Hera-Bologna eroga acqua con amianto…

ma quantè bellino il Dna della sua pubblicità

di Vito Totire (*)

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Sulla scorta di quale volo pindarico Hera abbia di recente scomodato l’immagine grafica del Dna non è dato saperlo né ricorreremo a indagini psicoanalitiche per appurarlo. Chiaro che Hera non bada a spese pur di propagandarsi,ovviamente a carico degli utenti e dei cittadini; ché se per la pubblicità col Dna si fossero autotassati i dirigenti, la cosa rimarrebbe disdicevole ma senza oneri per la cittadinanza.

Intanto dalle parti di Hera accade questo. Dopo molte peripezie siamo riusciti ad avere l’aggiornamento Ausl sull’amianto nell’acqua “potabile”. Nei primi otto mesi del 2016 i campioni positivi sono stati quattro su 38. Prima domanda: rispetto al 2015 (risultò positivo il 36%) è un “miglioramento”? No, il reperto di amianto è fortuito; soprattutto si continua a non spiegare la “logica” con cui vengono scelti i siti. L’AUSL NON HA MAI FATTO CAMPIONAMENTI NELLE AREE COLPITE DAL TERREMOTO (Crevalcore, Pieve di Cento). La Ausl non fa campionamenti fuori Bologna. Strano: il fattore di rischio è tanto maggiore quanto maggiore è la lunghezza della rete attraversata prima delle erogazioni.

Dopo alcuni positivi la Ausl dice: i positivi si sono negativizzati. Intendiamoci: allora dobbiamo considerare quelli effettivamente negativi meno di 34 (38 meno 4, giusto?) ovvero risulta che dopo un “positivo” la rete possa essere spurgata energicamente in modo da far defluire eventuali residui ancora attaccati a recenti fessure. Dunque probabilmente diversi fra gli esami risultati negativi dopo un positivo sono negativi per modo di dire.

Passiamo ad altro: il quadro dei quattro positivi è: 1 a Castiglione con 502 fibre; 1 a Schiavonia con 1017 fibre; 2 a Guardasonni con 509 e poi 2035. Nel 2015 Guardasonni era risultato positivo il 18.6 con 2543; nel 2015 Castiglione era risultato positivo 4 volte con un picco il 26/3 di 11.197.

LA NOSTRA PAZIENZA HA UN LIMITE. L’ACQUA, PER ESSERE CONSIDERATA POTABILE, DEVE ESSERE INDENNE DA AMIANTO, VALE A DIRE AMIANTO ZERO.

Di recente Hera ha rilanciato la sua propaganda con un articolo non firmato su «Il resto del Carlino» asserendo che per l’acqua è pura al 99 per cento – quindi non al 100% – e che per l’amianto saremmo entro i margini della sicurezza: ovviamente i margini secondo Hera.

PER PARLAR CHIARO: PRESSO LA PROCURA – CI RISULTA – E’ APERTO UN FASCICOLO A SEGUITO DI UN NOSTRO ESPOSTO DEL 2016. E’ EVIDENTE CHE CI ASPETTIAMO CHE LE INDAGINI VADANO AVANTI .

Chiediamo sul tema un incontro alla procura (e non come atto di delega) su un tema che è di competenza della sanità pubblica e delle istituzioni sanitarie. Ma la nostra pazienza ha un limite. Abbiamo cercato in tutti i modi il dialogo però le istituzioni mostrano una grave “ipoacusia psicosomatica” – sordità se preferite – sul tema.

Per riassumere:

  1. la Ausl non riferisce i criteri di scelta dei siti dei prelievi
  2. la Ausl non ha fatto prelievi fuori Bologna e nella zona terremotata
  3. la Ausl non ha fatto campionamenti nella immediatezza della sostituzione di tratti in amianto come pure doveva in relazione a una convenzione sottoscritta con ATO
  4. la Ausl non ci fa mai sapere se l’amianto repertato è crocidolite o crisotilo (saperlo “costa troppo” dicono)
  5. abbiamo cercato il dialogo con l’Istituto superiore di sanità: al momento nessuna risposta.

Due sole cose sono chiare.

Hera, come tanti altri enti in Italia, eroga alla popolazione acque inquinate da amianto, facendo pagare bollette “salate”.

A quel bel Dna – delle immagini c’Hera una volta -l’amianto non fa bene.

Bologna, 5.10.2016

(*) Vito Totire è della AEA, associazione esposti amianto e rischi per la salute

 

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