«Eretiche. Donne che riflettono, osano, resistono»

Le riflessioni di Giulia Abbate sul libro di Adriana Valerio


Un piccolo grande saggio, questo, che consiglio sperticatamente di leggere e sottolineare.

È piccolo in senso letterale: 155 pagine, note e indici compresi, che scorrono rapide e gradevoli grazie a una scrittura che ha il dono della chiarezza e della semplicità. Ma è grande, perché racchiude storie di donne eccezionali e compone con pazienza una Storia che è stata, che sarebbe potuta essere, che non è andata come poteva andare: cioè la Storia del potere femminile in seno alla Chiesa cristiana.

Dalla quarta di copertina: «Profetesse, mistiche, false sante, streghe, riformatrici, libere pensatrici animano il vasto popolo delle eretiche, di quante si sono ribellate in cerca di verità».

Forse l’unica parola di troppo qui è “false”, ed è proprio il punto della questione: «false» secondo chi? Non certo secondo loro stesse, ma sicuramente secondo il potere costituito della Chiesa. Un potere che sin dai primissimi anni dopo la morte di Cristo è andato cristallizzandosi intorno a un canone patriarcale che con Cristo non era dato, e che molte donne hanno tentato nei secoli di mettere in discussione, sia con le loro parole che con l’esempio.

È sconvolgente scoprire, nelle parole chiare e pacate di Adiana Valerio – storica e teologa – che la Chiesa e la dottrina cristiana che conosciamo e abbiamo studiato non sono la “Verità”, non sono ciò che avrebbero potuto essere senza il violento dominio maschile.

Quello che la Chiesa ha fatto alle donne è il risultato storico di precise azioni (letture parziali delle Scritture, mero esercizio della forza eccetera) portate avanti da specifici gruppi di potere, che Valerio ci mostra attraverso la repressione subita dalle personagge qui ricostruite. Seguirne le sorti significa decostruire la “storia ufficiale” della Chiesa, e la risalita è allo stesso tempo una rimessa in discussione del canone dato. La «Verità» non sarà di questo mondo, ma per le menzogne la storia è comunque un po’ diversa…

I nomi sono moltissimi, mi parrebbe ingeneroso e arraffazzonato andarli a elencare; voglio però dare un’idea del respiro del testo e della sua struttura, attraverso le voci principali dell’indice.

Si parte con la radice, cioè da «Gesù eretico?»: le parole e l’esempio di Gesù, che persino le Scritture ufficiali non riescono a normalizzare del tutto e che appaiono rivoluzionarie anche nella ridefinizione dei rapporti tra generi.

Il secondo capitolo, «Il primato dello spirito: Massimilla e Priscilla» ricostruisce l’esistenza di comunità del primissimo cristianesimo, come quella montanista, in cui la guida spirituale, carismatica e fattuale era delle donne.

In «Medioevo irrequieto: ripensare il rapporto con Dio» troviamo le grandi eresie: le Guglielmite, le Beghine, le Valdesi, le Catare, le donne del Libero Spirito e le seguaci di Margherita di Trento, compagna rivoluzionaria di Fra Dolcino; fino a Giovanna d’Arco, bruciata come eretica perché indossava pantaloni. Vale la pena di ripetere che nessuna «eretica» si considerava tale: tutte le donne perseguitate si presentavano come credenti pure e sincere della vera fede; la “falsità” è l’accusa che viene loro rivolta dal potere maschile, in un movimento di costante rovesciamento reciproco che i roghi non riescono a incenerire.

«Le donne e lo spirito moderno: riformare la Chiesa» affronta alcuni nodi di quel disastro che è stato la nascita della modernità: roghi delle “streghe”, riletture della Bibbia, Inquisizione, progressivo ingabbiamento della donna nel «malefico», nel quadro della frattura protestante (ma anche, direi richiamando Silvia Federici e il suo «Calibano e la strega», nel quadro di un proto-capitalismo che si struttura sullo sfruttamento della donna, la quale si trova a perdere la libertà e il più felice status medievale).

Il quinto capitolo racconta «L’esperienza mistica tra Controriforma e Illuminismo», illustrando alcuni processi a celebri eresie del Seicento (secolo dopo il quale si estinguono i grandi movimenti della mistica cristiana, come ci ricorda Aldous Huxley nel suo eccezionale «L’eminenza grigia»).

Difatti l’ultimo capitolo – «Le nuove eretiche» – si concentra su profili personali di donne, mistiche ma non solo, che sono protagoniste di movimenti culturali successivi, abbastanza sfortunati e semi pulviscolari, quando non “esterni” alla Chiesa come nel caso di Maria Montessori. Questi movimenti e queste donne tengono però viva la discussione nel cristianesimo e nel cattolicesimo, passandosi il testimone di un lumicino mai spento, ma vivo nella testimonianza della propria stessa esistenza.

E la storia, vorrei dire, non finisce qui: basta seguire realtà come «Donne per la chiesa» o il Coordinamento Teologhe Italiane, per rendersi conto che i movimenti femministi cristiani sono realtà e combattono ogni giorno nelle Chiese per ottenere spazio e potere. Molte femministe non cristiane disprezzano simili movimenti, affermando che qualsiasi Chiesa è irriformabile e da abbattere tout court, e che chi si muove al loro interno non è «una vera femminista»: un’altra ortodossia, questa, che personalmente mi ripugna. La trovo violenta e offensiva nei confronti di chi crede, di chi è nata in quella tradizione e non può o non vuole sradicarsene, e anche verso chi soffre sotto “il tallone di ferro” delle Chiese dei maschi. È per loro che le femministe cristiane combattono, e da anarchica plaudo alla loro lotta.

Resta solo da vedere fino a quando potranno condurla da “sante”, prima di essere dichiarate false ed eretiche… ma dopotutto né le infamie, né l’esclusione, né il fuoco le hanno mai fermate, e credo proprio che non potrebbero farlo nemmeno oggi.

 

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