro è un filosofo che si dice di sinistra ma fa cose di destra e si accompagna con Forza Nuova, CasaPound, Lega Nord oppure prelati anti Concilio Vaticano II, quelli della Messa in latino e del “Dio, Patria e Famiglia”.

Nel mio post del venerdì precedente (dedicato allo sbroccamento in diretta tv di Massimo Cacciari) spiegavo che il filosofo dovrebbe essere una specie di Deus super partes: senza alcun padrone o magari ascetico come lo vorrebbe l’heideggeriano medio, orfano del linguaggio e fresco di linciaggio. Per heideggeriano medio cioè filosofo cazzaro intendo chi non si mescola con la realtà per paura di sporcarsi. E per chiarire ancora meglio: Martin Heidegger, noto nazista, aveva costruito la filosofia esistenzialista tedesca secondo il principio per cui, a causa dell’impossibilità del linguaggio di rispondere alla domanda fondamentale “Perché l’Essere e non il Nulla?”, la filosofia si arrendeva e si dedicava all’ascetismo. Una fuga di comodo.

Tornando a Fusaro e simili. In questo campo abbiamo grande incoerenza di fondo, un predicare bene razzolando assai male che apre agli strali di tutti, inclusi i tanti “nientologi” dei talkshow, l’un contro l’altro “armati” per dir nulla.

Ne avrebbero di che “sparare” scrittori come il poeta italiano Pietro Aretino, che canticchiava: «Chi non sa che la filosofia è simile a uno che favella sognando? Ella è una speculativa confusione che cinguetta in essempio e in oscurità, scrivacchiando in figure e in chimere, come le rivelazioni divine piovessero negli ingegni umani a vanvera». Il secondo “dardo” implacabile è scoccato nientemeno che dal poeta Giacomo Leopardi: «La filosofia non è altro che la scienza della viltà d’animo e di corpo, del badare a se stesso, procacciare i propri comodi in qualunque maniera, non curarsi degli altri, e burlarsi della virtù e di altre tali larve e immaginazione degli uomini. La natura è gagliarda magnanima focosa, inquieta come un ragazzaccio; ma la ragione è pigra come una tartaruga, e codarda come una lepre». Terzo strale arriva chiaro e diretto da Umberto Eco: «La filosofia è sempre una forma di alto dilettantismo, in cui qualcuno, per tanto che abbia letto, parla sempre di cose su cui non si è preparato abbastanza».

Vile, dilettante, cazziolatore di professione, venditore mancato è allora questo Diego Fusaro? Con tanti strali pare infilzato come un San Sebastiano postmoderno – se non addirittura splatterpunk – oppure come una delle farfalle della collezione di mio zio, entità dalla vita breve almeno quanto la sua pipì (la farfalla intendo, non mio zio).

In aiuto di Fusaro e altri come lui pare giungere l’umorista francese Jean Louis Auguste de Commerson: «La filosofia ha questo di buono, che serve a consolarci della sua inutilità».

Consoliamoci dell’inutile Fusaro? Ho paura invece che abbia ragione – per una volta – il giornalista Beppe Severgnini, in questa specie di guerra fra super cazzolari tuttologi: «I demagoghi seguono binari diversi, ma partono tutti dalla stessa stazione e vanno nella stessa direzione. Se l’elettorato chiede cose rischiose, gliele concedono. Se la maggioranza cede al rancore, non fanno nulla per impedirlo. Se la nazione diventa aggressiva, non cercano di calmarla, tendono ad assecondarla. I nuovi tribuni investono sulla paura. Se c’è, la sfruttano; se non c’è, la creano».

In conclusione per il cazziolatore Fusaro basta una frase lapidatia di Francesco Petrarca: «Povera e nuda, vai, Filosofia».

IN “BOTTEGA” cfr anche Cogito Ergo Tube: teoria gender, family day e gli sproloqui di Diego Fusaro e Il “giovane” Fusaro e il “vecchio” antifascismo: una discussione

 

L'astrofilosofo
Fabrizio Melodia,
Laureato in filosofia a Cà Foscari con una tesi di laurea su Star Trek, si dice che abbia perso qualche rotella nel teletrasporto ma non si ricorda in quale. Scrive poesie, racconti, articoli e chi più ne ha più ne metta. Ha il cervello bacato del Dottor Who e la saggezza filosofica di Spock. E' il solo, unico, brevettato, Astrofilosofo di quartiere periferico extragalattico, per gli amici... Fabry.

4 commenti

  • Purtroppo, non è l’unico ad aver subito la fascinazione del comunitarismo. Abbiamo perso compagni di indubbio valore: da Costanzo Preve a Joe Fallisi… Pur di dare una spallata alla situazione, ipotizzare alleanze, peraltro inopportune e di cattivo gusto, con la Destra e frequentarne luoghi e conferenze? Ma nemmeno per idea!
    Un aneddoto di carattere personale. Quando ero su Facebook e su Twitter, il Fusaro mi ha subito ostracizzato. Come fece la Loredana Lipperini, una delle glorie della cultura italiana.
    Per me è un vanto e, se vogliamo, una nota di merito… Yippie!

  • domenico stimolo

    Da ex metalmeccanico, abituato al lavoro – quello duro – ex attivista sindacale – impegnato per diversi decenni -, aggiungo: Embè!
    Sarebbe più utile, almeno in questo luogo, scrivere sulla vita quotidiana dei tanti che duramente tirano a campare.
    Le “ canzonette” lasciamole fuori.

    • Invece, è bene che se ne parli. Questi personaggi aggiungono confusione a confusione e fanno più danno che altro. La lotta va condotta a vari livelli, non solo quello di fabbrica.

  • Fabrizio Melodia

    Caro Sergio, purtroppo quello che dici è tristemente vero.
    Ci si dimentica troppo spesso come le politiche neoliberiste e neofasciste degli ultimi 30 anni hanno radicalmente trasformato il mondo del lavoro a vantaggio dei Padroni, che ora più che mai sono diventati indistinti e impalbabili, tranne quando devono affamare e schiavizzare la gente.
    Pensa solo a quanti fanno la fila agli ipermercati dell’elettronica per acquistare l’ultimo cellulare da 1000 euro, gli auricolari d’ultimo grido, e a tavola mangiano pasta da 30 centesimi al chilo.
    Esperienza personale, purtroppo.
    Ci si dimentica troppo spesso che Luciano Benetton ebbe la geniale intuizione di spaccare la lotta di fabbrica miniaturizzando il processo di produzione. Spaccata la forza operaia, fu un gioco da ragazzi distruggere i diritti. Per di più con il beneplacito di troppi operai, basta pensare al noto referendum sull’abolizione della scala mobile, che negli anni ha impoverito il potere di acquisto del ceto medio basso di oltre il 40 per cento.
    Bisogna ristabilire una lotta nelle nuove condizioni ed essere realmente alternativi al neoliberismo cazzolaro. E l’unica alternativa è un comunismo di nuova forma assai militante…

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