El ciclo progresista en América Latina

Recensione al libro edito dall’agenzia di notizie Alainet – América latina en movimiento dove comunicatori sociali, giornalisti, economisti e intellettuali si interrogano sulle sfide più urgenti per le sinistre del continente latinoamericano e cercano di orientarsi in un momento in cui le forze progressiste sembrano aver perso il filo del discorso

di David Lifodi

Come mai i governi progressisti latinoamericani si sono arenati? Per quale motivo le destre hanno avuto il sopravvento? In che misura le sinistre sudamericane sono responsabili di questa involuzione? Quanto hanno inciso i colpi di stato di “nuovo tipo” e la strategia di destabilizzazione promossa dalle destre con il sostegno interessato degli Stati uniti?

A tutte queste domande cerca di rispondere il volume El ciclo progresista en América Latina, curato dal politologo Roberto Regalado ed edito dall’agenzia di notizie Alainet – América latina en movimiento con il prezioso supporto del Partido del Trabajo messicano. Partendo dall’assunto che per le sinistre latinoamericane non è più sufficiente limitarsi a resistere e a denunciare, comunicatori sociali, giornalisti, economisti e intellettuali si interrogano sulle sfide più urgenti per le sinistre del continente, sui processi sociali e politici che coinvolgono partiti e movimeni sociali, sui limiti del progressismo e sul mutamento della correlazione di forze in America latina.

Il quadro che ne esce, ha evidenziato nella prefazione Alberto Anaya Gutiérrez, coordinatore del Partido del Trabajo del Messico, intende rappresentare un contributo utile in un momento in cui le forze di sinistra e progressiste dell’America latina e del Caribe attraversano una fase estremamente complessa. Ad esempio, una prima, ma significativa contraddizione, è segnalata dal politologo Katu Arkonada, che analizza i primi mesi della presidenza di López Obrador in Messico: un presidente progressista arriva al governo quando il ciclo progressista sembra essere ormai al capolinea. Arkonada cita il discorso di Amlo al momento del suo insediamento del 1° dicembre 2018, quando fu avvicinato da un giovane in bicicletta che gli si rivolse dicendo: “Tu non hai diritto di sbagliare”. In realtà, viene da pensare, il presidente messicano un grave errore lo ha già commesso, scegliendo di non opporsi all’accordo capestro su dazi e controllo dei migranti sottoscritto senza fiatare (il libro è uscito alcuni mesi prima di questo episodio).

Probabilmente, nel riformismo di Amlo si rispecchiano gran parte delle difficoltà delle sinistre latinoamericane in questo momento storico. L’interpretazione più significativa delle contraddizioni delle sinistre, precedente anche ai tentativi di destabilizzazione promossi con il beneplacito degli Stati uniti e mai risolte, risiede nel fatto che i governi rivoluzionari dell’America latina hanno nazionalizzato gran parte della loro economia, senza modificare le relazioni di produzione capitaliste e questo da un lato è servito per redistribuire la ricchezza e ridurre le disuguaglianze sociali, ma i beneficiari hanno finito per trasformarsi in spettatori e consumisti. A sostenere questa tesi è l’avvocato e comunicatore sociale boliviano Hugo Moldiz. Le sinistre di governo non sono riuscite a superare il postneoliberismo da una prospettiva non capitalista, per cui, non essendo state capaci di promuovere al tempo stesso una forte coscienza sociale e politica, hanno finito per essere abbandonate da una parte del proprio elettorato, ad eccezione del caso cubano e di quello venezuelano.

A proposito delle sfide della sinistra e dei limiti del progressismo, il sociologo Marcelo F. Rodríguez fa notare che spesso è stata sottostimata la destra e la sua ripresa dell’iniziativa politica: in nome della “governabilità” è stato un grave errore pensare che fosse possibile dialogare in un’ottica democratica con delle destre rivelatesi in gran parte golpiste. Secondo l’economista Cèsar Villalona, di fronte agli innegabili successi, seppur in chiave esclusivamente assistenzialista, conseguiti dai governi di sinistra in relazione al miglioramento delle condizioni di vita dei popoli, il progressismo latinoamericano non ha percepito subito l’attacco delle destre alle economie nazionali (un tema caro a tutti gli elettori) né ha saputo difendersi di fronte all’utilizzo strumentale delle accuse di corruzione, rivelatesi un’arma letale per i partiti di orientamento rivoluzionario o comunque di centrosinistra.

Inoltre, sottolinea Marcelo Caruso Azcárate, esponente della Coordinadora socialista colombiana, i partiti di sinistra giunti al governo in America latina hanno collocato i loro migliori quadri al governo, allontanandoli così dalle basi popolari, con il risultato di indebolire il lavoro di sensibilizzazione e coscientizzazione. E ancora, cosa spinge i governi di sinistra a ritenere un dogma il desarrollismo, anche a costo di entrare in contrasto con le organizzazioni sociali indigene e contadine?

Quando le sinistre sapranno a coniugare radicalità, governabilità, rapporti con i movimenti sociali ed una politica economica davvero di rottura rispetto alle pur non facili sfide che hanno di fronte, probabilmente riusciranno a riprendersi gran parte di quel continente che avevano conquistato.

El ciclo progresista en América Latina

AA.VV.

Partido del Trabajo 2019

David Lifodi
Sono nato a Siena e la mia vera occupazione è presso l'Università di Siena. Nel mio lavoro "ufficioso" collaboro con il sito internet www.peacelink.it, con il blog La Bottega del Barbieri e ogni tanto pubblico articoli su altri siti e riviste riguardo a diritti umani, sindacalismo, politica e storia dell’America latina, questione indigena e agraria, ecologia.

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