Giorgio/Mercurio e Timira/Isabella: due storie esemplari

25 aprile e oggi – 4

Riflettendo su «Razza partigiana: storia di Giorgio Marincola (1923-1945)» continua un “monografico” (appunti e idee senza pretese di completezza) sulla Resistenza di allora e su un buon uso della memoria ma anche sui fascismi e sulle lotte dell’oggi

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Giorgio/Mercurio e Timira/Isabella: due storie esemplari

di Daniele Barbieri (*)

«Il meticcio, ossia il figlio di due individui uno dei quali è di colore, è un essere moralmente e fisicamente inferiore, facile vittima di gravi malattie e inclinato ai vizi più riprovevoli». Così nel «catechismo fascista», pubblicato per le scuole e diffuso a partire dal 1937. Idiozie diffuse in Italia prima del fascismo e che in parte purtroppo in sopravvivono alla sua caduta. Ma con quel

«catechismo» imperante cresce in Italia Giorgio Marincola, figlio di un sottufficiale italiano e di una domma somala. Come scrisse Alessandro Triulzi, nel 2008, introducendo «Razza partigiana: storia di Giorgio Marincola (1923-1945)» – di Carlo Costa e Lorenzo Teodonio – questa è una vicenda «esemplare» anche per l’Italia di oggi «che ha scarsa consapevolezza di sé e dei suoi valori, continuamente minacciati da nuove ondate di razzismi e di ossessioni securitarie […] che teme e diffida del diverso».

Fa benissimo dunque l’editore Iacobelli (www.iacobellisrl.it) a ripubblicarlo in una edizione integrata con il cd del reading di Wu Ming 2, con testi di WM2 e di Antar Mohamed, con nuove rivelazioni e con il racconto del “viaggio in Italia del libro” (qui http://www.razzapartigiana.it/ altre notizie).

Quel tenente Mercurio, maestro di sabotaggi, alias Renato Marino, che conosciamo nel libro è in realtà Giorgio Marincola, un ragazzo italiano come gli altri (ma «con la pelle nera») che muore da partigiano a 23 anni il 4 maggio 1945, nell’ultima strage nazista in territorio italiano. All’inizio non viene identificato: forse un medico sudafricano o un partigiano statunitense di origini africane «caduto combattendo a fianco dei fratelli bianchi». Poi si scopre chi è: catturato nel gennaio 1945 e poi torturato nel lager di Bolzano, quando viene liberato potrebbe fuggire in Svizzera con la Croce Rossa ma sceglie, con altri, di incamminarsi «verso sud», perché vuole – per quelle che sappiamo di lui sente che “deve” farlo – combattere per la libertà.

La sintesi di «Razza partigiana» è nella frase che Beppe Fenoglio fa dire al suo «partigiano Jonny» del libro omonimo: «Molto probabilmente finirà in un pasticcio ma ha da esser fatto». Il pasticcio è ovviamente l’Italia della democrazia incompiuta, incapace di fare i conti con la Storia. Ma valeva la pena riscattare un ventennio di vergogna, ridare voce all’Italia migliore.

Con le vicende di Giorgio si intrecciano in parte quelle di sua sorella Isabella raccontate in «Timira. Romanzo meticcio» (Einaudi 2012) un romanzo scritto da Wu Ming 2 e Antar Mohamed. Isabella Marincola – morta a Bologna nel 2010 – è la madre di Mohamed e la sorella del partigiano Giorgio. «Nel testo si fondono memoria, invenzione letteraria, documenti d’archivio e approfondimenti storici frutto di un ampio lavoro di ricerca di cui è dato conto nella sezione conclusiva del libro». Il titolo rimanda al nome somalo di Isabella cioè Timira Hassan.

Saltando fra due sentieri temporali, dagli anni ’20 ai ’90 del secolo trascorso, il libro racconta Isabella italiana ma anche Timira profuga dalla Somalia durante la “guerra civile” del 1991. Chi legge dovrà fare i conti con l’Italia delle colonie prima e delle ex-colonie, con il razzismo e l’immigrazione. A inizio dello scambio di lettere fra Isabella/Timira e Wu Ming 2 leggiamo: «Siamo tutti profughi, senza fissa dimora nell’intrico del mondo. Respinti alla frontiera da un esercito di parole, cerchiano una storia dove avere rifugio».

I due autori si conoscono nella primavera del 2003 in una clinica per malattie mentali: Antar Mohamed fa l’educatore e assiste un paziente che Wu Ming 2 va spesso a trovare. Antar consegna a Wu Ming 2 una cartellina contenente documentazione incentrata sulla figura di suo zio Giorgio Marincola. Dopo cinque anni, quando la storia del partigiano italo-somalo è raccontata nel libro Razza partigiana di Carlo Costa e Lorenzo Teodonio, Wu Ming 2 decide di dedicarsi all’esperienza «più lunga, più marginale, e altrettanto avventurosa» di Isabella Marincola, la sorella di Giorgio. Iniziano così frequenti incontri tra Wu Ming 2, Antar Mohamed e Isabella, durante i quali la donna, ormai ultraottantenne, racconta la propria storia. Secondo l’idea degli autori e del collettivo Wu Ming, il romanzo è inserito nell’ambito di quello che è stato definito “Progetto Transmediale Multiautore”, fatto di «voci diverse che con mezzi diversi raccontano diversi pezzi – autonomi tra loro – di un comune universo narrativo». Di esso fanno parte, tra gli altri, il saggio di Costa e Teodonio Razza partigiana, l’omonimo spettacolo teatrale portato in scena da Wu Ming, Egle Sommacal, Stefano Pilia, Paul Pieretto e Federico Oppi, da cui è stato tratto il libro con cd audio Basta uno sparo. Storia di un partigiano italo somalo nella Resistenza italiana e il sito internet www.razzapartigiana.it, che funge da raccordo delle varie articolazioni del progetto.

Di Timira. Romanzo meticcio, come di tutte le opere del collettivo Wu Ming, è esplicitamente consentita la riproduzione totale o parziale e la diffusione per via telematica, purché non a scopo commerciale.

(*) Questo articolo è uscito sull’ultimo numero della rivista «Pollicino Gnus».

 

danieleB
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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