Il punto sul rischio amianto in Italia

di Vito Totire (*)

VitoTotire-Amianto

 

PREMESSA

I ritardi e le omissioni istituzionali sono spaventosi e ci tocca, come sempre, di “nuotare controcorrente”; siamo abituati.

BONIFICHE

Le bonifiche sono ferme o, nella migliore delle ipotesi stanno andando avanti con lentezza esasperante.

Acqua potabile: è l’argomento maggiormente “rimosso”. Intendiamo rimozione psicologica al posto della necessaria e improcrastinabile rimozione fisica delle tubazioni in cemento-amianto. A Bologna-e non è la situazione “peggiore” d’Italia: nel 2015, i campioni con presenza di amianto sono stati il 36% con un picco di 20.000; negli anni precedenti la media dei positivi oscillava attorno al 10-12% e il picco era stato di 2500 circa; nel 2015 l’ISS – Istituto Superiore di sanità – ha emanato una circolare che non ha discusso né con le parti sociali né con la comunità scientifica. Le aziende che gestiscono l’acqua e molti enti locali hanno messo in atto i peggiori mezzi possibili per “rassicurare” la popolazione, sino a fare affermazioni assurde che si ritenevano “archiviate” del tipo: l’amianto se ingerito è innocuo! Oppure : l’amianto se è “poco” non fa male! I governi nazionali invece “tacciono” ma dopo aver avallato l’uso delle tubazioni in cemento-amianto fino all’esaurimento delle scorte. Al quotidiano «La Repubblica» di Bologna abbiamo proposto una tavola rotonda sul tema: nessuna risposta; non hanno neppure pubblicato la lettera;

Intanto nel comune di Agliana, in provincia di Pistoia, sono state contate 707.000 fibre di amianto (in microscopia elettronica a scansione); la rete amiantata a livello nazionale oscilla ancora attorno a 100.000 km. L’amianto ce lo “berremo tutto”?

A ogni buon conto: nel marzo del 2016 abbiamo inviato un esposto alla Procura della Repubblica di Bologna sul tema dell’inquinamento dell’acqua da amianto; stiamo monitorando l’iter dell’esposto.

Invitiamo chiunque interessato a comunicarci situazioni critiche.

Edifici: permane la assurda omissione di misure preventive semplici e a costo zero quali i censimenti con obbligo di autonotifica. In sostanza, tranne i casi di cittadini o comitati che insistono – giustamente – su singoli immobili o siti da bonificare, la “linea” è: bonificate quando e se vi pare. In provincia di Bologna l’assessore di San Lazzaro di Savena, che aveva portato avanti la ergonomica e intelligente pratica del censimento previa autonotifica obbligatoria, è stato sfiduciato dalla sindachessa per… questo o quest’altro motivo (non si sa); aveva peraltro ricevuto una pallottola per posta da qualcuno irritato dalle sue proposte sulla limitazione della caccia al cinghiale.

In realtà quella misura, che fu da noi suggerita (censimento a tappeto con obbligo di autonotifica) ha dato ottimi risultati. Deve essere estesa a tutto il territorio nazionale e deve prevedere verifiche periodiche fino alla dichiarazione di “territorio asbestos free”. Siamo molto lontani dall’obiettivo: basta fare un viaggio in treno, in qualsiasi posto in Italia e guardare dal finestrino.

Particolarmente arrogante la posizione del Comune di Bologna che ha ricevuto numerose sollecitazioni da noi e da Legambiente: nulla, il censimento non lo vogliono disporre e la città subisce la presenza indisturbata di enormi quantità di eternit che il proprietario del sito bonifica …quando e se lo decide lui; paradossali le situazioni dei Prati di Caprara, del sito industriale di via Bignardi 14 (verificato ieri) ecc.

Anche sugli edifici abbiamo presentato un esposto alla Procura; in questo caso quella di Modena per denunciare la vendita in un processo fallimentare di strutture edilizie contenenti amianto; al momento nessun riscontro.

Treni: prendiamo atto che sono ancora circolanti centinaia e centinaia di rotabili con freni e ralle che necessitano di bonifiche. Un microscopico annuncio pubblicato da un quotidiano italiano il 23.3.2016 parla di almeno 1931 carri da bonificare. Non si capisce se siano proprio tutti quelli messi a bando e se siano gli “ultimi”; siamo nel 2016! Fino a ora hanno circolato sprizzando fibre negli ambienti circostanti; tanto , forse, nessuno pagherà per i danni e il distress procurato.

