«Il quadro malato» di Lorenzo Indrimi

Il 26 giugno 2013 viene presentato un film di Sergio Rubini

Chief Joseph (*) racconta come se fosse il pittore in lotta con il cancro, cioè Lorenzo Indrimi

Dipingo, rappresento cose, che non possono essere spiegate, raccontate e disvelate: l’immagine è vedere, ma, soprattutto, sentire. E’ il cammino da esplorare per cercare nuovi modi di comunicazione, attraverso un processo dialettico, di reciproca conoscenza: da una parte chi si presenta e, dall’altra, chi non si limita a guardare, ma esprime il proprio sguardo. In questo modo, la comunicazione è in grado di dilatare, con l’esplorazione, la giungla delle relazioni.

Nel 2005, a settantatré anni, mi viene diagnosticato un cancro al polmone. Mi rivolgo al chirurgo toracico più conosciuto in Europa, il professor Massimo Martelli, mi riceve a Roma e, vista la Tac, sentenzia che devo essere operato immediatamente. Ritorno a casa disperato, ma decido di non seguire il consiglio, perché mi verrei privato della mia possibilità di continuare a creare ed entrare in relazione con gli altri. Infatti, l’emozione feconda si esprime solo quando c’è armonia fra il corpo e lo spirito. Se mi facessi tagliare, mi sentirei come un sole spento, non più in grado di trasmettere luce e calore.

Il professor Martelli sembra capire, si lascia, addirittura, andare a confidenze che non sono previste da alcun protocollo, mi dice che in trent’anni di attività ha visitato più di novantamila persone e si è convinto che il nostro corpo, ogni giorno, crea e distrugge tumori. Quando il male ha il soppravvento sull’ospite, significa che è successo qualcosa a livello psicologico. Infatti, il nostro corpo è intimamente legato alla mente e alla nostra affettività. Le difese immunitarie non si abbassano quando la nostra alimentazione è priva del licopene del pomodoro, della cotechina del te, del resveratrolo dell’uva, ma quando la nostra locomotiva trova semafori rossi, che sono attraversati, il più delle volte, inconsapevolmente.

Passano due anni, sono tranquillo, continuo a fumare, a bere whisky e molta acqua e non mi lascio operare.

Una notte, mi sveglio e comincio a dipingere, prima lentamente, poi furiosamente, perché credo di poter trasferire l’ospite indesiderato, dal mio corpo al quadro.

Vado da Martelli, con il quale siamo, oramai, diventati amici, e lo invito a operare la mia opera, nella quale si annida il cancro. Lui prima sorride, poi s’incazza. Il suo è un no chiaro e definivo: “Spiegami il motivo per il quale devo farmi prendere per i fondelli dai miei colleghi, perché un pazzo visionario si è convinto che sia possibile trasferire un tumore vero e reale, che la Tac ha evidenziato in modo chiaro e inequivocabile, dal suo corpo a una tela”.

Vado via ma non cedo e, per anni, prendendo a prestito il suo cognome, lo martello, cercando di sgretolare quel muro, che non vuol comprendere che il medico deve ricominciare a essere uno sciamano in grado di curare, sia il corpo, sia lo spirito, che, non essendo circoscritto dalla limitatezza della materialità, può spaziare e stabilire relazioni inimmaginabili. Con il passare del tempo le difese immunitarie del professor Martelli si abbassano e, finalmente, acconsente a operare. L’intervento avviene il 2 giugno 2012 e viene filmato da Sergio Rubini. Il professor Martelli ordina il “Ciak si gira” e, con la sua equipe affonda il bisturi nel mio male, un batuffolo di ovatta sporco. Poi garze, aghi e fili per ricucire la ferita. Io, trepidante, attendo nella stanza accanto, la sala d’attesa. Finalmente lui appare, è sufficiente uno sguardo per capire che è andato tutto bene. Non diciamo una parola, ma il nostro non è un silenzio che nega la relazione, ma diventa un progetto totale, che non è più interpretabile dalle parole, dai gesti e dalle convenzioni, ma rappresenta l’inesorabile circolarità della nascita, morte e resurrezione, che esprime sé nell’altro.

