“Il circo Ivankovic” di Daniele Cerrai

Vi parlerò bene di «Il circo Ivankovic» (Round Robin editore: 238 pagine per 15 euri) del quasi esordiente Daniele Cerrai. Ma prima una citazione e una breve divagazione.

Tempo fa, in una campagna (per promuovere la lettura) dell’Einaudi mi aveva folgorato questa frase di Elias Canetti: «Ci sono libri che si posseggono da 20 anni senza leggerli, che si tengono sempre vicini, che uno porta con sé di città in città, di Paese in Paese, imballati con cura anche se abbiamo pochissimo tempo, e forse li sfogliamo al momento di toglierli dal baule. Tuttavia ci guardiamo bene dal leggerne per intero anche una sola frase. Poi, dopo 20 anni, viene un momento in cui d’improvviso, quasi per una fortissima coercizione, non si può fare a meno di leggere uno di questi libri d’un fiato, da capo a fondo: è come una rivelazione».

Bello spunto vero? Sarebbe l’ideale per una rubrica (di riscoperte o appunto rivelazioni) in una rivista o in un blog e infatti l’avevo proposto – ma senza oceanici successi – a un po’ di amici e amiche.

Per quel che mi riguarda la frase di Canetti va accompagnata da una simile, di mia invenzione: «Ci sono libri che io, appena li ho cominciati, smarrisco o che finiscono in mezzo a una pila di carte (nel cassetto dei calzini o sotto il letto) così li ritrovo dopo un anno o due. Ci sono libri che ho appena iniziato ma perdo e alla biblioteca pubblica non li hanno: dunque mi tocca recuperarli e magari aspettare un sacco di tempo perché sapete come mal-funziona la distribuzione (se non sei Bruno Vespa) in Italia. Poi però questi testi smarriti li finisci d’un fiato: così da poter dire che valeva la pena tutto ‘sto casino».

Fine premessa. Con «Il circo Ivankovic» mi è accaduto proprio così. Fortuna che l’ho letto tutto. Se no sarei rimasto con una diversissima impressione: ovvero che Cerrai scrive bene ma insomma la storia non è di quelle memorabili.

Infatti sino a metà circa era accattivante ma, per i miei gusti, un po’ troppo edulcorato: il gatticidio; la signora che pensa subito a una pantera magari fuggita dal circo (che invece è un lunapark) degli zingari (che tali sono fino a un certo punto); ragazze/i allo sbando; giovani che vivono più al computer che nel mondo; un innamoramento spiazzante.

Poi il romanzo decolla. Vola alto e resiste a tuoni e fulmini. E i capitoli «Badare ai pericoli» e «Freaks» – se ripensati – gettano una luce diversa sulla storia (impossibile svelare in anticipo il perché) mentre il tono leggero si fa drammatico. Il colpo di scena avvince e resterà nella memoria: perfetto nella sua semplicità ma nello stesso tempo ambiguo, lasciando comunque aperta ogni altra soluzione. D’altronde è un sapere diffuso (ciò non comporta sia vero) che le salamandre hanno più vite dei gatti.

Si inizia con «un giorno fotocopia»; ci si chiede poi (con una gattara inquieta) che animale sia il chupacabra; ci si sorprende per la violenza nel gioco dello schiaffo e dell’acqua; nelle pagine si incontra Tom Thumb (un pezzo di storia minore presto finita nel dimenticatoio) e nel luna park si conosce il sosia di Jim Morrison; non stupiscono invece i deliri di chi vuol farsi «giustizia» da sé e tanto meno quegli «occhi da operaio afflitto»; si inizia a voler bene a Jenny e a sperare per lei un futuro fuori dall’asfissia, lontano da madre incattivita, fratello fascio-palestrato, amiche instupidite.

Ma davvero è stato un complotto fin dall’inizio o invece….?

Oltre al finale a me resteranno in mente almeno due scene: la cinica messa in scena di uno stupro e il quotidiano cinismo di un padroncino disposto a tutto avvelenare per risparmiare due soldi sullo smaltimento rifiuti.

Una colonna sonora possibile, anzi quasi inevitabile, è «Ho visto zingari felici», vecchio disco di Claudio Lolli. Un noir semi-serio o un dramma mascherato da toni lievi? Un romanzo sociale, tinto di mistero e poesia? Non è facile inquadrare «Circo Ivankovic» e la definizione che forse più si avvicina al vero è poco letteraria e molto popolare: una scrittura paracula cioè accattivante, furba, intelligente e dunque capace alla fine di conquistare chi passa da quelle pagine.

Bene dunque Cerrai. E anche la Round Robin. Se questo nome vi titilla la memoria, cercate (in rete o nei libri) e scoprirete un buffo giochino di scrittura… da fare in numerosa compagnia.


Redazione
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3 commenti

  • mi piace molto l’accenno ai libri ritrovati (ne ho uno in particolare non più recuperato, regalato, e lo stavo leggendo, ad un amico che abita in Kenia mentre ero ospite a casa sua) e a quelli letti con anni di ritardo. Capita spesso. Ho imparato che un libro lo si legge quando ti chiama, non in un momento a caso….

    • visto che Donata riprende la proposta (diciamo così) “Canetti”, io rilancio: se fra lettori-lettrici di codesto blog ci sono una dozzina di persone nelle giuste condizioni… fissiamo un calendario e partiamo. Vedo laggù una mano alzata, prego: si vuol presentare?

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