Ecco il nuovo presidente Usa

I commenti a caldo di Arianna Ballotta e di Alfonso Navarra con un fotomontaggio più una vignetta – definirla provocatoria è poco – di Vincenzo Apicella

trump 

IL COMMENTO DI ARIANNA BALLOTTA

La Borsa è in fermento e i mercati dimostrano forte preoccupazione. Il peggio è accaduto: Trump è davvero il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America.

Se tutto ciò che il presidente col parrucchino color arancio (il sociopatico Trump, lasciatemelo dire) ha detto prima e durante tutti questi mesi di campagna elettorale diventerà realtà, c’è di che preoccuparsi… Le sue posizioni decisamente conservatrici su temi etici come diritto al possesso di armi (e “sicurezza”), aborto, matrimoni gay, su immigrazione e assistenza sanitaria (abolizione dell’Obamacare), sui diritti civili e sulle politiche di genere, sui diritti umani, sulla pena capitale, oltre alla sua dichiarata ostilità nei confronti di necessarie politiche ambientali (è sua ferma intenzione frenare il settore delle energie pulite come solare ed eolico) non mi faranno dormire tranquilla nelle notti a venire. E di certo non sarò la sola.

Non esaminerò quanto elencato sopra, richiederebbe troppo tempo. Mi limiterò, comunque in breve, ad affrontare due questioni che riassumono tristemente il senso delle politiche trumpiane: immigrazione e pena capitale.

Il tema dell’immigrazione (unito a quello della sanità) è stato il suo cavallo elettorale vincente, inutile negarlo. D’altro canto, il suo spirito razzista e xenofobo è sempre stato evidente, in ogni suo discorso (basti pensare alla costruzione del famoso muro al confine col Messico, muro che peraltro dovrebbe essere costruito, secondo Trump, a spese del Messico stesso, o al suo famoso slogan “deportiamoli tutti”). Quindi, cosa prevederebbe – uso ancora il condizionale, nella speranza che prevarranno ragione e buon senso – la riforma dell’immigrazione secondo il nuovo presidente? Ecco i punti salienti: oltre al famoso muro, si parla di eliminazione dello ius soli (ossia il diritto di cittadinanza per nascita), di deportazione in massa (nel giro di due anni, riducendo drasticamente il numero di coloro che potranno rientrare regolarmente) di cittadini irregolari (undocumented), molti dei quali si trovano nel Paese da decenni e con famiglie e vite stabili (la stragrande maggioranza è di origine latinoamericana), dell’ eliminazione dei finanziamenti per i minori “non accompagnati”, di un deciso no all’assistenza sanitaria per gli immigrati irregolari (quindi, anche per i minori), di collocazione dei soli statunitensi ai posti di comando.

Anche sulla pena di morte la posizione di Trump non lascia spazio all’ottimismo, proprio in un momento in cui, secondo attendibili sondaggi, la maggioranza degli statunitensi si dichiarava contraria alla pena di morte, preferendo a questa pena irreversibile l’ergastolo senza possibilità di rilascio sulla parola (non dimentichiamo che negli anni ’90 ben l’ottanta per cento degli americani era a favore della pena di morte) soprattutto a causa dei molti errori giudiziari e degli alti costi della pena capitale. Io non sono mai stata a favore dell’inesorabilità del carcere a vita (“fine pena mai”) ma ho sempre pensato che questa alternativa potesse rappresentare un passo in avanti verso l’abolizione della pena capitale e verso una società più civile. Ora, pur tenendo in considerazione il fatto che la pena di morte negli Stati Uniti d’America è largamente amministrata dai singoli Stati (dei circa 3000 condannati a morte negli Usa attualmente meno di 100 sono nel sistema federale) e che il presidente non ha potere legale per imporre una sentenza di morte, resta vero che Trump è noto per il suo incondizionato appoggio alla pena capitale, senza limiti e vincoli di alcun tipo («chi toglie una vita, deve aspettarsi altrettanto […] che gli venga tolta la sua. […] L’unica cosa che mi dispiace è che l’iniezione letale sia un modo troppo semplice di morire», fonte: The America We Deserve, by Donald Trump). Di conseguenza che messaggio lancia al suo Paese (il più potente) e al resto del mondo un presidente convinto, nonostante sia stato ampiamente dimostrato il contrario, che l’applicazione della pena di morte non solo sia giustificata, ma costituisca altresì un valido deterrente contro la criminalità («non credo affatto che l’esecuzione di criminali non abbia potere deterrente, […] e comunque chi viene giustiziato di certo non commetterà un altro crimine», fonte: The America We Deserve, by Donald Trump) ?

