Elezioni europee per un’Europa politica…

… di là da venire
di Dionisio Pinna (*)

Quando uscirà il numero della rivista che ospiterà questa riflessione, le elezioni europee saranno già archiviate e la composizione del nuovo Parlamento ci dirà se la corrente anti-europea italiana avrà ottenuto il successo che tutti gli osservatori politici attenti prevedono. Mancano appena due settimane al voto e il clima elettorale complessivo è sostanzialmente piatto. Reso appena vivo dalle bordate del Movimento Cinque Stelle e qua e là da qualche leader in crisi.
A Sestu, come un po’ ovunque, i partiti e i movimenti politici non sembrano molto interessati alla cosa e i cittadini debbono accontentarsi di fonti informative che privilegiano questioni locali o nazionali. L’Europa è lontana. Ancora più lontana è l’idea dei padri fondatori (francesi, tedeschi, italiani, belgi e lussemburghesi) che sognavano un’Europa unita contro ogni nazionalismo per un futuro di pace e di sviluppo comune. Quel sogno non solo non si è realizzato dal punto di vista istituzionale (l’attuale governo europeo assomiglia a un consiglio di amministrazione piuttosto che a un organo di democrazia partecipativa) ma rischia addirittura di infrangersi davanti alla crisi economica generale che alcuni vorrebbero addossare alla Germania e ai loro governanti. Ritengo che occorrerebbe creare gli Stati Uniti d’Europa, con organi parlamentari e di governo eletti direttamente dai cittadini residenti negli Stati aderenti. In qualche modo una sorta di confederazione di Stati che, pur mantenendo la propria autonomia, conferiscano compiti e funzioni generali (sicurezza, politiche migratorie, moneta, macroeconomia, ecc) a quello che potremmo definire Stato centrale. L’Europa finora è stata vissuta come una matrigna che difende gli interessi di pochi a danno di molti. Qualcuno l’ha definita «Europa delle banche e della finanza» che prende ordini dagli Stati Uniti, priva persino di politica estera unitaria. Si pensi alla questione Nato: venuta meno l’Unione Sovietica e crollati i regimi di alcuni Paesi legati al Patto di Varsavia, la Nato non viene sciolta ma si rafforza sempre più in funzione degli interessi geo-strategici (economico-militari) in particolare degli Usa e, in subordine, dell’Occidente. Ma un’altra faccenda ancora più urgente interpella l’Europa: la questione immigrazione. Come si sa, la globalizzazione economica (voluta soprattutto dalle grandi potenze) ha modificato radicalmente gli equilibri precedenti all’epoca della cosiddetta guerra fredda. Le merci viaggiano libere, i capitali volano, le aziende si delocalizzano, i profitti delle multinazionali crescono enormemente, le materie prime vengono accaparrate ovunque si trovino costi quel che costi, guerre a bassa intensità vengono finanziate e favorite per motivi “umanitari” a seconda del tornaconto del momento. In poche parole: aumenta nel mondo la disperazione di milioni di persone che giustamente chiedono una vita decente. Scappano dalle guerre, dalla fame, dalla violenza, dalle tirannie amiche o nemiche a seconda della convenienza. Non dovrebbe essere un problema dell’intera Europa quello dei richiedenti asilo che sbarcano nelle nostre coste?
Non vado oltre, limitando la mia riflessione alla sola questione emigrazione. Augurandomi che abbiano la vittoria quelle forze politiche favorevoli a lavorare per dare all’Unione Europea tutti quegli strumenti politici di cui necessita per essere veramente una casa comune per gli attuali (troppi?) 28 paesi che oggi ne fanno parte. E mi rattrista quello che sta avvenendo in Ucraina dove, con la giustificazione di farla aderire all’Europa, viene combattuta una battaglia (anche sanguinosa) con l’intento di allargare i confini della Nato in funzione anti-russa. Mi auguro che non finisca con una guerra civile e che sia la popolazione a scegliere da chi e come essere governata. Piuttosto che essere allargata oltre ogni limite (altri Paesi sono in lista d’attesa) bene sarebbe che l’Unione europea si impegni per divenire, a breve, uno Stato Sovrano veramente in grado di elaborare politiche nell’interesse esclusivo dei suoi Stati membri.
(*) Questo articolo esce su «L’occhio del cittadino», rivista di Sestu.

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