Giù le mani dalle Rose!

Raccogliamo e rilanciamo l’appello della Cooperativa Sociale Le Rose di Tavarnuzze (Firenze), La Cooperativa  Le Rose rischia di perdere il luogo (di proprietà della ASL) in cui, con un duro lavoro iniziato nel 1992, è riuscita a costruire in maniera encomiabile una realtà indispensabile per tanti “ragazzi e ragazze” che non avrebbero trovato altri spazi e opportunità per vivere una vita dignitosa.

Riportiamo l’appello corredato da foto che, da sole, raccontano quale sia stato e sia il lavoro di questi ultimi 30 anni.

L’APPELLO

Ci vogliono tempo e cura prima che una pianta diventi forte e rigogliosa.

Trent’anni ci sono voluti alla Cooperativa Le Rose per diventare quel luogo di creatività, bellezza e accoglienza che chiunque venga a trovarci può sperimentare.

Un luogo che trent’anni fa era un cumulo di macerie e che la passione dei fondatori ha permesso che oggi venga chiamato Casa dai ragazzi e dalle ragazze diversamente abili che lo frequentano tutti i giorni.

Una Casa che si è aperta al territorio proponendo laboratori, momenti di socializzazione, integrazione e cultura a tutti e tutte, sempre cercando di lanciare uno sguardo trasversale e inclusivo sulle diversità e l’emarginazione, convinti che, attraverso la valorizzazione e la cura, la diversità possa essere fonte di ricchezza e fertilità. Generazioni di bambini si sono nascosti nel tunnel e nel labirinto dell’Ortoarte e hanno danzato come pellerossa intorno ai Totem sparsi nel giardino che circonda la Casa, partecipando alle molteplici attività e ai laboratori creativi, artigianali ed artistici che la Cooperativa ha proposto negli anni. Tutta questa bellezza oggi rischia di morire.

Un anno fa la proprietà dell’immobile (di cui paghiamo regolare affitto e il cui contratto terminerà nel 2027) ci ha chiesto di verificare lo stato della Casa perché intenzionata a portare a termine le ristrutturazioni che in passato anche noi avevamo più volte richiesto.

Ci è sembrata un’occasione perché la Cooperativa potesse diventare ancora più bella e accogliente per i nostri ospiti. Mai avremmo pensato che dopo dieci mesi la proprietà dell’immobile ci avrebbe intimato di “sgomberare cose e persone” entro 30 giorni dalla ricezione dell’avviso, una lettera di tre righe che non proponeva nessuna alternativa e non si faceva carico delle ricadute che la chiusura della struttura avrebbe comportato per gli ospiti.

Noi, che da trent’anni conosciamo e lavoriamo con gli ospiti della cooperativa e con le loro famiglie, siamo invece consapevoli del rischio che l’interruzione dei servizi offerti dalla cooperativa comporterebbe sulla tenuta dell’equilibrio socio-psicologico e sull’andamento terapeutico degli ospiti e dei loro familiari. Senza contare che il territorio verrebbe privato di un servizio che molto avrebbe ancora da offrire anche nei prossimi anni.

La situazione che proviamo a sintetizzare risulta ancora più drammatica se consideriamo che la proprietà dell’immobile è proprio l’ente che dovrebbe occuparsi della salute di tutti: la Asl.

Per scongiurare la chiusura dopo Natale ci sono stati proposti verbalmente dall’Asl alcuni interventi e miglioramenti da apportare alla struttura, che la Cooperativa ha provveduto a sostenere a sue spese.

Ma anche questo non è bastato a evitare che la Asl ci inviasse un ulteriore ultimatum per il 7 Aprile, giorno in cui i suoi rappresentanti si sono recati in Cooperativa per chiedere la riconsegna delle chiavi. Di fronte al nostro diniego la loro risposta è stata quella di sospendere le rette e il trasporto di Mascia, una delle nostre ospiti, che da un giorno all’altro si è trovata impossibilitata a recarsi in Cooperativa. La comunicazione è arrivata alla famiglia la mattina stessa dell’inizio della sospensione, proprio mentre Mascia aspettava con fiducia la macchina che da più di venti anni la accompagna in Cooperativa e che non sarebbe mai arrivata. Ci sembra infine crudele che questo intervento avvenga dopo più di un anno di pandemia, un anno difficile per tutti in particolare per i soggetti più deboli ed indifesi e per le loro famiglie che vivono questo periodo complesso in cui sono chiusi tutti i centri di socializzazione con maggiore disagio.