Dopo qualche mese, le riprese effettuate prendono il nome di “Il quadro malato” e sono presentate a un pubblico di artisti, scienziati e gente comune il 26 giugno nell’ambito del festival della filarmonica romana “Il bosco di Eros”.

Io raggiante dichiaro che sono guarito dal cancro. Purtroppo, fra gli spettatori, c’è il professor Eolo Tempesta, un “luminare” dell’oncologia, il quale si dimostra molto preoccupato che la mia storia possa diventare un esempio da imitare e che molti malati potrebbero rifiutare l’intervento del meccanico specializzato di turno e, di conseguenza, ridurre i profitti di quel diserbante totale, che è la chemioterapia. Insiste con Martelli affinché faccia una Tac di controllo.

Io non voglio, mi rifiuto, ma lui si è fidato di me, devo, in qualche maniera, contraccambiare.

E così mi avvio al patibolo. Infatti, pochi giorni dopo, comincio a sentirmi sempre più stanco, la tosse non mi lascia dormire di notte e la febbre mi segue per tutta la giornata. Allora mi viene in mente il dottor Hamer, che è stato messo ai margini dalla medicina ufficiale, addirittura ha passato lunghi periodi in prigione, il quale sostiene che la malattia è la risoluzione di un nostro conflitto e tanto più lungo e grave è questo e tanto più seria e mortale sarà la malattia. Adesso, qui, in un letto d’ospedale, mentre la morfina costituisce un piccolo riparo dai morsi della belva che mi sta dilaniando e il respiratore mi regala gli ultimi spiccioli di vita, vedo volteggiare, intorno a me, le famigerate metastasi, che non sono mostruose reazioni chimiche, partorite dal primo ospite indesiderato, ma, semplicemente, le inevitabili conseguenze scatenate dalla paura.

(*) Chief Joseph – o se preferite Capo Giuseppe – è stato una guida (militare e spirituale) dei Nasi Forati, un popolo nativo americano. Da tempo riceviamo molti contributi alla “bottega” firmati Chief Joseph. Di solito si tratta di fotomontaggi per dialoghi immaginari (spesso volutamente anacronistici) a commentare una notizia o un breve testo: sono in uno spazio fisso il mercoledì mattina. Altre volte Chief Joseph propone insolite “scor-date” come questa. Lorenzo Indrimi è morto il 22 agosto 2013 a 84 anni [db]

MA COSA SONO LE «SCOR-DATE»? NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO.

Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.

La redazione – abbastanza ballerina – della bottega

 

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

Un commento

  • Daniele Barbieri

    Non conoscevo questa storia, dunque grazie a Chief Joseph.
    Leggendola ho provato quella grande inquietudine che assale (tutte/i oppure capita solo a me?) quando ti sembra di comprendere le ragioni – o i torti – dei protagonisti come degli antagonisti. Capisco le ragioni (le pazzie?) di Lorenzo Indrimi; intuisco il perchè dei dubbi e dei cedimenti di Massimo Martelli; capisco Sergio Rubini e capisco pure la paura di Eolo Tempesta (un nome e cognome così fortemente simbolici da pensare che siano inventati).
    Possono avere tutti ragione? Forse sì.
    Fatto salvo il diritto di ogni persona a poter decidere sulla propria morte come sulla propria vita (piaccia o no alle Chiese organizzate e arroganti) io continuo a sperare che una scienza con coscienza (e dunque non serva di profitti e pregiudizi) ci aiuti davvero se e quando vogliamo curarci.
    Ma se sto dicendo vaghezze (o sciocchezze)… avvisatemi.
    PS – Quasi nulla so del dottor Hamer (e per il momento non indagherò).

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