Il distributore di volantini

un racconto di Maurizio Cometto (*)

MaurizioCometto-COPERTINAnatal

       a Neil Gaiman

1

Camminando in viale Angeli

Mercoledì sera, inizio dicembre. Di ritorno da lezione all’università, Federico camminava in viale Angeli. Ogni tanto dalla nebbia spuntava qualcuno intento a far jogging; ogni tanto una bicicletta; ogni tanto un vecchio che portava a spasso un cane.

Stava da sua nonna, in un appartamento in un condominio isolato, a poche decine di metri dal santuario degli Angeli. Abitava da lei soltanto in settimana. Anche se non regolarmente, il venerdì sera tornava dai suoi a Ventimiglia, per poi rientrare la domenica sera.

C’era pochissima gente a passeggio lungo il viale. Anche il traffico pareva stranamente calmo. Federico tirò su il bavero del cappotto, per difendersi dalla gelida umidità.

A pochi isolati da casa scorse una luce che forava la nebbia.

Non era la luce di un lampione, né quella di un fanale. Era molto più fievole. Era rossa e palpitava.

Nel gelo della nebbia Federico avanzò lentamente. Dopo qualche passo capì cosa fosse quella luce. Era un cero, di quelli che si mettono davanti alle lapidi nei cimiteri. Giaceva poggiato sull’asfalto. Dietro il cero man mano nella nebbia si stagliò una figura, avvolta in un mantello nero. La faccia non aveva nulla di particolare: era quella di un uomo sui quarant’anni. Soltanto gli occhiali spiccavano, a causa delle lenti. Erano spesse come il fondo delle vecchie bottigliette della Coca – Cola.

Dopo un po’ Federico capì cos’aveva davanti. L’uomo portava a tracolla un informe borsone, e aveva tra le mani uno spesso plico di foglietti rossi. Doveva essere un distributore di volantini.

Si mise sul bordo della strada e cominciò a guardare fisso avanti. Stava per superarlo indenne quando l’uomo ebbe un movimento. Si voltò verso di lui e gli porse un volantino. Federico non poté fare a meno di prenderlo; l’infilò senza guardarlo nella tasca del cappotto. Ma qualcosa nel gesto del distributore di volantini l’aveva turbato. A fatica riuscì a domare l’impulso di mettersi a correre.

Davanti al cancello che dava nel cortile del condominio si voltò indietro. Vide una coppia di ragazzi che camminava sul viale portando a spasso un Labrador. Strizzò le palpebre per riuscire a penetrare la fittissima nebbia.

Il lumicino rosso era scomparso.

2

Il messaggio sul foglio rosso

Com’è andata la lezione?”, gli chiese sua nonna. Si trattava di un’anziana signora piena e soddisfatta, col sorriso di chi ride facilmente stampato sulla faccia. Le gote erano percorse da un fitto reticolo di venuzze rosse; gli occhi erano grigi, luminosissimi.

Abbastanza bene”, rispose lui. Stava mangiando con gusto i ravioli che gli aveva cucinato. L’episodio del distributore di volantini si era già dissolto nella sua memoria.

Hai conosciuto qualche ragazza, per caso?” Nonna sorrise.

Nonna! Perchè dovrei cercarmi qualcuna? Mi basti tu!”

Nonna scoppiò a ridere. Guardava mangiare Federico, seduta accanto a lui, contenta.

In fondo hai ragione”, disse. “Sei ancora troppo giovane. Stai attento alle ragazze: potrebbero rovinarti. E’ difficile trovare quella giusta, Ricu mio.”

Dopo avere sparecchiato la tavola e lavato i piatti, nonna prese dall’appendiabiti il cappotto di Federico per spazzolarlo. Federico nel frattempo era andato in camera sua – in precedenza era stata quella degli ospiti -, e adesso stava riguardando gli appunti.

Ricu!”, lo chiamò nonna.

Cosa c’è?”

Vieni qui un momento.”

La raggiunse in cucina. Nonna aveva in mano un foglio rosso. Inforcati gli occhiali, lo stava leggendo. Aveva una faccia seria, concentrata.

Leggi un po’ questo.”

Dove l’hai trovato?”, le chiese.

Ce l’avevi nella tasca del cappotto.”

Federico ricordò il volantino. Lo prese e lo guardò, per la prima volta. Non conteneva alcuna pubblicità, come si sarebbe aspettato. C’era invece la seguente scritta, stampata in caratteri neri, in uno svolazzante stampatello minuscolo.

Diffida delle donne

Diffida delle ragazze che all’improvviso appaiono

Come cadute dal cielo

Seduti in soggiorno adesso guardavano la televisione. Federico amava stare con nonna a guardare la T.V., di qualunque trasmissione si trattasse. Lo rilassava.

Hai detto che portava gli occhiali? Con le lenti spesse?”

Sì. Aveva qualcosa di strano. Mi ha fatto perfino paura.”

Subito dopo aver letto il messaggio e ascoltato il resoconto del nipote, nonna aveva preso il volantino e l’aveva gettato nella stufa. Le fiamme avevano avuto un improvviso crepitio.

Hai visto?”, aveva esclamato lui.

Nonna aveva sorriso. “Avrai mica paura di un pezzo di carta, no?”

Davanti al teleschermo che illuminava di bagliori colorati l’oscurità, nonna sembrava preoccupata.

Qualche mese fa, ero al mercato, in piazza Galimberti”, disse d’un tratto. “Pioveva. Ebbene, in mezzo alla folla di ombrelli, c’era lui. Mi fissava. Portava un mantello e quegli occhiali spessi. C’era pure il lumicino rosso, sì, sì. Ricu, non devi aver paura. Però fa attenzione…”

Sì, nonna.”

3

La grande nevicata

Nei giorni seguenti cadde su Cuneo un metro di neve. Federico aiutò nonna a spazzarla dai balconi, rovesciandola in cortile. Cominciava un inverno molto freddo. Lo strato che ricopriva l’asfalto del viale non si sarebbe sciolto fino a marzo inoltrato.

Nel corso della fitta nevicata, quando ormai se n’era accumulata mezzo metro, l’università sospese le lezioni. Federico riempì quelle giornate guardando dalla finestra i fiocchi che scendevano. La sera, invece di risistemare gli appunti, giocava a scala quaranta con nonna, di fianco alla finestra in cucina, vicino alla stufa. Nonna ogni tanto scostava la tendina e guardava fuori. Sembrava non dovesse mai smettere di nevicare.

Neve maledetta!”, sbottava nonna.

Perchè maledetta? A me piace, invece.”

Ti piace perchè non la conosci. Porta solo rogne, la neve.” Ma subito tornava a sorridere. Calava due tris, una scala di picche dal nove all’asso con due matte, scartava il sette di cuori e chiudeva. Guardava in faccia Federico, che pagava cento, e scoppiava a ridere.

L’ultima sera, poco prima che cessasse la nevicata, nonna come al solito scostò la tendina. Subito la riaccostò. Il sangue dalle piccole venuzze rosse che s’intrecciavano sulle gote sembrava essere defluito, lasciandole rosa chiaro.

Nonna, che c’è?”

Niente. Tocca a me o tocca a te? Tocca a te, io ho già scartato… No! Non guardare!”

Ma Federico aveva già guardato. Giù nei sentieri che percorrevano le basse del Gesso – la finestra non dava sul cortile, ma dal versante opposto -, tra i bianchi e spessi fiocchi che ancora cadevano, si distingueva un lumicino rosso. Era piccolo e tremolava, fievole.

Federico ebbe un brivido. “Non può essere lui”, disse.

