E’ solo la fine del mondo – Xavier Dolan

 (visto da Francesco Masala)

i film di Xavier Dolan sono grandissimi, ormai lui è uno dei grandi del cinema.
i suoi film non ti lasciano mai indifferente, inizi a guardare e sei parte della storia, un osservatore che gioisce (alcune volte) o soffre (quasi sempre) con i suoi personaggi.
guardando il film mi è venuto in mente un libro di David Cooper del 1972, intitolato La morte della famiglia.
le famiglie di Dolan (e non solo), anche in questo film, sono campi di battaglia, dove i deboli devono cedere o fuggire, vivi o morti.
gli attori sono tutti straordinari, quella merda del fratello, quell’infelice della cognata, quella fuori di testa della madre, e Suzanne, la sorella che ha sempre avuto bisogno di Louis.
qualcuno di loro l’abbiamo incontrato tutti nella vita, e questo ci coinvolge oltre il dovuto, oltre il politically correct, e ci coinvolge senza trucchi, né ricatti.
tutti i film di Dolan oscillano fra il bellissimo e il capolavoro, e questo non fa eccezione.
i silenzi di Louis sono (stati) anche i nostri, certe volte, e lo sentiamo come un fratello.
è in poche sale, naturalmente, ma cercatelo, non ve ne pentirete, sono sicuro.

https://markx7.blogspot.it/2016/12/e-solo-la-fine-del-mondo-xavier-dolan.html

Francesco Masala
una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime. Mi racconti questa teoria, disse Pereira. Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere 'uno' che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un'illusione, peraltro ingenua, di un'unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

2 commenti

  • Daniele Barbieri

    Ho visto ieri il film: concordo al 99,99 per cento con Francesco. A lui è tornato in mente il libro di Cooper, a me un manifesto-slogan famoso negli anni 60-70: «la famiglia è ariosa… come una camera a gas». Film doloroso ma necessario come certi libri che devono essere letti… PER NON RIMUOVERE. In qualche modo, diretto o indiretto, conosco tutt* i mostri/non mostri del film: purtroppo ci assomigliano. In un simile “inferno” – così pacifico in apparenza – ci si salva solo scappando? O morendo?

  • Francesco Masala

    anche secondo me i protagonisti del film li conosciamo tutti, uno per uno, cambiano nomi, luoghi, facce, ma li/ci conosciamo bene.
    e forse è anche per questo che il film coinvolge così tanto.
    e alla domanda di Daniele ognuno può rispondersi come può, la risposta ognuno l’ha conosciuta o la conoscerà.

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