Il Demone

di Maria G. Di Rienzo

Per la maggior parte del tempo, il Demone dorme. Non sappiamo come farlo emergere dal sonno, come attirarlo o respingerlo, quale sia la sua natura, da dove venga, perché. Non sappiamo con criteri scelga le sue vittime, o i suoi beneficiari… perché neppure questo, sappiamo, se sia un bene o un male che il Demone esista e si desti in alcune persone. Il Demone non le “possiede” nel senso delle classiche storie dell’orrore. Sono le persone a possedere il Demone, una volta che si sia risvegliato.

Tutto quel che vedi, che senti, che vuoi dire, attraverso il Demone acquista sfumature, profondità e urgenza. Un cielo notturno può portare le sue stelle a portata del tuo braccio. Ti interroghi sulle parole, sul loro suono, sul loro uso, le vedi roteare nello spazio e formare immagini caleidoscopiche. Puoi sentire il mormorio di un glicine. Puoi provare empatia per una pietra. Puoi percepire la danza di una foglia. Il ragno tesse la tua vita nella tela, e la intreccia con la sua.

Gioia, sofferenza e vento si mischiano pur restando distinguibili. Quel che ti investe è enorme e ardente come una tempesta di lava primordiale, pure la tua forza demoniaca è altrettanto grande, altrettanto bruciante. E a seconda delle tue peculiari inclinazioni e qualità, tu troverai gli strumenti per plasmarla e dirigerla verso l’esterno. Attorno a te, le altre persone non capiranno, non subito. Non vedranno che il tuo silenzio è il profondo respiro che precede il salto, il supremo sforzo verso una comunicazione reale, e non indifferenza. Ti chiederanno cosa intendi fare della tua relazione con loro e della tua stessa esistenza, poiché sembra che nulla di quel che interessa loro interessi più te.

Non è così. Ti importa. Ti importa al punto da farti male, da consumarti, da lasciarti con gli occhi spalancati e le mani che tremano, mentre sul tuo cuore oppresso da un maglio il Demone continua a battere. Forse userai la musica, forse il disegno, forse la pittura, forse la scultura, forse la prosa, forse la poesia, forse la danza, forse il teatro: gli attrezzi imperfetti ma necessari, irrinunciabili, attraverso cui tentare di esprimere il processo alchemico che ti sta trasformando. Nessuna barriera ti separa più dalla lettura del mondo, essa è meravigliosa e terribile, ed è inarrestabile nell’erosione che opera sulle tue difese. Il tuo spirito è ora così grande da poter abbracciare il mondo, ma è sottile e permeabile, fragile, affamato. Ora altri, molti o pochi, attingono alle tue opere come se bevessero avidamente da un pozzo, ma non si preoccupano di sapere se la sorgente che lo alimenta si sta esaurendo. E spesso tu, che ormai sai dire più di quanto avessi mai sperato o sognato, non sai come dire che anche tu hai sete. E cadi. Noi diciamo: il Demone ha fatto un’altra vittima, il Demone è male. Oppure: anche se abbiamo perduto questa persona, la sua musica, i suoi quadri, i suoi scritti vivranno per sempre, il Demone è bene. Il Demone non ci dirà nulla. Dopo la tua caduta, ha ripreso il suo sonno. Ma presto o tardi si desterà di nuovo.

(Omaggio ad una serie di artiste e artisti che hanno arricchito la mia vita. Fare la lista dei loro nomi mi prenderebbe un’altra pagina e sarebbe noioso per me e per chi legge, ma uno potete dedurlo dall’immagine sottostante.)

UNA BREVE NOTA

Gli articoli di Maria G. Di Rienzo sono ripresi – come le sue traduzioni– dal bellissimo blog lunanuvola.wordpress.com/.  Il suo ultimo libro è “Voci dalla rete: come le donne stanno cambiando il mondo”: una mia recensione è qui alla data 2 luglio 2011. (db)

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