Non può essere lui, no. Sarà una bicicletta o una torcia. Dai, tocca a te!”

4

La caduta di un angelo

La sera successiva Federico uscì a far due passi. Dopo aver smesso di nevicare, quel giorno, era subito tornato il sereno. Adesso il cielo era stellato ma faceva un freddo polare. La neve sull’asfalto, pestata e ripestata, cominciava a indurirsi.

S’incamminò verso il santuario degli Angeli. Era uscito perchè desiderava incontrare di nuovo il distributore di volantini. In un certo senso, voleva esorcizzare la strana paura che aveva di lui. Sentiva che solo parlandogli sarebbe potuto riuscirci.

Giunto al santuario si fermò accanto al muretto che guardava verso la Bisalta. Alzò gli occhi al cielo, ammirando le stelle. Fu certo di vedere una stella cadente. Non sapeva che desiderio esprimere; ne aveva talmente tanti, di desideri.

Gli parve di scorgere un’ombra barcollare di fronte al portale del santuario. Chi poteva essere?, si chiese. Il santuario a quell’ora era chiuso. L’ombra d’improvviso cadde al suolo, come cedendo a una profonda stanchezza. Si avvicinò, allarmato e incuriosito.

L’ombra divenne più distinta. Sembrava un fagotto abbandonato contro il portale del santuario. Alla fine le fu accanto; si chinò. Si trattava di una ragazza. Le voltò il viso: una bella ragazza. Aveva gli occhi chiusi ma li aprì proprio allora. Erano grigi, luminosissimi. La ragazza si aggrappò a lui, cingendogli il collo; voleva un aiuto per tirarsi in piedi. Federico non si fece pregare.

Era vestita normalmente, ma oltre al maglione non aveva un cappotto o un mantello a proteggerla dal freddo. Tremava un poco.

Chi sei? Cosa ci fai qui? Stai bene?”, disse Federico.

Si, sto bene. Non preoccuparti per me. E tu chi sei?”

Aspetta, stai tremando! Dove abiti?”

Abito… Beh, è un po’ lontano da qui…”

Allora vieni da me. Nonna ti darà qualcosa di caldo. Poi potrai tornare a casa.”

Lei non oppose rifiuti.

5

Angelina

Si chiamava Angelina. Raccontò di essere uscita per una passeggiata e di essersi smarrita. Aveva avuto un leggero capogiro, per questo si era accasciata al suolo. Stava a Cuneo da poco, sola, in un monolocale. Frequentava l’università, proprio come Federico.

Nonna la prese immediatamente in simpatia. Le offrì una calda tisana alle erbe che lei bevve con gusto. In seguito Federico si propose di riaccompagnarla a casa.

Non ti disturbare”, si oppose Angelina. “Adesso ho capito dove mi trovo. Se mi perdessi di nuovo sarebbe un po’ troppo, no? Faccio da sola.”

Prendi almeno questo, altrimenti avrai freddo”, disse nonna. Le porse un suo vecchio cappotto, nero. Sembrava risalisse addirittura alla sua giovinezza. La ragazza accettò con un sorriso. Le stava a pennello.

Te ne vai già?”, chiese Federico.

E’ ora che vada, sì. Però mi ha fatto piacere conoscerti. E tua nonna è davvero simpatica. Ciao!”

Ciao”, la salutò Federico, sulla soglia dell’appartamento.

Quella sera durante la partita a scala quaranta nonna chiese a Federico cosa pensasse di Angelina.

E’ strana”, rispose lui. Calò un tris di nove e uno di cinque, e scartò. “Che ci faceva al santuario degli Angeli, a quell’ora? Perchè è uscita senza cappotto, con un freddo simile? Però è carina…”

Ricu, Ricu! E’ la ragazza perfetta per te!”, esclamò nonna.

Ma già nel corso di quella partita nonna cambiò umore. Divenne man mano più triste, taciturna. Sembrava che brutti ricordi si stessero destando nella sua memoria. Pur notando il mutamento, Federico preferì non indagare.

6

Incontro all’università

Il giorno seguente l’università riapriva. Durante la lezione di diritto privato Federico fu affiancato da una ragazza. Quando si voltò, e vide che si trattava di Angelina, ebbe un sussulto.

Ma allora anche tu fai giurisprudenza!”, esclamò.

Sì”, rispose lei, ridendo con i grandi occhi grigi. Federico notò che quegli occhi e quel sorriso somigliavano a quelli di nonna. Pensò Angelina da vecchia e si accorse che sarebbe diventata uguale a nonna. Gioì dentro di se.

Angelina era vestita come la sera prima; indossava ancora il cappotto di nonna. Federico non pensò neppure di chiederglielo indietro.

Seguirono insieme la lezione e uscirono per andare a mangiare qualcosa. Fecero poi quattro passi sotto i portici, prima in via Roma poi in corso Nizza. C’era parecchia gente.

Di dove sei?”, le chiese Federico.

Vengo da lontano. Da un’altra regione.”

Dalla Liguria? Io sono di Ventimiglia!”

No. Non dalla Liguria. Più lontano ancora.”

Non vuoi dirmelo?”

Preferisco di no. Non ancora, voglio dire. Un giorno te lo dirò.”

Il pomeriggio sul tardi, giunti davanti al cancello di nonna, dovettero separarsi. La luna piena traeva bagliori argentati dalla neve sulle strade e sui campi. La Bisalta si stagliava all’orizzonte come un gigante bianco illuminato dalle luci della ribalta.

Non mi hai detto dove abiti”, disse Federico.

Sì, hai ragione. Ma in fondo a che ti serve? Potremo vederci lo stesso tutti i giorni, no?”

Ci vedremo tutti i giorni?”

Angelina sorrise. “Penso di sì.”

Poi lo salutò e s’incamminò in direzione del santuario degli Angeli. Federico rimase qualche istante fermo sulla soglia del cancello, a osservarla. Una sagoma sempre più indistinta avvolta dal nero cappotto di nonna.

Spinse il cancello ed entrò nel cortile.

7

Notti all’addiaccio

Angelina si accasciò contro il portale del santuario. Si sentiva stanca. Si avvolse nel cappotto e appoggiò la testa. Non era mai stata così male.

Piombò in un sonno agitato in cui sognò. Sognò Federico che la prendeva per mano e che in volo la portava a conoscere Cuneo. Quando si svegliò, si sentiva ancora peggio. Stava ghiacciando. Cominciò ad avvertire una strana sensazione: come un liquido viscoso che le stesse colando tra le cosce. Ne fu spaventata.

In lontananza sulla strada solitaria, buia e ghiacciata, vide tremolare un lumicino rosso. Fu sicura che si stesse avvicinando. Si alzò in tutta fretta, raggiunse l’angolo e andò a nascondersi dietro il santuario. Stava tremando.

Dinanzi al portale del santuario apparve il distributore di volantini. Dove poco prima giaceva Angelina, si chinò e inspirò forte dal naso, come in cerca di un particolare odore. Si rialzò, scuotendo la testa. Prese un volantino e lo lasciò sul posto, poi se ne andò.

8

Il volantino nella neve

Anche il giorno successivo Federico e Angelina lo trascorsero insieme. Angelina non parlava molto, e questo a Federico non spiaceva. Gli era sufficiente averla accanto a se.

Sul finire del pomeriggio raggiunsero il santuario degli Angeli. Era stato Federico a proporre quella meta. Il santuario era ancora aperto, anche se non c’era più nessuno.

Entriamo?”, disse lui.

Preferisco di no”, rispose Angelina, fredda.