E pensare che ancora oggi macchinisti e personale viaggiante – spesso purtroppo i loro familiari, a nome dei congiunti deceduti – devono ancora frequentare i tribunali per ottenere riconoscimenti e risarcimenti. Se la parte lesa è un macchinista di solito l’iter per i riconoscimenti è meno tortuoso; se è un lavoratore del cosiddetto personale viaggiante il riconoscimento (persino del mesotelioma!) vediamo che dipende dall’orientamento del giudice e , soprattutto, del Ctu cioè dalla consulenza tecnica del tribunale. E pensare che in questi casi parliamo di esposizioni pregresse ad alte dosi: ma basta leggere i bandi pubblicati sui giornali per verificare che persino oggi le bonifiche non sono finite!!!

Dopo aver trovato questo annuncio pubblicato il 23.3.2016, siamo andati sul sito indicato e abbiamo constatato recentissimi interventi su ulteriori centinaia di mezzi rotabili…eppure sono passati tanti anni dalla legge 257/1992 – NORME PER LA “CESSAZIONE” (LE VIRGOLETTE SONO NOSTRE) DELL’USO DELL’ AMIANTO!

PREVENZIONE SECONDARIA

Tragico ritardo: in maniera disomogenea e lacunosa è stata avviata qualche iniziativa di monitoraggio sanitario degli ex-esposti; ma siamo letteralmente in alto mare. Non è stato attivato un organico progetto nazionale di costituzione della Anagrafe degli ex-esposti; prevalentemente vi sono prassi locali centrate sulla fornitura di supporto e consulenza “su richiesta” anche se è fin troppo evidente che con queste procedure non si raggiungono proprio i soggetti meno informati e quindi più vulnerabili. Il “poco” che esiste c’è solo grazie alla determinazione di comitati locali di lavoratori ex-esposti. Da riscontri e confronti che abbiamo avuto con studiosi e scienziati ci risulta che vengano usati farmaci di cui non è stata mai provata l’effettiva efficacia mentre non esiste una autorevole linea guida che possa dare indicazioni magari semplici, certo non risolutive, ma che potrebbero attenuare l’impatto sanitario.

Particolarmente colpevole il fatto che, mancando una anagrafe completa, la popolazione degli ex esposti non sia stata raggiunta, come era ed è doveroso, da una concreta e personalizzata proposta attiva di corsi e sostegni per smettere di fumare!

Particolarmente vergognoso che, alla ricerca della difficile ma non impossibile diagnosi precoce, in quasi tutta Italia, ognuno debba arrangiarsi: pagare il ticket!, scontrarsi con difficoltà e indicazioni confuse.

RISARCIMENTI

Risarcimenti in sede civile

I risarcimenti devono essere ricondotti a una prassi accettabile per un Paese civile. I processi durano una esagerazione; anche in quelli civili occorre affrontare ostacoli e ostruzionismi indecorosi.

Chiediamo che il governo emani una linea-guida quantomeno per le aziende pubbliche. Per fare un esempio: se un lavoratore è stato esposto ad amianto e ha conseguito un mesotelioma deve essere risarcito immediatamente con 2 milioni di euro per il danno alla persona e con mezzo milione di euro per ogni congiunto di primo grado, ecc.

Se un lavoratore è stato esposto ad amianto all’OGR di Bologna, ha contratto un mesotelioma che lo ha condotto al decesso, ha persino riscontri anatomopatologici di presenza di fibre nel tessuto polmonare a livelli abnormi: in queste condizioni i suoi familiari devono fare ricorso al tribunale civile o del lavoro per un risarcimento da parte delle Ferrovie? E’ assurdo: il governo dia indicazioni per un risarcimento equo alla persona e ai familiari, smettiamola di intasare i tribunali e di causare ulteriori gravi sofferenze ai superstiti!

Risarcimenti in sede penale

Occorre abrogare la prescrizione in materia di lesioni e omicidio colposi. Occorre definire le procedure per l’impostazione dei processi penali ammettendo la partecipazione attiva delle parti civili alla definizione dei capi di imputazione. Oggi ci troviamo in discussioni penali in cui un capo di imputazione erroneamente e irrealisticamente limitato può condurre per esempio a discutere “solo” di placche pleuriche in un soggetto che è deceduto per leucemia e che è stato esposto ad amianto ma anche a tossici industriali ancor più palesemente leucemogeni dell’amianto. E’ NECESSARIO MODIFICARE LE PROCEDURE GIUDIZIARIE per CONSENTIRE LA PRESA DI PREGRESSE ESPOSIZIONI MULTIPLE.

Ci siamo chiesti, a esempio, da lunghi anni: per quale motivo non sono all’attenzione del giudice penale l’eccesso di tumori della vescica emerso nella coorte Casaralta a Bologna o l’eccesso di LNH e di tumori del rene nella coorte OGR, sempre di Bologna?

