il nostro migliore dei mondi possibili

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uno mette i soldi in posta, prima sapeva che la Cassa Depositi e Prestiti finanziava gli enti locali a tassi bassi e sostenibile, ora allo schiaccianoci del patto di stabilità, a quello del pareggio di bilancio si aggiunge, quello micidiale (già iniziato da qualche anno, in realtà), della CDP (qui il sito) che finanzierà sempre più le imprese e sempre meno le piccole opere dei comuni.

e secondo voi, per una banca privata, sarà più profittevole finanziare un asilo, con interessi bassi, o le italianissime (o no, che importa) fabbriche di armi, con interessi pieni?

come migliore dei mondi possibile il nostro fa proprio schifo.

 

 

La cassaforte italiana al capitale mondiale – Antonio Tricarico

 

Era nata per finanziare le amministrazioni dello Stato e gli enti locali a condizioni diverse da quelle di mercato. In questa afosa estate la Cassa Depositi e Prestiti ha finalmente completato il suo percorso verso il firmamemento del liberismo e spiccato il volo verso i grandi dividendi. La finanza internazionale dei grandi capitali adesso ha una gran bella porta in più per entrare nell’asfittica economia italiana. Al timone i manager cresciuti nella Goldman Sachs e nella Morgan Stanley Bank, il sistema Bassanini non ha retto all’alta velocità di Renzi

 

Alla fine anche la Cassa Depositi e Prestiti (Cdp), la vera cassaforte dell’Italia, non ha resistito al rottamatore e così i suoi vertici sono saltati. L’eterno Franco Bassanini, uomo bipartisan ed artefice dell’espansione della Cdp nell’ultimo decennio, insieme al banchiere Gorno Tempini, hanno dovuto lasciare la guida dell’istituto di via Goito, ancora oggi per più dell’80 per ecnto in mano pubblica. Nata per finanziare come banca pubblica le amministrazioni dello Stato e gli enti locali a condizioni fuori mercato, dopo la trasformazione in SpA e l’entrata delle fondazioni bancarie nel 2003 la Cdp, anche grazie alla crisi economica, ha spiccato il volo dimenticando la sua missione originaria.

Il risparmio postale garantito dallo Stato, che la finanzia per la gran parte, ha toccato quota 250 miliardi di euro. E allora la gallina dalle uova d’oro si è concentrata a distribuire dividendi allo Stato ed alle Fondazioni bancarie e sempre meno a finanziare gli enti locali, comunque stretti nella morsa del patto di stabilità interno e impossibilitati a prendere in debito nuovi mutui a tassi quasi di mercato, anche quando avevano i conti in ordine. La Cdp di Bassanini si é lanciata nel finanziamento delle banche per prestare al privato, nelle partecipazioni azionarie in grandi aziende per difendere la loro presunta italianità e nel finanziamento di mercato delle grandi opere, nonché nella gestione delle grandi reti italiane (gas ed elettricità).

Per ultimo in una logica di mega holding la Cdp ha anche rilevato la SACE e la Simest,  ossia l’assicuratore e il prestatore pubblico alle imprese per la loro internazionalizzazione. Il sistema Bassanini non ha retto ai cambiamenti imposti dall’era Renzi. Il casus belli è stata la banda larga e la partita delle reti di comunicazione. Dopo aver sbandato sull’Enel, il governo è tornato a scommettere su Telecom e così la Metroweb è finita sotto pressione. Le fondazioni hanno rincarato la dose battendo cassa e chiedendo più dividendi pur di dare il via libera al premier. Alla fine Bassanini non ha che potuto fare un passo indietro, accettando di diventare consigliere tuttologo di Renzi a Palazzo Chigi e spianando la strada al futuro. Ossia la grande finanza internazionale che finalmente riesce a sedere in Cdp promettendo dividendi da Re Mida a tutti i soci.

Claudio Costamagna, ex Goldman Sachs e consigliere di Romano Prodi sulle privatizzazioni, nonché Presidente di Salini-Impregilo, è  il nuovo presidente della Cdp. Per la posizione di amministratore delegato ora c’è Leone Pattofatto un ex della Banca Morgan Stanley .

Largo ai giovani globalizzatori allora, che probabilmente metteranno il piede sull’acceleratore della finanziarizzazione della Cdp, rendendola ancor più un veicolo per l’entrata dei mercati di capitale nell’economia italiana. Ed i comuni così a secco di risorse per gli investimenti pubblici? Finché la morsa del debito li bloccherà, i soldi degli ignari risparmiatori postali fluiranno sempre più alle banche che foraggeranno presunti investimenti privati per la crescita e l’interesse della nazione. Alla fine è probabile che i soldi per la banda larga arriveranno, ma anche quelli per la “banca larga”.

Peccato che i soldi sono nostri e che ancora una volta il risparmio dei territori spiccherà il volo per finanziare lo sviluppo globale, che i territori e le comunità locali annienta. Così con i nostri soldi finanzieremo nuove privatizzazioni contro i nostri interessi e gli extra profitti delle aziende che scommettono sui mercati esteri. Dalla padella consociativa siamo passati alla brace della grande finanza.