Perchè? Hai paura di vedere il volto mummificato del beato Angelo?”

Ma dai…”

Davanti al portale si arrestarono. Federico si chinò: pestato e semi ghiacciato, quasi irriconoscibile, c’era un volantino rosso. Lo raccolse e lo lesse.

La candidata sta perdendo sangue

Bruttissimo segno

Pericolo rosso: non era mai successo

Federico porse il volantino ad Angelina. Angelina lo prese e lo lesse. Sorrise.

Che cose strane si vedono in giro”, commentò.

Poi accartocciò il volantino e lo gettò via.

9

Nonna pensierosa

La stufa ormai morente dava ancora un caldo tepore.

Nonna, c’è qualcosa che non va?”

Nonna si sforzò di sorridere. “Non c’è nulla che non va, Ricu mio.”

Che ne pensi di Angelina?”

Nonna sospirò. “Sapessi. La sua faccia non mi è nuova. Te l’ho già detto?”

No.”

Mi ricorda mia madre.”

Nonna scostò la tendina e guardò fuori. Era sereno; la luna stava perdendo la sua forma tondeggiante, in viaggio verso l’ultimo quarto. La notte precedente il termometro in balcone era sceso a dieci gradi sotto zero.

Facciamo una partita?”

Va a dormire, Ricu. Domani devi alzarti presto.”

Qualche giorno dopo, mentre mangiavano cena, senza alcun motivo apparente nonna si alzò e uscì sul pianerottolo. Scese le scale e raggiunse la cassetta delle lettere, che si trovava di fianco al cancello. Federico le fu appresso, tremante per il freddo.

Nella loro buca c’era un foglio rosso. Nonna lo prese e lo diede a Federico.

Leggilo.” Non aveva preso gli occhiali.

Federico lo lesse.

Ultimo avviso

Per Natale è in previsione un primo rendez-vous

Il ragazzo stia lontano da lei

Nonna prese il volantino e tornata di sopra lo gettò nella stufa.

10

L’abbraccio

Nei giorni che portavano a Natale una nuova nevicata scese su Cuneo. La neve precedente non aveva avuto modo di sciogliersi, per il freddo. La nuova neve fece sì che i mucchi ai lati delle strade e negli angoli delle piazze raggiungessero altezze da record. In alcuni punti superavano i tre metri.

Federico e Angelina continuavano a frequentarsi. Angelina però era misteriosa. Federico aveva chiesto più volte di portarlo con sé a vedere dove stava, ma lei aveva sempre rifiutato.

Preferisco di no”, gli diceva ogni sera, davanti al cancello di nonna.

Spiegami il motivo.”

E’ un posto abbandonato, solitario. Ti spaventeresti. E’ l’unico che ho trovato, non ho avuto molta fortuna.”

A quelle parole Federico varcava il cancello e la lasciava andare.

Ma una sera fece solo finta di rincasare. Nascosto dietro il pilastro del portone, aspettò che lei s’incamminasse, poi uscì per seguirla a distanza. Era la sera che cominciò a nevicare.

Nel viale deserto coperto di neve Federico la vedeva camminare a capo chino. Qualche fiocco cominciava a volteggiare nell’aria. Spirava una gelida brezza.

D’un tratto un lumicino rosso spuntò in fondo al viale. La sagoma del distributore di volantini ne venne illuminata. Angelina camminava con lo sguardo abbassato, incurante; ancora qualche metro e gli sarebbe andata addosso.

Federico fu preda di uno strano panico. “Angelina!”, chiamò.

Angelina non sentì. Il distributore di volantini con gesto meccanico estrasse un foglio rosso dal borsone. Alla luce dei lampioni e del lumicino le spesse lenti degli occhiali brillavano. Angelina non si fermava. Perchè non alzava la testa?

Angelina!”

Angelina finalmente si voltò. Vedendo Federico s’illuminò in viso; fece dietrofront e gli corse incontro. Si abbracciarono.

Angelina, non l’hai visto? Stavi per finirgli addosso!”

Addosso a chi? C’era qualcuno sul viale, davanti a me? Non l’ho visto.”

E tu, perchè mi seguivi? Perchè mi hai chiamata?” Aveva la voce roca. Rabbrividì; aumentò la stretta del suo abbraccio, appoggiandogli la guancia sulla spalla.

Federico alzò gli occhi. In mezzo alla neve che cadeva ormai copiosa, del distributore di volantini non c’era più traccia.

11

Il sogno di Angelina

Angelina si appoggiò contro il portale del santuario. Si avvolse nel cappotto di nonna e sospirò. Alla stanchezza si stava abituando, ma quell’altra cosa, sempre più indomabileL’abbraccio con Federico l’aveva scombussolata. E il sangue fuoriuscito da lei, che significato aveva?

Tornando al santuario aveva trovato quel messaggio.

Stai peggiorando

Per Natale è in previsione un primo rendez-vous

Vuoi forse fallire?

Gettò via il foglietto rosso. Poi s’addormentò. Sognava sempre Federico, questa volta sognò sua nonna. Brandiva minacciosa il tubo di un aspirapolvere contro il distributore di volantini. Questi non faceva una piega. Alla fine esasperata nonna aziona l’aspirapolvere e infila il tubo nel borsone dell’uomo. Decine, centinaia di volantini, risucchiati, vanno a ostruire la bocca di aspirazione. Nonna ride, soddisfatta; il distributore di volantini sembra una statua.

Ferma! Ferma!”, urla lei, terrorizzata. E si scaglia su nonna per fermarla.

Si svegliò mentre ancora nevicava grosso.

12

Il ventilatore

Un pomeriggio nonna stava stirando una camicia di Federico. Sentì d’improvviso battere all’ingresso con violenza. I colpi si ripeterono: uno, due, tre… Erano forti, secchi, distanziati di pochissimo l’uno dall’altro. Parevano quasi martellate.

Nonna posò il ferro da stiro. Raggiunse l’ingresso proprio nel momento in cui cessavano i battiti. Uscì sul pianerottolo. A metà della scala, il borsone a tracolla, impassibile come sempre, il distributore di volantini scendeva lentamente. Girò la testa verso di lei un istante, per poi rivoltarsi, senza smettere di scendere. Nonna lo lasciò andare, disinteressandosi di lui.

Si voltò verso la porta. Piantati con lo stesso chiodo, sovrapposti, c’erano due volantini rossi.

Il primo diceva:

Prego fornire disponibilità appartamento sera della vigilia

Affinché un primo rendez – vous possa avvenirvi

Fondamentale presenza ventilatore di adeguata potenza per permettere manifestazione

Il secondo continuava, semplicemente:

Tenga lontano quel giovane da tutta la faccenda

Nonna rimase seduta in cucina con quei volantini tra le mani, per lunghe ore. Nella sua mente scorrevano i ricordi di quando tutto questo era capitato a lei. Non si ricordavano, non l’avevano riconosciuta? Possibile? A tanto arrivava l’efficacia del suo sogno?

Alla fine accartocciò i volantini e li gettò nella stufa.

13

Le vacanze di Natale

Per Natale Federico tornava a Ventimiglia dai suoi genitori. Il giorno prima di partire chiese ad Angelina cos’avrebbe fatto lei.

Anch’io me ne torno a casa”, rispose.

Non mi hai ancora detto da dove vieni.”

Ha importanza? Cosa cambierebbe se te lo dicessi?”

Fu costretto ad ammettere: nulla.

Era una serata limpida e ghiacciata. In cielo brillava l’ultimo quarto di luna. Mentre si salutavano spuntò nonna dal portone; li raggiunse.

