I rischi di Ravenna, il ricordo di Francesco Lorusso

Nuovo invito di Vito Totire (*) al sindaco De Pascale perchè si muova contro il “concentrato” di rischi ambientali. A seguire il ricordo di Francesco Lorusso nella «giornata mondiale della salute».

In questo momento in cui a Ravenna riemergono questioni trascurate come la situazione della pialassa Piomboni e il “cimitero delle navi tossiche” che rilasciano pericolosi inquinanti (certamente idrocarburi, ma occorre anche considerare la prevedibile massiccia coibentazione amiantifera in questi natanti vecchi e in condizioni di degrado) è doveroso richiamare la attenzione su un’altra questione “trascurata” – per usare un eufemismo – cioè la rilevante disseminazione territoriale di cementoamianto.

Non abbiamo ricevuto alcuna risposta alla nostra segnalazione del 20 luglio 2020 (il testo è riproposto qui sotto) relativa a fibrocemento presente su una struttura edilizia collocata a Lido Adriano. Dicevamo allora che si tratta della punta dell’iceberg, non certo la situazione più grave. Ma è l’occasione per riproporre il tema del censimento-monitoraggio-bonifica del cemento-amianto.

Siamo consapevoli del fatto che il momento è “difficile”. Ma la legge che mette al bando l’amianto è del 1992. In quasi trenta anni si doveva intervenire… prima del Covid.

Non vogliamo “maramaldeggiare” ma LA TEMPETIVITA’ PER INQUINAMENTO DA CANCEROGENI E PER OGNI QUESTIONE AMBIENTALE E’ DRAMMATICAMENTE CENTRALE E URGENTE… NON DOBBIAMO ASSUEFARCI ALLA POLITICA DEL “GIORNO DOPO”

Torniamo dunque sulla questione di Lido Adriano per sapere:

  1. L’amministrazione comunale ha disposto o sollecitato un sopralluogo di verifica delle condizioni delle coperture?
  2. È stato adottato qualche provvedimento?
  3. Al di là del singolo immobile o capannone, si intende andare a una verifica territoriale capillare del tema amianto compreso quello “underground” (tubazioni interrate) considerato che la Ausl Romagna non ha risposto alle nostre istanze tese a conoscere i dati relativi a eventuali recenti campionamenti dell’amianto nelle acque che vengono definite potabili?
  4. Qualche anno fa abbiamo dovuto sollecitare la bonifica di capannoni in zona via Montecatini, che poi è stata fatta (anche se in ritsrdo di qualche decennio) ma non si può inseguire capannone per capannone…

Le stupefacenti bellezze naturali, architettoniche e storiche di Ravenna sarebbero valorizzate da un ambiente pulito e salubre.

Non c’è più tempo da perdere.

(*) Vito Totire, presidente AEA, Associazione esposti amianto e rischi per la salute

ECCO LA LETTERA DEL LUGLIO 2020

Al signor sindaco di Ravenna Michele De Pascale

CEMENTO-AMIANTO: la bonifica da un punto deve pur cominciare…

Il tragitto tra Bologna e Ravenna è punteggiato da fastidiose macchie grigie che , al di là della estetica, pongono un altro problema; l’anno scorso abbiamo “indotto” la bonifica di un sito agricolo in comune di Russi; c’è voluto molto tempo ma l’interrogativo è anche questo: prima che lo avvistassero le nostre vedette quel sito non lo aveva visto nessuno ? Non ci soffermiamo oltre…per ora.

Appena entrati in territorio ravennate da Fruges fino alla città capoluogo le orride macchie grigie abbondano; alcuni edifici sono addirittura sul mercato dell’affitto; è lecito? Noi siamo conviti di no ma l’azzaccagarbuglismo di manzoniana memoria dice di sì…andiamo avanti.

Poiché da un punto occorre pur cominciare e visto che abbiamo citato il noto letterato, ci soffermiamo su viale Manzoni di Lido Adriano al numero 25; non è chiaro se si tratti di sito privato civile o di sito dedicato ad attività produttiva, ma al fine della “segnalazione” cambia poco.

