Grecia fra lotta armata e Cia

Enrico Fletzer riflette sui libri di Koufondinas e di Kiesling

Ogni tanto vale la pena leggere sulla lotta armata qualcosa di scientifico, che rifugge cioè dalla disonestà molto spesso emanata dalle fonti ufficiali e non solo.Ne parlano due libri usciti pochi anni fa ma ancora utili a farci capire le vicende della Grecia attuale.

La storia riguarda ovviamente «Nato il 17 novembre» di Dimitris Koufondinas, fondatore del gruppo rivoluzionario greco 17 Novembre. L’autore del libro é attualmente in carcere in Grecia dove sconta una pesante pena detentiva essendo stato ritenuto responsabile di 23 omicidi a partire dal capo della Cia di Atene (il gesto iniziale del gruppo).

Il libro è stato tradotto solamente in tedesco e dunque le sue memorie non sono per ora reperibili in italiano… e io leggo poco il greco. Peccato perchè costituiscono una testimonianza di tipo soggettivo, a differenza dell’analisi più “oggettiva” della storia della sinistra rivoluzionaria greca – nel periodo dei colonnelli e fino ai nostri giorni – di J. B. Kiesling, un ex analista dell’intelligence statunitense dimessosi durante la guerra in Iraq per onestà intellettuale e a cui il 17 novembre, la data della insurrezione studentesca, ha dato i natali.

Kiesling, autore di «Diplomacy lessons:Realism for an Unloved Superpower» contestava nella sua lettera di dimissioni – indirizzata al Segretario di Stato Colin Powell e pubblicata dal New York Times – una profonda discrasia fra la tanto sbandierata politica inclusiva degli USA e la realtà con cui si era trovato a vivere.

Nel testo Kiesling paragona la politica estera statunitense a quella di Caligola la cui azione era caratterizzata dalla frase (attribuita all’imperatore stesso) Oderint dum metuant cioè «mi odino purché mi temino», un concetto che impernia il senso ultimo della politica a suo dire distopica del governo Usa.

Kiesling vive ora ad Atene dove si occupa di storia, archeologia, religione e politica: ha un vasto background culturale e un indubbio amore per la Grecia.

Non è difficile immaginare come, con questo riferimento all’antichità, Kiesling intendesse inquadrare la parte sicuramente disfunzionale dell’establishment del suo Paese nella fase “post 11 settembre” caratterizzata da un ampio utilizzo della tortura e del terrorismo di Stato, i quali sono stati – molto probabilmente – utilizzati anche per smantellare il gruppo rivoluzionario «17 Novembre», dopo 27 anni di attività clandestina. Gruppo (una ventina di persone) smantellato dopo l’arresto di un militante ferito dallo scoppio di un ordigno esplosivo e che proveniva da zone rurali del Paese, dove i militanti si erano abituati a comunicazioni dirette e non mediate né da telefoni né da computer.

Molto più esplosivo di una bomba è il motivo delle dimissioni di Kiesling: il conflitto interiore rispetto alla politica aggressiva e irrazionale che domina non solo le amministrazioni statunitensi ma anche quelli di Paesi come Russia e Israele, nella loro relazione con le  minoranze interne, siano esse cecene o palestinesi. Una modalità che non porta nulla di buono alla politica e alla sicurezza mondiale ma che continua senza tentennamenti.

Proprio questo aspetto, per quanto indirettamente trattato,fa intuire una critica radicale (considerando soprattutto il suo passato diplomatico) alla gestione moderna degli apparati di sorveglianza che spesso viene confusa – è anche il caso dell’Italia – con la retorica della sicurezza tutta tendente a infantilizzare le masse. Una tendenza che Kiesling riscontra e critica rispetto alla pur legittimata lotta armata diretta contro la dittatura dei colonneli, ritenuta anch’essa contra-produttivo nonostante l’appoggio di intellettuali di grido come Oriana Fallaci, allora compagna di Panagoulis.