Riconoscimenti in sede assicurativa (Inail)

Avanziamo la seguente proposta, da lunghi anni: la valutazione del nesso di causa professionale venga sottratto all’Inail. Visto che questa ipotesi è stata circondata da un enorme muro di gomma e che alcuni dei pilastri di questo muro sono certi sindacati e certi partiti che una volta – cioè storicamente – facevano riferimento alla classe operaia, senza (per quel che ci riguarda) ripensamenti o mediazioni, avanziamo in contemporanea una proposta che potrebbe contribuire a ridurre le sofferenze dei lavoratori. L’Inail deve – prima di decidere – acquisire obbligatoriamente la valutazione/classificazione che del caso in esame è stata adottata nell’ambito del sistema Malprof, con facoltà di dissentire ma motivando il dissenso (se c’è). Contestualmente avanziamo una ulteriore proposta alla luce della modifica delle tabelle della malattie professionali avvenuta nel 2014: con un decreto del ministero della Salute o con una circolare venga disposta la riapertura di tutti i casi di patologie che hanno cambiato classificazione con facoltà, ovviamente, di denunciarle anche in prima istanza. Per essere chiari, facciamo riferimento, per esempio a: tumori laringei di esposti ad amianto (quanti ne ha respinti l’Inail? Quanti non sono stati neanche denunciati perché tanto l’Inail li avrebbe respinti?); tumori del polmone in persone esposte a fumi diesel (stesso discorso); tumori e del rene in esposti a trielina (stesso discorso). TUTTI QUESTI CASI VANNO RIAPERTI SE GIA’ SEGNALATI E RESPINTI; VANNO RICERCATI A RITROSO SE MAI SEGNALATI.

L’Inail invece, agli antipodi di questo ragionamento, fa ancora e persino ostruzionismo sul criterio della “data della conoscibilità”. Poi qualche volta o spesso perde, come dimostrato dalla encomiabile attività del Comitato operaio di Sesto san Giovanni: dobbiamo ancora capire perché un operaio che ha subìto un tumore laringeo da amianto invece che ricevere le scuse e il risarcimento equo da parte dello Stato, debba anche subire il distress dei tribunali che – come abbiamo già detto -vorremmo contribuire a decongestionare con sollievo per molti (non solo per le vittime dirette).

Proponiamo in aggiunta che, a partire da questa griglia (vale a dire tutte la patologie oggi “tabellate”, compresa la LISTA III) si avvii una ricerca attiva dei casi con una attività congiunta Ausl/Inps/Inail finalizzata ai giusti risarcimenti assicurativi.

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Esempi di situazioni affrontate dalla nostra associazione nell’ultimo anno

Non pubblichiamo l’intera casistica ovviamente ma facciamo riferimento a situazioni che hanno evidenziato particolari e gravi contraddizioni

AMBIENTE

Al problema della acqua “potabile” abbiamo già accennato

Smaltimenti abusivi. Per una triste circostanza proprio ieri abbiamo avvistato uno smaltimento abusivo di fibrocemento in val di Zena. Per chi non la conosce la val di Zena è uno dei posti più incantevoli della provincia di Bologna dal punto di vista paesaggistico, naturalistico e faunistico. Uno smaltimento abusivo è raccapricciante ovunque si verifichi ma qui è anche il “pugno in un occhio”. Il riscontro è stato già segnalato al comune competente (Pianoro) che ha già dovuto intervenire, in passato, per bonifiche nello stesso sito. Dovremmo monitorare : a) se si tratta effettivamente di materiali contenenti amianto. Ma a proposito dei margini di incertezza che vi possono essere: da tempo abbiamo proposto che il fibrocemento senza amianto venga reso facilmente identificabile onde evitare sprechi di risorse in relazione alla necessità di effettuare pure analisi al microscopio sui materiali abbandonati; b) se e come gli smaltimenti abusivi possano continuare nonostante il pregresso avvio di censimenti territoriali. Va detto tuttavia che, a nostro avviso, questo Comune ha adattato un criterio per il censimento non sufficientemente esaustivo che quindi è più suscettibile di lasciare spazio a comportamenti illeciti. Per essere chiari: il censimento deve essere esteso a tutti i materiali amiantiferi e non alle sole tettoie! Su questo registrammo un dissenso anche con il comune di San Lazzaro in quanto la nostra proposta di censimenti include anche le tubazioni acquedottistiche, fognarie, ecc.

