E se gli alieni bramissero, pigolassero, squittissero, garrissero?

Fabrizio Melodia – noto astrofilosofo – nella puntata 186 di «Ci manca(va) un Venerdì» vi stupirà senza neanche un effetto speciale

«La comunicazione è l’aspetto centrale del problema. Gli animali che hanno vita relazionale non possono non comunicare: è una questione di sopravvivenza. Anche i batteri lo fanno. Tutte le società più o meno evolute si fondano sulla comunicazione e l’uomo ha creato il linguaggio, unica specie ad averlo fatto. Difficile dire se saremo mai in grado di rapportarci ad altre forme di vita aliena, anche perché non è scontato che loro abbiano le nostre stesse modalità: potrebbero trasmettere dati e informazioni usando una diversa grammatica. La faccenda, come capirete, è molto affascinante. Purtroppo, l’estrema lontananza tra i vari mondi può diventare un ostacolo insormontabile: confidiamo comunque nella tecnologia per superarlo. La nostra, o forse la loro». Così il professor Arik Kershenbaum, parlando del suo libro «Guida galattica per naturalisti» -tradotto da Il Saggiatore) con titolo omaggio a Douglas Adams e alla sua memorabile “Guida galattica per autostoppisti”.
Problema importantissimo quello evidenziato da Kesherbaum – e in “bottega” ne ho scritto più volte – ed espresso in maniera assai chiara.
Per quanto gli alieni siano diversi nelle forme, il comportamento ci accomuna: infatti tutte le forme di vita si muovono … almeno per non diventare il piatto del giorno di qualcunaltro. Una famosa questione che si chiama sopravvivenza. Ogni forma vivente si unisce alle altre della propria specie proprio per evitare la fine da parte di altre.
Codesta organizzazione ha nome linguaggio, una necessità naturale per ogni forma di vita. L’essere umano pare l’unica ad averne creato uno basato su grammatica sintassi e scrittura, ma non dimentichiamo il linguaggio musicale e quello visivo.
In effetti il nostro linguaggio forse può essere veicolato anche in altri modi, basta mettersi a guardare le le api. O i delfini, per citare due specie fra le più interessanti dal punto di vista comunicativo.
Da tempo gli scienziati sembrano aprirsi ai territori esplorati dalla fantascienza, infatti afferma Kesherbaum: «Non avevamo gli strumenti adatti […] Ci si è limitati a domande di tipo filosofico, invece la fantascienza ha cercato risposte: quasi sempre sbagliate dal punto di vista scientifico, però le ha cercate. Ma ora siamo a un livello superiore, dove scienza e tecnologia possono formulare ipotesi nuove. Per esempio, si è pensato che nel gas fossile delle nubi di Venere possa esistere la vita, e in qualche modo si andrà a cercarla lassù. Sul confine tra scienza e fantascienza, ormai più la prima della seconda, si ipotizza che possa esserci vita su due lune di Saturno dai nomi assai suggestivi: Encelado e Titano. Non poi così lontano da casa nostra, no? Encelado ha un oceano salato racchiuso da trenta chilometri di ghiaccio […] Invece Titano ha mari sotterranei. Esiste una seria possibilità che ci sia vita nell’una come nell’altra luna, infatti sono state considerate missioni spaziali per appurarlo. Per la verità, non sappiamo neppure come si sia formata la vita sul nostro pianeta, e quale sia stato l’evento scatenante. Ma se questo evento non era così improbabile, e al proposito viene in soccorso la matematica, le possibilità che sia accaduto anche altrove si ampliano. Qualcosa in più di un’opzione».
Speculazione filosofica munita di strumenti come il metodo scientifico? Vorrei sottolineare come anche gli scienziati dovrebbero aver rispetto di quelle forme diverse di scienza che sono la filosofia e la fantascienza, che in realtà – ai più alti livelli – potrebbero considerarsi due facce della stessa medaglia. La prima opera nella ricerca della verità con metodi diversi, tra cui quello scientifico, arriva dal Galileo filosofo della natura. Mentre la migliore fantascienza si è espressa con diversi strumenti: cannocchiali aristotelici, rasoi di Occam, macroscopi, falsificazione popperiana… Territori inesplorati dove la scienza non riusciva ad arrivare.
Si potrebbe pensare a un percorso unitario e insieme, dove le “tre sorelle” (scienza filosofia e fantascienza) possano arrivare su altri pianeti ben preparate all’incontro con forme di vita aliena? Senza litigarsi paternità e primogeniture, unite nell’unico obiettivo del raggiungimento del non nascondimento?
Che poi gli alieni potrebbero anche rivelarsi non troppo diversi da noi, come ipotizza in modo (forse troppo filosofico) proprio il professor Kesherbaum. A tale proposito è utile ricordare quanto diceva il filosofo Ludwig Wittgenstein, a proposito del linguaggio: «I limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo».Ovvero ciò che esprimo con il mio linguaggio è la gabbia che sperimento quando arrivo a toccare il muro del mio dire.
Così è per tutti gli esseri viventi dell’ universo? Tutti i linguaggi – che siano filosofia, scienza o fantascienza, musica o cinema – diventano isole solitarie perdute nel labirinto della frustrazione per non poter esprimere la complessità dell’universo?
Unico modo per uscire dall’isolamento, dal confine stretto e imprigionante del linguaggio è migliorare, aumentare, rafforzare le strutture comunicative insieme agli altri. Quindi la sola via della comprensione reciproca, anche fra entità aliene, è andare insieme oltre il linguaggio di partenza.
Lungo questa strada ci può venire in aiuto (qualcuno malignerebbe così: la solita inconcludente conclusione sconclusionata di Melodia) un vecchio saggio di nome Jorge Luis Borges: «Nei linguaggi umani non c’è proposizione che non implichi l’universo intero». 

Nell’immagine un tipico incontro con alieni mostruosi tratto dalla graphic novel «The Thing» pubblicata dalla Dark Horse e ispirata al film di John Carpenter «La Cosa»: un esempio di incontro distruttivo fra due specie assai diverse nelle forme ma simili nel modo di comportarsi.

 

L'astrofilosofo
Fabrizio Melodia,
Laureato in filosofia a Cà Foscari con una tesi di laurea su Star Trek, si dice che abbia perso qualche rotella nel teletrasporto ma non si ricorda in quale. Scrive poesie, racconti, articoli e chi più ne ha più ne metta. Ha il cervello bacato del Dottor Who e la saggezza filosofica di Spock. E' il solo, unico, brevettato, Astrofilosofo di quartiere periferico extragalattico, per gli amici... Fabry.

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