Il fatto è : un’altra “fastidiosa” macchia grigia , in parte occultata dalla vegetazione ma percepibile con la coda dell’occhio; è cemento-amianto ? Mai dire sì a occhio nudo, ma difficile che si tratti di fibrocemento senza amianto; le condizioni delle lastre di copertura sono di evidente vetustà e degrado

Segnaliamo Signor Sindaco a lei e alla Ausl-romagna la quale da lunghi mesi non risponde alle nostre richieste di dati sull’amianto nell’acqua “potabile” (tanto da far nascere il dubbio: abbiamo l’indirizzo pec giusto?) un punto da cui comunicare; non il più critico, non il “peggiore” del territorio cittadino e provinciale ma…da un punto occorre cominciare;

Certo una alternativa ergonomica esiste ma la Regione col suo ultimo piano amianto la ha voluta evitare.

Al momento, signor Sindaco, previa verifica effettiva presenza di amianto , occorre che lei emani una ordinanza finalizzata alla bonifica. Contestualmente, sia gentile con noi, non ci metta nella condizione di dover segnalare i capannoni, i fienili, i “basso comodi” (termine che abbiamo appreso di recente ) uno per uno; occorre un approccio ergonomico e sistemico per una effettiva bonifica ambientale.

Signor Sindaco, non facciamo un discorso “nuovo”; la nostra proposta è anzi vecchia: censimento capillare dell’amianto presente sul territorio, sull’esempio della prasi adottata dal comune di San Lazzaro di Savena (anche se questo ha omesso – sbagliando – di censire l’amianto delle tubazioni). L’abbiamo ripetuta tante volte e ribadita nel 2010 nell’importante convegno organizzato dal sindaco Matteucci che aveva preso un impegno sulla continuità nella attenzione del Comune di Ravenna al tema.

Non lo diciamo per captatio benevolentiae ma per dire, con Alex Langer: “continuate in quello che è giusto”. Le bonifiche prima si fanno e meglio è.

Vito Totire, 20.7.2020

11 marzo 2021: il movimento di lotta per la salute da Francesco Lorusso a oggi

LE NOSTRE IDEE NON MORIRANNO MAI

11 marzo col cuore e con la mente (ma qualcuno “in presenza”) a Bologna in via Mascarella, luogo dell’infame omicidio di Francesco Lorusso l’11 marzo 1977.

Per singolare coincidenza l’11 marzo è giornata mondiale per la difesa della salute di tutti gli abitanti, umani e no, del pianeta. Lo slogan del movimento di oggi è «nessun profitto sulla pandemia». La stessa idea che tanti anni fa era alla base del mio intervento, una notte in via Avesella , in un attivo di Lotta Continua che includeva una proposta politica: nazionalizzazione dell’industria farmaceutica; contrasto a ogni forma di mercificazione del diritto alla salute !

Eravamo negli anni (credo 1975) in cui il “movimento” della facoltà di Medicina – di cui ovviamente Francesco Lorusso era parte attiva) era investito dall’attesa messianica propagandata dal Pci della “riforma sanitaria” che poi arrivò nel 1978: la panacea di tutti i mali secondo la vulgata dei riformisti, era vista non certo con sfavore da Lotta continua che però voleva riempirla di elementi più radicali e rivoluzionari di quanto si intravedesse nelle proposte parlamentari. La facoltà di Medicina era una fucina di idee: il “movimento” avanzò al cattedratico di Farmacologia (che accolse con favore) la proposta di un corso sugli effetti collaterali dei farmaci. Era forte nel movimento la percezione della devastante intrusività dell’industria farmaceutica nella vita quotidiana delle persone e dei loro corpi a causa di una spinta consumistica all’uso di medicine di cui venivano spesso taciuti gli effetti collaterali. Nasce forse in quegli anni la definizione – tuttora in auge – di “bugiardino” per indicare il foglietto illustrativo che occultava la verità. Il circuito infernale che avevamo compreso dovesse essere combattuto era: «il modo di produzione (la fabbrica) e l’ambiente di vita (il territori inquinato) ti fanno ammalare , la malattia , sua volta, diventa occasione di mercato e di nuovo profitto». Intuizioni giovanili che portavano alla ribellione nei confronti del “sistema” e quell’esperienza dette vita a un libro ed ebbe eco nella stampa locale.

Va sottolineata oggi la continuità di percezione, idee e programma politico che si concretizza fra il 1977 e oggi: continuità tra la presenza fisica e ideale in via Mascarella e la mobilitazione sullo slogan “nessun profitto sulla pandemia”.

Francesco è vivo e lotta insieme a noi, LE NOSTRE IDEE NON MORIRANNO MAI: equità, giustizia sociale, ambiente salubre, libertà.

La campagna «nessun profitto sulla pandemia» andrà avanti.

Vito Totire, 10 marzo 2021

La Bottega del Barbieri

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