Edifici da bonificare. Abbiamo già detto della irresponsabile condotta del Comune di Bologna; ribadiamo che tutti i siti industriali/produttivi dismessi devono essere considerati priorità assoluta. Occorre modificare le assurde linee-guida regionali che inventano tempistiche e priorità irrispettose delle esigenze di tutela dalla salute pubblica. Cosa significa infatti che il capannone può non essere bonificato fino a quando la copertura non risulta nelle condizioni di “degrado massimo”? La differenza tra “condizioni discrete” e degrado massimo è costituita da milioni di fibre che, lasciando il tempo alla copertura di degradarsi “a sufficienza”, vanno nell’ambiente e nell’organismo degli esseri che vivono nel territorio. Avete mai osservato volatili appollaiati sui capannoni di eternit? Spostandosi dopo la sosta portano via con sé fibre? Certo sono “poche”…

In Italia occorra adottare un piano serio, sistematico, esaustivo e urgente per la bonifica del territorio.

SALUTE

Elenchiamo, senza fare ovviamente un report completo della nostra attività nell’ultimo anno (lo faremo successivamente) le vicende di alcuni lavoratori che hanno costituto “eventi sentinella” utili da fare conoscere a tutti al fine di far circolare informazioni e creare sinergie.

Lavoratore taxista. Abbiamo contribuito al riconoscimento della natura professionale di un tumore polmonare. Ci pare un esempio tipico per chiarire la necessità di “rintracciare” e riconoscere tutti i casi: quelli già segnalati e disconosciuti, quelli verificatisi ma mai segnalati. Infatti ora che il rapporto tra fumi diesel e tumore del polmone è collocato in classe I (nuova tabella malattie professionali) torna l’interrogativo: quanti lavoratori taxisti o comunque del settore trasporti, esposti a fumi diesel, si sono ammalati di tumore polmonare? Quanti sono stati “riconosciuti” dall’Inail? Per il lavoratore citato due annotazioni: noi abbiamo sostenuto una esposizione ambientale anche ad amianto; il riconoscimento contro il parere del’Inail è avvenuto solo nel secondo grado di giudizio (non appellato); ci sono voluti 12-13 anni per arrivare al riconoscimento!

Lavoratore del comparto gas-acqua. Mesotelioma: valutazione penale e civile “in corso”. Situazione tipica in cui, se esistesse la linea guida governativa che noi auspichiamo, il lavoratore (in questo caso purtroppo deceduto) e i suoi familiari non subirebbero il distress, oltre il lutto di questi ultimi, dell’andare a discutere nel tribunale una questione che pare del tutto evidente e che non c’è motivo di portare per le lunghe.

Lavoratore impianti produzione elettrica. Mesotelioma: abbiamo contribuito al riconoscimento assicurativo contro il parere dell’Inail che, al momento, non ha fatto appello e non lo farà perché i termini sono scaduti.

Lavoratore edile. Mesotelioma disconosciuto dall’Inail, riconosciuto da tribunale civile; nessun ricorso dell’Inail.

Lavoratore manutenzione elettrica. Tumore polmonare; segnalato da noi a Inail, Ausl, Procura. A parere del medico oncologo (struttura pubblica) il caso non è professionale. La “motivazione”: il tipo istologico sarebbe correlato a fumo di sigaretta. L’Inail ha convocato per il 10 maggio il lavoratore (ha lavorato anche presso la Casaralta di Bologna) che ha un riconoscimento di pregressa esposizione ad amianto di 18 anni…

Manutentore petrolchimico. Mesotelioma: l’Inail non riconosce l’aggravamento, non perché le condizioni cliniche non siano aggravate ma perché non è passato almeno un anno dall’ultimo aggravamento riconosciuto! È ben evidente che il governo debba, con urgenza, modificare le norme. Si devono adottare tabelle nuove che escludano questa infamia di volere, per esempio, scaglionare la evoluzione del mesotelioma in tre fasce di danno biologico. Occorre che tutte le patologie che non hanno una speranza di vita sicura oltre i 5 anni vengano riconosciute subito col massimo di danno biologico salvo poi essere riviste quando, ad esami, nel caso di certi tumori polmonari, dopo 5 anni ci sia effettivamente sopravvivenza e discreto recupero. La situazione attuale si configura come una forma – non certo per responsabilità dell’Inail – di “sadismo istituzionale”.

Lavoratore OGR Bologna. Mesotelioma: i familiari sono costretti a ricorrere al tribunale civile per il pagamento. Assurdo, vogliamo intasare i tribunali per questioni che un governo civile sarebbe in grado di gestire indicando risarcimenti equi, congrui e rapidi. Analogo è il caso di un macchinista delle ferrovie che stiamo seguendo per un percorso di risarcimento in sede civile: fino a quando saranno necessarie queste lungaggini burocratiche per ottenere l’equo risarcimento?

