Due lettere a Bianca Berlinguer…

e una lettera a Peter Gomez su come a «Linea notte» (Raitre) si  “informa” su Palestina-Israele

PRIMA LETTERA (di Gianni Lixi)

cara Bianca Berlinguer,

lei ha appena chiuso «Linea notte» con la frase in comune con la Moretti (parlamentare Pd): «speriamo che si riesca a convincere le parti dell’’esigenza che tutti riconoscano 2 stati». Senza saperlo si è automaticamente schierata con Israele. Non perché Israele voglia i due Stati ma perché Israele sa che non sarà mai possibile avere 2 stati. Qual è il motivo? E’ molto semplice e mi cadono le braccia quando capisco dai servizi della Cuffaro o dalle conduzioni di Mannoni che nessun giornalista della sua redazione sappia il motivo.

Il motivo è che Israele lavora da decenni per non permettere che la Palestina sia uno Stato. E ha lavorato talmente bene che ci è riuscita.

Il Muro. Come è nato, per che cosa serve il Muro. Già 50 anni fa si era iniziato a progettare il muro per cercare di isolare il più possibile aree della Palestina dalle risorse produttive (ci sono documenti su questo e per una giornalista non dovrebbe essere difficile entrarne in possesso). Si cercava cioè di soffocare l’’economia sopratutto agricola togliendo ai contadini la possibilità di andare a lavorare i propri campi (principalmente oliveti ed agrumeti) perché il muro divideva il paese abitato dalla zona di coltivazione. Si sono deviati corsi d’’acqua che non hanno permesso più di irrigare gli aranceti. Poi con Sharon si è colta l’’opportunità, a causa di attentati, di fare passare il muro come il Muro della sicurezza. Se lei va a vedere il muro costruito e il muro da costruire (è facile soprattutto per un giornalista, vada nei siti israeliani se non si fida di quelli palestinesi) vedrà che il Muro passa in zone strategicamente sensibili per danneggiare l’’economia palestinese. Fra l’’altro passando attraverso territori che, non i palestinesi, ma la comunità internazionale ha detto che essere dei palestinesi. Quindi il Muro, alzato dagli israeliani è il primo ostacolo alla creazione dei 2 Stati.

Ma l’’ostacolo più grosso sono le colonie. Vada a vedersi una mappa (anche qui scelga quello che vuole: c’’è un sito israeliano che riporta in maniera aggiornata ogni settimana i nuovi insediamenti ebraici) e guardi come sono disposte. Dopo che l’’ha fatto mi dica come è possibile evacuare tutti quegli ebrei, che non sono gli ebrei che erano a Gaza ma molti e molti di più e per la maggior parte ebrei dell’’ultra destra, da tutta quella terra palestinese occupata. Lei sa o dovrebbe saper che c’è un’’agenzia statale che si occupa di andare in giro per il mondo a cercare ebrei (non importa di che generazione) ai quali viene promesso un lavoro e una casa. Lei sa o dovrebbe sapere che gli insediamenti colonici diventano paradossalmente più numerosi durante i trattati di pace. Durante la farsa dei trattati di Camp David con Clinton gli insediamenti ebraici sono cresciuti a dismisura. Ma il massimo sviluppo degli insediamenti si è avuto durante i trattati di pace con Sharon (anche qui non mi sto inventando nulla, vada a vedere le zone colorate degli insediamenti riportate in molte mappe e le date delle trattative di pace). Le trattative di pace sono una strategia di conquista da parte di Israele.

I Check Point. Cosa ci fanno cinqucento Check Point in territorio palestinese come la West Bank, poco più di un fazzoletto di terra? Per la sicurezza dei coloni israeliani che hanno messo su casa in territorio palestinese. Cosa fanno questi Check point? Impediscono ai lavoratori palestinesi di andare a lavorare i propri campi, impediscono a una donna di andare a partorire, a un ammalato di andare in ospedale a meno di ore di attesa, impedisce a un familiare di visitare un altro familiare in un paese accanto. In una parola tolgono la dignità alla persona. Ricordo i servizi strappa lacrime per la morte di Nelson Mandela, anche del suo giornale, dove tutti i grandi della terra si sperticavano le mani applaudendo il feretro di colui che aveva lottato e vinto contro l’’apartheid. Ma quell’’uomo qualche anno prima aveva pronunciato una frase molto dolorosa: “il mio cuore non sarà mai in pace sino a quando la Palestina non sarà liberata dall’’apartheid”. Che ipocrisia, che ignobile grande ipocrisia tutto quel batter di mani.

