Il disappunto

Pabuda in ferie non scrive “neuropoesie” ma raccontini sul suo diario sì (*)

Pabuda-HowardenaPindellArtemis1986

Si comincia alla grande: un veicolo piccoletto e panciuto ma piuttosto interessante dell’azienda della nettezza urbana si ferma proprio sotto al mio balcone. Sta dall’altro lato della strada. Penso… per mostrarsi meglio lui e tutto lo show: è grigio argentato (o del colore di un pentolino d’alluminio) ma dotato d’una specie di proboscide posteriore in tinta blu elettrico con un aggeggio apposito – vagamente somigliante a un’antenna semovente o a quel cosino che avevano le vecchie macchine da cucire per accompagnare il filo nel buchetto giusto – per aiutare il tubo di plastica blu a fuoriuscire dal corpo del piccolo pachiderma metallico, ad allungarsi, a spostarsi verso il tombino, dove rimane per un attimo penzolante. C’è bisogno dell’aiuto di un uomo o due per scoperchiare con delicatezza il tombino e facilitare l’intrusione del tubo blu nel condotto fognario che si presume stia nascosto sotto il manto stradale, a ridosso del marciapiede. Nessuno fornisce spiegazioni al pubblico, o uno straccio di programma, riguardo allo spettacolo avvincente messo in scena dai netturbini col loro simpatico veicolo proboscidato che sembra un giocattolone in robusta plastica, adatto anche ai bambini più tonti, irrequieti ed esigenti (quelli che, quando io andavo alle elementari, stavano segregati nella “classe differenziale” per intenderci). Sicché, dal balcone si tira a indovinare – sulla base di pochi e vaghi indizi. Ciononostante, siamo sicuri: stanno cercando d’avvicinarsi alla tubatura delle acque bianche per dare una bella stappatina. Con i recenti ventosi e violenti temporali fuori stagione, insieme all’acqua piovana, lì sotto si devono essere ficcati mucchi di foglie prematuramente cadute dai platani, col rischio di ingorgare tutto e bloccare il regolare deflusso verso chissà dove dei liquidi della fogna bianca. Quando si opera nel campo delle osservazioni dal balcone si è costretti a fare un sacco di ipotesi, congetture e supposizioni. Non è male: un ottimo stimolo, semmai, per il cervello impigrito e la fantasia un po’ fiacca. Però poi per forza di cose mi tocca abbandonare il posto d’osservazione, la prima fila sopraelevata: devo andare a pisciare. Quando torno non c’è più traccia del veicolo e degli esperti operatori. La piazza e la strada e il marciapiede son regrediti allo stato desertico precedente. Non mi resta che gridare a pieni polmoni il mio disappunto al vuoto: ehi, mascalzoni: è già tutto finito!?

(*) da «Un Mese al Balcone» / 01

 

Pabuda
Pabuda è Paolo Buffoni Damiani quando scrive versi compulsivi o storie brevi, quando ritaglia colori e compone collage o quando legge le sue cose accompagnato dalla musica de Les Enfants du Voudou. Si è solo inventato un acronimo tanto per distinguersi dal suo sosia. Quello che “fa cose turpi”… per campare. Tutta la roba scritta o disegnata dal Pabuda tramite collage è, ovviamente, nel magazzino www.pabuda.net

2 commenti

  • domenico stimolo

    “Chiamato” in causa- rigo 20, la memoria mi scuote. Mi sento quasi obbligato di aggiungere qualcosa sull’oggetto principale dello scritto: “ il tombino”, che ha permesso l’azione di introspezione del sottosuolo richiamata dall’osservatore in balcone.
    Da ex addetto delle TLC ( telecomunicazioni) conosco bene i tombini. Volgarmente si definisce così il coperchio in ghisa, intero o traforato, che in tante occasioni incontriamo nei nostri passeggi stradali, cittadini e non, a copertura di……… luoghi che possono sembrare misteriosi. Un mondo oscuro, disconosciuto ai più. I cittadini di tutti gli ambiti, urbani e non, camminano tranquillamente, calpestando questi marchingegni ferrosi ( ghisa) di peso alquanto consistente. Una faticaccia alzarli. Ci vogliono due umani di buona lena.
    Nell’ “entroterra” dei tombini sono celate, in stanze, cunicoli e quant’altro, le infrastrutture dei Servizi principali: fogne, acqua, energia elettrica, cavi della telefonia (…vecchia dizione), – oggi, telecomunicazioni – e “contorni”, elettrici ed elettronici, che “camminano” sottoterra, di varia stazza e fattispecie. Molte attività si sono svolte, e ancora si svolgono, in questi ambiti.
    Se in virtù di qualche improvviso malefizio dovessero sparire sarebbero grandi dolori per le nostre operate virtù quotidiane.

    Li conosco bene quei luoghi, per avere praticato parte della mia ( ex) arte lavorativa per non pochi anni.
    In tanti casi, per settimane, lungo i mesi e gli anni, sono rimasto stazionato nel sottosuolo per molte ore al giorno, affaccendato nello svolgimento delle attività preposte.

    Che gioia, ragazzi! Guardare il mondo dal basso. Molte volte, aperto il tombino, l’acqua affiorava quasi a livello di strada. Solo la musica della pompa addetta allo svuotamento forniva la gioia necessaria per passare la giornata.

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