Nonna sorrise ai due giovani. Si rivolse ad Angelina e le chiese:

E tu? Cosa farai per Natale?”

Angelina la guardò; non rispose subito. Si fissarono negli occhi per lunghi secondi. A giudicare da quello sguardo parevano sorelle. Era come se da esso trasparisse una strana intimità. Federico notò in quel momento, per la prima volta, che nonna era dimagrita. Inoltre era pallida. Il reticolo di venuzze da rosso acceso era divenuto giallastro. Stava di colpo invecchiando?

Quella sera, durante la solita partita a scala quaranta, nonna non sembrava entusiasta del gioco. Perse più volte. Guardava fuori della finestra molto spesso.

Perchè hai deciso di non venire da noi?”, chiese Federico.

Cosa? Ah!, non te l’ho detto? Vengono degli amici a trovarmi.”

Tanti amici?”

No, non tanti. Solamente due. Sono amici di vecchia data.”

Per Natale s’era fatta un bizzarro regalo: un ventilatore. Si trattava di un grosso apparecchio, fornito di larghe palette, lunghe perlomeno venti centimetri. Che poteva farsene di un ventilatore, oltretutto in pieno inverno?

La mattina seguente Federico si alzò di buon’ora. Dopo colazione, raccolti i bagagli, si apprestò a uscire per andare alla stazione a prendere il treno. Sul pianerottolo salutò nonna.

Ci vediamo dopo l’Epifania.”

Sì. Ci vediamo”, rispose nonna.

Federico lasciò cadere i bagagli e l’abbracciò.

Nonna, che c’è?”

Nulla, Ricu mio. Vai tranquillo a Ventimiglia. E salutami tuo padre.”

14

La sera della vigilia

Suonarono all’ingresso; nonna corse ad aprire. Non si salutarono neppure. Entrarono in cucina, spensero la luce e tirarono su la tapparella. Dall’esterno, il biancore della neve su cui si riflettevano la luna e le stelle cosparse d’argento le pareti. Si sedettero alla finestra e insieme scostarono la tendina per osservare fuori. Parevano sorelle che spiano la neve che cade. Tra i sentieri delle basse di Gesso, in lento avvicinamento, si scorgeva un lumicino rosso. Presto scomparve, nascosto dal dirupo.

E’ lui?”, chiese Angelina.

E chi dovrebbe essere? Sì, è lui. Ti sono venute, vero?”

Angelina sussultò. “Cosa intendi dire?”

Hai perso sangue la notte di plenilunio. Ho ragione? Guarda che non m’inganni: io queste cose le sento.”

Angelina scoppiò in lacrime. Nella luce argentata nonna l’avvicinò a sé e ne strinse la testa contro il petto. Le accarezzò i capelli.

Non devi aver paura: non serve”, la consolò. “Anch’io ai miei tempi avevo paura. E’ forse servito a qualcosa?”

Ai tuoi tempi?”, chiese Angelina, tra i singhiozzi. “Eri… Eri come me? Come sono io ora?”

Per tutta risposta nonna trasse gran sospiro. Proprio in quell’istante, per la seconda volta, suonò il campanello.

E’ lui.”

Pochi istanti prima, il distributore di volantini posava il suo piede sinistro sul primo gradino. Portava a tracolla il borsone. Nella mano destra teneva il lumicino rosso, come se dovesse porgerlo a qualcuno.

Saliva un gradino alla volta, con molta lentezza. La scala era avvolta nella penombra. Non si era curato di accendere la luce.

Raggiunse finalmente il pianerottolo. Posò il lumicino con estrema cura ai propri piedi, mise mano nel borsone e prese un foglio rosso. Poi pigiò il tasto del campanello.

Sulla soglia comparve nonna. Dietro di lei Angelina, ancora in lacrime.

Buonasera”, lo salutò nonna.

Le porse il volantino. Inforcati gli occhiali, nonna lo lesse.

Fateci passare, fate largo

La giovane si piazzi in mezzo a una stanza da letto, nuda

Lei predisponga il ventilatore

15

Il flusso di volantini

Di fianco al letto, rannicchiata su sé stessa e totalmente nuda, stava Angelina. Sulla soglia della stanza c’erano nonna e il distributore di volantini. Ai loro piedi, accanto al lumicino rosso – l’unica fonte di luce oltre la luna e le stelle fuori della finestra spalancata sulla notte -, il borsone e il ventilatore.

Il distributore di volantini afferrò il ventilatore. Nonna immerse le mani nel borsone raccogliendo un mucchietto di volantini. Erano semplici fogli rossi, senza alcuna scritta sopra. Il distributore di volantini azionò alla massima potenza il ventilatore. Una violenta corrente si riversò nella stanza, investendo Angelina. Nonna gettò il mucchietto di volantini nella corrente. Si venne a creare un flusso di volantini, costantemente alimentato da nonna, che prima investiva Angelina, poi sfociava fuori attraverso la finestra.

Angelina si era alzata in piedi e aveva levate le braccia verso l’alto. Era nel pieno del flusso. I volantini sfioravano il suo corpo e sciamavano nella gelida notte invernale.

A un certo punto nonna urlò:

Li senti? Capisci cosa vogliono da te? E tu, invece? Tu cosa vuoi, cosa desideri?”

Il distributore di volantini fece una smorfia e scosse la testa. Le lenti degli occhiali da miope trassero un riflesso dal lumicino rosso. Spense il ventilatore. Nonna cessò di gettare per aria volantini. Angelina s’era buttata sul letto, scossa dai singhiozzi.

Nonna la raggiunse. Scostò le coperte e le lenzuola del letto e costrinse la ragazza a infilarvisi sotto. Angelina tremava ma non piangeva più. Nel frattempo il distributore di volantini stava riordinando il suo borsone. Pareva vi frugasse in cerca di qualcosa.

Sistemata Angelina nonna scese in cortile e raccolse tutti i volantini che riuscì a trovare. Tornata sopra li gettò nella stufa, tranne uno, che tenne per sé.

Il distributore di volantini se n’era andato. Aveva lasciato un volantino accanto alla testa di Angelina, che dormiva già.

E’ ancora troppo debole

Ha perso sangue, lo sappiamo bene

Male

Nonna gettò il volantino nella stufa. Spiegò nuovamente quello che aveva tenuto per sé. Rilesse le quattro semplicissime parole che vi stavano scritte, e un grande sorriso fece rifluire la vita sul suo volto.

Il calore di Federico

16

Farfalle

Nel cuore della notte Angelina si svegliò. Era tutto buio. Non faceva freddo come il solito, anzi, aveva perfino un po’ caldo. Era avvolta da fresche lenzuola e da morbide coperte. Il suo corpo era disteso su un comodo materasso.

Non era più stanca, finalmente. Non soffriva più. Si riaddormentò e fece un sogno. I volantini che l’avevano sfiorata diventavano farfalle. Farfalle bianche come la neve che volavano fuori dalla finestra, sotto gli occhi di nonna e lo sguardo miope del distributore di volantini. Federico non c’era, ma lei pensava a lui.

Lei pensava a lui. Si svegliò nuovamente. Cos’era quel senso di freddo e caldo insieme che adesso provava? Il rendez – vous era andato male, malissimo. Non erano stati per niente contenti. Quali parole s’erano impresse sui volantini? Perchè nonna li aveva bruciati tutti?

Si mosse nelle coperte. Trovata la posizione giusta, ancora una volta si addormentò.

17

L’avvertimento

Il treno si fermò nella stazione. Insieme a pochissime altre persone ne scese Federico. La stazione, stranamente, era deserta.