Tutto mi fa pensare che le conseguenze negative sarebbero (saranno?) moltissime, anche nello scenario internazionale, dunque anche in Europa: l’estrema destra e i vari gruppi razzisti e xenofobi attualmente esistenti (penso in particolare a Paesi come Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca, ma anche Francia, Germania e Austria) guadagneranno terreno, altri ne nasceranno e faranno proseliti. Questo sarà indiscutibilmente un enorme passo indietro per l’umanità intera.

Mi fermo, lasciando spazio a riflessioni, e dicendo forte «non nel mio nome»!

Un mondo dove non esiste solidarietà nei confronti dei più deboli, dove il rispetto nei confronti dei diritti umani e civili di ogni individuo viene messo in soffitta, dove la salvaguardia della natura non viene considerata una priorità (non capendo invece che tutelare e rispettare l’ambiente con tutto ciò che ne fa parte vuol dire investire nel nostro futuro) non è quello che mi auguro per le future generazioni.

Non lasciamo morire le nostre coscienze.

Arianna Ballotta è presidente della «Coalizione italiana contro la pena di morte»; cfr #0000ff;">www.coalit.org

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IL COMMENTO DI ALFONSO NAVARRA

Mi spiace per gli operai “bianchi” che si stanno affidando a un fan di Mussolini. Il protezionismo come ricetta, quando non si mette in discussione la struttura ingiusta dell’economia, senza la priorità di una redistribuzione del reddito che aumenti la domanda interna, porterà a una crisi economica mondiale. L’accordo sul clima di Parigi diventerà PURTROPPO carta straccia. La Nato avrà problemi ma perché si vuole “garantire sicurezza” esclusivamente a chi paga di più in bilanci militari. Nell’immediato Putin potrà essere contento ma la logica delle cose, alla lunga, porta allo scontro di chi si vanta di essere gallo nel pollaio ed è prigioniero di retoriche militariste e nazionaliste …

Quanto a Hillary Clinton, chi è causa del suo mal pianga sé stesso. Dicono che il suo errore sia stato essere contro e non per, “sparare su Trump per gli scandali sessuali” invece di sottolineare le sue proposte positive in favore dei settori popolari. Ma non aveva scelta: non aveva in sostanza nulla da dire in cui credesse sul serio tranne che puntare sulla difesa di uno status quo indifendibile. La Clinton – possiamo dirlo con il senno del poi? – era la peggior candidata che i democratici Usa avrebbero potuto scegliere: complice di Wall Street, incapace di parlare all’America ferita da speculazione, deindustrializzazione e delocalizzazione, quella che nonostante i “buoni risultati” dell’economia americana si trova sempre più impoverita (chiaro che sarebbe stato meglio Sanders al suo posto). Le élites anche in Europa dovranno pur fare una riflessione su queste economie che vedono il Pil crescere, i bilanci pubblici andare in pareggio, ma in cui la gente si trova sempre più indebitata quando non precarizzata e disoccupata.

Questo non giustifica però la protesta “di pancia” che si lascia attrarre dal primo demagogo televisivo che promette miracoli economici sulla base di sue presunte abilità «genetiche» nel condurre il business e rimesta nel torbido della guerra tra poveri individuando gli immigrati come capro espiatorio.

