«Il mondo altro in movimento»

Recensione al libro di Raúl Zibechi sulle tendenze e sulle sfide dei movimenti sociali in America latina

di David Lifodi

Riprendersi le città, stare nelle strade e nei territori, rappresentare sempre un pungolo costante per i governi, anche quelli teoricamente “amici”: questo è ciò che devono fare i movimenti latinoamericani oggi e Raúl Zibechi lo spiega chiaramente nel suo libro Il “mondo altro” in movimento. Le conclusioni a cui giunge l’autore sono assai diverse e sotto certi aspetti più articolate e complete, per sua stessa ammissione, di quelle emerse agli inizi degli anni Duemila, quando per la prima volta le sinistre erano riuscite ad andare al potere in buona parte del continente latinoamericano.

Pur non citandolo, Zibechi in questo libro rafforza una volta di più il concetto già espresso da John Holloway, quel “cambiare il mondo senza prendere il potere” che una parte delle organizzazioni popolari ha messo da parte, almeno momentaneamente, grazie al sistema di cooptazione praticato da molti governi amici, dal kirchnerismo in Argentina a Evo Morales in Bolivia, finendo per far perdere loro quella radicalità che li aveva contraddistinti per una più rassicurante collaborazione all’insegna della pace sociale. Certo, non tutti i movimenti hanno accettato la strada della concertazione ma molti hanno perso la loro spinta propulsiva o si sono dissolti, per questo Zibechi ha sentito la necessità di compiere una ulteriore indagine sociologica, politica e militante sulle nuove organizzazioni nate dal basso negli ultimi anni, a partire dalle battaglie contro l’estrazione mineraria, il business delle dighe e dal rinascere di una pratica femminista mai sopita e tornata alla ribalta soprattutto per le troppe sofferenze e discriminazioni a cui vanno incontro le donne in America latina.

La nuova tipologia dei movimenti sociali desde abajo, argomenta Zibechi, si basa sulla “resistenza contro i poteri” e la costruzione di quella casa nuova da sempre auspicata dagli zapatisti affinché contenga molti mondi. All’interno di un nuovo concetto di territorialità e di nuovi mondi, l’autore, che in Italia viene spesso ospitato da Comune-info, evidenzia tre aspetti principali: il ruolo dell’educazione popolare, la funzione di primo piano dei movimenti delle donne, la rinascita di organizzazioni indigene, afrodiscendenti e comunitarie spesso all’insegna degli ideali libertari. Del resto, fa capire Zibechi, un contropotere, per essere tale, deve mettere necessariamente in discussione le relazioni sociali, prendendo come esempio da non seguire alcune fabbriche recuperate “dove viene mantenuta la gerarchia salariale, la divisione del lavoro, le forme di controllo ereditate dai padroni e una produzione orientata al mercato”.

Nella sua prefazione Marco Calabria, tra i fondatori del settimanale Carta e adesso nella direzione di Comune-info, osserva che il cambiamento di prospettiva messo in atto da Zibechi è il frutto di molteplici viaggi compiuti dall’autore in tutto il continente a fianco dei movimenti sociali, partecipando in prima persona alle loro attività e percependo, così, le cause che hanno portato all’implosione di alcuni movimenti sociali importanti e al nascere di altri. Ad esempio il femminismo, arricchito dalle correnti indigene, afro, popolari e anticoloniali, si è sviluppato ed ha preso corpo dall’Argentina con Ni Una Menos, ma si è sviluppato soprattutto tra le giovani e le giovanissime che, sempre in Argentina, si sono battute per il diritto all’aborto legale e gratuito (poi respinto per una manciata di voti dal Congresso), identificate nella brasiliana Marielle Franco, in Berta Cáceres e in tutte quelle organizzazioni al femminile in lotta contro le fumigazioni illegali o per rivendicare i diritti dei propri figli spesso uccisi nelle operazioni di pulizia sociale promosse dagli Stati in gran parte delle sterminate periferie urbane latinoamericane.

Inoltre, Zibechi evidenzia il tratto anticoloniale che caratterizza gran parte dei nuovi movimenti sociali, a partire dalle resistenze all’estrattivismo all’insegna dell’autodifesa dei popoli e dell’autogoverno. Le società “altre”, nota l’autore, “non agiscono come movimenti sociali segmentati che trovano riferimenti nel modello statale, bensì come società basate su relazioni sociali eterogenee che si mettono in azione, si muovono/scivolano dal luogo precedente per sopravvivere e riprodurre la vita”.

Sempre più, in tutto il continente, sembra prevalere l’idea, impensabile all’inizio degli anni Duemila, che le forze sociali debbano marciare separatamente rispetto a quelle politiche. Se l’iniziativa politica resterà nelle strade si potrà parlare davvero di riappropriazione territoriale, altrimenti quel “riprendiamoci le città” resterà solo transitorio e non è detto che le organizzazioni popolari riescano a sprigionare tutta la loro potenza e sperare in quel “mondo altro” a cui anche noi, qui dall’Occidente, guardiamo con grande interesse.

Il “mondo altro” in movimento. Movimenti sociali in America latina

di Raúl Zibechi

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David Lifodi
Sono nato a Siena e la mia vera occupazione è presso l'Università di Siena. Nel mio lavoro "ufficioso" collaboro con il sito internet www.peacelink.it, con il blog La Bottega del Barbieri e ogni tanto pubblico articoli su altri siti e riviste riguardo a diritti umani, sindacalismo, politica e storia dell’America latina, questione indigena e agraria, ecologia.

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