Federico uscì all’aperto. Sul colle di Tenda aveva cominciato a nevicare. Lì a Cuneo cadeva qualche fiocco, pesante perché il freddo era calato.

Nel buio rischiarato dal grande faro del piazzale notò subito il lumicino rosso. Il distributore di volantini, in piedi davanti a una panchina sommersa di neve, lo stava guardando. Federico gli si diresse incontro, senza provare paura.

Salve” lo salutò, posando la valigia.

Dietro le spesse lenti l’espressione del distributore di volantini non mutò di una virgola. Estrasse un volantino dal borsone e glielo porse. Federico lo lesse.

Abbiamo una cosa da dirti

Angelina non è ciò che appare

Stalle lontano, se le vuoi bene

Chi è, lei?”, chiese Federico, curioso di sapere qualcosa di più sul distributore di volantini.

Un altro volantino.

E’ soltanto un emissario

Non ha nessuna colpa, nessuna responsabilità

Lasciatelo in pace

Mentre Federico leggeva, il distributore di volantini raccolse il lumicino. Girò sui tacchi e s’incamminò. Federico alzando gli occhi lo vide fiancheggiare la grande fontana, attraversare la rotonda e scomparire sotto i portici di corso Giolitti.

D’un tratto nel piazzale apparvero altre persone. Si videro dei taxi. Federico ne fermò uno e si fece portare da nonna.

18

I ricordi di nonna

Com’è andata con quegli amici?”, chiese Federico.

Nonna sorrise. “Bene! E tu, a casa? Come sta papà?”

Non male”. Federico notò con sollievo che il buonumore di nonna era tornato.

Sai qualcosa di Angelina? L’hai vista in questi giorni?”, chiese.

Nonna rise di gusto. “E così ci hai pensato, eh? Non l’hai dimenticata…”

L’hai vista o no?”

Una volta. Mi ha chiesto di te.”

Ti ha detto dove ha trascorso il Natale?”

No, non me l’ha detto. Ma sono sicura di una cosa. Ovunque si trovasse, pensava a te.”

Quella sera con grande entusiasmo tornarono a giocare a scala quaranta. Nonna era in forma: vinse tre mani di fila facendo pagar cento a Federico. Sembrava che le “matte” si dessero appuntamento sempre tra le sue carte.

Nonna ogni tanto scostava la tendina per guardare fuori.

L’ho incontrato”, disse Federico.

Ti ha detto qualcosa?” Nonna aveva subito capito.

Lui no. Ma mi ha dato un volantino che mi intima di star lontano da Angelina. Perchè? Chi è quell’uomo?”

Nonna sorrise; sospirò. “Lo conosco da sempre”, disse.

Come, da sempre?”

Sì. Lo conosco da quand’ero giovane. Voglio dire… Ah, Ricu, Ricu, a volte mi confondi! Voglio dire che durante gli anni m’è capitato spesso di vederlo, senza che mai riuscissi a parlargli o a capire chi fosse.”

Quand’è stata la prima volta che l’hai visto?”

Ci fu un periodo della mia giovinezza in cui lo incontravo ogni settimana. Era lui, Ricu. Lo so che non è possibile, che a quel tempo non doveva neppure essere nato, ma ti giuro che era lui.”

Sai quando fu quel periodo?”

Fece una pausa, guardandolo fisso.

Fu prima di sposarmi con tuo nonno.”

Federico scostò la tendina per guardare fuori. Gli tornarono alla mente gli occhi di Angelina. Erano gli stessi di nonna. Angelina era nonna da giovane. Gli venne voglia di rivederla.

19

Il segreto nel guanciale

Le notti successive Federico dormì davvero bene. Non aveva mai avuto problemi di insonnia, ma pure non aveva mai fatto sonni così profondi. Spesso sognava, e sognava Angelina. All’università non s’era fatta ancora viva. Federico pensava che avesse voluto allungare le vacanze di Natale. Aspettava che tornasse per poterla riabbracciare.

Una notte Federico fece un incubo.

In esso nella camera di nonna c’era Angelina, nuda e tremante. In piedi sulla soglia stavano nonna e il distributore di volantini. Armeggiavano con il ventilatore che nonna s’era regalato per Natale. Sembravano d’accordo, come tramassero uno scherzo nei confronti di Angelina. D’un tratto nonna dal borsone aveva preso una manciata di volantini e li aveva gettati per aria. Il distributore di volantini aveva azionato il ventilatore, e dirigendo il getto d’aria sul corpo di Angelina li aveva sparati su di lei, in una corrente color porpora. Angelina, graffiata a sangue dai bordi taglienti dei volantini, in lacrime aveva urlato il nome di lui.

Federico si svegliò di soprassalto, in un bagno di sudore.

Prima ancora che la brutta sensazione dell’incubo si fosse volatilizzata, girando la testa sentì un rumore: come della carta che scricchiola. Cosa poteva essere? Alzò la testa e palpò il guanciale. Un foglio di carta infilato sotto la federa! Infilò la mano e lo prese.

Era un foglio rosso. Uno dei suoi volantini, senz’ombra di dubbio.

Il calore di Federico

Federico lesse e rilesse quelle quattro parole più e più volte. Chi aveva infilato lì quel volantino? Di certo nonna, ma perchè? E che significava quel messaggio? Era un bel mistero. Tuttavia, sentì con forza la presenza di Angelina dietro quelle parole.

In seguito tenne sempre il foglio a portata di mano. E non di rado, nei momenti di solitudine, lo tirava fuori per rileggerlo.

20

Dentro il santuario

Chi avesse visitato più volte il santuario degli Angeli, quei giorni, vi avrebbe notato la costante presenza di una ragazza. Trascorreva le giornate lì dentro, uscendo soltanto per mangiare. La sera si nascondeva per non farsi vedere dal sagrestano che chiudeva il portale e spegneva le luci. Di notte dormiva appoggiata a una parete della cappella sinistra, da dove si poteva osservare la teca con le spoglie del beato Angelo.

Si trattava di Angelina. Era entrata perchè non sopportava più il trascorrere le notti all’aperto. Sentiva il freddo in tutto il corpo, ormai. Quando si svegliava la mattina aveva tutte le ossa rotte. Si stringeva nel cappotto di nonna, unico riparo che le desse conforto. Aveva nostalgia di quell’unica notte trascorsa da lei.

Una sera – da qualche giorno stava peggio del solito – fu di nuovo sorpresa da quell’impressione spaventosa. Sapeva di che si trattava: stava perdendo sangue. Com’era scivolata in basso! Sperava forse di superare il prossimo rendez-vous, di tornare a essere una di loro? Non ce l’avrebbe mai fatta. Nonostante avesse deciso di dimenticare Federico, continuava la sua lenta e inesorabile discesa. Come poteva arrestarla, del resto, se continuava a pensare a lui?

Qualche giorno dopo, seduta in un banco, rifletteva su queste cose. Alzò gli occhi e, di fronte alla teca del beato, vide Federico. Fu presa dal batticuore. Si alzò e corse a nascondersi dal giovane, in una cappella laterale. Ne spiò le mosse finché non lo vide uscire e allontanarsi lungo il viale coperto di neve. Allora tornò a sedersi sul banco, apparentemente come nulla fosse, in realtà scossa dall’accaduto. Federico l’aveva vista o non l’aveva vista? E se l’aveva vista, perchè aveva finto?

Quella notte stessa udì un rumore di passi fuori del portale. Erano passi lenti, furtivi. La mattina, quando il sagrestano ebbe aperto il portale, sgusciò fuori. Trovò il volantino rosso assicurato dal peso di una pietra.

