Graffiti, la terribile verità di Marie Laveau

Riprende la campagna contro i «graffitari». Anche a Bologna non si parla d’altro. Ovviamente i  sovversivi insinuano che le amministrazioni locali (perlopiù Pdl o fascioleghiste ma c’è sempre qualche Pd che s’aggrega) si occupano di graffiti per non pensare a questioni ben più serie, sarebbero insomma armi di «distrazione» di massa. Impensabile, vi pare?. Ma queste calunnie celano una più tremenda verità secondo la giornalista Marie Laveau (che inizia a collaborare con «Il cuscino della notte» su questo blog in nome della «par conciucio») che qui sotto racconta il segreto dei graffiti, punto per punto. (db)

Esiste un piano diabolico per distruggere le nostre città, annichilire il popolo ma anche svuotare le casse dello Stato (costringendolo a nuove tasse) e arricchire i sovversivi.

Nell’epoca del Nuovo Rinascimento, voluto da Silvio Primo, però perfino i più demoniaci cervelli sono destinati alla sconfitta: il bene e l’amore trionferanno. E’ solo questione di tempo.

Avete presente il modo di dire «anche i muri lo sanno»? In un certo senso tutto parte da lì. Ma i libri di storia probabilmente racconteranno che la liberazione d’Italia dalla “peste dei graffiti”, il nuovo Big Bang della libertà, scatta alle 7,15 del 30 febbraio di or son tre anni. Siamo in uno dei think tank del pensiero di destra: per ragioni di vigilanza (contro gli attacchi terroristici già annunciati da Al Qaida, anarco-insurrezionalisti e dal nuovo gruppo che si definisce i Cromagnon alla riscossa) ne ometteremo il nome; d’ora in poi sarà indicato come Thita-1.

Qui le migliori menti dell’Occidente si sono interrogate a lungo sulla questione dei graffiti in Italia notando subito due stranezze, anzi assurdità enormi, che però nessuno registra, come spesso accade (confronta «La trave e la pagliuzza: filosofia delle sproporzioni» di Marco Materazzi con post-fazione di Edgar Allan Poe e Werner Heisenberg).

La prima stranezza: accettiamo per assurdo che alcuni graffitari italiani siano artisti o presunti tali (saranno, vogliamo esagerare? al massimo 79); molti altri vanno classificati come imitatori e vandali generici (le stime più attendibili oscillano fra i 320 e i 947); ma tutti gli altri? Perché migliaia di persone in Italia sporcano i muri? Le bombolette costano, da un po’ ci sono multe pesanti, per tacere che alcune “opere” sono complesse e faticose, si macchiano i jeans eccetera.

Seconda stranezza: d’accordo che l’estrema sinistra italiana si occupa soprattutto di minoranze ma perché questa ostinazione a difendere i graffitari? Come se i muri rovinati e soprattutto i danni morali e materiali riportati dai cartelloni di Benetton lì vicino non fossero ferite nel cuore di tutti. Sembrerebbe masochistico difendere i nuovi untori. I muri inoltre non sono né di destra né di sinistra direbbero due santuomini come Cicciobello Rutelli e Pierferdinando Casini.

Evidentemente c’è qualcosa dietro. Due importanti ministri (non faremo i nomi per ragioni di sicurezza) d’intesa con 5 banche, 3 fondazioni e 9 delle più importanti aziende italiane (che in cambio di questo impegno riceveranno agevolazioni fiscali per i prossimi 715 anni) decidono di finanziare un’indagine, anzi di assoldare i migliori investigatori stranieri. Potrebbe subito obiettare qualche ardente nazionalista, magari ingenuo come Gianfranco Fini: «perchè penalizzare i talenti italiani? Forse che non abbiamo sbirri d’eccellenza come il mondo ben vide a Genova nel 2001?». Certo ma i magistrati italiani poi… Capite?

Finché in Italia vivremo sotto la cappa (anzi l’ermellino) di pm e giudici rossi neanche le persone più degne – un Bondi, un Gasparri o un Calderoli, per fare tre nomi – potranno mai dormire tranquilli.

Torniamo al Thita-1 e ai ministri. Se l’iceberg sotto i graffiti è grosso occorre ingaggiare i migliori detectives sulla piazza, non importa quanto può costare.

Per farla breve si arruolano, nella più assoluta segretezza, i magnifici 7: in ordine alfabetico Holmes (S), Lupin (A)., Marple (miss), Mouse (M). Poirot (H)., Templar (S) e Vance (P); corre voce che alcuni investigatori stranieri – a partire da un certo Marlowe (P) – si siano rifiutati di collaborare. Ma che importa, saranno della lobby segreta Blv (Bin Laden-Vendola).

Due anni di indagini serrate. Con ogni evidenza c’è una regia dietro i graffitari ma… forse neppure le migliori menti dell’Italia d’oggi avrebbero potuto immaginare quanto fosse grosso l’iceberg. E demoniaco il piano.