Anche per questi motivi, oltre che per l’ampia cultura umanistica e la profonda conoscenza del greco antico e moderno (e nonostante la collaborazione di Kiesling all’ambasciata USA di Atene dove il gruppo «17 Novembre» aveva assassinato 5 suoi colleghi) il suo libro sulla lotta armata in Grecia durante e dopo la dittatura militare di Papadopoulos, costituisce un testo affascinante, a cui hanno in parte collaborato gli stessi militanti detenuti: in uno sforzo di verità e giustizia da parte di un gruppo che aveva una forte etica e che evitava accuratamente il coinvolgimento di persone estranee al conflitto in atto con le superpotenze, le multinazionali, i servizi e i partiti con cui «17 Novembre» era in guerra.

Il record di oltre 27 anni di lotta clandestina sarebbe oggi, secondo Kiesling, difficilmente replicabile anche grazie alla diffusione dei cellulari e dei moderni sistemi di sorveglianza.

Il libro traccia una storia importante in cui politica clandestina ha intrecciato una società estremamente corrotta come quella greca, in un contesto che mi fa presagire alcune analogie con la situazione italiana passata e presente.

Pur dedicando il libro alle 23 persone uccise dal «17 Novembre». Kiesling descrive magistralmente e senza moralismi l’intero conflitto sociale che ha attraversato la Grecia sin dai tempi della dittatura e fino all’ormai defunto dualismo tra Nuova Democrazia e Partito socialista, due partiti che pure (assieme a tanti altri) avevano organizzato forme di resistenza anche armate al regime dei colonnelli. L’analisi pare avalutativa nel senso weberiano quando analizza la scarsa incisività del movimento contro la dittatura e si accompagna a un’analisi critica rispetto alla tanto sbandierata importanza dell’insurrezione studentesca del Politecnico e della strage degli studenti, giornata storica  per l’antifascismo ellenico.

Il libro descrive le attività dei gruppi armati con dovizia di particolari. Una lunga storia di militanza politica armata dal primo dopoguerra sino alle ultime azioni del movimento antagonista di ispirazione anarchica e autonoma nel 2017.

Secondo Kiesling la lotta armata contro i colonnelli si sarebbe rivelata poco produttiva per non parlare del movimento a seguire. C’è una appendice sui movimenti di matrice libertaria ancora presenti che fanno dell’anarchismo greco un vero crogiolo paragonabile al fenomeno dell’autonomia diffusa nell’italia degli anni Settanta. E qui Kiesling conclude la sua analisi rigorosa.

Uno dei riscontri  più interessanti è – almeno leggendo fra le righe – la disillusione anche personale di Brady Kiesling rispetto al rapporto distorto delle forze di sicurezza nei confronti delle questioni apparentemente di loro competenza. Traspare quindi, in maniera più o meno esplicita, una critica al meccanismo di cortigianeria politica adottata dalle polizie e dall’intelligence a livello globale: un fenomeno di  infantilizzazione delle masse utilizzata dal potere e poco studiata dai movimenti.

Per concludere, pur non essendo il «17 Novembre» un movimento pilotato, proprio grazie alla convergenza tra apparati rivoluzionari e statali (fermo restando che gli USA sono una grande potenza oggettivamente odiosa e invisa a molti), la responsabilità degli apparati locali risulta generalmente sminuita nella narrativa corrente. Si preferisce infantilizzare l’opinione pubblica e gli apparati stessi, mentre nel caso della Grecia un 20 per cento della popolazione nel caso del «17 Novembre» faceva solo il tifo. Un gioco a cui collaborano attivamente le persone che lasciano il monopolio della violenza e della sicurezza mercanteggiando al contempo la propria libertà o delegandola al Robin Hood di turno. Nella sua lunga storia il «17 Novembre» fu molto popolare ma la Grecia, pur con le dovute critiche, è cresciuta e la sinistra è tornata in maniera più matura e cogente a fare un bagno di realtà. Con il ritorno del clan Mitsokakis peraltro sopravvissuta a tutte le altre famiglie politiche greche protagoniste di quasi un secolo di storia.

Molto interessante anche la considerazione di come la CIA, pur responsabile di molte nefandezze, non sia in realtà la causa principale delle derive dittatoriali delle società occidentali ma che le ragioni siano principalmente endogene. De te fabula narratur: dopo la Grecia l’Italia?

Greek Urban Warriors: Resistance and Terrorism 1967-2014 (ovvero “Resistenza e lotta armata in Grecia”) pubblicato dalle Edizioni Lybettus – Atene

 

Redazione
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