Fonte: Lista civica italiana

* (Antonio Tricarico è responsabile del programma “Nuova finanza pubblica” dell’associazione Re:Common (www.recommon.org) Tra i promotori del “Forum per una nuova finanza pubblica”.

 

da qui

 

 

Conflitto in Yemen: l’Italia sospenda l’invio di bombe e sistemi militari alla coalizione guidata dall’Arabia Saudita

 

L’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere e Politiche di Difesa e Sicurezza (OPAL) di Brescia, Amnesty International Italia e la Rete Italiana per il Disarmo (RID) chiedono al Governo Renzi di fermare l’invio di bombe e sistemi militari italiani ai paesi della coalizione guidata dall’Arabia Saudita (con l’appoggio di altri Paesi sunniti della regione) che, per contrastare l’avanzata del movimento sciita zaydita Houthi, sta bombardando lo Yemen da cinque mesi senza alcun mandato o giustificazione internazionale.

Il conflitto ha finora causato più di 4mila morti e 20mila feriti – di cui circa la metà tra la popolazione civile – provocando una “catastrofe umanitaria” con oltre un milione di sfollati e 21 milioni di persone che necessitano di urgenti aiuti. In tutto il Paese della Penisola araba la popolazione sta subendo una grave scarsità di cibo, che sta diventando sempre più raro, e questo minaccia la sopravvivenza dei più vulnerabili.

Come riportato nelle settimane scorse anche dalle nostre organizzazioni, tra gli ordigni utilizzati in questo conflitto è possibile che vi siano anche delle partite prodotte in Italia.

“Nonostante l’aggravarsi del conflitto non ci risulta che il governo italiano abbia sospeso l’invio di sistemi militari alla colazione saudita, anzi in questi mesi dal nostro Paese sono continuate ad essere inviate bombe e forniture militari per le forze armate dell’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti” – afferma Giorgio Beretta, analista dell’Osservatorio OPAL di Brescia che ha condotto una specifica ricerca (si veda l’allegato in pdf) sulle recenti spedizioni dall’Italia di bombe prodotte dalla RWM Italia alla coalizione saudita. “Ordigni inesplosi del tipo di quelli inviati dall’Italia, come le bombe MK84 e Blu109, sono stati ritrovati in diverse città bombardate dalla coalizione saudita ed è quindi altamente probabile che la coalizione stia impiegando anche ordigni inviati dal nostro Paese” – conclude Beretta.

L’ipotesi concreta che ordigni forniti dall’Italia all’Arabia Saudita e utilizzati in attacchi aerei della coalizione guidata dalle forze armate di Riad causino perdite di vite umane tra la popolazione civile yemenita deve essere motivo di profonda preoccupazione e reazione da parte delle istituzioni italiane.

“Quello dello Yemen è un conflitto che si svolge nel completo disprezzo del diritto internazionale umanitario. Abbiamo denunciato a più riprese come gli attacchi da terra degli Houti e delle milizie loro alleate e, soprattutto, gli attacchi aerei della coalizione a guida saudita, spesso indiscriminati e diretti contro centri abitati e obiettivi privi d’interesse militare, costituiscano crimini di guerra su cui è necessario che le Nazioni Unite istituiscano al più presto una commissione internazionale d’inchiesta” – ha dichiarato Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia.

A questi appelli si aggiunge anche la presa di posizione della Rete Italiana per il Disarmo che vuole far riecheggiare anche la voce di chi sta operando sul campo come Medici Senza Frontiere, organizzazione che ha recentemente sottolineato “Se continueranno i bombardamenti e gli attacchi aerei, sempre più persone moriranno. Chiediamo alle parti in conflitto di smettere di attaccare obiettivi civili, in particolare gli ospedali, le ambulanze e i quartieri densamente popolati, e di consentire al personale medico e alle organizzazioni umanitarie di fornire assistenza alle persone.  L’Italia e tutti gli stati che sostengono la coalizione devono fare pressione sulle parti in guerra perché risparmino le vite dei civili”.

Il Governo italiano dovrebbe occuparsi in prima persona di compiere e far compiere passi di distensione e di blocco dei bombardamenti, soprattutto considerando il già citato coinvolgimento di armamenti prodotti nel nostro Paese. “Armi che non avrebbero mai dovuto raggiungere quel teatro di conflitto – afferma Francesco Vignarca, coordinatore di Rete Italiana per il Disarmo – in quanto la nostra legge sull’export di materiale militare (185/90) vieta espressamente forniture verso paesi in guerra”.

Da qui la necessità di un blocco immediato ed esplicito di qualsiasi ulteriore consegna e di un’indagine chiarificatrice dei passaggi ed autorizzazioni che hanno permesso l’arrivo in Arabia Saudita di bombe a partire dai nostri porti. OPAL, Amnesty International Italia e Rete Disarmo auspicano una rapida presa di posizione in tal senso del nostro Governo e invitano il Parlamento a sostenere tale richiesta con tutti i mezzi necessari.

da qui o da qui

Francesco Masala
una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime. Mi racconti questa teoria, disse Pereira. Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere 'uno' che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un'illusione, peraltro ingenua, di un'unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

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