Il mondo deve saperlo

racconto di Danilo Ruocco

Giorno X Ore 10.00

«Ci perdoni se abbiamo usato un mezzo di trasporto tanto inconsueto, ma era necessario.»

«Necessario usare un’ambulanza in piena pandemia da Covid?»

«Sì, ma non si preoccupi: il veicolo era stato sanificato!»

«Ma generale! I miei vicini di casa ora saranno convinti che ho il Covid!»

«Esattamente!»

«E le pare poco?!?»

«Affatto!: era ciò che avevamo intenzione di suggerire con la messinscena. In questo modo lei, per i prossimi giorni, sarà per tutti un malato internato in un ospedale e ciò ci consentirà di agire mantenendo la segretezza.»

«Non la seguo: davvero, generale, non capisco che intende dire!»

«Abbiamo bisogno di tempo e di non essere disturbati. Per questo il suo smartphone è stato requisito. A lei come a tutti i partecipanti a questa riunione.»

«A proposito del mio smartphone: gradirei riaverlo, grazie.»

«Lo riavrà a missione conclusa, se sarà il caso. Altrimenti le forniremo un altro smartphone più sicuro e con un numero segreto. Dipende da come andranno le cose in questi giorni. Ma ora lasci che la presenti al resto del gruppo.» e ciò detto ha avvicinato l’occhio destro a un sensore e la porta che ci stava di fronte si è aperta con uno scatto sordo e metallico.

Mi ha fatto cenno di seguirlo e siamo entrati in un breve corridoio al termine del quale c’era un ascensore.

Il generale ha messo un dito su un rilevatore di impronte, ha alzato gli occhi al cielo come a dire Che gran seccatura questa sicurezza!, e le porte dell’ascensore si sono aperte.

Una volta dentro, ha premuto il tasto corrispondente a Livello -3 e l’ascensore si è mosso, non senza qualche inquietante cigolio.

«Vedrà, staremo comodi.» mi ha rassicurato il generale, interpretando male la perplessità che mi si leggeva negli occhi.

«Ehm… generale… inizio a credere che ci sia stato uno spiacevole scambio di persona: io sono uno scrittore senza alcuna importanza e non certo qualcuno a cui dare accesso a un Livello -3!»

«Ci ha preso per dei dilettanti?»

«No!… Non mi permetterei mai di… » avevo iniziato a dire quando la porta dell’ascensore si è aperta su una sala riunioni avveniristica, ingombra di tecnologia varia.

Attorno al tavolo piazzato al centro della sala erano comodamente sedute sei persone: cinque uomini e una donna.

«Signori, eccoci qui!».

«Finalmente!» ha esclamato la donna.

Giorno X Poco dopo

«Confesso di essere sempre più confuso» ho detto e ho spiegato: «Sei esimi scienziati e uno scrittore sconosciuto… sembrerebbe l’inizio di una barzelletta… ma è palese che non lo è… Insomma: che ci faccio qui assieme a studiosi di cui, lo ammetto, fatico addirittura a comprendere di che cosa si occupano?»

«Siamo fisici teorici di varia natura» ha ripetuto la donna e ha aggiunto: «Quantistica, Relatività Generale e Teoria delle stringhe.»

«Ne so quanto prima!» l’ho interrotta con una malcelata punta di irritazione nella voce.

«Fisici che, di norma, litigano tra di loro, dandosi sulla voce l’un l’altro» si è intromesso uno dei cinque uomini. Gli altri hanno assentito con ripetuti cenni del capo.

«In realtà, noi che ci occupiamo della Teoria delle stringhe tentiamo di mettere pace tra i seguaci di Einstein e quelli di Planck… »

«Con molta fatica!» ha aggiunto la donna.

«Lo ripeto: è chiaro che io sono fuori luogo! Posso tornare a casa?» ho chiesto rivolgendomi direttamente al generale.

«Non abbia fretta! Vedrà che tra qualche istante le sarà tutto più chiaro!»

