El Salvador: Il pericolo della “miniera verde” ed altri demoni

Le multinazionali legate all’estrazione mineraria confidano nella destra arenera per portare avanti le loro istanze.

di Maria Teresa Messidoro (*)Nel mese di marzo scorso, le elezioni amministrative in El Salvador si sono concluse con una vittoria di ARENA, il partito conservatore di destra, ottenendo la maggioranza nell’Assemblea Legislativa e conquistando le città più importanti del paese centroamericano.

Le prospettive per il prossimo appuntamento elettorale, l’elezione del Presidente della Repubblica – El Salvador è una repubblica presidenziale – previsto per febbraio del prossimo anno, non sono certo rosee.

Pochi giorni fa, si sono infatti concluse le primarie di ARENA, per individuare il proprio candidato alle presidenziali ed ha vinto “la miniera verde”. Cioè Carlos Calleja, socio di Frank Giustra, l’impresario canadese interessato a favorire la diffusione della nociva industria mineraria in El Salvador. Le miniere metalliche sono in questo momento proibite nel paese, grazie alla legge approvata un anno fa dall’Assemblea Legislativa, trasformando El Salvador nel primo paese latinoamericano che ha proibito di fatto l’estrazione mineraria. Ma la compagnia canadese Pacifc Rim – Oceana Gold non si è mai arresa, ed ora confida in un governo di ARENA per la modifica della legge, se non la sua totale abolizione. Per questo, è ormai noto a tutti, che la Compagnia Pacific Rim ha investito milioni di dollari nella campagna a sostegno di Calleja, accusato dal suo sfidante nelle primarie, il miliardario Javier Simán, di aver esercitato pressioni,obbligato ed addirittura minacciato molti militanti areneros.

Ed ora la Pacific Rim sta sicuramente festeggiando.

Non casualmente, parallelamente alle primarie di ARENA, alcune delle imprese estrattive hanno lanciato una campagna pubblicitaria sulla “miniera verde”, per diffondere l’idea che possa esistere una miniera non pericolosa e rispettosa dell’ambiente. Ma la gente deve ricordarsi che non è possibile una miniera “amica”, lo dimostrano i danni perpetrati alle sorgenti d’acqua, al territorio, alle condizioni di vita della popolazione. Lo ripetono da tempo i rappresentanti della Mesa Nacional frente a la Mineria, convinti che anche per questo non si può permettere la vittoria di un Presidente di ARENA.

All’orizzonte si profilano altri problemi: se dovesse veramente vincere Calleja: la destra ha appena presentato in Assemblea una proposta di riforma costituzionale per eliminare il limite alla proprietà della terra, permettendo così il ritorno al latifondo e alle monocolture, cancellando di fatto l’agricoltura di sussistenza e privando i piccoli proprietari terrieri delle proprie limitate risorse.

Non ci si può dimenticare che proprio la concentrazione in poche mani oligarche della proprietà della terra e la mancanza di accesso alla stessa da parte di migliaia di contadini salvadoregni creò le condizioni di disuguaglianza sociale, che sfociarono prima nell’insurrezione del 1932, poi nella guerra civile degli anni 80.

Si parlava allora di 14 famiglie, quelle che, inizialmente cafetaleras, dal 1886, con la cancellazione delle terre ejidales, le terre comunitarie, hanno governato, controllato ed utilizzato per i propri interessi le risorse delle 14 province del paese: erano e sono i Dueñas, Guirola, Sol, Regalado, Salaverría, Álvarez, Borgonovo, Samayoa, Cristiani, Gianmattei,… Quasi 50.000 ettari possedevano i Dueños, i Guirola poco più di 40.000, i Sol poco più di 21.000 e così via.

La riforma agraria del 1980, nonostante molti dei suoi limiti, ebbe il merito di trasformare i contadini che avevano lavorato per i grandi terratenientes, in piccoli proprietari terrieri; successivamente, in base agli Accordi di Pace del 1992, il programma della Financiera Nacional de Tierras Agricolas trasferì a ex combattenti del FMLN e delle Forze Armate terre coltivabili, spesso abbandonate durante il conflitto armato. Infine, durante gli ultimi due Governi del FMLN, questo processo si è ampliato, con il conferimento di molti altri titoli di proprietà a migliaia di persone.

Ora, l’eventuale Governo di ARENA, potrebbe invertire pericolosamente questo processo, modificando o cancellando l’articolo 105 della Costituzione che stabilisce come 245 ettari il limite di terra che può possedere una sola persona, e l’articolo 267, che autorizza l’esproprio nel caso si superi questo limite.

L’inizio dei lavori nell’Assemblea Legislativa non è incoraggiante: ARENA, che ha la maggioranza semplice con il PCN e può contare su una maggioranza qualificata, necessaria per l’approvazione di alcune leggi, grazie all’accordo con gli altri partiti di destra, dopo aver escluso l’FMLN dai presidenti delle commissioni più importanti e aver praticamente ridotto a zero la presenza della sinistra nella Giunta Direttiva, si appresta a far approvare, oltre all’abrogazione della legge sulle miniere, la legge che di fatto privatizza l’acqua, l’incremento dell’IVA, l’aumento dell’età pensionabile, la cancellazione dei sussidi per le famiglie più disagiate e la disintegrazione della legge di accesso all’informazione pubblica.

Tutto perduto allora? Non lo credo. Conversando con i nostri amici e compagni salvadoregni, ci commentavano che per raggiungere San Salvador in occasione della manifestazione del 1 maggio, c’erano, per la prima volta dopo molto tempo, dei controlli della polizia, segno che “l’aria sta cambiando e si può capire a chi devono rendere conto quelli della polizia.”. Ma, commentava Gilberto Reynado, presidente della Giunta Direttiva della Comunità di San Francisco Echeverria “Noi non ci arrendiamo, non ci fermeremo ad aspettare con le braccia conserte. Che lo stesso FMLN si renda conto di ciò che può e deve fare per recuperare la fiducia della gente”

E Mirna Perla, vedova del difensore dei Diritti Umani Herbert Sanabria, ammazzato il 26 ottobre 1987, “L’ondata di politiche neoliberiste avanza con forza. E’ necessario ricostruire le nostre energie per dare seguito alla lotta. Hasta la victoria siempre!”

(*) vicepresidente Associazione Lisangà culture in movimento

 

Teresa Messidoro

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