«Frontiere: si aprono ai capitali e…

si chiudono agli umani»

«Il lavoro è un crimine» di H. J. Schuurman, del 1924, seguito dall’editoriale e dall’indice della rivista «Pollicino Gnus» 239 del settembre 2015 (*)

PollicinoGnus

«Il lavoro è un crimine» di H. J. Schuurman (**)
Nel linguaggio ci sono parole ed espressioni che dobbiamo eliminare, perché indicano dei concetti che costituiscono l’essenza disastrosa e corruttrice del sistema capitalista. Innanzitutto la parola “lavorare” e tutti i concetti correlati a questa – lavoratore o operaio – tempo di lavoro – salario – sciopero – disoccupato – nullafacente.
Il lavoro è il più grande affronto e la più grande umiliazione che l’umanità ha commesso contro se stessa.
Questo sistema sociale, il capitalismo, è basato sul lavoro; ha creato una classe di uomini che devono lavorare – e una classe di uomini che non lavorano. I lavoratori sono obbligati a lavorare, a costo di morire di fame. “Chi non lavora non mangia”, dicono i ricchi, che da parte loro pretendono che calcolare e accumulare i propri profitti significhi lavorare.
Ci sono disoccupati e nullafacenti. Se i primi sono senza lavoro e non possono farci niente, i secondi non lavorano e basta. I nullafacenti sono gli sfruttatori che vivono del lavoro dei lavoratori. I disoccupati sono lavoratori a cui non è permesso di lavorare, perché non se ne può ricavare profitto.
I proprietari del sistema di produzione hanno fissato i tempi di lavoro, hanno costruito dei luoghi di lavoro e ordinato a cosa e come i lavoratori devono lavorare. Questi ricevono appena ciò che serve per non morire di fame e sono a malapena in grado di dare da mangiare ai propri figli nei loro primi anni. Poi questi ragazzi vengono mandati a scuola il minimo indispensabile per potere andare a lavorare a loro volta. Anche i ricchi mandano i loro figli a scuola, perché sappiano a loro volta come dirigere i lavoratori.
Il lavoro è la grande maledizione. Il prodotto di uomini senza spirito e senza anima.
Per far lavorare gli altri a proprio profitto, bisogna avere una certa personalità, così come per lavorare: bisogna strisciare, trafficare, tradire, ingannare e falsificare.
Per il ricco nullafacente il lavoro (dei lavoratori) è il mezzo per vivere una vita facile. Per i lavoratori è un peso di miseria, una sventura imposta dalla nascita che impedisce loro di vivere decentemente.
Quando smetteremo di lavorare, allora la vita inizierà.
Il lavoro è nemico della vita. Un buon lavoratore è una bestia da soma con le mani incallite e con uno sguardo abbruttito e vuoto.
Quando l’uomo diventerà cosciente della vita non lavorerà più.
Io non pretendo che basti semplicemente lasciare il proprio padrone domani e vedere poi come riuscire a mangiare senza lavorare, convinti che la vita cominci. Essere costretti a vivere nella miseria è già una grossa sfortuna, ma ancor di più se il risultato è – come capita nella maggior parte dei casi –vivere alle spalle degli altri compagni che lavorano.
Se sei capace di guadagnarti da vivere rubando – come dicono i cittadini onesti – senza farti sfruttare da un padrone, va bene; ma non credere così di avere risolto il problema.