«Se lo dice lei!» ho esclamato tentando di far trasparire tutto il mio disappunto.

«Ascolti attentamente e mi darà ragione: la sua presenza qui è assolutamente necessaria…» e, dopo un attimo di sospensione in cui ha dato una rapida occhiata ai suoi appunti, ha iniziato il racconto rivolgendosi direttamente a me: «Martedì sera, attorno alle 21, all’interno della stazione dei treni di Brescia, è stato fermato un ragazzo. Era completamente nudo e bagnato dalla testa ai piedi… Per farla breve, il ragazzo ha chiesto ai soccorritori e ai poliziotti che sono intervenuti di essere portato a Bergamo, perché doveva assolutamente parlare con suo padre… Ha specificato di aver affrontato quel viaggio proprio per parlare con suo padre… I soccorritori hanno finto di assecondare le sue richieste e lo hanno portato al Pronto Soccorso… Qui, ai medici, il ragazzo ha continuato a ripetere che doveva andare a Bergamo a parlare con il padre.»

«Immagino che il padre sia stato avvertito e se lo sia andato a riprendere!» ho detto sbuffando un po’.

«Ehm… in un certo senso… »

«Non mi dica che il ragazzo è figlio di padre ignoto!» ho detto con una certa ironia.

«Non è come pensa… E non è una storia semplice!» ha ribattuto il generale un po’ seccato.

Mi sono appoggiato allo schienale della sedia, facendo capire che avrei ascoltato il resto in silenzio, e il generale ha ripreso il racconto dicendo: «Ecco, vede… il ragazzo dice di venire dall’anno 2045 e di essere suo figlio.».

A quel punto ho riso platealmente.

Giorno X Subito dopo

«Io non ho figli e non mi risulta che esistano macchine del tempo!».

Gli scienziati, a quella mia uscita, si sono guardati l’un l’altro con un certo imbarazzo e il generale ha lanciato loro un’occhiataccia. Mi sono sentito franare la terra sotto i piedi, lo ammetto.

«Ecco, vede… C’è qualcosa che dovrebbe sapere: abbiamo fatto il test del DNA al ragazzo e… lo abbiamo confrontato con il campione che le abbiamo prelevato ieri durante il tampone che, con la scusa dei controlli anti-Covid, le è stato fatto all’ora di pranzo e… ehm… effettivamente il ragazzo è figlio suo.».

Ero sbalordito.

«Ma io sono assolutamente sicuro che non è mio figlio! Lo ripeto: non ho figli, ne sono certo!»

«Dai nostri rapidi controlli, in effetti, non risulta che lei sia mai ufficialmente diventato padre… »

«Né ufficialmente, né ufficiosamente: non ho figli. Punto.»

«Non ancora, perlomeno!» ha detto la donna in modo allusivo.

«Non ancora» ha ripetuto il generale.

«Santo cielo! Non mi dica che crede che il ragazzo possa davvero essere venuto dal 2045?!?»

«Ecco… come dire… Il punto è proprio questo: il ragazzo è davvero un crononauta?»

«Un cosa?»

«Un crononauta: un viaggiatore del tempo.»

«Mi state prendendo per il culo, vero?… Mi scusi professoressa, mi sono lasciato andare ai francesismi!» e la scienziata ha sorriso con gli occhi.

«Capisco il suo stupore, ma le assicuro che è fuori luogo. Guardi!» e, a quel punto, le luci della sala si sono abbassate in modo netto e su un grande schermo piazzato in fondo alla sala sono apparse delle immagini.

Il ragazzo era seduto in mutande e senza mascherina ed era collegato a delle macchine con dei sensori.

Stava parlando tranquillamente con un uomo che, dal camice, sembrava un medico militare.

Le immagini erano nitide.

Il ragazzo mi assomiglia in modo impressionante, come io assomigliavo a mio padre.

Non ci sono dubbi: è figlio mio.