Ora c’e ne sarebbe già abbastanza per capire perché Israele (e lei e molti come lei che si fanno informare dalla propaganda israelo-americana) ritiene strategicamente produttivo che tutti credano che Israele sia d’’accordo con la teoria dei 2 Stati. Semplicemente ha costruito un’a geografia dove ora è impossibile avere 2 Stati. E piano piano sta isolando sempre più aree della Palestina (che per abitanti ha il maggior numero di profughi del pianeta) per raggiungere l’’obbiettivo sionista di un unico Stato ebraico.

C’e ne sarebbe già abbastanza è vero, ma dopo gli ultimi servizi che ho visto da Israele sul Tg-3 mi convinco che forse non è ancora abbastanza. Maria Cuffaro ha un’occasione storica: intervista il presidente israeliano Shimon Peres. Comincio dall’’ultima domanda che ha fatto e poi arrivo alla prima. Per ultimo fa una domanda sui territori occupati e Peres risponde: ma vede quello che hanno fatto a Gaza quando abbiamo deciso di liberare i territori occupati? Stanno morendo (o qualcosa del genere), si ammazzano fra di loro. Avete visto cosa sta facendo Hamas?

Primo: la decisione di andare via è stata una decisione militare. I militari hanno forzato il governo ad abbandonare le postazioni ed evacuare forzatamente coloni esagitati perché era troppo costoso. Immaginate come può esser possibile evacuarne molti ma molti di più e quasi tutti oltranzisti fascisti dell’’ultradestra ostili al governo come sono i coloni presenti nella West Bank (Gerusalemme compresa, perché molti non lo ricordano, ma Gerusalemme è palestinese). Molto meglio chiudere i confini e lasciarli in un prigione a cielo aperto, prima o poi si stufano e se ne vanno.

Secondo: cosa c’entra Hamas con i morti della Mavi Marmara che portavano aiuti umanitari o le navi della Freedom Flotilla che portavano principalmente derrate alimentari e medicine e che gli israeliani non hanno fatto avvicinare a Gaza? La strategia è quello dello sfinimento di una popolazione. Un documento Onu redatto da un medico svedese (sono tutte notizie che ho preso in rete, quest’’ultima inserita in un’ articolo di Noam Chomsky facilmente reperibile) riferisce che il 78% dei bambini di Gaza soffre di anemia, la malnutrizione interessa il 34% della popolazione infantile. Secondo una stima nella sola Gaza muoiono circa 2 bambini alla settimana (senza bisogno di razzi). Cosa c’’entra la pur criticabile Hamas con la chiusura della frontiera al passaggio di derrate alimentari e di medicine? Come mai entrano con facilità i razzi o il materiale per costruirli? La risposta è molto semplice: Israele ha bisogno di Hamas per legittimare le sue violazioni costanti delle leggi internazionali (nessun Paese democratico con cui Israele si paragona viola con reiterazioni impunite le leggi internazionali come fa Israele). Qualche anno fa Luca Caracciolo – direttore di «Limes» e studioso di affari internazionali che lei conosce molto bene per averlo invitato più volte e non noto per una spiccata simpatia palestinese, diciamo che cerca di avere una posizione un po’’ “terzista“ (posizione che per me giornalisticamente non può esistere) – diceva che Israele ha il migliore dei nemici possibili (Hamas) e mai ci rinuncerà. Ieri un suo collega, Michele Giorgio ha fatto un reportage per «il manifesto» dal nord di Gaza. Era in una zona altamente a rischio per la vicinanza di basi da dove partono i razzi di Hamas (quindi dovrebbe essere bersaglio degli israeliani). Un portavoce dell’’esercito israeliano riferisce di un violento scontro con miliziani di Hamas nella spiaggia di Sudanya che si sarebbe concluso con la distruzione di razzi di Hamas. Durante la perlustrazione però non trova tracce dell’’arsenale distrutto. Domanda facile facile. Quanto ci mette la IV potenza militare mondiale a fare fuori tutti i razzi di Hamas? (ricordiamo che più di mille razzi hanno provocato un solo morto, scusate il macabro e poco elegante calcolo). Altra domanda facile facile: perché non lo fa?

