IL PREZZO

(Roba del Pabuda…)

 

è il prezzo da pagare:

lavorare, lavorare, lavorare:

per avere un letto caldo

con lenzuola pulite, materasso,             

cuscini e piumone

dove – coccolati dal tepore –

riposare.

è il prezzo da pagare

per scucir la pigione

al gentile padrone

dei muri

in cambio d’una casa

che non sia prigione:

ma rifugio, cuccia, ritrovo,

nido, laboratorio,

museo dei ricordi,

salone di bellezza

balera, bottega artigiana,

galleria,

palestra, auditorium,

parco giochi, biblioteca,

aula magna, ufficio,

pensatoio, trattoria.

a proposito!

è il prezzo da pagare:

per rifornirsi

di farina, lievito,

formaggio a scelta,

pommarola, riso,

pasta lunga e corta,

burro senza esagerare,

olio buono,

pescetti

(ma di quelli ancora

abbondanti nei mari)

patate, latte,

cavoli, bietole, insalate

carciofi

cipolle, porri, carote,

broccoli, cavolfiori

e cavoli romani,

acciughe, olive, capperi

funghi porcini una volta

ogni due anni,

tartufi ogni cinque o sei,

carne il minimo

birre e vini

meno del minimo,

superalcolici

da un pezzo

non se ne parla,

piuttosto

è il prezzo da pagare:

per

libri, libri, libri

da comprare:

di varie dimensioni

e gradazioni.

e poi:

carta, cartoncino,

bloc notes,

quaderni & quadernetti,

cioccolato (!)

lupini

e più stranamente:

colla, colla, colla

come se piovesse

dal paradiso

delle sostanze adesive,

e:

colori, suoni, ritmi cadenzati,

reperti musicali ed esperimenti,

rumori ben organizzati,

un aggeggio per far le foto

quando si va a passeggio,

e un altro aggeggio –

molto più economico –

per far la punta

alle matite & ai pastelli,

delle riviste di nicchia

sull’orlo del fallimento,

almeno tre periodici simpatici

ma pochissimi quotidiani

(perché van subito a male

e – con una mano sola –

sono scomodi da sfogliare).

per tutto questo ben di dio

c’è un prezzo da pagare:

per poter sborsare

quanto richiesto

al momento

d’ogni singolo prudente acquisto

tocca prima:

lavorare, lavorare, lavorare.

è vero:

è un sistema cervellotico,

quasi demenziale.

ma finché non se ne inventa

un altro:

più giusto, fluido,

più affettuoso, razionale,

efficiente e naturale,

elegante,

delicato, salutare…

.-.

 

il cavolo romano in bianco e nero è stato fotografato da Yoko Dim (a.k.a. Gio), l’A.C.d.P. (Amata Complice del Pabuda)

Pabuda
Pabuda è Paolo Buffoni Damiani quando scrive versi compulsivi o storie brevi, quando ritaglia colori e compone collage o quando legge le sue cose accompagnato dalla musica de Les Enfants du Voudou. Si è solo inventato un acronimo tanto per distinguersi dal suo sosia. Quello che “fa cose turpi”… per campare. Tutta la roba scritta o disegnata dal Pabuda tramite collage è, ovviamente, nel magazzino www.pabuda.net

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