«Il bar subito dopo»

db si rallegra di aver letto la nuova antologia di RILL (Riflessi di luce lunare) che si arrampica per i vari rami del fantastico

«Sei appena morto ma ancora non lo sai» e certo non ti aspettavi un bar così. Una bell’idea (colpo di scena incluso nel “pezzo”) per il primo dei due racconti – appunto: «Il bar subito dopo» – del carpigiano Nicola Catellani. Già perchè anche il secondo premiato al concorso Rill (vedi sotto) è suo: «Urne elettorali», divertente e metaforico ma vi prego, vi scongiuro anzi: non fatelo arrivare fra i seguaci di De Mita o di Formigoni. Ah, ritroverete il cognome Catellani fra poco ma ora proseguo con gli altri tre racconti premiati.

«Tunnel» del vicentino (di Arzignano a essere precisi) Elia Gonella è notevole: inizia con «vidi me stesso per la seconda volta alla biforcazione ovest della metropolitana» dal buon sapore antico … ma chissà come finirà.

Quasi tutto in letteratura è, in un modo o nell’altro, deja vu eppure lo schema-base di «Pollice verde» della genovese Cristina Amerio a me risulta sconosciuto (se ignoro qualcosa al riguardo avvisatemi, grazie). L’idea – che ovviamente non svelerò – è trattata con leggerezza ma si presterebbe anche a sviluppi drammatici, romantici, filosofici, teologici…

Salvarsi dal cannibalismo (dentro e fuori di te) non è facile: ce lo spiega efficacemente Luca Notarianni – romano d’adozione ma nato a Itri – nel suo «Malarazza».

Sono questi i 5 racconti vincitori che aprono «Il bar subito dopo» con la bella copertina di Valeria De Caterini nella collana Mondi Incantati edita da Acheron: 168 pagine per 10 euri. Scelti fra 522 racconti di 253 autori e 163 autrici (età compresa fra i 9 – confermo: 9 – e gli 82 anni) arrivati soprattutto dall’Italia ma anche da Giappone, Tailandia, Usa e vari Paesi europei.

Ma se dubitate (è lecito) delle scelte della giuria – non per sospetti di nepotismo, sia chiaro, ma per legittime differenze di vedute – potete fare una verifica con gli altri 5 finalisti ma dovete procurarvi l’e-book «Aspettando mondi incantati 2021».

Al solito, la seconda parte dell’antologia di RILL è dedicata al Rill World Tour ovvero a tre gemellaggi internazionali. I “cugini” sono i concorsi «AHWA Flash fiction & Short Story Competition» (Australia), «NOVA short-story competition» (Sud Africa) e «Visiones» (Spagna). Fra i tre stranieri per me il migliore è «Creature ultraterrene» (c’è anche un omaggio alla mia – e credo vostra – cagnetta preferita) della sudafricana Belinda Lewis ma anche «La migliore medicina» di Pauline Yates è ben scritto; se poi vi attira l’horror “familiare” tuffatevi lì.

La terza sezione di questo libro è «Sfida», un concorso parallelo al Trofeo RILL che, dal 2006, è riservato a chi in passato è giunto in finale nel concorso. Ogni anno la “sfida” contempla un tema e/o un vincolo (o più); quest’anno c’era una clausola semplicissima: il racconto doveva contenere la frase «per favore non leggermi nel pensiero». Fra i 24 racconti ne sono stati scelti 4. Il primo è «L’impostore», una bella idea lievissima e molto amara; l’autore è Saverio Catellani e se state pensando a una coincidenza (vedi sopra i due racconti premiati di un altro Catellani) aspettate di sapere che anche Saverio è carpigiano come Nicola: il fratello minore o forse un cugino? Chi lo sa lo dica.

Decisamente in stile medievale (ma di ambientazione scandinava) il secondo racconto: «Il liuto e l’arpa» del padovano Giorgio Smojver.

La parola chiave di questa sfida («per favore, non leggermi il pensiero») chiude il terzo racconto, «L’amore è una rockstar vecchio stile» del bresciano Marco Cesari: non è del tutto nuova l’idea che la telepatia uccida (o complichi) l’amore però l’autore ha trovato una sua strada che… ovviamente non svelerò.

«Regola 37D» della fiorentina Francesca Cappelli si muove su una bella, ironica idea che forse l’autrice poteva ampliare e sfruttare maggiormente; ma avrebbe avuto bisogno di più spazio.

Qualche parola in più sul tenace gruppo di RILL – Riflessi di Luce Lunare – che merita ogni lode. Da oltre un decennio ogni anno fra dicembre e gennaio io recensisco l’antologia annuale di RILL (con i migliori racconti) e dal 2011 anche un volume della collana “Memorie del futuro” per lanciare il meglio di un pulcino (o una pulcina) fra autori/autrici degli ultimi concorsi; quest’anno tocca all’antologia «Via d’uscita» di Valentino Poppi; ve ne parlerò un prossimo Marte-dì.

Insomma a scadenza annuale RILL mi offre una bella occasione – anzi due – di tirare un buon (qualche anno ottimo) bilancio sullo stato del “fantastico” italiano e di ripetere il mio plauso a chi coltiva l’arte del bel racconto breve nel nooooiosisssimo tempo degli obbligatoriamente lunghi romanzoni-pipponi. Altre notizie qui: https://rill.it/ (vi conviene iscrivervi alla newsletter). Se vi dilettate a scrivere occhio alla scadenza – 21 marzo 2022 – del XXVII Trofeo Rill per «il miglior racconto fantastico».

A proposito ma chi sceglie i racconti vincitori? C’è una prima selezione curata da 24 lettori-lettrici ma poi decide una giuria nazionale con 20 persone a vario titolo immerse nei mari del fantastico (ma anche nel gioco e nella poetry slam). Se siete amanti di «Fahrenheit» – ogni pomeriggio feriale su Radiotre – vi segnalo che nella giuria di RILL c’è anche Loredana Lipperini, storica conduttrice di questa trasmissione sempre di gran livello.

 

 

redaz
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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