Giorno X Tarda mattinata

«Lei è pallido; beva qualcosa!» ha detto il generale.

Ho aperto una bottiglietta di acqua frizzante e me ne sono versato un bicchiere. Ho abbassato la mascherina e ho bevuto tutto d’un fiato.

«Quindi ho un figlio di una ventina d’anni e non lo sapevo!… Chissà perché sua madre me lo ha tenuto nascosto!»

«Non è come crede… Non è una storia semplice!» ha ripetuto il generale.

«No, davvero… non crederà veramente che… mio figlio… viene dal futuro?» ero incredulo e confuso. «Ci deve pure essere una spiegazione che ci sfugge!»

«Ehm… Beva un altro po’ d’acqua.»

«Non ho sete.» ho detto un po’ brusco.

«Ecco, vede… Non le ho ancora detto tutto quello che sappiamo… »

«Che altro c’è?!?»

«Vede… Da quello che il ragazzo ci ha raccontato, non può essere stato generato nel passato… »

«Santo cielo e perché mai?!?»

«Perché all’epoca lei non conosceva ancora sua madre!»

«Ah!… Sua madre!… Chi è?»

«Sono io.» ha detto la scienziata. Ho sussultato. Ha proseguito: «Il DNA lo ha confermato.»

«Cazzo!» ho esclamato.

«Non ti piace l’idea? Non ti piaccio? Non posso essere la madre di tuo figlio?» mi ha chiesto in rapida successione e con un tono alquanto aggressivo nella voce.

«Non la mettere su questo piano! Sono solo stupito, mi pare comprensibile!… Tu, invece, sembri serena!».

«Vedo che siete passati al tu! Fate rapidi progressi!» ha commentato il generale, penso più per alleggerire la tensione che per altro.

«In effetti… Faremo un figlio assieme, è assurdo darci del lei!» ho sintetizzato con un pizzico di giocosa ironia, tentando anch’io di superare il momento critico.

«Sì… dato che, mi pare ovvio, il DNA non possa mentire, è chiaro che darci del lei sarebbe, a questo punto, ridicolo!»

«Bene, ora che ci siamo chiariti, veniamo alla parte difficile!» ha detto sbrigativamente il generale.

«La parte difficile? C’è anche una parte difficile?!?» ho esclamato con ironia.

«Il ragazzo ha chiesto di incontrarla. Lei accetta di parlargli?»

«Ma certo che lo incontreremo!» ho risposto impulsivamente.

«No, non mi sono spiegato bene. Le ripeto la domanda: lei accetta di incontrare da solo il ragazzo?»

«Perché da solo? Perché non può venire anche sua madre?»

«Il ragazzo vuole parlare da solo con lei e non vuole altri testimoni. Neppure sua madre. Su questo è stato categorico: sua madre non deve incontrarlo per nessun motivo

Giorno X Tardo pomeriggio

«Papà!» ha esclamato mio figlio appena mi ha visto entrare nella stanza dove lo tenevano rinchiuso.

Si è alzato, si è liberato in un lampo dai sensori e mi è venuto incontro.

Prima di abbracciarmi mi ha guardato negli occhi per una frazione di secondo e, poi, si è stretto forte a me.

«Come stai? Hai freddo? Ti trattano bene? Hai mangiato?» gli ho chiesto.

«Bene, no, sì al quadrato.» ha risposto, stringendosi a me ancora di più. Non c’erano dubbi: era mio figlio e, più del DNA, me lo confermava quel “sì al quadrato” che era stata una mia personale modalità di risposta alle insistenti domande di mio padre.

«Perché sei senza mascherina?» gli ho chiesto con un tono di rimprovero nella voce.

«Perché io, da piccolo, sono stato vaccinato al Covid e a tante altre malattie e non corro alcun pericolo!»

«Perdona la domanda: come ti chiami?»

Ha riso e, mollando la presa, ha detto: «Mi hai chiamato Ulisse, come il viaggiatore omerico!».