Il lavoro è un male sociale. Questa società è nemica della vita ed è solo distruggendola, e distruggendo poi tutte le società del lavoro bestiale che seguiranno – vale a dire fare rivoluzione su rivoluzione – che il lavoro sparirà.
È solo allora che verrà la vita – la vita piena e ricca – nella quale ciascuno sarà portato per proprio istinto a creare. Allora naturalmente ogni uomo sarà creatore e produrrà unicamente quel che è bello e buono, cioè quel che è necessario.
Allora non ci saranno più uomini-lavoratori, ognuno sarà uomo; e per il bisogno vitale dell’uomo, per necessità interiore, ognuno creerà in modo inesauribile quel che, con dei rapporti sociali ragionevoli, serve ai bisogni vitali.
Allora non ci sarà altro che la vita – una vita grandiosa, pura e cosmica – e la passione creatrice sarà la più grande felicità della vita umana senza costrizioni, una vita dove non saremo più ricattati dalla fame o da un salario, dal tempo o dall’ambiente, e dove non saremo sarà più sfruttati da parassiti.
Creare è una gioia intensa, lavorare è una sofferenza intensa.
Con i rapporti sociali criminali di oggi, non è possibile creare.
Ogni lavoro è criminale.
Lavorare è collaborare al profitto e allo sfruttamento; è collaborare alla falsificazione, all’inganno, all’avvelenamento; è collaborare ai preparativi della guerra; è collaborare all’assassinio di tutta l’umanità.
Il lavoro distrugge la vita.
Avendo compreso ciò, la nostra vita assumerà un altro significato. Se lo sentiamo in noi stessi, tale slancio creatore si esprimerà con la distruzione di questo sistema vigliacco e criminale.
E se per forza di cose dobbiamo lavorare per non morire di fame, in ogni lavoro che facciamo dobbiamo contribuire al crollo del capitalismo.
Se non lavoriamo per il crollo del capitalismo, lavoriamo per il crollo dell’umanità!
ECCO PERCHÉ noi saboteremo COSCIENTEMENTE ogni impresa capitalista. Ogni padrone subirà delle perdite per causa nostra. Là dove noi, giovani rivoltosi, siamo obbligati a lavorare, lì le materie prime, le macchine e i prodotti verranno obbligatoriamente messi fuori uso.
A ogni istante i denti salteranno dall’ingranaggio e le spatole e gli scalpelli si romperanno, gli attrezzi più indispensabili scompariranno e ci daremo i nostri metodi e i nostri mezzi.
Non vogliamo crepare a causa del capitalismo: ecco perché il capitalismo deve crepare a causa nostra.
Noi vogliamo creare come uomini liberi, non lavorare come schiavi: per questo distruggeremo la schiavitù.
Il capitalismo esiste grazie al lavoro dei lavoratori, ecco perché non vogliamo essere dei lavoratori e perché saboteremo il lavoro.
(*) Titolo originale: «Werken is misdaad», Utrecht, 1924. La traduzione dall’originale olandese è di Els e Toni, Amsterdam 2007, Edizioni Atemporali, Bologna 2007.
Anti © Edizioni il Cane Arrabbiato, Amsterdam 2007- Ringraziamo il Circolo Zambonini di Villa Minozzo (Reggio Emilia) per avercelo fatto conoscere.
Herman J. Schuurman (1897-1991) è stato uno dei cofondatori del gruppo «De Moker» (il martello, o meglio: la mazzetta) che riuniva giovani proletari liberamente organizzati attorno al periodico «De Moker, giornale d’agitazione per giovani lavoratori». Il Mokergroep scosse il movimento operaio e libertario olandese per circa quattro anni, dalla fine del 1923 all’estate 1928. Si può considerare «Il lavoro è un crimine» come il loro programma.

