Guatemala: risarcimento per gli indigeni danneggiati dalla diga del Chixoy

di David Lifodi

Il risarcimento per gli afectados del Chixoy, la diga progettata negli anni Settanta dalla Banca Mondiale e dalla Banca Interamericana di sviluppo tramite un gruppo di imprese tra cui l’italiana Impregilo (ex Cogefar), rappresenta una buona notizia per un paese martoriato come l’attuale Guatemala, che pure ha fatto della costruzione delle centrali idroelettriche uno dei suoi principali assi economici.

Tuttavia, se l’impegno del Guatemala per il risarcimento delle 33 comunità indigene danneggiate dalla diga e decimate dai massacri delle patrullas di Lucas García e Rios Montt riveste un valore non scontato in paese dove i maya sono tuttora considerati i paria della società, la storia della diga costruita lungo il fiume Chixoy è l’emblema di un paese governato da presidenti senza scrupoli che hanno venduto il paese alle multinazionali minerarie e dell’energia. Arrivato sotto la presidenza di Otto Pérez Molina, che evidentemente non poteva più esimersi (l’ex presidente, feroce repressore delle comunità indigene negli anni Ottanta, è stato costretto a lasciare la guida del paese nel 2015 per il grande scandalo di corruzione denominato La Línea), il risarcimento rappresenta un giusto premio per la lotta degli afectados, durata oltre venti anni. Agli inizi degli anni Ottanta furono sfollate forzosamente circa 3500 persone, mentre almeno 6000 famiglie persero le loro terre, da cui traevano il sostentamento quotidiano. Nel 2003 fu realizzato un primo studio indipendente sui danni provocati dalla costruzione della diga, realizzato grazie all’impegno di associazioni della società civile, da cui emerse che la centrale idroelettrica aveva causato la perdita di vite umane, distrutto l’economia locale e portato povertà nelle comunità che prima avevano un modello di vita e sviluppo sostenibile. Le organizzazioni internazionali International Rivers e Derechos en Acción consegnarono al Centro de Ecología Política dell’Universidad de Santa Cruz un rapporto che evidenziava nei dettagli i danni causati dalla diga. Le comunità avrebbero comunque dovuto attendere ancora molto prima di veder riconosciuti i propri diritti. Ciò che mancava ai fini del riconoscimento era la volontà politica, come aveva evidenziato più volte la Coordinadora de Comunidades Afectadas por la Construcción de la Hidroeléctrica de Chixoy (Cocachix). Paradossalmente sono stati gli Stati Uniti, che pure hanno finanziato e appoggiato le più impresentabili dittature nel paese centroamericano (almeno dal golpe che sollevò Jacobo Arbenz nel 1954 con l’immancabile longa manus della Cia) e sostenuto tutti i peggiori governanti del paese (non ultimo l’attuale presidente Jimmy Morales), a condizionare l’erogazione di aiuti economici al paese all’approvazione della Ley de Asignaciones y Compensaciones. Tale misura, che Pérez Molina ha definito uno “strangolamento economico del paese”, ha finito per avere un certo peso nel riconoscimento dell’indennizzo degli afectados.  Considerata la più grande diga del Centroamerica, la centrale idroelettrica di Chixoy (nel dipartimento del Quiché – Alta y Baya Verapaz) era finita sotto l’attenzione dell’allora presidente Álvaro Colom (2008-2012), che però non era riuscito a rendere operativo l’indennizzo per le comunità indigene che tuttora sopravvivono senza servizi basilari quali acqua ed energia elettrica, nonostante quest’ultimo fosse proprio il motivo principale per cui era stata costruita la megaopera. L’ex presidente Molina invece, per evitare qualsiasi dialogo con le comunità, aveva inviato a parlare con loro i funzionari dell’Instituto Nacional de Electrificación (Inde): del resto, il governo guatemalteco non ha mai chiesto scusa per la morte degli indigeni maya fatti sparire perché si erano opposti al progetto. I 154 milioni di dollari stanziati per le famiglie maya, la restituzione delle terre illegalmente sottratte e la costruzione di case e ospedali distrutti per far posto alla diga fanno parte dell’accordo ufficiale di risarcimento delle vittime. Interi villaggi maya furono bruciati perché Rios Montt non tollerava alcuna opposizione alla diga, ma soprattutto non intendeva disattendere il diktat della nostrana Impresit-Cogefar. A questo proposito, sono significative anche le scuse pubbliche pronunciate (a denti stretti) dallo stato guatemalteco, peraltro le prime ed ultime da qui ai prossimi anni, considerando che il presidente Jimmy Morales ha raggiunto la guida del paese grazie ad una campagna elettorale fondata sul razzismo (ha perfino negato il genocidio maya) e giocata sulle paure di un paese già assai indebolito da decenni vissuti nel terrore e nella repressione.

Nonostante l’indennizzo riconosciuto dal paese agli afectados, l’attuale indirizzo del paese non lascia presagire nulla di buono: sono molte le dighe e i progetti di estrazione mineraria in rampa di lancio in Guatemala. Come dire: siamo stati obbligati a concedere il riconoscimento, economico e formale, per la centrale idroelettrica del Chixoy, ma i progetti sviluppisti procedono come e più di prima, mentre dall’attuale Impregilo le scuse non sono mai arrivate.

David Lifodi
Sono nato a Siena e la mia vera occupazione è presso l'Università di Siena. Nel mio lavoro "ufficioso" collaboro con il sito internet www.peacelink.it, con il blog La Bottega del Barbieri e ogni tanto pubblico articoli su altri siti e riviste riguardo a diritti umani, sindacalismo, politica e storia dell’America latina, questione indigena e agraria, ecologia.

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