Lavoratore macchinista ferroviario. Mesotelioma: grave ritardo temporale nelle procedure di segnalazione agli enti preposti. Proponiamo che i risarcimenti decorrano dalla data dei primi sintomi o quantomeno dalla diagnosi: i ritardi burocratici nelle segnalazioni all’Inail non devono ripercuotersi sui lavoratori.

Ulteriore lavoratore macchinista ferroviario. Tumore laringeo, prima disconosciuto, poi tardivamente riconosciuto “grazie” alla ricollocazione del rapporto amianto/tumore laringeo in TABELLA I. Come abbiamo detto i casi disconosciuti sono tantissimi e vanno “recuperati”.

Processo penale Enichem/Ravenna. E’ un processo che stiamo seguendo come parte civile e il cui andamento ci ha aiutato a focalizzare meglio alcune proposte come quella relativa alla necessità di rendere meno rigido l’ampliamento dei capi di imputazione, di superare gli ostacoli attuali della “prescrizione”, di modificare le norme assistenziali, di sollecitare gli enti locali e le istituzioni a costituirsi parte civile nei processi. Perché per esempio a Ravenna la Regione e il governo non si sono costituiti parte civile? Perché Regione e governo lo fecero invece per il processo di Porto Marghera? Vuol dire che la costituzione di parte civile è possibile e certamente accettata dai tribunali ma allora come si spiegano le frequentissime “assenze” se non con la mancanza di volontà politica di andare a fondo delle responsabilità e di far pagare i responsabili delle omissioni?

CONCLUSIONI

Riteniamo che la condotta delle istituzioni pubbliche sul problema dell’amianto sia lacunosa e inaccettabile. Qualcuno cerca di giustificare i ritardi e le inadeguatezze con la questione dei costi, ma questo argomento è un bluff. Da diversi lustri stiamo portando aventi proposte semplici e logiche: alcune di queste non costano nulla come ad esempio la proposta dei censimenti del cemento-amianto tramite obbligo di autonotifica. Altre misure (come il monitoraggio periodico dello stato di salute degli ex-esposti) oltre a essere doverose per ragioni sociali ed etiche hanno un costo solo immediato e apparente, in realtà comportano persino risparmi anche per la collettività.

Più che altro, fino a oggi, le istituzioni si sono orientate alla prassi di rimuovere i problemi e far finta che non esistano. Gravissima – anche perché quasi occultata – la questione dell’amianto nelle acque cosiddette potabili; gravissimo lo stato subtotale di abbandono delle vittime; gravissimi i ritardi nelle bonifiche.

La nostra associazione – indipendente dalle istituzioni, dall’industria privata e pubblica, dai partiti e da quelli che si autodefiniscono “sindacati dei lavoratori” (ma non lo sono) – continuerà a portare avanti la sua azione di tutela e difesa delle vittime dell’amianto e di tutte le altre forme di nocività lavorativa e ambientale avendo, come sempre, quale unico fine la tutela della integrità psicofisica della persona.

Non intendiamo né estremizzare né fare la politica del “tanto peggio tanto meglio”: esemplare la nostra proposta sul problema Inail; questo ente deve essere esautorato ma se i tempi non fossero “maturi” (per l’indifferenza e l’ostruzionismo della classe politica) avanziamo una proposta intermedia cioè l’obbligo per l’Inail di acquisire i riscontri del sistema di monitoraggio Malprof prima di “decidere” sui singoli lavoratori. Esemplare ci sembra pure la campagna che stiamo facendo sull’acqua potabile: l’acqua per essere definita potabile deve avere amianto uguale a zero; se non è possibile ottenere subito questo obiettivo, ci battiamo ovunque per abbassare comunque l’inquinamento.

Il nostro problema non è “avere ragione”, il nostro obiettivo è ridurre concretamente il rischio, la sofferenza e i lutti che la popolazione è costretta a subire oggi e nell’immediato futuro a causa di ritardi, incuria e interessi consolidati che qualcuno non vuole mettere in discussione.

La lotta continua.

Documento redatto e diffuso in occasione della “Giornata mondiale delle vittime dell’amianto e del lavoro” – Bologna, 28.4.2016.

(*) Vito Totire è medico del lavoro e presidente nazionale AEA, associazione esposti amianto e rischi per la salute.

 

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

Un commento

  • Siete a conoscenza di casi di mesotelioma contratti da dipendenti della Sayerlack di Pianoro? Grazie a chi mi risponderà

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