L’editoriale di «Pollicino» 239

FUTURA UMANITA’
Mi piace aprire questo numero di
Pollicino con due scritti di Guido Viale che ho letto “sotto l’ombrellone” questa estate. Non sono proprio due spensierati racconti estivi ma, forse complice anche il mare della Calabria dove mi trovavo, mi sono sembrati chiari e illuminanti su quanto sta accadendo in questo periodo in Italia e in tutta Europa.
Poi ho aggiunto una bellissima poesia di Pasolini del 1965, già pubblicata su
Pollicino nel corso dei nostri ormai lunghi vent’anni di vita, ma che resta ancora, su queste tematiche, a 50 anni da quando è stata scritta, un punto fermo, una suggestione alla quale difficilmente si può sfuggire, non a caso il suo titolo è “Profezia”.
Chiudiamo questa lunga parte introduttiva di
Pollicino Gnus con una lettera che prende spunto dalla polemica che ha fatto seguito alla vicenda dei giovani profughi che hanno prestato servizio volontario a “Festa Reggio”. Il documento è firmato da Città Migrante assieme a Casa Bettola e al Laboratorio Aq16, realtà impegnate attivamente da sempre sul territorio locale contro il razzismo e nell’accoglienza e nella difesa dei diritti dei migranti.
Poi il numero di
Pollicino che avete in mano prosegue affrontando altre importanti tematiche ma, come traspare proprio dagli scritti di Viale, che si parli di privatizzazioni o di difesa dell’ambiente e del territorio, di economia solidale o di strapotere della finanza, di spese militari o di affossamento del Welfare … ormai non si può più prescindere dall’affrontare la questione del rispetto dei diritti e della dignità umana che oggi passa attraverso il filtro delle “migrazioni”.
Tutto passa necessariamente da qui, non c’è altra possibilità, per lo meno se vogliamo continuare a «a guardare in faccia gli altri uomini senza vergognarci», come recitava uno dei tanti striscioni che portavamo durante le manifestazioni contro la prima guerra del Golfo nel 1991, una guerra che costituì per l’Europa un vero punto di svolta anche culturale.
Da quel momento il castello di buoni propositi (e, a volte, anche di buone pratiche) che l’Europa si era data dopo la fine del secondo conflitto mondiale ha cominciato pian piano a sgretolarsi.
Occorre quindi ricostruire un nuovo progetto sociale e politico basato sull’accoglienza e sulla convivenza e occorre farlo al più presto perché, come ci dice ancora Viale, «è questa l’alternativa senza la quale l’intero edificio della pax europea, premessa e promessa dell’Europa disegnata a Ventotene, rischia di essere travolto».
per la redazione di «Pollicino Gnus», Renato Moschetti
INDICE DI QUESTO NUMERO
– Futura umanità
– Un nuovo apartheid di Guido Viale
– Aiutiamoli a casa nostra di Guido Viale
– Profezia di Pier Paolo Pasolini
– Politica e immigrazione, migranti e politica : a cura di Associazione Città Migrante, Laboratorio Aq 16, Casa Bettola
– Ma che cos’è il TTIP: intervista a Monica di Sisto
– Attacco bilaterale al mondo del lavoro di John Hilary (a cura dell’associazione Notti Rosse di Casalgrande)
– Lo spettro degli OGM di Alessandra Ligabue
– ISDS di Francesco Bedogni
– TTIP e piccole e medie imprese (dal sito www.stop-ttip-italia.net)
– L’eterno ritorno del neoliberismo di Carlotta Pedrazzini
– Da Srebrenica ad Atene di Pasquale Pugliese
– Sul piede di guerra di Alex Zanotelli
– Farfalle, lupi, rom e maestre di Daniele Barbieri
– L’inganno del lavoro e la vita dignitosa di Francuccio Gesualdi
– Il lavoro è un crimine di H. J. Schuurman
– La guerra tra poveri cancella l’economia solidale di Tonino Perna
– UNIVERSITÀ INVISIBILE: appuntamenti per novembre
– 18 settembre 1908 di Fabrizio Melodia
(*) «
Pollicino Gnus» è il mensile legato alle esperienze della Mag-6 (cioè Mutua Autogestione) di Reggio Emilia. Andate su www.pollicinognus.it per saperne di più o abbonarsi.

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

2 commenti

  • mi vorrei abbonare a pollicino gnus ma non ho le coordinate (numero di conto corrente postale). potete aiutarmi? grazie. ciao.

    • Daniele Barbieri

      ecco qua:
      Per abbonarsi a POLLICINO GNUS bisogna scrivere alla redazione (pollicino@gmail.com) e chiedere di aderire all’associazione “Pollicino Gnus” che è proprietaria della testata. Con la quota sociale – 25 euri – si riceve gratis (per omnia secula seculorom?) la rivista; i 25 eurini vanno versati in posta sul ccp 1020286678 intestato a “Pollicino Gnuds”, via Vittorangeli 7, 42122 Reggio Emilia con la causale “quota sociale” oppure in banca sul ccb tramite bonifico utilizzando il codice IBAN: IT59 Z076 0112 8000 0102 0286 678 che è sempre intestato VEDI SOPRA… Chi invece è di Reggio Emilia e dintorni può passare in sede (così fa 5 chiacchiere e si prende qualche bel nunmero arretrato) però chiamando lo 0522 454832 per sapere gli orari di apertura.

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