Ora veniamo alla prima domanda della Cuffaro: presidente che cosa auspica? Io auspico il cessate il fuoco, risponde Peres, spero vivamente che si riesca a fermare le armi. “Cessate il fuoco” sembra la parola d’’ordine di tutti. Lo vuole Peres, lo vuole il papa, lo vogliono tutti i media che si accontentano di analisi superficiali che ammazzano la verità. Il “cessate il fuoco” in questo momento lo vuole soprattutto Israele perché sa che tanto non lo mantiene e può continuare la politica di aggressione facendo scomparire di nuovo dalle prime pagine la sua immagine di cane rabbioso con i palestinesi. Vi dò un altro dato che per voi giornalisti non dovrebbe essere difficile verificare. L’Ocha ’(Office for the coordination of Humanitarian Affair) delle Nazioni Unite ha fatto il calcolo delle violazioni del cessate il fuoco israeliane e palestinesi dopo l’’ultima operazione israeliana “«Pillar of Defence»” del 2012. Il rapporto copre circa 3 mesi, da novembre 2012 a febbraio 2013. Ci sono stati 4 palestinesi uccisi e 91 feriti dall’’esercito israeliano; 63 sparatorie dell’’esercito israeliano; 13 incursioni con carri armati o artiglieria pesante dell’’esercito israeliano; 30 attacchi israeliani a pescatori palestinesi; 2 colpi di mortaio palestinese e neanche un razzo. Nello stesso periodo nella West Bank sono stati uccisi dall’’esercito israeliano o dai coloni 6 palestinesi e ne sono stati feriti 618. Capite a chi conviene il “cessate il fuoco”? A coloro i quali sanno che con il “cessate il fuoco” possono continuare la loro politica di aggressione e di sfinimento verso un popolo che se non fossero stati palestinesi sarebbe già liquefatto dalle angherie e soprusi che sono costretti a vivere. Noi sardi abbandoniamo la Sardegna per molto meno!

Sono molti i tweett della popolazione di Gaza che hanno come tema dominante “«non lasciate che il nostro sangue scorra invano”». Molti palestinesi che usano Twitter (visitare il sito EI, electronic intifada, che raccomando proprio) esprimono il concetto che ritornare allo “status quo” è inaccettabile, che porterà ancora a una morte lenta con la scomparsa di Gaza dalla vista e dal pensiero di tutti.

No Bianca, 2 Stati non saranno mai possibili: Israele l’’ha già scritta quella storia. L’ ’unica soluzione sarà – non ora e purtroppo dopo ancora molto sangue (dipende anche dalla voglia di informare coscienziosamente che voi giornalisti avete) – un unico Stato con uguali diritti e doveri per tutti e non potrà essere uno Stato confessionale com’’è ovvio. Provi a chiedere a un palestinese non di Hamas che cosa vorrebbe: la maggior parte le risponderà uno Stato con diritti e doveri uguali per tutti, in una parola uno Stato senza l’’apartheid. Sono gli israeliani che uno Stato così non lo vogliono!

E gli Stati Uniti in tutto questo? Io dico che sono perfino imbarazzanti per come si muovono con le mani legate. E’ imbarazzante vedere prima Clinton e poi quel genio di Bush e ora lo stesso Obama, che fanno trattative di pace senza poter imporre niente a Israele. Chiedono concessioni ai palestinesi e nel mentre gli israeliani continuano imperterriti l’’occupazione del suolo palestinese. Oh sì, gli americani sgridano gli israeliani ma non fanno, non possono fare niente per impedire le occupazioni. Qual è il motivo? Anche questo non dovrebbe essere difficile per un giornalista scoprirlo. La verità è che ci sono distinti, molto distinti signori statunitensi ebrei votati alla causa sionista che sborsano milioni e milioni di dollari per le elezioni presidenziali negli Usa. Non importa per chi, repubblicani o democratici, basta che poi si possa alitare sul loro collo (fuor di metafora: prenderli per i coglioni) e farli lavorare secondo gli interessi di Israele (finti trattati di pace compresi). Uno fra i tanti è il signor Paul Elliot Singer, presidente della Elliot Foundation. Questo distinto loschissimo figuro è un multimiliardario americano ebreo che fa i soldi comprando i debiti dei Paesi che fanno default (ha iniziato con il Perù) strozzinando la povera gente. A ogni elezione dà valanghe di dollari ai candidati alla presidenza.

Se non si incomincia da qui, gli israeliani possono continuare per anni a venire a raccontarci la favola della terra promessa per il popolo eletto senza che nessuno faccia niente!