Non basta recludersi, stargli lontano

Hai perso ancora sangue

Devi staccarti da lui, completamente

21

Le mosse di Federico

Federico fingeva di guardare le spoglie del beato Angelo, ma intanto con la coda dell’occhio osservava Angelina. La vide alzare gli occhi e posarli su di lui. La vide trasalire. Gli parve dimagrita, stanca e pensierosa. Angelina corse a nascondersi in una cappella laterale. Federico aspettò qualche secondo, poi uscì.

Il giorno seguente riprese a nevicare. Federico seguiva le lezioni senza interesse. Perchè Angelina lo fuggiva?

Quella sera, mentre giocava a scala quaranta con nonna, le disse che aveva visto Angelina.

E come ti è sembrata? Dimagrita?” Ancora una volta nonna aveva capito.

Sì, è dimagrita. Nonna, ce l’hai infilato tu questo nel cuscino del mio letto?” Tirò fuori il famoso volantino. Nonna posò le carte sul tavolo, lo prese e lo lesse. Il sorriso sulla faccia non cambiò. Scostò la tendina per guardare fuori. Tra i fiocchi di neve che scendevano pesanti si scorgeva il lumicino rosso. Anche Federico, scostata la tendina dalla propria parte, lo vide.

Sai cosa penso?”, disse nonna.

Cosa?”

Penso che quella sia la sua casa. Lui abita lì.”

Abita lì? All’aperto, con questo freddo e questa neve? O ha un riparo e lascia il lumicino fuori?”

Ricu, Ricu, questi sono semplici dettagli. Pure ai miei tempi lui abitava nelle basse di Gesso. Anche se, devo ammettere, non ebbi mai occasione di andarlo a trovare…”

Cos’ha a che fare lui con Angelina?”

Nonna lasciò andare la tendina e lo fissò, seria.

Lui è un semplice emissario. Non è lui che conta. Ciò che conta sono i volantini.”

22

Incontro sul pullman

La mattina successiva Cuneo si svegliò sotto mezzo metro di neve fresca. Federico si alzò e uscì per andare a seguire le lezioni. Nel debole grigiore mattutino cadeva ancora qualche fiocco di neve.

Alla fermata del pullman non c’era nessuno. Si chiese se per caso l’università non avesse nuovamente chiuso. Salito sul pullman, lo trovò vuoto.

Gli spartineve avevano lavorato tutta la notte per tenere le strade sgombre. Nonostante questo il pullman procedeva cautamente, con fatica.

Alla fermata seguente intravide all’esterno un lumicino rosso. Il pullman si fermò, le porte si aprirono: salì il distributore di volantini. Si mise davanti a Federico e posò il lumicino sul pavimento.

Buongiorno”, lo salutò Federico, semplicemente.

Sfidando l’instabilità del mezzo, il distributore di volantini si manteneva in piedi, ritto nel suo mantello nero. Non rispose al saluto. Con uno scatto tirò fuori un volantino dal borsone e glielo porse.

Ha perso nuovo sangue

Perchè perseveri a cercarla?

Lasciala stare, per il suo bene

Cosa volete da lei?”

Le spesse lenti celavano i suoi occhi, ma non il suo sguardo da miope.

Non vogliamo niente

Nessuno vuole niente

E’ per il suo bene

Chi siete?”

Ma il distributore di volantini s’era girato verso la porta. Il pullman nuovamente si fermò. Il distributore di volantini scese senza rispondere alla domanda.

23

Il ritorno di Angelina

Pochi studenti avevano rischiato il viaggio per seguire le lezioni. Tra questi c’era anche Angelina. Federico appena entrato in aula la vide. Appariva come l’aveva trovata il pomeriggio precedente: pallida e smagrita. Ma i suoi occhi grigi brillavano di una luce forte, decisa.

Dov’eri finita?”, le chiese.

Mi sono fermata più a lungo al mio paese. Ma dobbiamo proprio parlare di questo?”

No”, rispose lui. Si abbracciarono. Federico fu stupito dalla forza dell’abbraccio di Angelina. Vide che sotto il cappotto di nonna, che ormai era suo, indossava dei vestiti nuovi. Sembrava cambiata.

Per tutta la lezione Angelina non levò il cappotto.

Hai freddo?”, le chiese Federico.

Sì. Devi starmi più vicino.” Federico premette il proprio corpo contro il suo. Lei tremava leggermente.

Federico”, gli sussurrò nell’orecchio, prima che finisse la lezione.

Che c’è?”

Usciamo. Ho bisogno di parlarti. Subito.”

Abbandonarono l’aula, lasciandola semivuota.

24

Venuta dal nulla

Nonna era intenta a rammendare un calzino. In realtà non faceva che pensare al passato. Rievocava i vecchi tempi, quando al posto di Angelina c’era stata lei. Cosa le era rimasto di quella vicenda? Soltanto rimpianti, avrebbe potuto rispondere. L’unico suo figlio, Francesco, il padre di Federico, non era suo figlio. Non era suo figlio.

Per un attimo smise di passare il filo. Sospirò.

Nessuno lo sapeva, neppure Francesco. Neppure suo marito l’aveva saputo. Infatti lei non ce l’aveva mai avuto, un marito. E soprattutto, lei non era la capostipite di nessuna famiglia. Perché lei era venuta dal nulla.

Se solo non avesse accettato di tornare da loro! Avrebbe sofferto di più, ma avrebbe vissuto. Avrebbe generato un proprio figlio, carne della propria carne; avrebbe visto crescere una famiglia, la sua. Invece nel corso degli anni aveva nutrito il proprio sogno, fino a coinvolgervi persone in carne e ossa. Aveva adottato Francesco per illudersi di essere viva!

Non avevano capito che lei non esisteva, la credevano addirittura la capostipite. Come avrebbero potuto dubitare, quando lei stessa non aveva dubitato? Quando perfino il distributore di volantini la credeva normale?

Angelina non poteva commettere lo stesso sbaglio. C’era ancora una speranza. Federico, il frutto prediletto della sua illusione, forse proprio lui l’avrebbe salvata.

Sentì d’improvviso battere all’ingresso con violenza. Di nuovo lui! Di nuovo a colpi di martello! Ciò che la stupiva di lui era come non l’avesse riconosciuta. Neppure “loro” l’avevano riconosciuta. Ne aveva avuta la certezza nel corso del primo rendez-vous.

Intuiva il contenuto del messaggio. Per questo raggiunse l’ingresso senza particolare fretta. Il distributore di volantini era già scomparso.

Venerdì prossimo il nuovo rendez-vous

Tenete fuori il giovane: è pericoloso

Ci raccomandiamo per il ventilatore

25

Parole sconnesse

Andarono in un bar. Non nevicava più. Il cielo era grigio, pesante, l’aria era gelida.

Angelina non aveva ancora aperto bocca. Federico a un certo punto tirò fuori il volantino rosso e glielo porse. Angelina lo prese e lo fissò, impallidendo; lo lasciò cadere sul tavolino.

Il calore di Federico

Ne sai qualcosa?”, chiese lui.

Lei dapprima scosse la testa, poi invece disse: “Sì. L’ho scritto io.”

Allora non è di… Sai chi è il distributore di volantini?”

Sì, lo conosco. E’ proprio di questo che voglio parlarti. Non so come dirtelo.”

Federico trasalì. S’era accorto che alle spalle di Angelina, seduto a distanza di un paio di tavolini, c’era proprio il distributore di volantini. Pareva non averli ancora visti; sorseggiava un caffè, tranquillo.

