Gianluca Cicinelli: Fischi, non fiaschi

Finalmente Assange è stato riconsegnato ai suoi cari e noi possiamo andare avanti per parlare di vera ribellione ai media.. Captain Crunch. Dirai, ma chi è? Scrivitelo, perché è importante: lui è l’esponente principale dell’estetica telematica della ribellione e adesso sta male, molto male, mica in una comoda prigione come il biondino. Se esiste l’hacking e prima di lui il phreaking è perché lui e pochi altri come lui si sono inventati le blue box, delle scatole di commutazione telefonica che permettevano sia di telefonare gratis per il mondo che di comunicare tempestivamente con chiunque. E’ quel che ha rivoluzionato le comunicazioni moderne, perché il messaggio di queste intrusioni, un aneddoto racconta di una telefonata nel cuore della notte a Nixon per lamentarsi della carta igenica, è che il potere da quel momento in poi è sotto controllo. Una ribellione telematica che trasforma i bit in messaggi di pace, l’introduzione del principio della deterrenza col potere, ehi gente, voi sapete tutto di noi ma se ci va noi sapremo tutto di voi. Il fiato sul collo del Capitale a costo zero, il controllo a portata di tutti. Fine dell’intimità familiare inviolabile, l’arcobaleno all’orizzonte: la rivoluzione!

Captain Crunch un giorno scopre che il fischietto in omaggio con i corn flakes, dello stesso nome a cui deve il soprannome, emette la stessa frequenza delle linee telefoniche Bell. Da allora tutto è possibile, nessun computer è sicuro al cento per cento, ma il fine della rete, la filosofia del gruppo californiano che si raduna attorno a lui, il fine che circonda l’apparente inaffettività delle macchine connesse, è di esprimere gioia comunicativa, volontà di conoscenza e quindi richiesta di notizie circolanti sulla rete, trasparenza. Connessi, tutti uniti, un partigiano della libertà telematica Captain Crunch. Talvolta ha pagato con la prigione perché, convinto com’era che tutti avessero diritto a stare connessi, ha iniziato a insegnare a gruppi sempre più incisivi di persone come aggirare la bolletta telefonica alla faccia delle compagnie. I media moderni non sarebbero gli stessi senza questo personaggio che ora non riesce più ad allacciarsi le scarpe e a pigiare sui tasti del computer. Ricorda una maestosa aquila con le ali spezzate, sulle sue dita si è riversata la speranza di una generazione che attraverso la comunicazione telematica è cosciente di poter ormai far circolare qualsiasi cosa aggirando qualsiasi censura. Non esiste una legge Bacchelli per i rivoluzionari telematici in rovina, nonostante non se la siano spassata dilapidando capitali, perché i soldi, come sempre, li hanno fatti gli altri, quelli della Apple e quelli di Microsoft e pochi altri. Captain Crunch ha usato la sua conoscenza per far crescere tecnicamente la garanzia della comunicazione democratica, per cui un salto a savingcaptaincrunch.com. magari si può fare. Ma augurandogli ottima salute appena raccolti quei seimila dollari che gli servono, bisogna approfittarne per andare avanti riandando indietro col pensiero a uno stato d’inevitabile felicità della comunicazione che ha preceduto gli anni che stiamo vivendo. Gli anni degli Assange, del “dopo di me chiuderanno le porte della libertà” si svolgono invece sotto una cappa di byte ostili, visioni apocalittiche dei destini del mondo nemmeno esteticamente nuove, riprese dai film ispirati ai trattati di sociologia urbana di Mike Davis, opposta alla cultura di libertà dei fondatori della rete. Insomma mettila così: Captain Crunch e Assange, col primo c’è una chance.

ciuoti

2 commenti

  • http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=2&ID_articolo=1104&ID_sezione=3&sezione=
    Nella notte un gruppo di hacker, per protesta contro l’arresto di Assange, ha bucato il sito dell’Interpol. Mi sembra la chiosa più felice a quanto scritto sopra: nessuno fermerà la comunicazione in rete.

  • Informo il popolo delle galassie che Gianluca Cicinelli non esiste. Il suo vero nome è Jean Luc Godot (a lui si ispirarono infatti sia Godard che Beckett) ed è un ultracentenario che ha attraversato tutte le avanguardie politico-estetiche dal bolscevismo jazzistico al Dada, dalla negritudine buddista al deltaplano e al basket frizzy sessantottardi (da cui il famoso proverbio “meglio 68tardi che 68mai”.
    Come vedete si porta bene la sua età (probabilmente ogni tanto si iberna, forse in qualche clinica della Transilvania) e davvero sa-fa quel che gli altri non sanno, fanno o danno o panno.
    Io lo amo alla follia e solo questa fastidiosa eterosessualità e, beh certo, gli acciacchi mi impediscono di concupirlo in modo più carnale.
    Detto altrimenti: questo articolo mi è molto, ma proiprio molto-molto piaciuto. (db)

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