Personalmente sono molto preoccupato per la pace nel mondo. Comunque bisogna lavorare sulla novità geopolitica positiva: la rivolta degli Stati non nucleari, con il varo del Trattato di interdizione delle armi atomiche, è erede del “movimento dei non allineati”. E’ la tendenza verso una democrazia internazionale, cioè un mondo in cui la forza del diritto prevale sul diritto della forza: l’obiettivo della nonviolenza pragmatica ed efficace.

Redazione
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2 commenti

  • Michele Licheri

    Non dimenticare la tesi “dell’eterno ritorno dell’uguale” che potremmo anche derturnare o più semplicemente rileggere in chiave storica: chi portò il fascismo e il nazismo al potere? Le masse immiserite; chi fu il capro espiatorio? la lobby pluto-giudaica; più semplicemente gli ebrei, gli zingari, i gay, i comunisti etc. Non sono forse, oggi, i latinos e i senza terra di ogni dove ad essere additati al pubblico ludibrio? Morale: i poveri vanno ascoltati e istruiti; gli impoveriti vanno ascoltati, istruiti e anche bastonati: la classe media (classe operai compresa) mancando di punti di riferimento liberatori e di politiche economiche che favoriscano il futuro fa le scelte più reazionarie possibili. Non parliamo, infine, dei bottegai! Hanno mai dato l’assalto a qualsivoglia Bastiglia? E allora perché meravigliarsi di Trump, Salvini, Le Pen, Orban etc.?

  • Ciao a tutti,
    Mai come quest’anno ho guardato con distacco le elezioni del Presidente degli Stati Uniti, in quanto, secondo il mio modestissimo parere, ritenevo che nessuno dei due candidati potesse rappresentare la prima potenza mondiale. Due candidati mediocri, i quali si sono dibattuti su argomenti molto seri, senza portare però soluzioni coraggiose ed efficaci sia per gli Americani che per il mondo intero. Lo confesso parteggiavo un pò per la Clinton, ma quando leggi che la Sig.ra Clinton appoggia il “partial birth abortion“, cioè l’aborto al nono mese di gravidanza, e quindi il bambino viene ucciso dal chirurgo nel momento in cui lascia il grembo materno, a me personalmente mi si ghiaccia il sangue. Non voglio assolutamente giudicare le donne che hanno deciso di abortire, sono per la libera scelta, io personalmente non abortirei, ma uccidere un bambino appena nato, mi sembra un atto atroce ed incivile, non so come si possa lontanamente concepire una legge simile. Dovrei quindi tirare un sospiro di sollievo perché ha vinto Trump? Assolutamente no! Trump non solo è a favore della pena di morte (come la Clinton del resto) ma si augura che i condannati a morte vengano uccisi arrecando loro le peggiori sofferenze. Ecco di fronte a questi scenari perpetrati sia dalla Clinton che da Trump c’era davvero da augurarsi che entrambi perdessero le elezioni, come ho letto su un sito, non ricordo quale in questo momento, ma ormai Trump ha vinto, ha vinto democraticamente essendo stato votato dal popolo Americano, è quindi inutile piangersi addosso. Mi appoggio a tutte quelle persone che hanno a cuore temi sociali delicatissimi che meritano di essere trattati in maniera più profonda ed in piena coscienza, la mia speranza concreta quindi è tutta quella gente, come me, che scrive ai condannati a morte, ed ai carcerati, che li va a trovare perché meritano di essere ascoltati e compresi, dando loro quell’amore che magari non hanno ricevuto prima che commettessero crimini, o prendessero strade sbagliate, a tutte quelle donne che dopo l’aborto sprofondano nei sensi di colpa e non riescono più a vedere la luce in fondo al tunnel, noi ci siamo possiamo fare molto, più di quello che già facciamo, cambiamo il mondo al di là dei vari presidenti che ci governano, perché come canta Patti Smith the People Have the Power. E’ una sfida durissima tutta da vivere ma proprio per questo ancora più bella.
    Un abbraccio
    Chiara

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