Ci siamo seduti entrambi sulla branda che c’era nella sua stanza. Mi teneva una mano.

«Devo chiedertelo: perché non vuoi vedere tua madre?»

«Ci sta ascoltando, vero?»

«Sei un tipo sveglio!»

«Non importa… La verità è che ne avrei una gran voglia, ma non mi è concesso vederla: i protocolli mi vietano di avere di lei una memoria diretta. L’unica memoria che ho di mia madre deve essere quella che mi hai trasmesso tu.»

«Non capisco.» ho detto con sincerità.

«Io non l’ho mai conosciuta.»

«Oh… Vuoi dire che ci ha abbandonati?»

«Non per sua volontà! Purtroppo è andata così e nessuno ci ha potuto fare nulla: è la vita.»

Siamo rimasti in silenzio per un minuto o due. Avevo compreso l’immensità della tragedia.

Poi ho parlato: «Sono obbligato a chiedertelo: dove hai nascosto la macchina del tempo?».

Ha riso di gusto: «La macchina del tempo è nel 2045 e io sono nel 2021!»

«Ma come è possibile? Come tornerai indietro?»

«Lo vedrai a tempo debito. Per ora vi basti sapere, a te e ai cervelloni che ci stanno ascoltando, che l’intuizione di mamma è esatta: “Il calore è movimento e il movimento è tempo” con quel che segue!»

«Non capisco!»

Ha riso: «Neppure io! Il fisico teorico era mamma! Noi ci occupiamo di cose più terra terra!»

«A proposito: di che ti occupi tu?»

«Di cause legali tra umani e androidi.»

«Santo cielo!»

«Papà di nuovo con questa storia? Fattene una ragione: è questo il lavoro che fa per me!». L’ho guardato sinceramente stupefatto. Se n’è accorto e ha aggiunto con un sorriso: «Scusa! Stando qui con te ho dimenticato per un attimo che siamo nel passato e tu non puoi sapere che eri contrario a questa mia scelta!». Ho sorriso anch’io.

«Un’ultima domanda che mi hanno chiesto di farti: perché sei arrivato a Brescia e non direttamente da me a Bergamo?»

«Oh… Abbiamo commesso un errore: nel mio spazio-tempo le due città sono una città unica e non abbiamo tenuto conto che nel 2021, invece… Cose che possono succedere, non accuso nessuno, sia chiaro!» e letta l’espressione interrogativa nei miei occhi, ha aggiunto sorridendo: «Non ci stanno ascoltando solo i cervelloni del 2021!»

Giorno X Serata

«Starei qui con te ancora per molto, ma non è possibile: tra poche ore il mio tunnel spazio-tempo si chiuderà e io devo tornare indietro.»

«Ma devi proprio?».

Mi ha sorriso e ha detto: «Tranquillo che tra qualche mese ci rivedremo: io sarò un poppante e tu dovrai imparare a cambiare i pannolini!». Abbiamo riso entrambi.

Poi si è fatto serio. Molto.

«Sono qui per una missione mai tentata prima: l’umanità del mio spazio-tempo – ripeto, per la prima volta – vuole interferire con il passato. Siamo sull’orlo di una guerra planetaria umani contro androidi e solo se interveniamo sul passato tutto questo può essere scongiurato. O, almeno, lo speriamo, perché il rischio che corriamo è davvero enorme!»

«In che senso lo sperate? Non siete certi del successo dell’iniziativa?»

«No: nessuno ha mai tentato di modificare gli eventi del passato! In effetti, non sappiamo neppure se ciò sia possibile! Sono qui per scoprirlo!»

«Ah!… Ma io… che posso fare? Perché sei venuto da me?»

«Tu sei essenziale… Potresti esserlo, intendo!»

«Non capisco!»

«Da qualche mese hai iniziato a far emergere le criticità degli algoritmi, o sbaglio?»

«Oh… Detta così sembra una cosa seria! Ma ti assicuro che le mie osservazioni non sono nulla di straordinario o di tecnico: solo frutto di osservazione e di qualche lettura!»

