Empaticamente virtuale?

di Fabrizio (Astrofilosofo) Melodia: la 159esima puntata di «Ci manca(va) un Venerdì» oscilla fra Caparezza, Inarritu, M49S, Rifkin per finire con Arthur Clarke

« Che venga la realtà virtuale | non ne ho nessun timore, | tanto mi viene già da vomitare | prima ancora che mi metta il visore» rappa Caparezza, puntando il dito su chi vuole annullare la realtà esterna, o almeno quella di cui siamo a conoscenza.

Detrattori e nuovi guru sembrano sprecarsi anche in questo caso: sociologi, politologi, medici, addetti e non addetti ai lavori… Persino Matteo 49 milioni Salvini (*) deve fare i conti con un virtuale che pare sfuggirgli di mano: con Twitter che emette dichiarazioni che il ministro dell’Odio sostiene di non aver mai fatto. Che i Bot siano evoluti e in azione?

In questo marasma, qualcuno riesce a fare arte con la realtà virtuale. Sto parlando di “Carne y Arena” (Carne e Sabbia), l’installazione artistica del regista Alejandro Inarritu, esposta anche alla Fondazione Prada di Milano nel 2018: permette di immergersi nell’esperienza di un migrante che dal Messico attraversa la frontiera con gli Stati Uniti. Il regista dell’acclamato film Birdman cerca di usare la realtà virtuale per veicolare una espressione artistica che possa far maturare, attraverso la percezione estetica, un sentimento di empatia e compassione per i migranti.

Una installazione che ovviamente ha suscitato un vespaio di polemiche. Nei sette minuti di durata dell’esperienza in realtà virtuale lo spettatore si ritrova calato nel momento in cui un gruppo di migranti esausti e in difficoltà viene catturato dalla polizia statunitense con le armi in pugno, mentre i cani abbaiano e gli elicotteri sorvolano le teste.

Da brivido.

Personalmente ho fatto l’esperienza con il trailer in VR (realtà virtuale) del film It, recentemente adattato dal terrificante romanzo di Stephen King. Mi sono aggirato per le strade piovose di Derry, ho parlato con Pennywise, ho esplorato le fogne con una marea di pantegane (tipici topi giganti delle fogne veneziane) che mi scorreva sotto, ho visto la cripta dove il povero bambino era stato assassinato e ho avuto uno scambio di vedute con il clown a ricordarmi che galleggio pure io qua sotto.

Ok, emozionante esperienza ma io, da tipico fifone, sapevo che era tutto finto e non mi sfiorava nemmeno il pensiero che Matrix fosse perfetta.

«I ricercatori nel campo della realtà virtuale ritengono che simulazioni (come quella di Inarritu) possano farci capire cosa si prova nello sperimentare l’oltraggio delle aggressioni razziste, del vivere senza un tetto sopra la testa o addirittura di essere un animale destinato al macello» scrive Erick Ramirez, docente di Filosofia all’università di Santa Clara. «La speranza è che l’empatia resa possibile dalla tecnologia possa aiutarci a diventare persone migliori e più comprensive». E continua affermando che «Né gli Stati Uniti né l’Unione Europea comprendono davvero quanto sia corrosivo militarizzare le frontiere contro i rifugiati, e gli effetti disumanizzanti che le esperienze come quelle vissute in Carne y Arena possono avere sugli stessi ideali che crediamo di difendere».

La realtà virtuale può dunque diventare non solo un mezzo artistico ma anche una vera e propria terapia psicologica e sociale permettendo di “curare” le persone dalla cattiveria e dal menefreghismo che al giorno d’oggi sembrano farla da padrone, con Donald Trump e Matteo 49 milioni Salvini come teste d’ariete del neo-nazifascismo?

Nel rispondere potrebbe venirci in aiuto il filosofo statunitense Thomas Nagel: «sappiamo che molti pipistrelli (i microchiropteri, per essere più precisi) percepiscono il mondo esterno principalmente con un ecogoniometro, o ecolocalizzatore, che scorge i riflessi che provengono dagli oggetti all’interno del loro raggio d’azione, attraverso le loro strida brevi, sottilmente modulate, ad alta frequenza. I loro cervelli sono destinati a connettere gli impulsi esterni agli echi successivi, e l’informazione così acquisita permette ai pipistrelli di farsi un’idea precisa della distanza, della forma, del movimento e della struttura paragonabile all’idea che noi ce ne facciamo attraverso la vista. Ma l’ecogoniometro di un pipistrello, anche se è chiaramente una forma di percezione, non è simile, nel suo modo di funzionare, a uno qualsiasi dei nostri sensi, e non c’è ragione di supporre che sia soggettivamente simile a qualsiasi cosa di cui noi possiamo fare esperienza, o a qualsiasi cosa possiamo immaginare». Come a dire che noi possiamo solo immaginare come possa sentirsi un pipistrello (un migrante) senza mai saperlo… se non lo proviamo sulla nostra stessa pelle.

Una conferma sembra provenire dalle negative esperienze dei social, dove i gruppi tematici di Facebook, Instagram e Twitter diventano palestre per scatenare cyberbullismo e cattiverie.

Ecco quanto scrive invece Jeremy Rifkin: «La coscienza empatica si fonda sulla consapevolezza che gli altri, come noi, sono esseri unici e mortali. Se empatizziamo con un altro è perché riconosciamo la sua natura fragile e finita, la sua vulnerabilità e la sua sola e unica vita; proviamo la sua solitudine esistenziale, la sua sofferenza personale e la sua lotta per esistere e svilupparsi come se fossero le nostre. Il nostro abbraccio empatico è il nostro modo di solidarizzare con l’altro e celebrare la sua vita». Se empatizziamo, ha detto bene.

Questo virtuale così liquido e inconsistente è la panacea di ogni male? Forse si avvicina il momento in cui la “droga religione” sarà soppiantata dalla droga rv. . Ma chi potrà curare le nostre malattie mentali e/o sociali?

Concludo senza concludere con lo scrittore-scienziato Arthur C. Clarke: «La televisione non verrà semplicemente sostituita dalla realtà virtuale. La realtà virtuale la mangerà viva». Gnam. 

(*) Anche Fabrizio Melodia aderisce alla proposta fatta da db – vedi il post Rubare (quante b?) e “salvinare” – di indicare l’attuale ministro dell’Interno come «il signor 49 spariti Salvini» oppure «Matteo 49milioni Salvini» e/o «Il cazzaro verde»; se proprio volete esagerare l’uno e l’altro: «Il cazzaro verde Salvini 49 milioni spariti» è lunghetto ma suona benissimo.

 

L'astrofilosofo
Fabrizio Melodia,
Laureato in filosofia a Cà Foscari con una tesi di laurea su Star Trek, si dice che abbia perso qualche rotella nel teletrasporto ma non si ricorda in quale. Scrive poesie, racconti, articoli e chi più ne ha più ne metta. Ha il cervello bacato del Dottor Who e la saggezza filosofica di Spock. E' il solo, unico, brevettato, Astrofilosofo di quartiere periferico extragalattico, per gli amici... Fabry.

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