Andiamo via da qui!” Si alzò in piedi, afferrò per un braccio Angelina e l’accompagnò fuori dal bar, senza permetterle di voltarsi.

Cosa è successo?”, domandò Angelina, appena all’aperto.

Era seduto a un tavolino, dietro di te.”

Chi? Lui?”

Sì.”

Angelina rabbrividì.

Quando furono lontani calmarono il passo. Dopo un po’ di silenzio Federico chiese:

Cos’hai a che fare con quel personaggio?”

E’ difficile spiegare. Ma ho fatto la mia scelta, finalmente. Ho deciso.” Lo guardava con occhi radiosi, intensissimi.

Una scelta? Vuoi dire… me?”

Sì: te. Ho scelto… ecco, ho scelto di rimanere qui a Cuneo. Di rimanere con te.”

Lui vorrebbe portarti via?”

Lui non ha nessun potere. E’ solo un intermediario. Sono gli altri che temo.”

Quali altri?”

Erano giunti di fronte all’ingresso dell’università. Si fermarono. Angelina gli prese entrambe le mani e tornò a fissarlo negli occhi. Il grigio delle sue iridi, la forza della loro luce… Gli vennero in mente gli occhi di nonna quando giocava a carte. ‘Sono sorelle’, pensò Federico.

Non posso dirtelo. Non mi crederesti.”

26

Anime peregrine

Nonna scartò un fante. Era stata silenziosa fino a quel momento. Pareva rimuginasse qualcosa. Prese la parola, come collegandosi a un discorso precedente, già cominciato.

Si, Ricu: tu solo puoi salvare Angelina.”

Federico alzò gli occhi dalle carte e la guardò.

In che modo posso salvarla?”, chiese.

Devi solo continuare a volerle bene.”

E salvarla da che cosa? Dal distributore di volantini?”

Nonna sospirò.

E va bene, ti racconterò tutto”, disse. “Ricordi quando da piccolo ascoltavi le mie favole? Devi tornare com’eri allora, d’accordo? Ascolta.”

Semplicemente, le anime peregrine la rivogliono indietro.”

Ti spiegherò chi sono le anime peregrine. Non ne hai mai sentito parlare, vero? Sono anche dette le ‘eternamente indecise’. Stanno al confine tra il mondo della materia e il mondo dello spirito. Non sanno risolversi a quale appartenere. Si struggono per la carne, per i suoi piaceri, ma temono la sofferenza. Amano fluttuare libere nell’etere ma aborrono la noia del dolce far niente.”

Bene, sai che succede a volte? Succede che qualcuna di loro è talmente convinta di avere un corpo fisico da sognarne uno. Allora precipita sulla terra, assumendo le fattezze del suo sogno. Succede raramente, ma succede.”

La facoltà di sognare delle anime peregrine è più sviluppata di quella degli uomini. E i loro sogni possono essere molto convincenti, perfino ingannevoli. Perciò non stupirti se affermo che questo è successo ad Angelina, e che questo un tempo successe pure a me. Si, Ricu mio: proprio a me, la tua cara e vecchia nonna.”

Io e Angelina siamo anime peregrine che sognano di possedere un corpo. Noi non siamo come voi, esseri umani fatti di carne e di ossa. Tu credi di vedermi, credi di toccarmi, ma vedi e tocchi un sogno. E così con Angelina.”

Sei stupito, non è vero? Leggo sul tuo volto l’incredulità…”

Nonna, stai bene?”, chiese Federico. Pensava che si burlasse di lui.

Nonna sorrise. “Certo che sto bene. Ma lasciami finire.”

Il distributore di volantini esiste da sempre: è l’intermediario. Tra le anime peregrine, che comunicano attraverso i volantini, e il mondo sulla terra. Il suo compito è di organizzare i rendez-vous per mezzo dei quali si cerca di convincere l’anima ‘precipitata’ a lasciare il vostro mondo. Se non si riesce – non è mai successo, Ricu mio -, il corpo sognato dall’anima diventa di carne e di ossa, ed essa si trasforma nella persona che sognava. Diventando un essere umano a tutti gli effetti.”

Sai che successe a tua nonna? Com’è naturale mi convinsero: persi la possibilità di acquistare un corpo fisico. Ma il desiderio era così forte che mantenni vivo il sogno di possederlo. E l’illusione così potente da convincere non solo tutti voi, ma anche il distributore di volantini e le anime peregrine. Adottai un figlio – tuo padre, Ricu mio -, per ingannare perfino me stessa. Volevo a tutti i costi credere di essere viva davvero.”

Dal mio sogno si è poi generata un’intera famiglia. Tu ne sei l’ultimo frutto, caro Ricu. Il frutto prediletto. E non è davvero strano, se ci pensi, che proprio stando con te io abbia avuto la possibilità di risvegliarmi. Di prendere coscienza dell’inganno.”

Fece una pausa, guardando nel vuoto.

Sono in pensiero per lei, Ricu mio. Occorre agire prima del prossimo rendez-vous, altrimenti rischi di perderla. Sì, forse ha davvero già scelto. Come potremmo spiegare certi fenomeni? Come soffre il freddo, per esempio, come “si scalda” per te. E poi ha perso sangue ben due volte. Non era mai successo. Non ci sono dubbi: vuole rimanere. Ma loro sanno essere molto convincenti. E lei è così giovane…”

Nonna guardò Federico negli occhi. D’improvviso scoppiò a ridere. Calò quattro dieci, un tris di re e una scala di cuori dal due al sei, e scartando l’otto di picche chiuse, facendogli pagare cento. Federico la fissava, inebetito.

Ricu! Non dici niente?”

Federico si riscosse. “Che ti devo dire? Non ho capito niente di questa storia. Potresti ripeterla?”

In fondo hai ragione: sono tutte balle. Nondimeno, per dopodomani è previsto il secondo rendez-vous. Bisogna impedirlo. O vuoi che la tua Angelina continui a essere così ambigua? O sei disposto a vederle bazzicare intorno quel pagliaccio per sempre? Eh?”

Federico scosse la testa e scostò la tendina. Fievole e palpitante, il lumicino rosso era sempre là.

27

Partita a tre

La sera successiva per volere di nonna lui e Angelina si trovarono insieme a casa di lei.

Mentre camminavano in viale Angeli, nella neve illuminata dalla luna e dalle stelle, Angelina chiese cosa significasse quella riunione.

Non lo so bene neanch’io”, rispose Federico. “E’ stata nonna ad avere l’idea.”

Ci sarà anche lui?” Angelina ebbe un brivido.

Il rendez-vous non è previsto per domani?”

Sì, domani sera. Ti pregherei di non venire, però. E’ una cosa che riguarda solo me.”

Se preferisci così…”

Nonna aveva preparato le carte. “Allora, facciamo una partita?”, li accolse.

Si sedettero di fianco alla finestra, al calore della stufa, e attaccarono a giocare.

Federico aspettava che nonna dicesse qualcosa. Invece stava zitta. Ogni tanto scostava la tendina per guardare fuori, subito imitata da Federico. Il lumicino rosso non si vedeva ancora. Il distributore di volantini doveva essere in giro.

Angelina sembrava intimidita. Conosceva le regole del gioco, ma faceva errori grossolani. Federico, per consolarla, le circondò le spalle con un braccio e a un certo punto le diede un bacio sulla guancia. Un sorriso luminoso arricciò i doppi menti di nonna. L’intrico di venuzze sulle gote parve prendere fuoco.

Siete perfetti, perfetti!”, esclamò. “Avrete dei figli meravigliosi!”