«Sei sulla strada giusta, anche se molti ti dicono il contrario.»

«Ok, sono lieto di saperlo, ma… »

«Ma devi insistere e devi sapere ciò che sappiamo noi: gli algoritmi, l’intelligenza artificiale e la robotica generano macchine stupide. Profondamente stupide e odiose. Macchine prive di dubbi e di scrupoli.»

«Oh, ma non è questo ciò che si pensa oggi! Stiamo puntando tutto sugli algoritmi, sull’intelligenza artificiale e sulla robotica!»

«Lo so ed è un errore che l’umanità deve assolutamente evitare! Ecco perché sono qui! Il mondo deve saperlo!»

«Ma come?»

«Devi divulgare questa conversazione.»

«Ma mi prenderanno per pazzo!»

«Lo scrittore sei tu! Inventati il modo, ma fai sapere al mondo che si deve cambiare registro: non possiamo affidare il destino dell’umanità a delle macchine! Sarebbe… è un suicidio di massa!».

Siamo rimasti in silenzio per un paio di minuti. Poi, con un sorriso ammiccante ha detto: «Mettila così: se il futuro cambia, è assai probabile che io non mi dedichi al diritto umano-androide e ti faccio contento studiando medicina come mi hai sempre suggerito!»

«E se il futuro cambia in peggio?»

«Al punto in cui siamo arrivati, è un rischio che dobbiamo correre!» ha risposto senza esitazioni.

Giorno X Tarda serata

«Ora devo proprio andare e parto tranquillo: sono sicuro che il futuro è in buone mani!».

Si è alzato e si è sfilato le mutande.

Gli ho chiesto che stava facendo e ha risposto: «Durante il viaggio i tessuti potrebbero infiammarsi e io non voglio correre rischi: anch’io voglio diventare padre!».

Quindi ha afferrato una bottiglia d’acqua e se l’è rovesciata addosso.

Ha aperto un’altra bottiglia e ha ripetuto l’operazione.

Infine ha detto: «Non ti avvicinare per nessun motivo: può essere pericoloso per entrambi… Ci rivediamo nel nostro futuro!… Ok ragazzi, sono pronto!» e mi ha fatto l’occhiolino.

Pochi secondi e il suo corpo ha iniziato a cambiare colore rapidamente, passando dal rosso al blu e, in ultimo, al bianco.

Poi è sparito.

Ero stralunato.

Mi sono alzato.

Ho meccanicamente raccolto le sue mutande. Le ho piegate e messe in tasca.

Ho girato la chiave nella toppa e ho aperto la porta.

Fuori c’erano già il generale e i sei scienziati.

Avevano le facce stravolte.

Io piangevo.

Sì, piangevo.

In silenzio, ma piangevo.

Lei ha aperto le braccia e mi ha accolto materna.

Danilo Ruocco, nato a Bergamo nel 1969, è narratore e saggista. Si occupa di cultura, di spettacolo, di comunicazione e di diritti civili. Il suo sito è www.daniloruocco.it

Il racconto è stato originariamente pubblicato a segmenti ai seguenti link:

https://www.daniloruocco.it/2021/01/il-mondo-deve-saperlo-giorno-x-ore-1000.html

https://www.daniloruocco.it/2021/01/il-mondo-deve-saperlo-giorno-x-poco-dopo.html

https://www.daniloruocco.it/2021/01/il-mondo-deve-saperlo-subito-dopo.html

https://www.daniloruocco.it/2021/01/giorno-x-tarda-mattinata.html

https://www.daniloruocco.it/2021/01/il-mondo-deve-saperlo-giorno-x-tardo-pomeriggio.html

https://www.daniloruocco.it/2021/01/il-mondo-deve-saperlo-giorno-x-serata.html

https://www.daniloruocco.it/2021/01/giorno-x-tarda-serata.html

 

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

Un commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.