El Salvador: il calvario di Bianka…

per ottenere il suo documento di identità in qualità di trans.

di Maria Teresa Messidoro (*)

 

“Alla fine il mio nome è giuridicamente valido”: con queste parole, Bianka Rodríguez ha commentato l’ottenimento del suo documento di identità in quanto trans in El Salvador, un paese conservatore e burocratico, senza una legislazione adeguata al riguardo. Il suo caso è  simbolicamente importante, perché apre finalmente il cammino ad altre persone trans per poter vedersi riconoscere il proprio nome e identità.

La foto è tratta da questo articolo, https://www.alharaca.sv/especiales/la-casa-rosada-en-antiguo-cuscatlan-un-parentesis-para-la-diversidad-queer/, in cui si descrive l’esperienza della Casa Rosada, pensata come un luogo sicuro per la comunità LGNTQ+ nella capitale San Salvador

 

Se ad una persona eterosessuale e cisgender sono necessari 45 minuti ogni 8 anni – secondo le regole attuali relative al DUI, il documento di identità salvadoregno – a Bianka sono sati necessari 10 anni dopo il compimento della maggiore età. Anche se già dal 2012 venne elaborato un anti progetto affinché uomini e donne trans vedessero riconosciuto il loro diritto di avere un DUI corrispondente all’identità e al nome scelto, soltanto nel 2018 è stata presentata una vera e propria iniziativa di legge nell’Asamblea Legislativa, legge che non è però  mai stata discussa in nessuna commissione.

Di fronte a questo vuoto legislativo, la Mesa Permanente por una Ley de Identidad de Género, grazie all’appoggio della Fundación de Estudios para la Aplicación del Derecho (Fespad), il 13 marzo 2020, ha deciso di presentare nei juzgados de familia (i tribunali che si occupano di questioni inerenti in senso ampio al diritto di famiglia) cinque richieste di cambiamento del nome e adeguamento del sesso nei propri documenti di nascita.

El Salvador fa parte della lunga lista di paesi dove le persone trans non hanno diritto alla propria identità; solo 54 su 195 hanno legiferato in questo senso, e solo 11 di questi si trovano nel continente latinoamericano.

Tre dei cinque casi furono dichiarati improponibili, solo quelli di Bianka e di Verónica López hanno potuto avanzare.

Bianka ha dedicato gli ultimi 6 anni della sua vita all’attivismo, prima a favore dell’alfabetizzazione degli anziani, successivamente a favore dei diritti delle donne trans. Attualmente è la direttrice dell’associazione Comunicando y Capacitando Mujeres Trans (Comcavis Trans), organizzazione dedita alla difesa dei diritti della popolazione LGBT in El Salvador, soprattutto delle donne trans vittime di violenza e di desplaziamiento forzoso (allontanamento forzato dalle proprie case in altre parti del territorio salvadoregno). Bianka, che ora ha quasi trent’anni, ha sostituito in questo incarico la fondatrice di Concavis Trans, Karla Avelar, costretta a fuggire dal paese e a cercare asilo in Europa, a causa delle minacce rivolte a lei e alla sua famiglia. Queste non erano che l’ultima delle difficoltà affrontate da Karla, costretta a prostituirsi e poi incarcerata, violentata e colpita nove volte con armi da fuoco. Ma le minacce rivolte a lei e alla sua famiglia sono state la goccia che ha fatto traboccare il vaso, e Karla ha chiesto e ottenuto asilo in Europa.

Per Bianka non è stato facile decidere di assumere il ruolo in precedenza ricoperto da Karla. Ha cercato di far cambiare idea al consiglio dell’organizzazione, affermando di non essere all’altezza.
Alla fine ha accettato, soprattutto, come afferma, per assicurarsi che l’organizzazione che l’aveva aiutata nei momenti più difficili continuasse a fare lo stesso per altri uomini e donne transessuali.

Nel 2019 è stata insignita del premio Nansen per i rifugiati dell’UNHCR (1). L’avvocata di Fespad, Kerlin Belloso, ha affermato che la sentenza emessa dal giudice di San Salvador è stata inequivocabile: “Si è potuto stabilire che Bianka è stata vittimizzata finora nella sua vita prima di tutto per non avere un nome concorde con la sua identità di genere e per le manifestazioni di discriminazione, di gesti di violenza a cui è stata sottomessa fin da bambina; Il suo nome legale è stato di fatto una limitazione all’esercizio dei suoi diritti umani”.

 

 

Il 9 dicembre 2021, il giudice ha emesso una risoluzione a favore del cambiamento del nome per Bianka, ma soltanto il 17 marzo di quest’anno, dopo numerose telefonate, richieste scritte e reclami, ha potuto avere tra le mani il nuovo atto di nascita.

Insieme a Bianka, fu approvato il cambiamento del nome ed il nuovo attestato di nascita per Verónica, donna trans e anche lei attivista per i diritti della comunità LGBT. Nel 2017, la Corte Suprema de Justicia aveva ordinato il cambio di nome per Lea, una donna transessuale che vive negli Stati Uniti.

 

Che la comunità trans, in lotta per i propri diritti in El Salvador dal 1997, quando si realizzò la prima Marcha del Orgullo a San Salvador, possa ottenere, a partire dal caso di Bianka, finalmente la dignità a cui aspira.

Un primo risultato c’è stato: la Sala Constitucional de la Corte Suprema de Justicia (il Tribunale preposto a garantire il rispetto dei diritti umani nelle leggi promulgate), guarda caso imposta dal Presidente Bukele nel maggio 2021, ha dichiarato incostituzionale l’articolo 23 della Ley del Nombre de la Persona Natural, in quanto non prevede il cambiamento del nome per ragioni di identità di genere. Attualmente, il nome può essere cambiato solamente se si dimostra che è equivoco rispetto al sesso, lesivo alla dignità umana, o è un nome straniero che si vuole sostituire con uno di uso comune, magari spagnolo. La Asamblea Legislativa ha un anno di tempo per emettere le riforme necessarie per rendere costituzionale la legge (2)

 

  1. https://www.unhcr.org/it/notizie-storie/storie/a-el-salvador-una-donna-transessuale-si-batte-per-sostenere-i-diritti-della-comunita-lgbti/
  2. https://elfaro.net/es/202203/el_salvador/26080/Bianka-Rodr%C3%ADguez-%E2%80%9CPor-fin-mi-nombre-es-jur%C3%ADdicamente-v%C3%A1lido%E2%80%9D.htm

https://www.alharaca.sv/actualidad/corte-suprema-de-justicia-ordena-incluir-identidad-de-genero-en-la-ley-del-nombre/

 

*Vicepresidentessa Associazione Lisangà culture in movimento OdV

Teresa Messidoro

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.