Giù le mani dagli innocenti fucilati nella prima guerra mondiale

Il caso del virologo che, riferendosi ai medici che rifiutano il vaccino, ha dichiarato: «A suo tempo i soldati venivano fucilati sul posto. Questi operatori sanitari sono una minoranza: ci sono gli eroi e ci sono i vigliacchi. Non vaccinarsi vuol dire essere imboscati, come in una guerra». 

di Marinella Correggia (*)

Il virus Sars-CoV-2 può trasmettere ai soggetti predisposti una patologia grave: la cattiveria. Credevamo di averle sentite tutte e invece no. Così, uno dei tanti virologi televisivi ha detto testualmente, riferendosi ai medici che rifiutano il vaccino: «A suo tempo i soldati venivano fucilati sul posto. Questi operatori sanitari sono una minoranza: ci sono gli eroi e ci sono i vigliacchi. Non vaccinarsi vuol dire essere imboscati, come in una guerra». 

Ma è proprio impossibile lasciare in pace i morti di uno dei più grandi macelli che la storia abbia conosciuto? A quel virologo che contrappone eroi e imboscati, qualcuno dovrebbe dire del generale Cadorna, per il quale tutti i soldati erano carne da cannone con il dovere di sacrificarsi; o di D’Annunzio, che appunto da vigliacchi i non interventisti.

Qualcuno spieghi a quel virologo chi furono i fucilati e decimati della prima guerra mondiale; assassinati sul posto dai superiori con processi sommari o meglio ancora senza, così. Vigliacchi? No: persone alle quali ripugnava andare ad ammazzare o farsi ammazzare per niente; persone che magari avevano ceduto un attimo al desiderio di non morire invano quel giorno; persone che semplicemente venivano estratte a sorte e abbattute per dare l’esempio, nelle trincee fangose dove comunque si moriva come mosche in una guerra assurda, scontro fra potenze, non certo difesa del focolare e della patria. Furono oltre millecento gli ammazzati così, solo in Italia. A loro sono stati dedicati libri, film, canzoni, convegni, petizioni per riabilitarli. Ma naturalmente quell’uomo, quel virologo, non lo sa.

Finalmente, il 10 marzo 2021, la Commissione Difesa del Senato ha approvato all’unanimità la risoluzione Doc. XXIV n.31 con la quale si impegna il Governo: «A provvedere, tramite il Ministero della difesa, ad affiggere, nel Complesso del Vittoriano a Roma, un’iscrizione in memoria dei militari italiani fucilati nel corso della prima guerra mondiale per reati contro la disciplina, a seguito di processi sommari e senza l’accertamento della loro responsabilità, per offrire una testimonianza di solidarietà ai militari caduti, ai loro familiari e alle popolazioni interessate».

Non se ne può più delle metafore belliche per indicare la lotta contro la pandemia. Non se ne può più di toni degni di un criminale vigliacco, il generale Cadorna. Morto infatti non al fronte ma a Bordighera, nel 1928. Ma quell’uomo virologo, tutto questo non lo sa.

(*) Fonte: L’Antiplomatico

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In “bottega” abbiamo parlato più volte dei fucilati nella prima guerra mondiale. Ecco alcuni post

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5 commenti

  • Come dire:
    – spararle grosse*
    – istigare la violenza*
    – buttarla in rissa*
    Penso che avanti di questo passo ne sentiremo e ne vedremo ancora di peggio!
    “Nessun dorma”
    *C’è chi se lo può permettere, perché c’è chi permette…
    “Nessun dorma”

  • Alberto Campedelli

    No non voglio essere carne da corona virus, per cui non mi vaccino con del veleno come sono i vaccini. Preferisco stare molto attento con la mascherina il lavaggio delle mani e rispetto le distanze di sicurezza.

  • Non vorrei sembrare blasfema come l’infelicissimo paragone del virologo, ma… come dice un commento più sopra: c’è chi ci vorrebbe carne da cannone anche in questo contesto.
    In questi giorni chi ha espresso pubblicamente il proprio desiderio di non essere obbligatoriamente vaccinato (e magari ha mosso qualche obiezione sulla liceità giuridica di un TSO con prodotti che sono ancora in fase di sperimentazione) è stato metaforicamente fucilato sul posto, in genere dopo processi sommari, o anche senza.
    Regione Lombardia, come sappiamo inefficiente su TUTTO, sta invece efficientissimamente dando la caccia ai lavoratori “renitenti” o “disertori” al vaccino, richiedendo alle aziende di comunicare gli elenchi del personale non vaccinato. Non necessariamente personale sanitario ma anche operatori sociali o educatori, che si ritrovano nel migliore dei casi sottoposti a insistenti pressioni da parte dei datori di lavoro, nel peggiore a ricevere minacce, neanche troppo velate.
    Tra qualche mese probabilmente, a seguito dei primi ricorsi e sentenze, scopriremo l’incostituzionalità del decreto Draghi, così come sta avvenendo con le violazioni del confinamento della scorsa primavera che risultano sentenza dopo sentenza “non punibili”.

  • il virologo, probabilmente fascistone, si esprime liberamente così proprio perché il contesto è diventato quella una gestione militare-poliziesca della pandemia … quindi a prescindere dal pro o no-vax … insomma è proprio il frame o contesto che alimenta le peggiori derive o il trionfo della logica guerresca … ricordiamoci che sino a quando non fu concessa l’obiezione di coscienza ai chiamati alla leva militare chi non si arruolava andava a Gaeta per almeno 2 anni di carcere militare … e bannito anche da concorsi pubblici ecc.
    lo Stato pretende sempre che i suoi dipendenti siano tutti animati da spirito pretoriano, insomma tutti sbirri, come del resto si pretende siano anche i cittadini con “alto senso civico” … “Dio, patria, famiglia” non è uno slogan desueto … ma ancora “vivido” direbbero i suoi fans … ovviamente questi signori fanno finta di non sapere che alla prima guerra mondiale i rimi che andavano condannati non a morte perché siamo contro la pena capitale, ma all’ergastolo erano i tanti ufficiali e graduati che tagliarono la corda lasciando i soldati sotto il fuoco “amico” e quello nemico proprio perché se l’erano data a gambe … ma questi criminali non furono mai condannati come del resto la fecero franca i militari italiani autori di massacri e quasi-genocidi e vari crimini di guerra (guardate sempre il documentario Fascist legacy: https://www.youtube.com/watch?v=2IlB7IP4hys

  • fascist legacy è stato messo in produzione da Massimo Sani, allora giornalista alla RAI.
    Il documentario non è mai stato diffuso dalla RAI nonostante i ripetuti solleciti ancora
    oggi rinnovati. Antonia Baraldi Sani- moglie di Massimo Sani, scomparso nel 2018.

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