Il regno d’inverno (Winter Sleep) – Nuri Bilge Ceylan

di Ismaele (*)

inizio con una notazione, forse polemica (?), a favore di Nuri Bilge Ceylan.

 

in un mondo dove la televisione, ormai, detta legge, gli spettatori non bisogna spaventarli, né affaticarli, poverini, molti avrebbero fatto una serie in quattro comode puntate, per quanto mi riguarda ringrazio regista e produttori per non aver ceduto alle sirene della tv, della pubblicità, e annessi e connessi.

il film gira solo in 50 copie, e per fortuna sono abbastanza, in confronto alle 10-14 copie di “Medianeras”, così va il mondo.

delle influenze di Cechov e Bergman ne parlano in tanti, a me hanno colpito molto gli ultimi minuti (oltre al testo, naturalmente), mi sono venute in mente le ultime parole di “The dead”, di John Huston, mentre cadono fiocchi di neve, e “Ne me quitte pas”, di Jacques Brel.

di cosa parla “Winter Sleep”?, mi chiederanno i miei 25 lettori.

come le grandi opere d’arte parla di ognuno di noi e parla in modo diverso a ognuno di noi, e ognuno vede cose diverse.

ecco cosa ho visto:

il film parla “solo” della vita, di come pensiamo di essere e di come siamo, di come vorremmo essere e di come siamo, di come vorremmo cambiare il mondo e di come il mondo è,

e anche di come pensiamo di controllare gli altri, e di come gli altri sono irriducibili, di cosa sono la libertà e la bellezza e come pensiamo di comprarla e possederla (penso al cavallo, non a Nihal), di come non tutto di può comprare e vendere, di come e quanto vogliamo apparire forti e buoni, e di quanto siamo deboli e poca cosa.

in “C’era una volta  in Anatolia” la morte la faceva da protagonista, era lei il personaggio principale del film, anche qui ci sono la morte, e la fine, e la caducità del tutto, sono sempre presenti, anche se noi fingiamo di no.

e poi in tutto il film tutti sono infelici, insoddisfatti, gente che vaga (turisti compresi, che credono di carpire qualche segreto e qualche verità dai posti che visitano, anche loro con una brama di possesso, dell’anima dei posti che visitano, che sarà per sempre insoddisfatta), anime alla ricerca di qualcosa.

ci sono poi la famiglia degli affittuari, il bambino, il caminetto, la coscienza, intesa anche come lavaggio, quelli che fanno beneficienza, il potere del denaro, l’economia e i rapporti di forza, tra le altre cose, insomma è un film-mondo, e siamo tutti coinvolti.

Aydin sembra vivere come un nobile decaduto fra le rovine della propria intelligenza, come scrive  Jaime Gil de Biedma.

e ci sono mille altre cose, ognuno le cerchi, e trovi quello che riesce, non spaventatevi e non fatevi scappare questo film, godete e soffrite e meditate, il film continuerà a scavarvi dentro, anche dopo averlo visto, come una vecchia talpa, e quando  ci ripenseremo o lo rivedremo ci dirà ancora altre cose, è un film che non finisce in 196 minuti, questo è sicuro.

buona visione.

http://markx7.blogspot.it/2014/10/il-regno-dinverno-winter-sleep-nuri.html

 

(*) Trovate questo appuntamento in blog ogni lunedì e giovedì sera: di solito il lunedì film “in sala” e il giovedì quelli da recuperare. Ismaele si presenta così: «“Tre film al giorno, tre libri alla settimana, dei dischi di grande musica faranno la mia felicità fino alla mia morte” (François Truffaut). Siccome andare al cinema deve essere piacere vado a vedere solo quei film che penso mi interessino (ognuno ha i suoi pregiudizi). Ne scriverò e mi potrete dire se siete d’accordo o no con quello che scrivo; ognuno vede solo una parte, mai tutto, nessuno è perfetto. Ci saranno anche film inediti, ma bellissimi, film dimenticati, corti. Non parlerò mai di cose che non mi interessano o non mi sono piaciute, promesso; la vita è breve non perdiamo tempo con le cose che non ci dicono niente» (db)

Francesco Masala
una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime. Mi racconti questa teoria, disse Pereira. Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere 'uno' che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un'illusione, peraltro ingenua, di un'unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

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