Scostò nuovamente la tendina. Si fece tutt’a un tratto seria. “Eccolo…”

Federico guardò fuori. Nel solito posto era apparso il lumicino rosso. Sembrava immobile.

Dobbiamo andare”, disse nonna. Posò le carte sul tavolo e si alzò in piedi. “Federico, in cantina c’è una tanica piena di benzina. Valla a prendere, per favore.”

Anche Federico e Angelina s’erano alzati. Federico corse subito fuori, contagiato dalla fretta di nonna.

Cosa… Cos’avrebbe intenzione di fare?”, domandò Angelina, spaventata.

Non preoccuparti, andrà tutto bene”, la rassicurò nonna. Andò alla credenza, prese una scatola di fiammiferi di legno e l’infilò nella tasca del cappotto.

28

In cammino verso le basse di Gesso

In testa camminava nonna, con la sua andatura lenta, regolare. Dietro di lei, tenendosi per mano, Federico e Angelina. Nella mano libera Federico reggeva una tanica da cui esalava un olezzo di benzina.

Il sentiero era stretto e scosceso. La luna e le stelle sfavillavano nel cielo terso, ma una folta boscaglia imbiancata, sui lati del sentiero, gettava ombra su di loro. Faceva molto freddo.

Federico attraverso il contatto con la mano intuiva la paura di Angelina. Cosa sarebbe successo quella sera, si chiedeva? Nonna non si era sbottonata. Voleva impedire il rendez-vous del giorno seguente, ma in che modo? L’olezzo di benzina gli incuteva indefinibili timori.

In fondo alla discesa sbucarono su una strada asfaltata. L’attraversarono e imboccarono un altro sentiero. “Siamo quasi arrivati”, disse nonna.

Udirono in lontananza un fievole rumore di acqua che gorgoglia. Il Gesso era molto vicino. Soltanto per miracolo quell’anno non era gelato completamente.

Dopo un poco intravidero a qualche decina di metri il lumicino rosso.

Ho paura”, disse Angelina.

Non aver paura, sorellina mia. Tra breve sarà tutto finito”, rispose nonna.

Giunsero di fronte al distributore di volantini. Era seduto sulla neve, su un lato del sentiero. Abbracciava le ginocchia ripiegate contro il petto e vi teneva appoggiata la testa, su una guancia. Stava dormendo. Di fianco a lui c’era il borsone dei volantini; davanti, il lumicino rosso.

Nonna afferrò il borsone dei volantini e lo trascinò, allontanandolo di qualche metro dal proprietario. Poi ne aprì la cerniera e ne controllò l’interno. Era pieno in effetti di foglietti rossi, su cui però non appariva alcuna scritta.

Bene”, disse nonna. “Ricu, mi passi la tanica?”

29

Il grande falò

Nonna prese la tanica e spruzzò la benzina all’interno del borsone. L’olezzo divenne più pungente. Federico e Angelina arretrarono.

Nonna riconsegnò la tanica a Federico. Poi si avvicinò nuovamente al borsone, estraendo dalla tasca del cappotto il pacchetto di fiammiferi di legno. Ne sfregò uno e lo gettò nel borsone, facendo al contempo uno scatto all’indietro. Una vampa di fuoco sconvolse il borsone. Un grande falò illuminò a giorno la scena, un calore puzzolente cacciò via il freddo.

Nonna osservava la fiamma coi grandi occhi grigi sfavillanti. Federico e Angelina, un poco più distanti, parevano incantati. Angelina tremava; Federico tentò di rassicurarla.

Stai tranquilla, perché tremi? Non può succederti più nulla, ormai.”

No, però loro. Succederà qualcosa a loro? Non voglio che soffrano.”

Come possono soffrire?”, esclamò nonna. “Loro sono semplici spiriti!”

La fiamma crepitante ardeva, ormai alta più di un metro.

Nel momento del suo massimo splendore il distributore di volantini balzò in piedi. Fu una sorpresa: non si erano accorti che si fosse svegliato. Adesso raggiunto il falò lo guardava attraverso gli occhiali da miope. Era spettinato e dava l’impressione di non essersi ancora del tutto svegliato. Ma doveva ben rendersi conto che a bruciare erano il suo borsone, i suoi volantini.

Nonna lo fissava, trionfante.

Tutto si svolse con incredibile rapidità. Il distributore di volantini era scattato verso Federico e gli aveva rubato la tanica. Adesso cospargendosi di benzina si stava involando verso la fiamma. Era per gettarsi nel fuoco quando nonna gli si buttò addosso, placcandolo. Avvinghiati l’uno all’altra sulla neve dura, scivolosa, aiutati dallo slancio, rotolarono entrambi in mezzo alle fiamme. Quando si fermarono, a parte il crepitare del fuoco, era tutto un silenzio mortale.

Federico si riscosse. Balzato al falò, afferrò un braccio di nonna che ancora non era alimento per il fuoco, e cominciò a tirare. Perché non urlavano il dolore? Perché non si alzavano, non fuggivano via? Perchè questo silenzio, questa immobilità? Immediatamente vide nonna tra le fiamme voltare la testa ed esclamare:

Lasciaci stare! E voi che potete, vivete!”

Furono le ultime parole che udì provenire dalla bocca di nonna. Fu preso da un invincibile senso di inutilità. Lasciò andare il braccio di nonna, certo del fatto che fosse ormai morta. Si voltò per raggiungere Angelina. La trovò accasciata al suolo: era svenuta.

30

La fine di un sogno

Di nonna e del distributore di volantini non ritrovarono più nulla. Perfino le ceneri non erano rimaste. Il fuoco aveva consumato ogni singolo atomo dei loro corpi.

Il distributore di volantini non lo conosceva nessuno: nessuno si fece avanti per denunciarne la scomparsa. Diverso era il caso di nonna. Federico raccontò alle autorità che una sera tornato da lezione non l’aveva più trovata in casa. Vennero fatte varie ricerche, ma siccome il corpo non spuntava fuori, in pochi mesi l’inchiesta fu archiviata.

Federico e Angelina andarono a vivere insieme nell’appartamento di nonna. Angelina studiava e badava alla casa. Pur non abbandonando gli studi, invece, Federico si trovò un lavoro. Dovevano pur mantenersi.

Solo dopo mesi di silenzio ebbero il coraggio di affrontare l’accaduto.

Sai quali sono state le sue ultime parole?”, chiese Federico.

Dimmele. Dimmele, ti prego”, rispose Angelina.

“‘Voi che potete, vivete!’, ha detto. Voi che potete, vivete…” Fu sicuro che fino alla sua morte, ogni singolo giorno che Dio mandava in terra, le avrebbe rievocate dentro di sé.

Angelina da un cassetto tirò fuori il volantino rosso che recava la scritta:

Il calore di Federico

Ce l’avevi tu!”, esclamò Federico.

Sì, ce l’avevo io. Ricordi quel giorno al bar, quando me lo facesti vedere? Non me lo chiedesti indietro. Ho finito col conservarlo.”

Fu nonna a infilarlo sotto la federa del mio guanciale. Lo trovai una notte, dopo averti sognata.”

Angelina spalancò i grandi occhi grigi e sorrise. “Non sono più un sogno, Ricu mio”, disse.

(*) Pubblicato prima su «Inchiostro» nel 2001, poi in volumetto dalla casa editrice Chimera (poi Magnetica) nel 2006: con la copertina di Oscar Celestini che – scrive Maurizio Cometto – «rende l’idea delle atmosfere del racconto» e che trovate qui sopra. (db)

 

redazione
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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