La strada si mostra in discesa quando i “magnifici 7” riescono a dimostrare che i soldi per vernici e avvocati arrivano ai graffitari italiani da alcune società finanziarie (con base in Venezuela e a Cuba, neanche a dirlo). Poi – un passo alla volta – si va verso il boato, il sisma. In qualche modo le società che pagano i pittori- untori sono tutte riconducibili a tre nomi noti dell’ultra-sinistra italiana. Un super-trio ben assortito … in apparenza: perché uno si dichiara sovversivo qual è mentre un altro si finge riformista e il terzo addirittura liberale.

Basterebbe la scoperta di questo triumvirato dietro i terroristi delle vernici per ripagare i soldi (72 miliardi, Iva compresa, la somma più accreditata) dati ai “magnifici 7”. Ma le indagini non sono chiuse, tutt’altro. C’è un colpo di scena degno di Hitchock.

Analizzando i gruppi dirigenti delle società che si occupano di ripulire muri e monumenti dalle “peste graffitara” ecco spuntare di nuovo nomi noti dell’ultra-sinistra. Udite-udite: gli stessi tre.

Capite il piano infernale? Per pochi eurini quei tre tizzoni d’inferno assoldavano disperati e minorati per infettare le nostre città, rovinare i monumenti e compromettere le pubblicità Benetton, orgoglio del Nord-Est. Quando poi l’emergenza-muri era al massimo, il Paese in ginocchio e milioni di onesti lavoratori italiani – con consorti, nonni, nipoti e badanti (in regola) al seguito – si sentivano minacciati nei loro affetti più preziosi, ecco il trio farsi avanti, dietro il paravento di società latinoamericane e offrire… di risanare i muri. Con i soldi ricevuti per pulire poi pagavano altri graffitari (oltre che le loro lussuose ville a Caracas e a L’Avana, è ovvio) per sporcare ancora in un cerchio infinito.

«Neanche uno Stalin o un Hitler si sono macchiati di simili infamie» avrebbe detto sgomento Ma. Pe., un prestigioso intellettuale catto-laico del Thita-1 il cui nome è logicamente coperto dal segreto (d)-istruttorio.

Ma il trio degli orrori sta per essere consegnato alla giustizia. E proprio mentre scriviamo sembra che le manette scattaino ai sudici polsi dei tre.

Chi sono?

Eccoli, in ordine alfabetico: Filippo, Franco e Marco. I loro cognomi ufficialmente non sono noti ma per evitare che qualche ermellino rosso trovi il modo di coprirli – persino stavolta – è bene che l’opinione pubblica conosca tutto. Ma proprio tutto: anche i loro cognomi, i volti dietro l’orrore murale. Anzi nei prossimi giorni forniremo gli indirizzi dove abitano i loro cari e gli orari esatti in cui i poliziotti in servizio sotto le abitazioni del trio vanno a bere il caffé acciocché le ronde, cioè la sovranità del popolo, possano fare il loro dovere.

Eccoli i cognomi, in ordine alfabetico: Berardi, Miraglia e, neanche a dirlo, Travaglio. Il primo è un auto-proclamato intellettuale bolognese; il secondo un dirigente dell’Arci (incaricato di reclutare graffitari e altri terroristi nelle file del centro-sinistra), amico dei «negri» (lui si direbbe «antirazzista »); infine l’ultimo è il sedicente giornalista e ancor più sedicente liberale che da decenni infetta il nostro Paese.

Ma l’incubo è finito.

Oggi è un gran giorno per (in ordine alfabetico) Benetton, giustizia (la), libertà (la) e muri (i). L’Italia del Rinascimento si conferma alla riscossa. Sia concesso anche all’umile cronista di levare dal cuore un grazie al braccio (i magnifici 7) e alla mente (i cervelli del Thita) ma soprattutto al cuore di tutto ciò: grazie dunque Silvio Primo che ci fai sognare ancora.

 

Come la lettera di Giovanardi e quella del leghista pentito o il discorso di Pio Laghi che potete leggere su questo blog, l’articolo di Marie Laveau appartiene – e apertamente lo dichiara per evitare equivoci – a un genere molto particolare: lettere e articoli MAI scritti, discorsi che persone “in vista” NON hanno pronunciato, cronache di avvenimenti GIAMMAI accaduti,  recensioni di libri mai editi (un genere in cui anche Umberto Eco si dilettò), discorsi che il papa neanche sognava di fare dal balcone di san Pietro (e infatti li scriveva – sul quotidiano «il manifesto» – la teologa Adriana Zarri)  La totale inattendibilità è dunque ammessa in partenza. Siamo nel “cuscino della notte” (dove si aggirano desideri e incubi), nella terra degli Elfi o – se vi piace la fantascienza – in un mondo parallelo. Una celebre rubrica della «Settimana enigmistica» si intitola: “Vero o falso?”. Una prospettiva simile appare pedante e limitata. Esistono altre possibilità: il verosimile e suo zio il paradosso; il silenzio che confessa e  il desiderio che nuota controcorrente; lo sberleffo e il viggio. Se non sapete cos’ è il viggio restate sintonizzati: prima o poi sarà svelato su questo blog

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