Concludo dicendo che ci sono sicuramente torti da entrambe le parti ma prima di tutto bisogna sempre riconoscere chi è l’’aggressore e chi è l’’aggredito. Non puoi fare gli interessi dell’’aggredito se non sai chi è l’’aggressore!

La saluto cordialmente, Gianni Lixi – Associazione Sardegna Palestina- Cagliari.

(le chiedo per cortesia se può inoltrare la mail a Maria Cuffaro e a Maurizio Mannoni perché non mi pare che mettiate le mail dei giornalisti sul sito. Io nell’’ambulatorio della Asl per cui lavoro sono raggiungibile oltre che per telefono anche tramite mail da tutti i pazienti che visito).

SECONDA LETTERA (di Mariella Setzu)

Vorrei anch’io fare delle osservazioni sulla frase di Bianca Berlinguer in chiusura di Linea notte : «speriamo che si riesca a convincere le parti dell’esigenza che tutti riconoscano due Stati». Si tratta della stessa espressione che ipocritamente Israele sta portando avanti con frasi come quella della ministra della giustizia Tzipi Livni, già falco dell’operazione Piombo Fuso quando dice «vorremmo raggiungere la pace con quei palestinesi che rappresentano l’idea di “due Stati per due popoli”, ma non possiamo accettare una situazione in cui i cittadini israeliani siano colpiti da organizzazioni terroristiche».

La frase è un condensato di falsità. Infatti lo Stato d’Israele è quotidianamente e programmaticamente impegnato (seppure in modo non chiaramente dichiarato) a cancellare la speranza che i palestinesi possano avere un loro Stato in cui essere finalmente al sicuro da massacri, detenzione di massa e furto di risorse.

Sono da poco tornata da un viaggio in Palestina, Cisgiordania, avvenuto lo scorso aprile e ho potuto constatare direttamente il regime militare di segregazione e continua minaccia a cui è sottoposto il popolo palestinese. La Cisgiordania – che è solo una parte della Palestina che l’Onu aveva assegnato allo Stato palestinese – è dal ’67 in mano ad Israele, che si è impossessato, con pieno controllo militare, anche della valle del Giordano e di altri territori chiamandoli zona C e B dagli accordi di Oslo, che comunque prevedevano che queste zone tornassero al completo controllo palestinese entro il 1999. Ma così non è stato.

Infatti, malgrado qualche politico come la Livni utilizzi l’espressione «Due popoli e due Stati», Israele sta sempre più strangolando i centri abitati dei palestinesi e rendendo loro la vita impossibile con il Muro (decretato illegale dal tribunale internazionale dell’Aja), gli insediamenti, il taglio dell’acqua, l’abbattimento delle abitazioni, la confisca di terreni coltivati, di pascoli, la chiusura di strade, gli arresti di massa anche senza alcun capo d’imputazione e senza un preciso termine della detenzione. Frequentissimo anche l’arresto di minori, con pratica di tortura, grazie alla legge militare che vige in Cisgiordania, terra dove dovrebbe essere riconosciuto appunto lo Stato palestinese e dove in realtà si pratica una sporca pulizia etnica volta a cacciare i palestinesi dalla terra e ad affossare la loro economia: particolarmente evidente nella valle del Giordano, dove la popolazione si è ridotta dai 300.00 del ’67 agli attuali 57.000, mentre la popolazione israeliana dei sempre più fitti insediamenti cresce a ritmo elevato.

Ogni incidente è buono per attaccare i palestinesi con forme di rappresaglia di massa che sono micce incendiarie a cui inevitabilmente Israele fa seguire stragi e distruzioni in larga scala. Come può essere lontanamente accettabile la situazione di un popolo tenuto chiuso dentro la striscia di Gaza, in una forma di prolungata detenzione collettiva, di indigenza materiale e di ricatto ? Un intero popolo condannato alla morte per inedia e sottoposto a continue e ben documentate forme di aggressione militare.

Non è già questa una guerra continua e quotidiana che Israele fa calare su un popolo che avrebbe tutto il diritto di cercare di difendersi (come riconosciuto anche dall’Onu)? Perché voi giornalisti non dite le cose che sono sotto gli occhi di tutti e continuate a dar voce solo ai politici in vista dello Stato d’Israele ?

