«Homo Homini Ludus»

ovvero «Fondamenti di Illudetica ». Un libro di Enrico Euli pubblicato da Sensibili alle Foglie. Ecco la prolusione

PROLUSIONE

Nel giudicare questo romanzo dobbiamo ricordare che si tratta di un gioco, e che l’autore non lo considerò mai diversamente.

‘Rivendico per quest’opera’ -l’udii affermare- ‘i tratti essenziali di ogni gioco: la simmetria, le leggi arbitrarie, il tedio’. Borges

Quella in corso non è una semplice crisi, ma una vera e propria catastrofe del mondo e della vita per come li abbiamo sinora conosciuti.

La mutazione antropologica dell’ultimo uomo si avvicina al suo zenith.

La maggior parte delle persone, e anche degli intellettuali, è ormai incline ad un’esaltazione, più o meno acritica, delle trasformazioni in corso, e taccia di anacronismo ed utopismo ogni opzione critica o alternativa.

Ma anche la resistenza a questi processi è debole e confusa, e spesso confina con l’acquiescenza passiva, a partire dal fatto che i nostri paradigmi di riferimento si sono fatti antiquati, ancorati a sistemi di valori e premesse ormai in declino e non più recuperabili o riformabili.

Le visioni est/etiche tradizionali (umanistiche, artistiche, politiche e religiose) appaiono giunte infatti al loro capolinea, soppiantate dall’egemonia prepotentemente ludiforme della tecnica, dell’utilità, del consumo (dove tutto deve apparire facile, comodo, veloce, gratuito).

Il mio tentativo vorrebbe essere quello di trovare invece proprio nel gioco le forme e le forze per stare in questo mondo, ma ricostituendo un’etica sociale e politica delle relazioni tra umani e tra gli umani ed il vivente.

I paradigmi ludici possono aiutarci, a mio parere, a trovare un migliore equilibro tra antagonismi che appaiono sempre più polarizzati e irrimediabili e, d’altra parte, permetterci di affrontare la catastrofe in corso con più risorse, più elasticità (e più ironia).

Vorrei qui affrontare il conflitto tra l’apparenza illusoria ed illusionistica del benessere e la dura, spesso brutale, realtà del vivere quotidiano, cercando di trarre delle possibili alternative proprio dalle matrici del ludico, in una ricerca puntuale di rimedi omeopatici che parlino la stessa lingua dei malanni (o, se preferite, dei cambiamenti) da cui siamo affetti.

Anche a partire da proverbi, frasi, modi di dire e di pensare, che ci dicono qualcosa di importante e profondo della nostra cultura tradizionale e del nostro passato ancora presente; ma anche spunti da cui partire, scogli da cui tuffarsi, rupi da cui volare verso un futuro che già si invera.

Spunti colti non sempre alla lettera, ma anche a partire da salti interpretativi, letture paradossali, sguardi di sbieco, illud-eticologie.

Vorrei quindi proporvi un libro

Illudente: perchè non si pone l’obiettivo di trasformare il mondo, che quasi certamente va e andrà altrove, irreversibilmente (almeno per ora e ancora per molto, quasi certamente per tutto il tempo che mi resta da vivere, e che resta a voi lettori di oggi e del prossimo domani, tanto o poco che sia, tanti o pochi che siate…). Paradossalità, quindi, della proposta: un’est/etica inattuale, che non si pone nell’ottica di una sua attuabilità, ma della sua -almeno al presente- palese illusorietà.

Ironico, quindi, proprio in quanto cerca e prova a porre dei fondamenti in un’età post-metafisica e post-moderna, e perciò -per definizione e senza rimpianti o nostalgie di sorta- senza fondamenti. Ed anche proprio perchè non è certa di se stessa, della sua stessa possibilità: è e sarà ancora plausibile un’etica ? Ironia quindi in quanto (auto)ironia sulla propria, e così probabile, improbabilità.

Est/etico, in quanto si propone di ri-cercare e rinvenire/re-inventare i nessi tra aisthesis ed ethos, e facendo coincidere a questa prassi integrativa la prospettiva stessa di qualunque educazione.

Il giocare è infatti un’agire-pensare incorpato, e per questo può esemplificare un know-how per educare a vivere (o prendersi cura di sé nel con-vivere).

Ludico, quindi, in quanto ispirato dal giocare: unica attività complessa appresa dagli animali, che continua a legarci ad essi, e che- allo stesso tempo- esprime un’altissimo livello di significatività simbolica e di (auto) riflessività; un’attività eminentemente pre-verbale e non verbale, perlopiù analogico-metaforica, ma che non si oppone all’utilizzo della parola e del concetto; un contesto in cui le emozioni vanno insieme al ragionamento, in un modello meta-cognitivo integrato; un’azione autopoietica, che si auto-organizzza e resta aperta agli eventi e alle mutazioni.

Qui si proveranno ad esporre quindi le visioni e le proposte dell’ Illudetica, intesa come est/etica illudentemente fondata sul gioco.

Con l’augurio e l’aspirazione che lei sappia accompagnarci nella catastrofe, e forse -quando sarà e per chi- verso un altrove.

PS: Il testo è frutto di riflessioni, letture, passeggiate, conversazioni, parole crociate, sogni e immaginazioni solitarie che attraversano gran parte della mia vita passata e recente.

Le prime idee mirate sono sorte già dal 2015, ma la stesura è stata avviata solo in piena pandemia, approfittando anche di un anno sabbatico che, oltre a darmi la possibilità ed il tempo di scrivere, mi ha evitato un ulteriore anno accademico stretto dentro i confini della didattica a distanza.

L’INDICE

PROLUSIONE

1. VERO/FALSO

1.1 La finzione, tra il reale e l’irreale

1.2 L’ironia, tra l’opaco e il trasparente

1.3 La lealtà, tra lo stabile e il cangiante

2. SERIO/FACETO

2.1 La leggerezza, in vece della colpa

2.2 L’inoperosità, in vece del lavoro

2.3 L’eventualità, in vece della libertà

3. BUONO/CATTIVO

3.1 La soglia, dal dentro e dal fuori, all’altrove…?

3.2 La catastrofe, dal vivere al morire, al vivere…?

3.3 La nonviol’anarchia, dalla passione all’azione, all’azione…?

4. VINCENTE/PERDENTE

4.1 Dopo il competere, il ben-essere

4.2 Dopo il successo, sentire il piacere

4.3 Dopo il fallire, l’abbandonare

POSTLUSIONE

 

La Bottega del Barbieri

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