Il bus 27 e la parola «grazie» usata come arma

Prima scena. Martedì 25 maggio a Bologna sull’autobus 27. Protagonisti: l’anziano alle prese con la nuova obliteratrice, la fanciulla gentile, l’autista e un certo db che poi sarei io.

Ore 8.50 circa. L’anziano ripetutamente prova a «obliterare» (non vi sfuggirà la sottile differenza con «timbrare») il biglietto. La fanciulla gentile ha osservato la scena e, pur non interpellata, gli spiega che con quelle nuove macchine non bisogna strappare la fascetta laterale. L’anziano non la ringrazia. Subito dopo si avvicina all’autista e gli mostra il biglietto per sapere cosa c’è che non va. Con una certa scortesia l’autista gli dice che in effetti non doveva strappare la banda («ma è stata mia moglie» si giustifica l’altro) e dunque se ha un euro può fare un biglietto, altrimenti viaggia «in una situazione di illegalità» (giuro) «a suo rischio e pericolo». L’anziano ringrazia.

Ore 8.52 circa. L’anziano si guarda intorno. C’i sono molti posti dove sedersi ma forse con la sua stampella sarebbe più comodo in uno di quelli bassi e larghi (sulla stupidità e/o sadismo di chi progetta gli autobus italiani si potrebbero scrivere libri a tonnellate) al centro del bus. Il passeggero db, che pure non è un giovinetto in fiore, intuisce: si alza dal posto «a misura di persona con mobilità ridotta» e invita l’anziano a sedersi lì. L’anziano ringrazia.

Due «grazie» detti contro un «grazie taciuto». Prendiamo nota. Nessun commento. E passiamo alla scenetta due.

Seconda scena. Qualche mese fa a Bologna sempre sull’autobus 27. Protagonisti: l’anziana che fatica a salire, un’altra fanciulla gentile, e un certo db, detto prezzemolo, che poi sarei sempre io.

Mattino presto (non ricordo più la data, figuriamoci l’ora). Su quel bus, db è in piedi dietro l’autista, alla sua destra – dunque più vicina alla porta davanti – una fanciulla. A una fermata prova ad arrampicarsi sullo scalino scomodo (ho già detto che sul sadismo e/o sulla stupidità di chi in Italia progetta i bus e i treni bisognerebbe scrivere enciclopedie?)una donna piuttosto anziana. Il corrimani sembra lontano dalla sua presa incerta e anzi chi guarda ha idea che lei stia per mancarlo e dunque cadere. Così db e la fanciulla che hanno osservato la scena allungano istintivamente una mano per aiutarla. Arriva prima (è più vicina, ricordate?) la fanciulla ma l’anziana si esibisce in un netto «no»; poi vede la mano dietro (quella di db) e subito l’afferra con un rotondo «grazie».

Un «grazie» e un «no». Prendiamo nota? Visto che non c’è una scena tre, forse chi legge gradirebbe un commento. Oppure potrei fornire qualche indizio che aiuti a decifrare  l’irrazionalità (solo apparente?) nel dispensare ringraziamenti sull’autobus 27. Del tutto arbitrariamente mmagino che chi legge questo blog voglia giocare con me e dunque provi a indovinare il perchè. Per esempio nel canonico minuto dei quiz.

Pensateci 60 secondi dunque e tornate qui a leggere il seguito. Se non avete un cronometro, per calcolare un minuto prendete «Una vita violenta» di Pier Paolo Pasolini e leggete i primi 6 capoversi cioè dalla frase iniziale («Tommaso, Lello, il Zucabbo…») fino a «era stato assente in quei due tre giorni, perchè aveva avuto la febbre». Se non avete nè un cronometro nè «Una vita violenta» io vi consiglio di andare, prima possibile in biblioteca, per leggere Pasolini. Si può fare a meno di un cronometro ma il mondo nel quale ci è dato di vivere è meno chiaro se non si legge…  Chiusa parentesi, passato il minuto, risaliamo su quel bus che attraversa mezza Bologna e che – naturalmente solo per caso –  ha il numero 27.

Ho omesso qualche informazione: piccoli particolari che però cambiano il senso delle due scene. Infatti la mano della fanciulla che si allunga verso la donna anziana è nera, quella di db è bianco-rosea (tendente al grigio-muffa vista l’età). Anche nella prima scena la chiave di comprensione è cromatica: cioccolato il colorito della ragazza gentile, sul bianchiccio l’autista e ovviamente db.

Volete un mio commento? E io non ve lo dò, mi pare di aver scritto tutto ciò che poteva essere  interessante raccontare.

Redazione
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5 commenti

  • grazie, triste grazie

  • ginodicostanzo

    Uhm… quelle stesse persone penzolanti all’esterno di un balcone al quinto piano avrebbero rifiutato la mano della ragazza nera che poteva salvar loro la vita tirandoli su? Quanti guai hanno fatto questi ultimi quindici anni…

  • Il vero razzismo è tutto progressista: se le razze non esistono perché ciarlare di razzismo?

    • Non comprendo. E sono curioso di capir meglio. Dunque invito Paolo (che non conosco ma ringrazio per l’intervento) a spiegarsi di più.
      Se ne dovessi “ciarlare” io inizierei così. Pur se le razze umane NON esistono (anche tutte le ultime ricerche scientifiche lo confermano) accade questo: un numero significativo di persone crede invece che le razze esistano e alcune siano inferiori. Fra loro molti si comportano di conseguenza: nelle relazioni personali come e in quelle politico-sociali. Il razzismo è questo. Esiste. Poi si possono approfondire le molte facce, le contraddizioni, le differenti strategie dei razzisti comprese le ambiguità (o peggio) del pensiero progressista. Io ne ciarlo perchè considero il razzismo pericoloso e lo vedo in azione nelle leggi italiane come sul bus 27.

  • Fino a quando potranno sopportare queste “gentili mani nere”? A volte mi sorprendo davvero di quanta pazienza o rassegnato sconforto silenzioso siano capaci di sperimentare.
    E ancor di più mi sorprendo di come facciano a non esplodere in una violenza senza fine, una violenza cieca, carica di rabbia e stanchezza…
    Fossi io una di quelle “gentili mani nere” avrei già schiaffeggiato con ferocia tanti ignoranti ingrati

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