Guatemala: un partito indigeno per sfidare l’oligarchia

Il Movimiento para la Liberación de los Pueblos parteciperà alle presidenziali del prossimo giugno candidando Thelma Cabrera, indigena maya mam. In un paese dominato da forze reazionarie, razziste e conservatrici le comunità indigene e contadine provano a sfidare il sistema per dare al proprio paese un futuro diverso e che non sia più deciso dagli Stati uniti.

di David Lifodi

Il prossimo giugno, in Guatemala, si terranno le elezioni presidenziali. Per la prima volta nella storia del paese, a partecipare alla sfida elettorale ci sarà un partito politico composto dalle comunità indigene e contadine in resistenza. Si tratta del Movimiento para la Liberación de los Pueblos (Mlp), autonomo rispetto alla sinistra tradizionale e che avrà come candidata alle presidenziali Thelma Cabrera, indigena, contadina e attivista per i diritti umani.

In Guatemala, soprattutto a seguito degli accordi di pace del 1996, i partiti politici di sinistra spesso hanno ottenuto un basso numero di voti, soprattutto perché, prigionieri del proprio dogmatismo, hanno finito per essere quasi del tutto assenti dalle mobilitazioni sociali antineoliberiste e non hanno mai preso una posizione forte di fronte agli omicidi mirati dei difensori dei diritti umani e dei leader delle comunità in lotta contro le megaopere che stanno distruggendo il paese. Il Movimiento para la Liberación de los Pueblos parteciperà, dunque, autonomamente alle presidenziali di giugno, nonostante la sinistra tradizionale proponga di nuovo l’alleanza tra la ex guerriglia dell’Urng (Unidad Revolucionaria Nacional Guatemalteca), Maiz (Movimiento Amplio de Izquierda) e Winaq, il partito nato oltre dieci anni fa anche su impulso di Rigoberta Menchú. Nelle scorse presidenziali, la coalizione tra queste tre forze politiche si era fermata ad un misero 2,69%.

Lo scenario politico che si troverà di fronte il Movimiento para la Liberación de los Pueblos, tuttavia, non è dei più semplici. Tra i punti principali del programma di questa nuova forza politica figurano la nazionalizzazione di beni e servizi privatizzati dai governi precedenti, fedeli osservanti del dogma neoliberista, ma soprattutto la creazione di uno stato plurinazionale con autonomie territoriali per superare l’attuale forma di stato-nazione escludente e razzista. Un’eventuale convergenza con le forze di sinistra tradizionale sembra essere esclusa, soprattutto per la diversa visione sul concetto di stato. Per il Movimiento para la Liberación de los Pueblos, occorre puntare su uno stato plurinazionale e non serve a nulla scommettere sulla rivitalizzazione di uno stato criollo completamente nelle mani dell’oligarchia, come invece sembrano essere convinti Winaq-Urng-Maiz.

Per adesso, il partito ha circa 23mila iscritti in tutto il paese e vanta numerose sezioni in 13 dipartimenti. Certo, si tratta di una formazione politica minuscola, ma la sfida dell’Mlp, se non altro, rappresenta un forte elemento di novità in un panorama elettorale sconfortante, se non altro perché il suo intento è quello di porsi come il classico granello di sabbia nelle ruote dei potenti. Ad esempio, la nascita di questa nuova piattaforma indigena e contadina ha già creato qualche grattacapo ai vertici del paese, soprattutto a seguito della proposta di nazionalizzare l’energia elettrica erogata alle comunità indigene dalle imprese straniere. I partiti al potere hanno subito colto la palla al balzo per accusare il Movimiento para la Liberación de los Pueblos di appoggiare e promuovere gli allacci illegali all’energia elettrica a cui ricorrono spesso le comunità quando sono in difficoltà di fronte ai costi esorbitanti delle bollette.

Fanno parte del partito leader comunitari e delle principali etnie indigene maya, che ricordano come nel solo 2018 ben 14 di loro siano stati uccisi, in un contesto in cui le forze di destra e conservatrici si perpetuano al potere, avallando il desiderio degli Stati uniti che continuano a considerare il Guatemala uno stato vassallo. Come già accaduto nel 2015, quando fu eletto l’ex comico Jimmy Morales, del Frente Convergencia Nacional (Fcn, estrema destra), anche stavolta le elites riusciranno ad accordarsi su un nome condiviso per dare l’idea che tutto cambi anche se niente realmente cambierà. Morales, nel 2015, era stato molto abile a sfruttare l’ondata di proteste anticorruzione sorta contro Otto Pérez Molina (Partido Patriota, anch’esso di ultradestra) e la sua vice Roxana Baldetti. Il suo slogan, Ni corrupto, ni ladrón, aveva conquistato le piazze dopo che la coppia presidenziale si era appropriata indebitamente di 130 milioni di dollari con l’aiuto delle mafie, nell’ambito dello scandalo denominato La Linea, ed era stata costretta a lasciare anzitempo la guida del paese. Molina e Baldetti rappresentavano gli interessi di quella stessa oligarchia che ha portato Morales, negazionista del genocidio maya, alla presidenza del Guatemala e che probabilmente non avrà alcuna difficoltà nel condurre alla vittoria un altro suo esponente nel giugno di quest’anno.

Il Movimiento para la Liberación de los Pueblos si batte perché il cosiddetto Pacto de corruptos (di cui fanno parte, tra gli altri, lo stesso Partido Patriota, Fcn, militari responsabili di crimini contro l’umanità e gruppi di imprenditori legati al crimine organizzato) abbia fine poiché è responsabile della svendita dei beni e  delle risorse naturali dello stato guatemalteco alle grandi multinazionali. Inoltre Morales, abile nel manipolare le proteste anti corruzione, è al tempo stesso il principale sostenitore dello smantellamento della Cicig, la Commissione internazionale contro la corruzione e l’impunità, organo indipendente appoggiato dall’Onu il cui mandato è in scadenza nel corso di quest’anno e a cui il presidente non lo rinnoverà, tanto da aver già cacciato almeno 11 dei suo funzionari.

Il Movimiento para la Liberación de los Pueblos ha già fatto sapere che si batterà contro il Plan de la Alianza para la Prosperidad del Triángulo Norte, imposto dagli Usa, e contro la stretta sull’immigrazione, anch’essa voluta dalla Casa Bianca con il beneplacito degli attuali governanti guatemaltechi. Per l’Mlp il paese non deve continuare ad essere un protettorato degli Stati uniti, ma soprattutto non è più tollerabile che gli indigeni maya, la maggioranza del paese, continuino ad essere considerati come animali. Questa è la sfida più difficile che dovrà affrontare il Movimiento para la Liberación de los Pueblos contro uno stato escludente e razzista.

David Lifodi
Sono nato a Siena e la mia vera occupazione è presso l'Università di Siena. Nel mio lavoro "ufficioso" collaboro con il sito internet www.peacelink.it, con il blog La Bottega del Barbieri e ogni tanto pubblico articoli su altri siti e riviste riguardo a diritti umani, sindacalismo, politica e storia dell’America latina, questione indigena e agraria, ecologia.

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