Mariella Setzu, Cagliari (mariella.set@tiscali.it)

QUESTA E’ UNA LETTERA CHE GIANNI LIX HA INDIRIZZATO A PETER GOMEZ (firma di punta de “IL FATTO QUOTIDIANO”)

Caro Peter Gomez,

quasi non riuscivo a credere alle mie orecchie quando ho sentito le parole dette da lei a Linea notte che metto tra virgolette perché trascritte  pari pari dal riascolto della trasmissione: “Israele è l’unico paese democratico dell’area e per questo merita rispetto, ma la reazione di questi giorni al terrorismo di Hamas è assolutamente sproporzionata ed incivile”.  Una scheda, una penna, un voto, una maggioranza. Questo è il concetto di democrazia per il direttore di un importante e seguito giornale italiano. Non importa se quella maggioranza occupa terre non sue in spregio a numerose risoluzioni internazionali, distrugge l’economia di un popolo e lo affama, costringendo milioni di persone ad abbandonare la propria terra tanto che è  il popolo che per numero di abitanti ha il maggior numero di profughi del pianeta.  Vada a cercarsi le mappe con il numero dei palestinesi presenti in moltissimi Paesi del mondo. Vada a vedere come vivono in Libano, Siria, Giordania , grazie alla democrazia che merita rispetto israeliana.

E mi scusi un’altra cosa, cosa sarebbe più civile per lei come reazione, magari 5 incursioni aeree al giorno invece che dieci? No? Sono troppe? Facciamo 2? Va meglio? sono più civili? E parlando di proporzioni quanti bambini sarebbe “proporzionato” ammazzare? 10 ? Sono troppi? Facciamo 2? Be, allora questo lo fanno già senza  i razzi.  Ogni settimana a Gaza muoiono 2 bambini per anemia o malnutrizione. Le allego di seguito una lettera che ho inviato 2 gg fa a Bianca Berlinguer. Perda per cortesia qualche minuto per leggerla. Potrà non essere d’accordo su tutto ma ci sono sicuramente notizie che le farà piacere conoscere.

La saluto cordialmente, Gianni Lixi.

 

 

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

Un commento

  • Anch’io come Gianni Lixi sono rimasta di stucco a sentire l’opinione di Peter Gomez sullo stato d’Israele, e ho scritto questa mail alla rubrica delle lettere del Fatto Quotidiano.
    ***
    L’altra volta a Linea Notte credevo di non aver capito bene, e invece mi hanno confermato che avevo capito benissimo, Peter Gomez ha detto che “Israele è l’unico paese democratico dell’area e per questo merita rispetto, ma la reazione di questi giorni al terrorismo di Hamas è assolutamente sproporzionata ed incivile”. Come fa Israele ad essere “paese democratico” mentre è quotidianamente impegnato a segregare 1.700.000 palestinesi dentro la Striscia di Gaza, impedire che arrivino aiuti umanitari (anche quelli portati da delegazioni internazionali), minacciare e aggredire militarmente gli abitanti da Gaza (come documentato minuziosamente dall’Agenzia dell’ONU per gli affari umanitari, UN OCHA), occupare la Cisgiordania, dove in buona parte doveva sorgere lo stato palestinese, con l’esercito e con le colonie israeliane, costruire il Muro che non serve per la sicurezza ma per annettere terre e per isolare sempre più le comunità palestinesi (ed è stato decretato illegale dal tribunale internazionale dell’Aja), attuare la detenzione di massa dei palestinesi (attualmente i prigionieri politici sono saliti a 7.000, prima dell’attacco in corso erano oltre 5.000). Come potrebbe un paese democratico scatenare nella Striscia di Gaza una furia militare che sta provocando una scia di sangue raccapricciante soprattutto nella popolazione civile ? E ancora, è democrazia mirare alle scuole, agli ospedali, alle infrastrutture essenziali della martoriata e affamata Striscia di Gaza ?
    Leggo e apprezzo il Fatto Quotidiano per l’informazione che compie distinguendosi rispetto a quasi tutti gli altri quotidiani, ma mi getta nello sconforto questa uscita da parte di un giornalista come Peter Gomez, che ha tra l’altro lanciato l’appello (che ho sottoscritto) per difendere la Costituzione e la democrazia in Italia contro il patto Renzusconi.
    Stato democratico non è quello che rispetta i diritti umani, oltre a separare i poteri e inserire gli opportuni contrappesi istituzionali per impedire le degenerazioni autoritarie ? Dunque come può Israele essere definito “stato democratico “ ?

    Mariella Setzu, Cagliari

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