Eulalia Garcia Maturey

Il 4 aprile 1941 ottiene un certificato di ingresso legale negli Stati Uniti

di David Lifodi

 

Il 4 aprile 1941, quando Eulalia Garcia Maturey ottenne un certificato di ingresso legale negli Stati Uniti, non immaginava che quel pezzo di carta le sarebbe stato utile nel 2010 per evitare di essere bollata come clandestina negli Stati Uniti, poco propensi ad accogliere tutti coloro che provengono dall’America di sotto.

Eppure, la donna, che è divenuta cittadina statunitense all’età di 101 anni, rappresenta anche un simbolo di come aggirare muri e frontiere di un mondo sempre più blindato e chiuso in se stesso. Arrivata nella città di Brownsville, Texas, dal Messico, il 12 ottobre 1909, quando aveva ancora pochi mesi (era nata il 12 febbraio 1909), la signora Maturey è rimasta negli Stati Uniti facendosi beffe di documenti e frontiere. Ovviamente, all’epoca, non c’era alcun controllo per i migranti in transito verso un altro paese, nemmeno dal Messico agli Usa, i cui confini ora sono pattugliati dalla polizia di frontiera Usa, da bande paramilitari statunitensi che esaltano la superiorità della razza bianca e da criminali di ogni risma che cercano di spolpare il più possibile gli indocumentados che tentano di raggiungere gli Stati Uniti dal Centroamerica o dall’America latina. E così Eulalia ha vissuto la sua vita negli Stati Uniti, stabilendosi a Brownsville, fin quando, nel 1940, il Congresso americano stabilì che tutti i residenti stranieri negli Stati Uniti dovessero essere muniti del cosiddetto Lawful Entry, il certificato di ingresso legale nel paese che poi sarebbe servito, nel 2010, per garantirle la regolare cittadinanza Usa.

Tuttavia, fin quando non c’è stato bisogno di esibire alcun documento, la donna si è recata più volte in Messico per andare a visitare i suoi parenti, limitandosi a garantire che era cittadina americana alla polizia di frontiera. Eulalia Garcia Maturey ha fatto così per anni, facendo la spola tra il Messico e gli Stati Uniti, fin quando divenne obbligatorio esibire il passaporto al passaggio della frontiera. Fino ad allora Eulalia era rimasta negli Stati Uniti perché il suo nome non risultava in alcun registro: ovviamente, nel 1909, non c’era alcun sistema informatico in grado di registrare l’ingresso dei migranti negli Stati Uniti. Quando Eulalia si presentò all’ufficio Immigrazione di Brownsville per regolarizzare la sua posizione, mostrò ai funzionari quel certificato di ingresso legale conseguito il 4 aprile 1941 e conservato fino ad allora. È stato grazie a quello che la signora Maturey, nel 2010, ha potuto diventare cittadina Usa a tutti gli effetti. La cerimonia che sanciva l’attribuzione della cittadinanza si è svolta con il coinvolgimento di tutta la città di Brownsville. Come spiegò in quella circostanza, la donna non si era mai interessata prima della cittadinanza Usa perché il marito non desiderava essere cittadino statunitense.

Quando attraversò il Rio Grande a pochi mesi di vita, in braccio a sua madre, la frontiera con il Texas aveva come unico controllo quello doganale. Cresciuta a Brownsville e sopravvissuta a ben due matrimoni (il primo marito morì quando entrambi erano poco più che ventenni, il secondo nel 1982), Eulalia ha avuto una vita avventurosa, ma soprattutto rappresenta un esempio di come non sempre i sistemi sofisticati possono tenere sotto controllo le migrazioni. L’esempio della signora Maturey, che poi è morta all’età di 103 anni, dimostra come sia possibile vivere senza muri, confini e barriere.

MA COSA SONO LE «SCOR-DATE»? NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO.

Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.

La redazione – abbastanza ballerina – della bottega

 

David Lifodi
Sono nato a Siena e la mia vera occupazione è presso l'Università di Siena. Nel mio lavoro "ufficioso" collaboro con il sito internet www.peacelink.it, con il blog La Bottega del Barbieri e ogni tanto pubblico articoli su altri siti e riviste riguardo a diritti umani, sindacalismo, politica e storia dell’America latina, questione indigena e agraria, ecologia.

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