Il problema sono gli uomini, non i vestiti

L’Egitto del vecchio/nuovo patriarcato e delle donne che resistono

di Monica Macchi (*)

Ecco il fulminante slogan dell’ultima iniziativa egiziana contro le molestie sessuali per strada “Dresses of the Past When Our Streets Were Safe” ossìa “Vestiti del passato, quando le nostre strade erano sicure”, che incoraggia le donne ad indossare abiti stile anni Sessanta, anni in cui i tassi di molestie sessuali erano al minimo. L’iniziativa, lanciata dall’attivista femminista Hadia Abdel-Fattah (sfociata in “Lebet el-Set” un atelier di moda vintage https://www.facebook.com/LebetElset/?fref=ts) vuole ribadire alla società egiziana che l’abbigliamento non è la causa di molestie sessuali, visto che ci sono stati momenti in cui le donne indossavano abiti corti senza essere per questo venir molestate.

Analogamente Gehad Saad, il fotografo di questa campagna che ha già lavorato su altri progetti fotografici sulla violenza contro le donne, ha sottolineato che le cause delle molestie sessuali sono radicate nella sistematica disuguaglianza di genere e nel patriarcato maschilista che impone la percezione delle donne sia come servitori a casa o oggetti di essere molestati, non certo nel comportamento o abbigliamento di una donna…

Ed un recentissimo episodio sulla tv al-Nahar ha dimostrato quanto ancora ci sia bisogno di questo tipo di campagne di sensibilizzazione: una donna, Somaya Tarek, è stata intervistata nello show di Saeed Reham per denunciare un episodio di molestie in un centro commerciale del Cairo e anche l’inattività della polizia che non ha individuato l’aggressore… e forse non l’ha neppure cercato. Ebbene, il conduttore ha ripetutamente biasimato Somaya arrivando addirittura a mostrare alcune foto rubate dal cellulare della donna dal team di produzione, (tra cui una in bikini…) per accusarla di “essersela cercata” indossando vestiti non appropriati che lasciavano scoperte le braccia!!!

 

(*) ripreso da «Per i diritti umani»

 

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