Elisabetta Maltese – Senza clamore

by F. Monteiro

«A guardarle andare via, l’una vicina all’altra, con passo sicuro, provo un po’ di invidia mista a tenerezza.
Loro sì che si amano e sono riuscite a salvaguardare questo amore negli anni e malgrado le bufere che hanno dovuto attraversare.
Io con Fabio, invece, non ci sono riuscita.
Ma ogni volta che le vedo non posso evitare di ricordare come tutto cominciò, quando ancora io e Laura eravamo sui banchi di scuola».

«Puoi evitare questo tono sdolcinato e melenso che non dice nulla? Ok, abbiamo deciso di recitare a braccio per meglio dare accento alle emozioni e apprezzo il tuo tentativo d’immedesimarti ma i tuoi fallimenti amorosi non interessano a nessuno. Qui non stiamo parlando di sciacquette, ma di due donne con la d maiuscola che se ne sbattono dello stare o meno con un uomo o con una donna e tantomeno dei falsi moralismi. Entra nella parte, se ti riesce.
Avanti, ripetiamo la scena! E che sia l’ultima volta, per favore».

«Ogni volta che le vedo andare via, camminando vicine, provo tenerezza e invidia.
Sono riuscite a salvaguardare il loro amore dai tanti ostacoli che hanno dovuto superare, e non dimenticherò mai lo sguardo di Laura quando mi disse di Carla».

«Ancora non ci siamo, ma cerchiamo di andare avanti o facciamo notte. Vorrà dire che ci torneremo sopra.
Ma mi raccomando, Simo: dignità, per favore. Nel tono della voce, nella postura, e meno parole dici meglio è. Sulle cose vere non si gira troppo intorno».

Simo non sa più come trattenere la frustrazione.
«Ma perché hai scelto me per questa parte?! Se ti faccio schifo come attrice e come donna potevi trovartene un’altra!».

«Finalmente una reazione! Te lo spiego subito: perché ancora sei in prova, perché è evidente che a te le lesbiche fanno schifo e mi serve proprio una ipocrita moralista per i flash back del film. Almeno sarai credibile quando ti vorrò combattuta fra l’essere amica di Laura e i tuoi cazzo di principi.
Ora cerca di avere uno sguardo che assomigli alla tenerezza mentre le guardi andare via dal bar e  riparti da quando Laura, a scuola, ti racconta di Carla».

Dopo qualche secondo di silenzio, assecondata dal resto degli attori che non osavano fiatare, Simo riprende:

«Non dimenticherò mai lo sguardo di Laura mentre mi correva incontro alla ricreazione. Aveva una luce negli occhi che le non avevo mai visto. Accarezzandole il viso le chiesi cosa fosse accaduto e con un sorriso radioso mi disse che non aveva più paura. Lei e Carla ora stavano insieme.
-Raccontarmi tutto, nei minimi particolari!-
e ci demmo appuntamento sui gradini della scuola, all’uscita».

«Qui non devi sorridere. Ma mi capisci quando parlo o devo farti un disegnino? Proprio ora che mi servi stronza mi fai la tenera amica felice del lieto fine? Vattene, che è meglio!
Pronti per il flash back. Prova due, scena terza, ciak!».

E’ sera.
Lungo il grande terrazzo sono disposte in modo equidistante delle candele che danno un color seppia alla luce che contrasta le ombre in movimento dei ragazzi seduti intorno a un grande tavolo a mangiare un gelato.
Parlano e ridono e le voci si sovrappongono senza che sia possibile distinguere le singole parole.
Laura, ringiovanita di almeno una decina d’anni, è silenziosa e seduta accanto a una ragazza più grande di lei, la stessa che Simo, nella scena iniziale del film, vede allontanarsi con l’amica dal tavolino del caffè.
La ragazza più grande cerca di partecipare al chiacchiericcio generale ma le sue risate sono appena accennate: il suo disagio è tangibile.

«Laura, mi fai sentire il disco con la ballata? Io ce l’ho su cd ma il vinile è un’altra cosa».

«Certo! E’ bellissima, Carla: tutta un’altra cosa, infatti. Vieni, il giradischi è nello studio».

Dalla finestra aperta sul terrazzo arrivano risate e parole confuse.
Laura mette il disco, scegliendo il solco della ballata di Sacco e Vanzetti.
Alle prime note sorridono insieme del fruscio, poi Carla avvicina il suo viso a quello di Laura:

«Non avere paura».

E il frastuono e la musica si spengono.

«Stop! Perfetto! Brava: è così che voglio Laura. Per oggi basta! Grazie a tutti e andate a consolare Simo, che domani mi serve in forma».

Simo scende le scale della roulotte dove era rimasta a guardare e, scansando chi le si vuole avvicinare, si dirige verso l’attrice che nel film è Laura  e la prende sottobraccio.
Si allontanano, l’una vicina all’altra, con passo sicuro.
Arrivate alla macchina, Simo le appoggia per un attimo la fronte sul petto.
Lei, accarezzandole i capelli, dopo aver lasciato trascorrere qualche istante, le solleva il volto sussurrandole:

«Andiamo a casa. Sei stanca…».

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per informazioni e invio testi:
clelia pierangela pieri – xdonnaselva@yahoo.it
luigi di costanzo       – onig1@libero.it

Clelia

4 commenti

  • ginodicostanzo

    Ed eccolo qui, puntuale da Daniele Barbieri il racconto di Betta… bravissima!
    😉

  • Marco Pacifici

    Non puoi Clelia,non puoi non è giusto…non a quest’ora che non posso appieno godere delle tue parole,…parole di Una Donna,e perdonatemi,se di uomini siamo scarsi,non è che di Donne sia pieno l’universo… E ariscateniamo il putiferio,ho paura ma non mi tiro indietro. E tu lo sai Clelia Pierangela Pieri esempio di DIGNITA

  • Parole di una Donna, sì Marco.
    Elisabetta, che ringrazio, ogni tanto ci racconta della vita e lo sa fare con grande eleganza e maestrìa, davvero un regalo.
    Grazie

    clelia

  • No. Sono io che ringrazio il “custode” di casa Daniele e Clelia e Gino e tutti voi per avermi nuovamente accolta. Qui si sta bene.
    Grazie

    elisabetta

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