La minaccia che stiamo subendo è quella che vengano sospese tutte le rette e i trasporti dei nostri ospiti se non lasceremo la struttura.

Noi siamo più che disponibili a trovare una soluzione a questa impasse e a lasciare l’immobile temporaneamente, anche riducendo – pur non senza difficoltà – le nostre attività, ma solo quando verranno definiti in maniera chiara costi, tempi e destinazione d’uso futuro della struttura. Questi punti però ad oggi non sono mai stati discussi e valutati, e noi sentiamo la responsabilità di dare voce agli ospiti delle Rose per difendere e garantire anche in futuro la loro presenza in Cooperativa.

Chiediamo sostegno e aiuto alle amministrazioni pubbliche che hanno potuto verificare negli anni la ricchezza e la passione del nostro lavoro e facciamo appello alla sensibilità della Regione Toscana sui temi della disabilità e dell’inclusione affinché vengano attivati tutti gli strumenti atti a scongiurare una chiusura di questo patrimonio.

Le Rose sono una risorsa del territorio e della comunità, se verranno chiuse avremo perso qualcosa tutti e tutte.

 

 

 

 

 

http://www.cooperativasocialelerose.it/Home_.html

 

 

 

https://www.lanazione.it/firenze/cronaca/coop-le-rose-la-asl-vuole-sfrattarci-non-ci-stiamo-1.6276401

https://www.055firenze.it/art/205576/Cooperativa-Sociale-Le-Rose-rischio-chiusura-lappello-alle-istituzioni

https://www.nove.firenze.it/le-rose-a-rischio-chiusura-appello-alle-istituzioni.htm

 

 

AGGIORNAMENTO

Sabato sera la Cooperativa ha pubblicato il seguente comunicato:

Chiudiamo ma Siamo Aperti
A fronte delle continue e incessanti minacce di sospendere il servizio  ai nostri ragazzi, impedendo loro di venire a Le Rose – con una perizia di parte della ASL, che è proprietaria della struttura – abbiamo deciso, assieme ai familiari dei ragazzi, che saremo noi a  chiudere la casa.

Da lunedì la nostra bella casa sarà negata ai suoi ragazzi e ai suoi operatori.

Da lunedì la cucina, i laboratori di ceramica e di falegnameria, la stanza di incontro e tutti gli angoli segreti dei ragazzi saranno loro negati.

Da lunedì, in attesa di una celere, speriamo, perizia super partes che contesti la sua inagibilità e che stabilisca gli interventi necessari e la tempistica per effettuarli, la vita della Cooperativa cambierà.

Ma non cambierà il nostro modo di lavorare perché sappiamo, più di tutti, cosa potrebbe accadere ai nostri ragazzi se venisse negato loro un percorso più che ventennale.

Perché temiamo, e lo facciamo da mesi con angoscia e dolore, i danni fisici e psichici incalcolabili a cui andranno incontro, loro e i loro familiari.

Noi lavoriamo e lottiamo per tutelare un progetto educativo che ha portato e porta benefici a soggetti fragili, un servizio di qualità, fatto di professionalità, amore e passione.

Questo passo lo compiamo per poter dare ai nostri ragazzi la possibilità di continuare a venire in cooperativa senza interruzione dei servizi, per tutelare la serenità loro e delle loro famiglie e come segnale di collaborazione con le amministrazioni che in questo momento si trovano “costrette per motivi di sicurezza” dichiarati solo dalla perizia della ASL, ad interrompere tale servizio.

Sarà per noi molto faticoso e non semplice ridimensionare il nostro lavoro, aiutare i ragazzi ad accettare questa novità, convincerci che la nostra decisione è, al momento, la sola e possibile reazione ad una ingiustizia perpetrata nei confronti di una comunità che ha realizzato un nuovo modello di incontro tra disabilità e il mondo circostante.

Chi è stato a Le Rose, chi ci ha conosciuti, sa che ciò è possibile.

 

 

Redazione
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